Rai 2: va ora in onda il complottismo sul signoraggio bancario


[Tempo di lettura stimato: 3 minuti]

Il video di "Povera patria" (Rai 2) sul cosiddetto signoraggio ha destato, per usare un eufemismo, qualche perplessità.

Forse è perché ci siamo svegliati un giorno scoprendo che il servizio pubblico, invece di ispirarsi alla BBC (che pure ha i suoi difetti, sia chiaro) ha preferito allinearsi a LoSai, e perché adesso abbiamo il terrore di un servizio su come curare i tumori col bicarbonato e come trovare la pentola d'oro alla fine di un arcobaleno.

In ogni caso, l'autore del servizio, Alessandro Giuli, intervistato dall'Agi ha così risposto alle critiche:

Sono stato trattato come un 'no vax' per la mia scheda sul signoraggio bancario e questo mi dispiace parecchio. Che fosse materiale controverso l’avevo annunciato già in conferenza stampa. E comunque era un editoriale, un mio punto di vista, e non era no euro. 'Povera Patria' non ha intenzione di sparare verità nel cielo e non pretende che tutti siano d’accordo. Tant’è che nella prossima puntata continueremo a parlare di questo tema, invitando in trasmissione chi la pensa diversamente.

Più della risposta in sé – strano che un servizio su una bufala vecchia e scaduta comporti l'essere trattato da bufalaro! – è interessante la concezione del giornalismo che emerge da questo commento. Sembra di capire che, per l'autore del servizio:

1. Opinioni e fatti sono equiparabili. Il che può essere plausibile solo se si rinuncia alla prova empirica ad esempio:

Fatto: Un corpo è soggetto alla forza di gravità.
Punto di vista: non è vero.
Prova Empirica: lanciarsi dal decimo piano.

2. L'onere della prova non spetta a nessuno.

Esempio: sostenere che ad Auschwitz alla fine non è successo nulla di particolare, anzi.

Prova Empirica: testimonianze, materiale video, foto, documenti. Prova Empirica: testimonianze, materiale video, foto, documenti. È abbastanza implausibile che un considerevole numero di prove di questo tipo sia tutto falso, che persone che non si conoscevano, da paesi diversi e con lingue diverse abbiano concordato testimonianze così dettagliate, così nitide anche a distanza di anni, e che soprattutto abbiano concordato di farsi tatuaggi numerici sul braccio. Così come è impossibile che un cospicuo numero di persone date per morte - tra cui moltissimi ebrei - si sia in realtà trasferito senza lasciar tracce perché fortemente minsantropo. È abbastanza implausibile che alla fine della guerra qualcuno abbia detto "ehi, rastrelliamo i cimiteri, mettiamo tutti i corpi in una fossa e diamo la colpa ai tedeschi!".

Rinuncia all'onere della prova: Dai, nella prossima puntata mettiamo Liliana Segre a discutere con un naziskin di diciotto anni.

3. È il consenso a decidere cosa sia vero o plausibile. Quindi il lavoro metodologico su fonti, documenti, riscontri e quant'altro non solo non spetta a nessuno, ma può essere sostitutito da un sondaggio alla fine del servizio: "secondo voi è corretto?". Oppure da un dibattito. Il che può essere molto interessante se si fa un servizio sull'elevato tasso di alcolismo tra gli elfi, un po' meno quando si parla di aspetti delicati e complessi come l'economia. Io ad esempio sull'elevato tasso di alcolismo tra gli elfi ho la mia teoria, però per decenza mi guardo bene dall'utilizzare il servizio pubblico per divulgarla – ma forse è un limite mio – né penso che sia "pluralismo" dare spazio a 10 Storie di elfi che ce l'hanno fatta.

4. Per fare il giornalista alla fine basta trovare uno bravo nel montaggio video.

Del giornalismo, solitamente, si dice che richieda separare i fatti dalle opinioni - categoria, quest'ultima, in cui possono rientrare tanto i punti di vista quanto le sonore fregnacce. Quando invece di separare si rinuncia ai fatti, quando a livello epistemologico ci si tiene lontani dalle domande "che cos'è un fatto?", quando, operata questa distanza, si mettono i fatti sullo stesso piano delle opinioni (il debito pubblico è un'opinione, un punto di vista?), quando la retorica, il dibattito e la chiacchierata in studio si sostituiscono alla logica e quando, infine, si confeziona un video usando un tono divulgativo che presenta ogni elemento come certo, senza specificarne i rapporti che intercorrono, ci si muove in una regione di senso che ha la parvenza del giornalismo, ma obiettivi radicalmente diversi.  E in quella regione non si fa affidamento sulla metodologia, ma si confida nella stupidità del pubblico.

Un breve fact-checking del video

Qui un breve fact checking pubblicato da Massimo Fontana su Facebook in cui vengono spiegati errori e imprecisioni del servizio andato in onda su Rai2 durante la trasmissione "Povera Patria".

 

Immagine in anteprima via Rai

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