La 17enne olandese e la falsa notizia dell’eutanasia autorizzata: una storia di disinformazione mainstream


[Tempo di lettura stimato: 14 minuti]

di Angelo Romano, Andrea Zitelli (Hanno collaborato Tommaso Tani e Arianna Ciccone)

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In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 199 284 284, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato inoltre uno studio, "Preventing suicide: a resource for media professional", in cui si richiama il mondo dell'informazione a un “giornalismo responsabile”.

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Per come è stata raccontata, la storia di Noa Pothoven, l’adolescente diciassettenne olandese che si è lasciata morire rinunciando a nutrirsi e idratarsi dopo anni di sofferenze e patimenti fisici e psichici in seguito a violenze sessuali subite da bambina, rappresenta un caso clamoroso di disinformazione su una vicenda umana personale e familiare di una tragicità unica.

Una vicenda che, nel suo complesso, se non fosse per la drammaticità della sua storia, sarebbe un caso da studiare per pressapochismo, superficialità, sciatteria e assenza di umano compatimento. Pressapochismo, per come i dettagli non verificati di una storia sono stati utilizzati per costruire una notizia che non era: "la minorenne olandese che è riuscita a ottenere l’eutanasia legale"; superficialità, per come è stata riportata da più testate giornalistiche di diversi paesi sempre la stessa versione nella medesima sequenza narrativa, funzionale a scatenare un dibattito politico, etico e morale a tratti avvilente sull’opportunità dell’autorizzazione dell’eutanasia a una minorenne; sciatteria nei confronti della povera ragazza, della sua famiglia, dei lettori e della decenza da parte di quelle stesse testate giornalistiche che prima hanno diffuso la versione distorta della storia e poi o hanno cancellato i loro primi articoli, o li hanno modificati in silenzio o non lasciando almeno traccia delle modifiche apportate, o addirittura hanno pubblicato in un secondo momento la versione corretta di tutta la vicenda come se non fossero stati loro stessi ad aver contribuito alla diffusione della falsa versione iniziale; assenza di umano compatimento per come è stato trattato un evento così tragico e delicato, “sparato come un qualsiasi pezzo acchiappa-click, senza prestare la benché minima attenzione a come parlare giornalisticamente di questi temi (depressione, disturbi mentali, suicidio) specialmente se riguardano minori”.

La catena di disinformazione è partita dal Regno Unito per poi diffondersi in altri paesi, dall’Australia all’India, fino ad arrivare in Italia dove la notizia che non c’era è diventata trend topic su Twitter e si è parlato – facendo riferimento a generici e non meglio specificati media olandesi – addirittura del “caso che scuoteva l’Olanda” senza alcuna base fattuale. In Olanda, non c’era alcun caso che stava scuotendo l’opinione pubblica perché, come verificato anche da nostre ricerche, la storia di Noa Pothoven non aveva praticamente fatto notizia. Ne avevano parlato solo due giornali, Algemeen Dagblad e De Gelderlander, che da diverso tempo stavano seguendo la storia dell’adolescente olandese (le due testate fanno parte dello stesso gruppo editoriale, una è testata nazionale, l’altra regionale, gli articoli che hanno pubblicato erano identici - quindi di fatto si tratta di una stessa e unica fonte). E nessuno dei due aveva mai raccontato la morte di Noa Pothoven come un caso di eutanasia.

Non c’è stata nessuna verifica della notizia prima di diffonderla e nessuna cautela nel darla. Eppure non si trattava di una breaking news e c’era tutto il tempo di verificare una notizia così importante visto che in Olanda la legge prevede l’autorizzazione all’eutanasia senza il consenso dei genitori (che però devono essere coinvolti nel processo decisionale) per i minorenni tra i 16 e i 17 anni ma solo in casi specifici e stringenti previsti dalla legge. Il dovere di verifica è alla base del lavoro giornalistico, in questo caso, vista la delicatezza della vicenda, era anche un dovere morale e non solo professionale. E invece parte dei media mainstream ha partecipato attivamente e su scala internazionale alla diffusione di una notizia non verificata.

In questo articolo abbiamo provato a ricostruire tutta la catena di disinformazione che ha portato alle paradossali e dolorose note della clinica di fine vita alla quale Noa Pothoven si era rivolta e dei suoi genitori che, per porre fine alla diffusione in altri paesi di informazioni errate sulla sua morte, hanno dovuto specificare che “Noa non è morta per eutanasia” e chiedere "gentilmente" a tutti di rispettare la loro privacy "per piangere il nostro lutto come famiglia".

L'origine del cortocircuito disinformativo

Il primo sito non olandese a dare la notizia è il Daily Mail il 4 giugno, poco dopo le 13 italiane: “Una ragazza olandese di 17 anni, abusata sessualmente a 11 e stuprata a 14, ha ottenuto l’eutanasia legale ed è morta in casa con l’assistenza medica fornita da una clinica specialistica del ‘fine vita’ perché sentiva che la sua vita era insopportabile a causa della depressione”.

All’interno del pezzo, il tabloid inglese specificava che “Noa Pothoven è morta in un letto d'ospedale nel suo salotto dopo aver ottenuto il diritto all'eutanasia nei Paesi Bassi”, ricavando questo dettaglio da alcune frasi riportate in un post su Instagram che la 17enne olandese aveva pubblicato alcuni giorni prima di morire.  

Nel post Noa aveva scritto:

"Vado dritta al punto: entro massimo 10 giorni morirò. Dopo anni di lotte, la lotta è finita. Ho smesso di mangiare e di bere e dopo difficili confronti è stato deciso che potrò morire perché la mia sofferenza è insopportabile"

per poi aggiungere:

"Sono seguita, non ho dolore e trascorro tutto il giorno con la mia famiglia (sono nel salotto di casa mia in un letto di ospedale). Sto salutando le persone più importanti della mia vita"

L’articolo poi prosegue ripercorrendo la storia di Noa, delle molestie e le violenze sessuali subite quando era bambina, dei disturbi post-traumatici sofferti e della sua grave forma di depressione, dei suoi diversi ricoveri in ospedali e centri specializzati e, riprendendo un pezzo del sito olandese De Gelderlander, racconta che la giovane olandese aveva parlato del suo dolore in un’autobiografia intitolata “Vincere o imparare” e che i genitori avevano scoperto solo nell’ultimo anno e mezzo la sofferenza che la loro figlia stava provando e il suo desiderio di porre fine alla propria vita. Nonostante il parere contrario dei genitori – prosegue il Daily Mail – una volta giunta a 17 anni, Noa aveva potuto chiedere l’eutanasia senza il loro consenso.

Secondo fonti raccolte dal Guardian, a diffondere questa versione della notizia nel Regno Unito è stata l'agenzia Central European News (CEN), nota per pubblicare informazioni non verificate e di dubbia veridicità.  All'inizio dell'anno, CEN ha perso una causa per diffamazione contro BuzzFeed News per un articolo che definiva Michael Leidig, il titolare dell'agenzia, come "il re delle cazzate".

Poche ore dopo, Newsweek pubblica un pezzo che riprende a grandi linee quanto già scritto dal Daily Mail aggiungendo però un nuovo dettaglio, non verificato, e cioè che Noa Pothoven avrebbe ottenuto il diritto all’eutanasia a L’Aja. L’articolo poi riporta le stesse frasi tradotte dal tabloid britannico prese dal post che Noa aveva pubblicato su Instagram e aggiunge che l’eutanasia è stata legalizzata nei Paesi Bassi nel 2001, regolamentata da una legge approvata nel 2002 e che, stando a quanto scritto in un documento del ministero degli Esteri olandese al riguardo, il trattamento di fine vita è adottato dal medico su richiesta del paziente non semplicemente in casi di malattie terminali. Era stata questa la procedura che Noa Pothoven, secondo Newsweek, aveva chiesto e ottenuto.

Nella serata del 4 giugno, Euronews rilancia la notizia dell’adolescente olandese che era morta a casa sua dopo aver ottenuto l’eutanasia legale su decisione della corte dell’Aja.

Successivamente poi sono usciti The Times e The Independent nel Regno Unito, Fox News e Washington Post negli Stati Uniti, ABC in Spagna e Le Journal de Montréal in Canada, che nei loro pezzi hanno replicato la stessa struttura degli articoli di Daily Mail e Newsweek per raccontare la storia dell’adolescente olandese aiutata a morire legalmente. 

Ma, come segnalato dalla giornalista di Politico Naomi O’Leary su Twitter, le cose non stavano esattamente così. La notizia data non era stata verificata. “È stato sufficiente contattare il giornalista Paul Bolwerk di De Gelderlander, proprio il sito citato dal Daily Mail, che per primo aveva raccontato la storia di Noa Pothoven – scrive O’Leary su Twitter – per appurare che la diciassettenne olandese soffriva di anoressia e di altri disturbi post-traumatici in seguito allo stupro subito da bambina e che non aveva ottenuto l’autorizzazione per l’eutanasia, come riportato da queste testate.

Ma ormai era troppo tardi: la notizia della 17enne che aveva chiesto e ottenuto l’eutanasia legale dopo lo stupro si era già diffusa, dall’Australia agli Stati Uniti fino all’India, diventando trend topic e caso di discussione politico, etico e morale in Italia.

I media olandesi, prosegue O’Leary, non hanno mai riportato la morte di Noa Pothoven come caso di eutanasia. Questa versione è apparsa solo negli articoli in lingua inglese che hanno ripreso i pochi pezzi olandesi sulla vicenda, a loro volta poi rilanciati dalle testate giornalistiche di altri paesi. Come è stato possibile, si chiede la giornalista di Politico? Perché quanto riportato non è stato verificato prima di pubblicare?

Sulla questione è intervenuta anche Lisa Westerveld, parlamentare della Sinistra Verde, che aveva incontrato Noa Pothoven pochi giorni prima della sua morte e le cui parole (“È stato bello rivederla ma anche molto irreale, era molto forte. Non la dimenticherò mai e continuerò la sua lotta") erano state raccolte da Newsweek (che, a sua volta, aveva ripreso il quotidiano olandese De Gelderlander) e poi rilanciate da altre testate. Westerveld si è detta infastidita per come la notizia è stata raccontata dai media internazionali, ha sottolineato che c'è stata tanta disinformazione e ha chiesto a tutte le testate giornalistiche di rispettare la privacy della famiglia di Noa e lasciare piangere il loro lutto in pace.

Nel frattempo, Euronews ha cancellato il pezzo dal proprio sito, mentre altre testate come il Washington Post hanno provveduto a modificare titolo e lancio dell’articolo sui social network, mettendo in chiaro le modifiche all’interno del pezzo e spiegando che non c’erano informazioni a sufficienza per poter dire che Noa Pothoven era morta tramite eutanasia legale.

Il 6 giugno, un portavoce di Euronews ha confermato a BuzzFeed News che l’articolo è stato pubblicato senza aver fatto una verifica prima e che ora è stata avviata un’indagine interna per capire per quale motivo le linee guida che di solito il sito segue non sono state seguite in questo caso: «La notizia è stata rimossa dal nostro sito web mercoledì mattina, non appena abbiamo cominciato ad avere dei dubbi sulla veridicità della notizia», ha detto il portavoce che ha aggiunto che «verranno intraprese azioni appropriate per evitare che ciò accada di nuovo».

Come si è diffusa la notizia in Italia

Tre ore dopo l'articolo del Daily Mail, alle 16:34, il Corriere della Sera pubblica sulla sua pagina Fb questo pezzo:

Al suo interno si legge che in Olanda, Noa Pothoven, una ragazza di 17 anni, è morta, con il supporto dei medici di una clinica specializzata, e con sua madre Lisette accanto, dopo aver chiesto e ottenuto di essere sottoposta all’eutanasia. “Noa ha scelto di morire, e l’ha annunciato su Instagram – si legge – . Era stata violentata, quando era una bambina. E da allora anoressia, depressione, disturbo da stress post-traumatico, l’avevano accompagnata ogni giorno tanto da rendere la sua «una non vita» come lei stessa ha scritto. In una autobiografia «Vincere o imparare», aveva provato a raccontare la battaglia contro il disagio mentale, un modo, aveva scritto «per provare ad aiutare altre giovani come lei visto che in Olanda non esistono istituzioni o cliniche specializzate per ragazzi con questo tipo di problemi»”.

Il Corriere pubblica anche un secondo articolo in cui spiega come funziona l’eutanasia in Olanda.

Poco meno di un’ora dopo, tra le 17:23 e le 17:43, escono due lanci dell’agenzia Ansa in rete – cioè dove i media possono accedere tramite abbonamento – che rilanciano questa notizia:

++ Olanda: stuprata da piccola a 17 anni ottiene eutanasia ++

Anche l'Ansa rilancia quanto riportato in precedenza dal Daily Mail e dal Corriere della Sera: “La giovane è morta domenica (ndr 2 giugno) in casa con l'assistenza medica fornita da una clinica specializzata. La ragazza aveva dichiarato di non sopportare più di vivere a causa della sua depressione. A seguito della violenza subita, soffriva anche di stress post traumatico e di anoressia". L'agenzia fornisce come fonte non specificati "media olandesi”.

Dopo l’Ansa, in rete, iniziano a uscire anche altre agenzie: Agi, La Presse, Askanews.

La notizia che Noa Pothoven è morta dopo aver ottenuto l’autorizzazione all’eutanasia viene ripresa anche da altri media italiani:

Repubblica, in un secondo tweet, aggiunge anche che la notizia “scuote l’Olanda”.

La sera del 4 giugno arriva anche il commento della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni: “Dall'Olanda arriva una notizia sconvolgente che mi lascia senza fiato: Noa Pothoven ha chiesto e ottenuto l'eutanasia. Noa aveva 17 anni. Era stata stuprata, e non si era mai ripresa. La sua morte è una sconfitta per tutti: è la sconfitta di un’intera civiltà che ha smesso di difendere la vita, è la sconfitta di un'Europa che non riesce a stare a fianco alle donne vittime di violenza (...)”.

Il giorno dopo, il 5 giugno, sui diversi giornali, oltre ad articoli che riportano la notizia della morte della ragazza olandese per eutanasia, vengono pubblicati anche vari editoriali che aprono un dibattito sull'eutanasia e l'Olanda. La storia viene anche rilanciata dal Tg1 nell’edizione delle 13:30 del 5 giugno.

In mattinata, però, Marco Cappato, esponente dei Radicali e da anni impegnato nella campagna “Eutanasia legale”, denuncia che la notizia secondo cui Noa Pothoven sarebbe morta dopo aver chiesto e ottenuto l’eutanasia in Olanda non corrisponde al vero. Al contrario, spiega Cappato, alla giovane, come dichiarato da lei stessa in un’intervista del 2018, era stata rifiutata l'eutanasia: “Lei ha smesso di bere e mangiare e si è lasciata morire a casa, coi familiari consenzienti”.

Inoltre, +31Mag, un sito online in italiano con sede ad Amsterdam che si occupa dei Paesi Bassi e del Belgio, scrive che la stampa olandese in realtà non ha parlato di questa storia, al contrario di quella internazionale e italiana. Un fatto che smentisce quanto scritto da Repubblica il giorno prima, secondo cui la storia di Noa avrebbe “scosso” l’Olanda.

Dopo la dichiarazione di Cappato iniziano a circolare i primi dubbi e smentite sulla veridicità della versione riportata il giorno prima da diversi media italiani e non solo.

TgCom24, ad esempio, scrive che “la notizia è rimbalzata sui media italiani e internazionali. Inizialmente si è parlato di eutanasia, ma il caso di Noa si è rivelato essere altro. La 17enne aveva infatti chiesto di poter accedere alla 'dolce morte', ma in realtà non era mai arrivato il consenso. Da qui la decisione, presa assieme alla sua famiglia, di ‘fare da sé', lasciandosi di fatto morire di fame e di sete”.

Anche diversi media che avevano dato la prima versione della notizia, rivedono e correggono quanto scritto in precedenza.

Repubblica, ad esempio, inserisce una nota in fondo al proprio pezzo

via Repubblica

e pubblica un secondo articolo in cui ricostruisce l’intera storia della ragazza, specificando che “Noa è morta senza autorizzazione medica, l'Olanda non l'ha addormentata” e riportando la dichiarazione di un’amica che avrebbe dichiarato: «Per quanto ne sappiamo, è morta perché ha smesso di mangiare».

Il Corriere della Sera, invece, toglie il riferimento all’eutanasia nel primo articolo pubblicato il 4 giugno sulla vicenda, aggiornando il pezzo senza una nota di chiarimento (qui la copia cache della prima versione. Qui la nuova versione). Anche il quotidiano di via Solferino pubblica il 5 giugno un secondo articolo in cui vengono riportati “nuovi elementi”: “La ragazza (...) soffriva di depressione e anoressia e due anni fa aveva chiesto a una clinica specializza di essere sottoposta a eutanasia, che in Olanda è legale. La clinica aveva rifiutato la sua richiesta. La 17enne da tempo non ce la faceva più e «sentendo di non avere nessun'altra opzione» ha deciso di «rifiutare acqua e cibo» racconta al Corriere Paul Bolwerk, giornalista olandese di Der Gerderlander che ha seguito la sua vicenda”.  

La storia di Noa Pothoven

In Olanda la vicenda di Noa Pothoven non ha praticamente fatto notizia. A parlarne sono stati – come specificato anche dalla giornalista di Vice Olanda Lisette Van Eijk – solo Algemeen Dagblad e De Gelderlander, che da diverso tempo stava coprendo la storia dell’adolescente olandese. E, come detto in precedenza, nessuno dei due giornali ha parlato della morte di Noa come un caso di eutanasia.

Nell’articolo pubblicato il 3 giugno, Henk Van Gelder ha raccontato gli ultimi giorni di Noa Pothoven – che aveva smesso di mangiare e di bere – dedicati a salutare la famiglia e le persone a lei care, aveva riportato le parole della parlamentare della Sinistra Verde Lisa Westerveld e ricordato brevemente la storia di anoressia, ricoveri forzati e tentativi ripetuti di suicidio dopo le violenze subite che la giovane olandese aveva raccontato nella sua autobiografia. Un libro, sottolinea Van Gelder, che Noa aveva scritto per dare un sostegno ai giovani psicologicamente vulnerabili in lotta per le loro vite e la cui lettura, secondo la madre Lisette, avrebbe dovuto essere obbligatoria per assistenti sociali, giudici e tutti quelli che si occupano della formazione e dell’assistenza dei ragazzi.

Lo scorso dicembre, sempre su De Gelderlander, un altro giornalista, Paul Bolwerk, ha raccontato le terribili sofferenze vissute da Noa, gli abusi sessuali nascosti per molto tempo, l’anoressia, la sua richiesta di eutanasia (senza dire nulla ai genitori) a Levenseindekliniek, un centro specializzato a L’Aja, che però era stata respinta: «Pensano che io sia troppo giovane per morire. Pensano che dovrei portare a termine il percorso di recupero dal trauma e aspettare che il mio cervello si sviluppi completamente. Non accadrà fino a quando non avrò 21 anni. Sono devastata, perché non posso più aspettare così tanto», aveva raccontato Noa.

In Olanda, riporta il sito del governo, si può chiedere l’eutanasia o il suicidio assistito. Nel caso dell’eutanasia, è il medico a somministrare al paziente il farmaco letale. In caso di suicidio assistito, invece, il medico procura il farmaco al paziente che se lo auto-somministra. In entrambi i casi, la legge prevede che le istanze di fine vita siano valutate da 1 a 5 comitati regionali di revisione che dovranno giudicare se il medico ha prestato la dovuta cura. In caso contrario, si rischiano pene fino a 12 anni di carcere per l’eutanasia e fino a 3 anni per il suicidio assistito. Nel caso in cui siano minorenni a richiedere il trattamento di fine vita, dai 12 ai 16 anni è obbligatorio il consenso dei genitori, dai 16 ai 17 anni il loro parere non è obbligatorio in linea di principio, ma devono essere comunque coinvolti nel processo decisionale.

Ma, come ha spiegato Bolwerk a Politico, nel caso di Noa Pothoven non si può parlare in alcun modo di eutanasia legale. Pochi giorni prima di morire, Noa ha preso la decisione di rifiutare cibo e liquidi. In queste fasi la ragazza era seguita da un'équipe medica, riporta De Gelderlander. Una decisione che, come si legge sul sito dell’Associazione Medica Olandese, “può essere paragonata al rifiuto di trattamenti medici che può portare alla morte”, ma “non è considerato suicidio”. Seguendo “il principio di autodeterminazione del paziente è piuttosto espressione del diritto di rifiutare le cure”. 

Dopo il caso sollevato dai media di diversi paesi, la clinica olandese di fine vita Levenseindekliniek a cui la ragazza si era rivolta, ha pubblicato una nota in cui chiarisce che, per porre fine alle informazioni errate sulla sua morte, "Noa Pothoven non è morta per eutanasia. Per fermare la sua sofferenza, ha smesso di mangiare e bere". Anche l'Associazione Medica Olandese si è sentita in dovere di specificare ulteriormente, in un comunicato ufficiale pubblicato il 5 giugno, che nel caso di Noa non si può parlare né di eutanasia né di suicidio assistito. Sempre nel pomeriggio, secondo quanto riportato dall'Ansa che ha sentito un portavoce del dicastero olandese, il ministero della Salute ha avviato un'ispezione sanitaria che non riguarda l'eutanasia ma che intende accertare "il tipo di cure ricevute da Noa e se ci sia stato qualche errore".

Infine, nella tarda serata di mercoledì 5 giugno, in un momento di grande dolore, il padre e la madre di Noa Pothoven, in questo cortocircuito di disinformazione e strumentalizzazione, si sono visti costretti a pubblicare una nota in cui affermano che la figlia è morta, in loro presenza, perché ha scelto di smettere di mangiare e bere. I genitori hanno chiesto inoltre "gentilmente" a tutti di rispettare la loro privacy "per piangere il nostro lutto come famiglia".

Foto in anteprima via ad.nl

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In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 199 284 284, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato inoltre uno studio, "Preventing suicide: a resource for media professional", in cui si richiama il mondo dell'informazione a un “giornalismo responsabile”.

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