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Mosca, da settimane migliaia di cittadini in piazza per chiedere libere elezioni

2 Agosto 2019 9 min lettura

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Mosca, da settimane migliaia di cittadini in piazza per chiedere libere elezioni

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Più di 600 persone arrestate a Mosca nel corso di una manifestazione non autorizzata

Aggiornamento 4 agosto 2019, ore 13:00

Più di 600 persone, secondo gli ultimi dati forniti dalla polizia, sono state arrestate ieri nel corso di una manifestazione non autorizzata a Mosca.

Dopo che era stata vietata qualsiasi tipo di protesta i dimostranti si sono radunati nella capitale russa dandosi appuntamento per una "passeggiata" per esprimere, ancora una volta, il proprio dissenso contro l'esclusione dalle liste elettorali di una serie di candidati dell'opposizione alle prossime elezioni locali dell'8 settembre.

L'attivista e avvocato Lyubov Sobol, nell'elenco dei candidati esclusi, è stata arrestata mentre si trovava in taxi per raggiungere la manifestazione a cui hanno partecipato circa 1.500 persone. Sobol è al 21esimo giorno di sciopero della fame.

Alcune ore dopo il suo arresto, come riportato da BBC News, Sobol ha twittato da una stazione di polizia raccontando di aver girato "per tutta Mosca" tre ore in un furgone, vigilata da una dozzina di agenti col volto coperto.

Le autorità hanno dichiarato che la donna è stata arrestata per aver violato le norme che regolano le manifestazioni di piazza. Nelle ore successive Sobol è stata rilasciata dietro il pagamento di una cauzione di 300.000 rubli.

Poco prima di essere fermata, parlando con l'emittente indipendente Dozhd, Sobol aveva dichiarato che le autorità "stanno facendo tutto il possibile per tentare di intimidire l'opposizione".

«Ecco perché è importante andare in piazza oggi per dimostrare che i moscoviti non hanno paura delle provocazioni e sono pronti a continuare a difendere i propri diritti», aveva aggiunto.

Alcuni filmati trasmessi dalla televisione russa e altrettanti video condivisi sui social hanno mostrato agenti della polizia bloccare alcune persone a terra, dare calci e fare uso di manganelli contro i manifestanti.

Inizialmente i funzionari russi avevano dichiarato che le persone fermate fossero solo 30.

Mentre si trovava all'interno di un'auto della polizia Alburov, della ong FBK fondata dal leader dell'opposizione Alexei Navalny che si occupa di anticorruzione, ha twittato di essere stato arrestato.

Poco dopo, i funzionari russi hanno annunciato di aver aperto un'indagine su FBK per presunto riciclaggio di un miliardo di rubli. Navalny e i suoi alleati sostengono che l'associazione, che ha pubblicato una serie di informazioni compromettenti su funzionari governativi, è finanziata in modo trasparente con donazioni pubbliche.

 

Da settimane si protesta a Mosca per poter votare liberamente alle prossime elezioni comunali dell'8 settembre. Chi scende in piazza non si lascia intimorire dagli arresti e dalle repressioni della polizia. Migliaia di manifestanti, nel corso dei vari appuntamenti che si sono susseguiti a luglio, hanno sollecitato la Commissione elettorale affinché siano inseriti nelle liste i candidati indipendenti esclusi dalla corsa per la conquista di uno dei 45 seggi del consiglio comunale della capitale. Alto è, infatti, il rischio per Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin, di vedere i posti - attualmente occupati dai propri esponenti che gestiscono i fondi della città per un ammontare di 43 miliardi di dollari - conquistati dai principali candidati dell'opposizione.

«Stanno rubando queste elezioni, stanno rubando il nostro futuro», ha dichiarato a Deutsche Welle Lyubov Sobol una dei candidati esclusi, arrestata nel corso della prima manifestazione di domenica 14 luglio (e poi arrestata di nuovo e rilasciata altre due volte), quando circa 2.000 persone si sono date appuntamento e hanno urlato slogan anti-governativi, la maggior parte dei quali indirizzati a Putin. Nel corso di quello stesso corteo la polizia è intervenuta arrestando decine di cittadini, nonostante inizialmente avesse deciso di non bloccare le proteste.

Lyubov Sobol REUTERS/Tatyana Makeyeva

La situazione aveva già cominciato a suscitare forti malumori quando non era stato ancora reso pubblico l'elenco dei candidati, poiché la commissione elettorale si era premunita di far sapere che molti di quelli che avevano presentato le candidature non erano riusciti a raccogliere le 5.000 adesioni necessarie per partecipare alle elezioni locali e regionali. Molte firme, infatti, non sono state convalidate perché risulterebbero non chiare o perché gli indirizzi forniti non sarebbero completi.

A complicare una raccolta di per sé non facile c'è un ulteriore ostacolo, poiché la firma a sostegno di un candidato implica la diffusione di dati personali che vengono raccolti nel database del governo in cui si viene schedati come sostenitori di un partito di opposizione, come raccontato dall'attivista democratico Vladimir Kara-Murza in un articolo pubblicato su Washington Post.

Sabato 20 luglio si è svolta una seconda manifestazione che ha visto la partecipazione di almeno 12.000 persone secondo i dati forniti dalla polizia, più di 21.000 per gli organizzatori. Si era appreso, intanto, che risultano essere 30 i candidati (16 dell'opposizione) estromessi dalla competizione elettorale. Gli esclusi hanno dichiarato di aver raccolto e presentato il numero richiesto di firme valide e di essere stati eliminati perché valutati da un organo fedele al presidente Putin.

La protesta del 20 luglio si è svolta con l'autorizzazione delle autorità locali e non sono stati segnalati arresti. I manifestanti, guidati da Alexei Navalny, il più noto oppositore del Cremlino, hanno ribadito la richiesta alle autorità di consentire ai candidati esclusi di poter partecipare alle elezioni dell'8 settembre che vedranno la presenza alle urne di 7.200.000 elettori.

Alexei Navalny durante la manifestazione del 20 luglio Pavel Golovkin AP

«Gli mostreremo che è un gioco pericoloso», ha tuonato Navalny dal palco della manifestazione, dando appuntamento ai dimostranti il 27 luglio, alle 14.00, nei pressi del municipio, con un post su Instagram: "Se i truffatori di Russia Unita non iscrivono i candidati indipendenti e sputano sulle opinioni dei cittadini, allora tutti noi... andremo all'ufficio del sindaco, a Tverskaya 13".

Il corteo del 20 luglio per la richiesta di libere elezioni è stato il più partecipato in Russia dalle proteste del 2011 e del 2012 contro il ritorno di Putin al Cremlino, candidatosi a un terzo mandato da presidente.

Con l'approssimarsi della manifestazione del 27 luglio le autorità russe, intanto, hanno deciso di incontrare il 23 luglio i candidati dell'opposizione per ascoltare le ragioni delle loro proteste, tra cui il rifiuto dei funzionari elettorali di Mosca di riceverli. Durante il colloquio Ella Pamfilova, capo della Commissione elettorale centrale russa (CEC), ha promesso di prendere in considerazione le denunce dei candidati estromessi, avvertendoli però che il CEC non ha alcuna autorità per ribaltare le decisioni assunte dalla Commissione elettorale di Mosca, poiché la legge garantisce alle commissioni elettorali locali un'autonomia tale da impedire a Mosca di esercitare qualsiasi influenza.

Pamfilova ha inoltre invitato i candidati a non partecipare alle proteste poiché "l'influenza delle manifestazioni di piazza sul CEC è pari a zero".

Interpretando le dichiarazioni di Pamfilova come una sfida, Alexei Navalny le ha così commentate in un post su Twitter: "Per due ore e mezza, il capo della CEC Ella Pamfilova ha incontrato i candidati le cui firme raccolte sono state ritenute false. Riassumendo l'incontro con parole semplici Ella Pamfilova sta prendendo tempo e la decisione sull'ammissione dei candidati sarà presa in base alla partecipazione alla manifestazione [del 27 luglio] presso il municipio".

Qualche ora dopo l'incontro di Pamfilova con i candidati esclusi, la polizia di Mosca ha arrestato Navalny, all'esterno della sua abitazione, mentre stava andando a correre. Il portavoce dell'attivista ha poi dichiarato che il leader dell'opposizione è stato condannato a 30 giorni di prigione per aver invitato a partecipare a una protesta non autorizzata.

Lo stesso giorno, il Comitato investigativo russo ha annunciato l'apertura di un procedimento penale nei confronti di "membri di un movimento" che avevano tentato di esercitare pressioni su funzionari elettorali di Mosca nell'esercizio delle loro funzioni organizzando manifestazioni all'esterno dei loro uffici.

Sabato 27 luglio, durante la manifestazione non autorizzata, la polizia di Mosca ha arrestato più di 1.000 persone (1.074 secondo i dati della polizia, 1.127 per alcuni osservatori), in una delle azioni repressive più dure degli ultimi anni. I dimostranti sono stati trascinati via dalle forze di sicurezza in tenuta antisommossa che hanno usato manganelli contro la folla per allontanarla dalle barriere che circondavano il municipio.

Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha definito la manifestazione “una minaccia alla sicurezza" e ha promesso di mantenere l'ordine pubblico.

Tra le persone arrestate Olga Misik, la ragazza diciassettenne che ha espresso il suo dissenso leggendo, seduta a terra, la costituzione russa di fronte agli agenti della polizia.

«Volevo solo ricordare che la nostra protesta è pacifica e senza armi, mentre loro ce le hanno (...) Mi sono seduta a terra e ho iniziato a leggere i nostri diritti, specificando che quello che sta accadendo qui [l'arresto dei manifestanti] è illegale», ha dichiarato al sito lettone Meduza, come riportato da Independent. 

Non è chiaro quante persone abbiano partecipato ma il numero sembra essere nettamente calato rispetto alla settimana precedente. Secondo la polizia sarebbero scese in piazza circa 3.500 persone, di cui circa 700 giornalisti.

Alla vigilia della manifestazione la polizia aveva fatto irruzione nelle abitazioni di diversi politici dell'opposizione, convocandoli per essere interrogati.

Il candidato alle elezioni e leader dell'opposizione Dmitry Gudkov ha twittato che la Commissione è "morta sotto Putin". "L'ultima illusione di avere la possibilità di partecipare regolarmente alla vita politica è scomparsa", ha scritto.

Alcuni giornali hanno commentato duramente le incursioni nelle case. Novaya Gazeta ha titolato in prima pagina “Terrore a Mosca, venerdì”, mentre su Vedomosti si legge che le autorità hanno usato la forza per reprimere la protesta "non riuscendo a contrastarla con strumenti politici".

Il quotidiano del governo russo Rossiyskaya Gazeta, invece, ha accusato l'opposizione di "ricatto" e di assumere "un atteggiamento inaccettabile nei confronti della legge".

Giovedì scorso, 1 agosto, l'avvocato di Alexei Navalny ha informato con un post sui social che il suo assistito ha contattato il Comitato investigativo per chiedere di avviare un'indagine su una violenta reazione allergica cutanea manifestatasi domenica scorsa, all'indomani della manifestazione del 27 luglio, probabilmente dovuta a avvelenamento, a causa della quale l'uomo è stato trasferito d'urgenza in ospedale.

Il team legale che assiste Navalny ha chiesto l'identificazione dell'agente che avrebbe lasciato in cella Navalny in preda a una reazione allergica cutanea e di esaminare le riprese delle telecamere a circuito chiuso nella sua cella.

Mercoledì 31 luglio l'istituto di tossicologia russo Sklifosovsky ha dichiarato che non sono state trovate sostanze avvelenanti nei campioni esaminati di Navalny. Questa dichiarazione è stata ritenuta dal medico personale di Navalny, Anastasia Vasilyeva, "completamente assurda" anche in considerazione del fatto che lenzuola ed abiti non siano stati analizzati.

Come riferito dal Comitato investigativo, la Russia ha aperto un procedimento penale sulle proteste del 27 luglio a Mosca in base a tre articoli del codice: organizzazione di disordini di massa, reato che prevede una pena detentiva fino a 15 anni di prigione, partecipazione ai disordini, punibile con un massimo di otto anni di carcere e invito alla partecipazione ai disordini, per il quale è previsto un periodo massimo di detenzione di due anni.

Gli investigatori russi hanno dichiarato di aver arrestato cinque delle dieci persone identificate come organizzatrici della manifestazione di sabato 27 luglio con l'accusa di istigazione ai "disordini di massa".

"L'indagine ha stabilito che prima di una manifestazione non autorizzata, un gruppo di persone ha ripetutamente pubblicato messaggi su Internet in cui chiedeva alle persone di prenderne parte, sapendo benissimo che queste azioni possono provocare disordini di massa", ha affermato il Comitato investigativo che ha inoltre dichiarato di stare indagando sulla violenza perpetrata ai danni della polizia, dei membri della Guardia nazionale russa e di altri funzionari.

Tra le persone arrestate c'è Alexey Minyaylo, attivista e collaboratore di Lyubov Sobol che ha nel frattempo iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la sua esclusione dalle elezioni.

«Non si risolverà fino a quando non capiranno che le persone chiedono una rappresentanza politica che tenga conto delle loro opinioni e volontà, che queste persone non molleranno e che il Paese e Mosca sono cambiati. Non è più possibile ignorare le persone», ha detto Sobol all'agenzia di stampa Reuters.

«La cosa principale adesso è che ci siano proteste di massa regolari ma pacifiche... e non arrendersi», ha proseguito la giovane donna 31enne, mamma di una bimba di 5 anni.

Sobol, al ventesimo giorno di sciopero della fame, ha dichiarato che le proteste continueranno ogni settimana fino a quando le autorità non consentiranno elezioni libere.

«Le persone sono disposte a continuare. Ho intenzione di manifestare ogni fine settimana per le strade della città. Non ho paura del carcere, delle percosse o di procedimenti penali», ha detto.

Nonostante il giro di vite del 27 luglio, infatti, gli attivisti stanno organizzando la quarta manifestazione di protesta prevista per oggi 3 agosto.

Foto in anteprima Srbija Evropa

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