Perché Grillo si sbaglia sui contributi all’editoria #bastasoldiaigiornali


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Foto via Beppegrillo.it

«Tutto aumenta in Italia. A questa regola non potevano mancare i finanziamenti all'editoria passati dai 137 milioni di euro del 2013 ai 175 del 2014». Una denuncia lanciata da Beppe Grillo che vuole rappresentare il punto di partenza per «un viaggio indimenticabile nei bilanci dei giornali assistiti». Tra i capisaldi del programma del Movimento 5 stelle c'è infatti l'abolizione dei contributi pubblici alla stampa - per fare chiarezza riguardo la confusione su come funzionano i finanziamenti (in Italia e all'estero) ecco una nostra guida -.

Cliccando sui dati presentati dal capo politico dei cinque stelle si arriva a un altro post del blog, del 20 dicembre scorso, dove ai milioni per l'editoria stabiliti dal Parlamento per il 2013 e 2014, si aggiungono quelli per il 2015 e 2016.

 

Nessun link a una fonte ufficiale è stato però inserito come supporto a queste cifre. Dopo aver approfondito la questione, chiesto chiarimenti su Twitter a Grillo (senza ricevere risposta) e domandato riscontri a Francesco Iannelli, direttore dell'ufficio per il sostegno all'editoria, ecco quello che emerge.

 

I dati citati da Grillo provengono da una delle tabelle in allegato all'ultima legge di stabilità, precisamente la C. Sotto il capitolo "Comunicazioni - sostegno all'editoria" (pag. 32 del documento) compaiono le previsioni triennali (2014, 2015 e 2016) a legislazione vigente, che, come  spiega Iannelli, «nella realtà possono essere corrette se vengono emanate norme che modificano le autorizzazioni di spesa».

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I numeri forniti dal leader del Mov5Stelle corrispondono con quelli ufficiali per il 2015 (119 miloni) e per il 2016 (120 milioni), ma per il 2014 c'è una netta differenza. Grillo infatti parla di un «panettone» di 175 milioni, mentre nelle legge di stabilità la cifra si ferma a 140 milioni.

Una discrepanza che ridimensiona l'aumento dei finanziamenti all'editoria denunciato da Grillo. Dai 137 milioni del 2013, si passerebbe a un'aggiunta per il 2014 di 3 milioni e non più di 38 milioni. Inoltre, anche l"aumento" stesso viene meno se si guardano i dati da un'altra prospettiva. Nella "nota preliminare al bilancio di previsione della presidenza del consiglio dei ministri per l'anno 2013 e per il biennio 2013-2015" si può vedere come dal 2011 il sostegno all'editoria abbia subito un netto taglio fino ad arrivare ai 120 milioni previsti per il 2016.

Ultimo punto: le voci che compongono i contributi stanziati o previsti dal governo. «Queste risorse - spiega Iannelli - sono poi destinate al sostegno diretto dei giornali in misura che difficilmente arriverà al 50% del totale». Nel 2013, come riportato sopra, i soldi stanziati sono stati 137 milioni di euro. Togliendo ad esempio i 21 milioni alle spese relative alle convenzioni stipulate con la Rai «per la realizzazione e la trasmissione di programmi per l’estero e per la trasmissione di programmi a tutela delle minoranze linguistiche» e i 51 milioni per il debito verso Poste Italiane per le pregresse agevolazioni postali (sospese dal 2010) - tutte le voci sono presenti a pag. 27 della "nota preliminare" - i contributi diretti alla stampa diminuiscono, non corrispondendo più al totale della cifra stanziata.

La battaglia politica contro o a favore il finanziamento pubblico ai giornali è del tutto legittima. L'unico punto fermo però è che, visto anche la complessità della materia, i giudizi delle persone devono essere basati su dati di fatto rispondenti alla realtà. Questo per creare un sano e onesto dibattito pubblico.

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