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Modello Putin: viaggio in un paese che faremmo bene a conoscere [podcast]

6 Maggio 2022 3 min lettura

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Modello Putin: viaggio in un paese che faremmo bene a conoscere [podcast]

3 min lettura

Diceva Churchill nel 1939 riferendosi alla Russia: è un rompicapo avvolto in un mistero dentro un enigma.

In questo enigma, per raccontare il ventennio della Russia di Vladimir Putin, tra analisi, reportage e diario personale, si è immerso Mattia Bernardo Bagnoli, giornalista e scrittore, autore di "Modello Putin, viaggio in un paese che faremmo bene a conoscere", pubblicato nel 2021 da People.

Dal 2015 fino a gennaio 2022 capo della redazione Ansa di Mosca, con Mattia B. Bagnoli abbiamo provato a capire chi è Vladimir Putin, cosa è il modello Putin, quali sono le sue caratteristiche principali, su cosa si fonda il consenso dello “zar”, come è cambiato il paese dalla crisi degli anni ‘90 con il tentativo di democrazia sotto Eltsin a un regime autoritario ibrido fino a un sistema che negli ultimi anni si configura sempre più come un sistema totalitario. “Un puzzle complesso su cui siamo davvero poco informati - scrive Bagnoli - C’è la Russia repressiva, che non tollera più dissenso interno, e c’è la Russia geopolitica che reclama un ordine mondiale distinto dalla pax americana”. “Ma la Russia di Putin - scrive Bagnoli nelle conclusioni - è anche lo specchio delle nostre stesse mancanze, delle ipocrisie occidentali”.

Un modello vincente, che nasconde però un lato oscuro, che ha salvato la Russia dal caos degli anni '90 seguiti alla dissoluzione dell'URSS, ma che con gli anni ha attuato una stalinizzazione strisciante della società. La qualità della vita è sicuramente aumentata, soprattutto nei primi dieci anni di potere dello Zar, ma le libertà individuali sono sempre più diminuite. Dalla stretta sui media e sulla Rete a quella sulla politica. Chi ha provato a denunciare o a opporsi al metodo Putin è stato ammazzato o è in galera, grazie anche a quello che Bagnoli definisce "squadrismo giudiziario".

"Non si può comprendere a pieno la natura e gli effetti della graduale svolta autoritaria del modello Putin se non si affrontano le origini del consenso dello "zar" e del suo atteggiamento nei confronti dell'Occidente". Da amico dell'Occidente al "grande tradimento", cosa è successo in questi anni nei rapporti tra Putin e l'Occidente? Prima e dopo il punto di rottura del discorso di Monaco del 2007, fino all'invasione in Ucraina. Dall'ideologia dell'eurasianesimo al rapporto sempre più stretto con la Cina. Il futuro dell'Europa sarà senza la Russia? E cosa sarà il futuro della Russia senza Putin?

Anna Politkovskaja ci aveva avvertiti, come ha scritto Bernardo Valli su L'Espresso parlando della ristampa di questi giorni de "La Russia di Putin" (pubblicato per la prima volta nel 2004; la giornalista di Novaja Gazeta sarà uccisa due anni dopo, nel giorno del compleanno di Putin): "[in questo libro] Politkovskaja lascia intravedere con largo anticipo e con la chiarezza di una grande e coraggiosa cronista quel che il regime di Mosca sarebbe stato capace di compiere. E che già compie, in parte, all’interno della Russia. Non poteva prevedere l’invasione dell’Ucraina. Ma giudicava il regime russo capace di azioni di grande viltà. Anche su larga scala. Basta leggere le righe che ha dedicato a Vladimir Putin".

“Questo libro - scrive Politkovskaja nell'incipit - parla di un argomento che non è molto in voga in Occidente: parla di Putin senza toni ammirati. A scanso di equivoci spiego subito perché tale ammirazione (di stampo prettamente occidentale e quanto mai relativa in Russia, dato che è sulla nostra pelle che si sta giocando la partita) faccia qui difetto. Il motivo è semplice: diventato presidente, Putin – figlio del più nefasto tra i servizi segreti del Paese – non ha saputo estirpare il tenente colonnello del KGB che vive in lui, e pertanto insiste nel voler raddrizzare i propri connazionali amanti della libertà. E la soffoca, ogni forma di libertà, come ha sempre fatto nel corso della sua precedente professione.

Questo libro spiega inoltre come noi, che in Russia ci viviamo, non vogliamo che ciò accada. Non vogliamo più essere schiavi, anche se è quanto più aggrada all'Europa e all'America di oggi. Né vogliamo essere granelli di sabbia, polvere sui calzari altolocati- ma pur sempre calzari di tenente colonnello - di Vladimir Putin. Vogliamo essere liberi. Lo pretendiamo. Perché amiamo la libertà tanto quanto voi".

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