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Polonia, in migliaia contro la legge che attacca l’indipendenza dei giudici. Il paese verso l’uscita dall’UE?

22 Dicembre 2019 6 min lettura

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Polonia, in migliaia contro la legge che attacca l’indipendenza dei giudici. Il paese verso l’uscita dall’UE?

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Migliaia di persone stanno manifestando in Polonia contro un disegno di legge approvato venerdì dalla Camera bassa che darebbe all’esecutivo il potere di licenziare e controllare i giudici. Al grido di “Tribunali liberi!” i cittadini polacchi si sono radunati di fronte al Parlamento a Varsavia e davanti ai tribunali di tutto il paese in 160 località diverse.

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I manifestanti temono che attraverso questa legge il Partito di destra di Diritto e Giustizia (PiS) al governo possa mettere in pericolo la separazione dei poteri.

«Siamo qui perché le fondamenta democratiche del nostro paese sono in pericolo», ha affermato un procuratore, Dariusz Korneluk. 

In base alla nuova legge, il governo potrebbe licenziare o valutare negativamente quei giudici che eseguono decisioni in linea con il diritto dell’Ue o che esprimono posizioni non gradite all’esecutivo.

Inoltre, i giudici sarebbero costretti a dichiarare le associazioni alle quali sono affiliati e potrebbero essere rimossi con l’accusa di aver preso parte ad “attività di natura politica” o di aver agito in modo tale da “danneggiare il funzionamento del sistema giudiziario”.

«Oggi è un giorno difficile. Ancora una volta il destino dei tribunali liberi è in bilico», ha detto ai manifestanti presenti a Varsavia il giudice Igor Tuleya. «Viviamo in un momento in cui non solo ci trascinano nel fango e ci imbavagliano, ma provano anche a metterci in prigione».

«Con questa legge, le autorità polacche stanno tentando di rimuovere quel poco che resta dell'indipendenza giudiziaria in Polonia», ha dichiarato Amnesty International. 

Secondo la Corte suprema polacca, il piano del governo sarebbe quello di costringere i giudici ad applicare tutti i regolamenti imposti dal governo anche nel caso in cui siano “incompatibili con norme legali dell’Unione europea". Questo potrebbe portare all’esclusione della Polonia dall’Ue .

L’intervento della Corte Suprema è arrivato su sollecitazione della Corte di Giustizia europea che aveva chiesto di indicare se le riforme proposte dal governo polacco minacciavano l’indipendenza dei poteri giudiziari. I giudici hanno affermato che il disegno di legge proposto era "evidentemente" progettato per consentire al presidente Andrzej Duda, un alleato del PiS, di selezionare un nuovo capo della Corte suprema prima delle elezioni presidenziali del prossimo maggio.

Giovedì, a ridosso della votazione, Věra Jourová, vicepresidente della Commissione europea, ha inviato una lettera al Presidente Andrzej Duda, al primo ministro Mateusz Morawiecki e ai relatori delle due Camere del Parlamento, chiedendo a tutte le istituzioni di non portare avanti il ​​procedimento sul nuovo disegno di legge prima di procedere con tutte le consultazioni necessarie. Jourová ha anche suggerito che discutere il provvedimento con il Consiglio d'Europa.

Dunja Mijatović, la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, ha esortato il Parlamento a «interrompere i lavori», mentre l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha rilasciato una dichiarazione in cui avvertiva che il disegno di legge «rischia di compromettere ulteriormente l'indipendenza già fortemente indebolita della magistratura in Polonia».

Ma il primo ministro Mateusz Morawiecki ha difeso il provvedimento e la maggioranza, ignorando le critiche di Corte suprema, Corte di Giustizia europea e Commissione europea, ha approvato il disegno di legge in soli due giorni. Ogni emendamento proposto dall'opposizione è stato respinto e il voto finale è stato accolto dalle grida di "vergogna" da parte dei banchi dell'opposizione. Il provvedimento ora passa alla Camera alta, il Senato, controllato dall'opposizione che potrà però solo ritardare l'approvazione definitiva. Anche se il Senato boccerà il disegno di legge, alla Camera bassa sarà sufficiente un voto a maggioranza assoluta per approvare la misura.

Il commissario polacco per i diritti umani Adam Bodnar ha dichiarato durante il dibattito che il disegno di legge viola la Costituzione e metterà in discussione l'adesione della Polonia all'Ue: «Questo è un percorso diretto per un Polexit, verso la Polonia che lascia l'Unione europea».

La Commissione europea ha già avviato indagini sullo Stato di diritto in Polonia e Ungheria in merito ai loro tentativi di mettere sotto controllo statale i tribunali e i media. La Polonia ha aderito all'Unione europea nel 2004 e nonostante le tensioni tra PiS e Bruxelles, il sostegno pubblico nei confronti dell'adesione all'Ue rimane elevato. Il paese è uno dei principali beneficiari dei fondi europei per progetti infrastrutturali e agricoli.

Sotto il mirino della Commissione europea sono finite sei proposte di riforma: 

  • L’abbassamento dell’età della pensione per i giudici della Corte Suprema da 70 a 65 anni fatta eccezione per coloro che il presidente polacco ritiene meritevoli di una proroga di 5 anni. Nel 2019, la Corte di giustizia europea ha stabilito che non era legale questa proposta e ha ordinato il ripristino di 20 giudici già congedati.
  • L’abbassamento dell’età di pensionamento per i giudici e i pubblici ministeri, a 60 anni per le donne e 65 per gli uomini (attualmente si va in pensione a 67 anni). La legge è stata in qualche modo modificate dopo le pressioni della Commissione europea, poi a novembre 2019 anche la Corte di giustizia ha bocciato queste leggi per la discriminazione di genere e l'influenza politica sulla magistratura.
  • Le misure disciplinari per i giudici per le loro sentenze. Anche questa proposta è stata criticata dalla Commissione europea perché "i giudici non sono isolati dal controllo politico e quindi viene violata l'indipendenza giudiziaria". La Commissione ha avviato un'azione legale contro la Polonia nell'ottobre 2019.
  • La politicizzazione del Consiglio nazionale della magistratura, riformato dando al Parlamento la possibilità di fare delle nomine politiche nel Consiglio. La Camera bassa, controllata dal PiS, ha già nominato 15 candidati su 25. Questo provvedimento ha spinto l'Unione europea a innescare l'articolo 7 del Trattato Ue.
  • La riforma di tutto il sistema giudiziario in vista delle elezioni del 2019. Il ministro della Giustizia ha affermato che il paese aveva quattro livelli di tribunali che potevano essere ridotti a tre. Un’altra mossa per poter mettere da parte quei giudici ritenuti indesiderati, secondo i critici del provvedimento.
  • La modifica della Corte Costituzionale polacca nel 2015 che ha permesso di annullare la nomina di tre giudici fatta dal Parlamento precedente e di farne delle proprie, di ridurre da 9 a 3 anni la durata delle cariche di presidente e vicepresidente della Corte. La decisione è stata decretata come incostituzionale ma la controversia rimane irrisolta.

Infine, c’è la stretta sui media. La nuova legge sui media ha dato ai ministri del Governo il potere di assumere e licenziare i direttori delle emittenti statali, trasformandoli potenzialmente in strumenti di propaganda statale. Le nuove politiche introdurrebbero un organo di "autogoverno" per regolamentare i giornalisti e garantire che seguano determinati standard professionali. 

Mercoledì scorso, infine, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che condanna le cosiddette zone "libere da LGBTI" in Polonia.

"Il Parlamento europeo esorta le autorità polacche a condannare questi atti e a revocare tutte le risoluzioni che attaccano i diritti LGBTI", si legge nella nota ufficiale. 

Quest'anno i diritti degli omosessuali sono diventati una questione chiave in Polonia da quando il partito di destra PiS, al governo, ha fatto della sua opposizione all'“ideologia LGBTQ" il nucleo centrale delle sue campagne per le elezioni nazionali ed europee. La retorica anti-LGBTQ del partito, ripresa dai sostenitori della linea dura cattolica, gruppi nazionalisti e media statali, ha dipinto i diritti degli omosessuali come una pericolosa ideologia aliena - importata dall'occidente decadente e liberale - che minaccia il tradizionale nucleo familiare cattolico.

Negli ultimi mesi decine di villaggi, comuni e assemblee regionali si sono dichiarati "liberi dall'ideologia Lgbt" e, attraverso direttive non vincolanti, invitato a evitare di fornire assistenza finanziaria alle ONG che lavorano per promuovere la parità di diritti. Bodnar ha detto che più di 80 città si sono dichiarate “zone libere da LGBTI”. 

Nella risoluzione il Parlamento europeo ha affermato che misure discriminatorie come le zone libere da LGBTQ fanno parte di "un più ampio contesto di attacchi contro la comunità LGBTI in Polonia, che includono discorsi di odio da parte dei parlamentari e dei media statali, nonché attacchi e divieti durante il gay pride”. Inoltre, il Parlamento ha invitato i funzionari dell'Ue a garantire che i finanziamenti europei versati alla Polonia non vengano utilizzati per sostenere misure discriminatorie. La Polonia è uno dei maggiori beneficiari dei finanziamenti dell'Ue: nel 2017 ha ricevuto circa 9 miliardi di euro in più di quanto ha versato.

Per i gruppi polacchi LGBTQ la risoluzione del Parlamento europeo rappresenta un sostegno importante che rafforza le loro lotte: «È un enorme successo e un potenziale punto di svolta», ha detto a VICE News l’attivista Kuba Gawron. La risoluzione può essere un punto di forza per cercare di fare pressione sulle autorità locali che hanno adottato risoluzioni anti-LGBTQ e tentare di farle revocare.

Immagine in anteprima via tellerreport.com

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