Molestie: il trattamento ad Asia Argento, l’intervista a Brignano, cosa è violenza. La discussione su Valigia Blu


[Tempo di lettura stimato: 10 minuti]

La settimana scorsa abbiamo pubblicato un articolo riguardante il diverso trattamento ricevuto dalle donne che hanno rotto il silenzio denunciando le molestie sessuali negli Stati Uniti e in Italia: mentre oltreoceano il settimanale TIME ha nominato il movimento #metoo “Persona dell’anno”, nel nostro paese il Corriere della Sera ha pubblicato un’intervista al comico Enrico Brignano sul caso Brizzi intrisa di luoghi comuni e banalizzazioni, e Asia Argento è stata nuovamente attaccata dal direttore di Libero e da Vladimir Luxuria (che successivamente si è pubblicamente scusata con l’attrice su Facebook) durante la trasmissione di Rai3 CartaBianca.

Sotto al post sulla nostra pagina è nata una discussione molto partecipata, che ha toccato diversi aspetti: cosa è violenza, le attrici che denunciano dopo anni, il trattamento riservato ad Asia Argento, il dibattito in Italia e l’opportunità dell’intervista a Brignano. Su quest’ultimo punto su Twitter alcuni utenti si sono confrontati con due giornaliste del Corriere della Sera. Abbiamo quindi deciso (come avevamo già fatto in precedenza) di valorizzare questo scambio di riflessioni, e di raccoglierle – editate – in questo post.

I commenti su Facebook

 Le attrici che denunciano dopo anni e i limiti di cos’è violenza

  • Angela: Non ci sono scusanti per il comportamento della Argento. Faceva più bella figura a raccontarlo come aneddoto divertente, mostrando così rispetto per tutte le donne che davvero hanno subito violenze e molestie sul lavoro.
  • Valigia Blu: Angela davvero fa così ridere il racconto di una persona che ha subito molestie e e soprusi?
  • Angela: Mi riferisco al caso specifico di attrici più o meno famose che, dopo un primo approccio aggressivo, hanno continuato ad avere rapporti personali e professionali con il loro famoso e potente "aguzzino". Se lo hai accettato per anni, non ha senso tirarlo fuori adesso. (...) Ben vengano invece le denunce di donne molestate o violentate sul posto di lavoro.
  • Sara: Angela, prova a leggere la testimonianza di Salma Hayek e quella di Rose McGowan.
  • Teodora: Non esiste bella ragazza che non abbia subito molestie. Te ne dico una peggiore: donne che vanno in caserma a denunciare i mariti violenti.
  • Sara: Il fatto che una donna venga picchiata non cancella la gravità di azioni che non includono percosse. E /qualsiasi/ tipo di rapporto sessuale forzato è STUPRO. Che sia con la violenza fisica, con la minaccia di uccidere una persona amata, o con il ricatto di qualcuno in una posizione superiore da qualche punto di vista.
  • Michela: Stiamo parlando di Weinstein, l'uomo che ha finanziato la politica statunitense per eoni e che sembra abbia ingaggiato uomini del Mossad per coprire le sue molestie e "convincere" le abusate e i di loro amici e parenti. Stiamo parlando di POTERE. E tanto. Di una sfera di influenza enorme. Di conoscenze radicate ad ogni livello. Stiamo parlando di un uomo che non ha mai dovuto chiedere nulla. (…) Un uomo in grado di rovinare la vita delle sue vittime per sempre. E l'ha fatto, impunemente, per anni. La molestia nasce laddove c'è un dislivello di potere. Rifiutarsi, temo, non era un'opzione praticabile, a meno di rinunce non quantificabili o di pericoli immediati.
  • Anna: Se una persona in grado di influire sulla tua vita e quindi dotata di potere approfitta della sua posizione per ottenere dei favori sessuali, per me è violenza. Anche a distanza di anni è violenza. Anche se in cambio del sopruso dell'abuso ha concesso dei vantaggi. Chi non concorda mi spaventa.
  • Sara: Insomma secondo voi lo stupro non è stupro. E poi vi chiedete perché non lo hanno denunciato prima.
  • Cesare: Sicuramente si potrebbe discutere per ore sui casi singoli, ma lascerei che fossero i vari tribunali a decidere. Per quello che mi riguarda, una persona (di solito una donna, ma come abbiamo visto non sempre) che si trova in una situazione in cui viene fatta un'offerta sessuale da qualcuno che ha potere sul suo lavoro o sulla sua vita è già una vittima anche se decidesse di accettarla. Ma comunque questa cosa ha avuto sicuramente un effetto positivo: quello di dire alle vittime che devono e possono denunciare, e ai molestatori che chiunque siano e qualunque potere abbiano non possono dare per scontato che non saranno chiamati a risponderne. Già questo è un progresso.

Il trattamento ricevuto da Asia Argento

  • Selvaggia: È Asia Argento ad aver chiesto pubblicamente su Twitter di sfidare in tv quelli che l’avevano criticata, comunque. Giusto per essere precisi.
  • Susanna: Ah, allora cambia tutto!
  • Selvaggia: Abbastanza, visto che non l’ha processata la tv (CartaBianca) ma lei ha chiesto quel “processo” in tv.
  • Susanna: Il punto non è che lei abbia o non abbia chiesto di parlarne. Il punto è come se ne parla come se ne è parlato, come ne hai parlato anche tu all’inizio, Selvaggia. E, riferendomi alla conclusione dell’articolo di Valigia Blu, io credo che coloro che seguiranno negli anni non solo non potranno contare sul lavoro già fatto ma dovranno confrontarsi con una serie di pregiudizi e di ostacoli che sono sorti adesso e che non sono stati abbastanza combattuti, se non da pochi. Troppo pochi.

L’intervista a Brignano e il dibattito in Italia

  • Elivet: Perché Brignano? Che senso ha?
  • Domenica: Per alleggerire la cosa, farla passare per un capriccio. La Cuccarini dalla Berlinguer ha detto: "Io,fino a prova contraria, sto con Brizzi etc.". Come se una testimonianza non costituisse una prova. I termini delle nostre interviste sono questi. Ma dove vogliamo andare?
  • Elivet: In questo caso io spero che l'abbiano fatto apposta. Perché se non è così è davvero di un'ingenuità imperdonabile quell'intervista. Non ha nessun collegamento con la vicenda. Questo non è un dibattito, è avvelenare il pozzo direttamente in modo che il dibattito non ci sia.
  • Domenica: E se, molto più semplicemente, non fosse giornalismo?
  • Elivet: Non è giornalismo, hai ragione. Le opinioni di Brignano non sono rilevanti né una notizia. Non riesco comunque a razionalizzare quell'intervista. Non mi spiego come una persona senza altri intenti possa immaginare che l'opinione di un comico sia rilevante in quel contesto.
  • Domenica: È un uomo dello spettacolo, ha evidentemente un suo carisma, in Italia la simpatia conta molto. Ci vedo intenzionalità.
  • Francesca: Non so chi sia Brignano, visto che vivo all'estero, ma la scelta di promuovere l'opinione di un uomo, comico, in un contesto che dovrebbe avere come protagoniste le donne in tutta la loro, nostra, serietà è ovviamente per gettare discredito e basta. Per buttarla sul "ridere", non dare nessun valore alle accuse e alle vittime. E santo cielo, quel titolo riportato in fondo all'articolo sulle lacrimucce delle star, che prima la danno via e poi se ne pentono, è quanto di più orrendo e avvilente abbia mai visto, se questa è la mentalità l'Italia è ancora nel Medioevo.
  • Maria Elena: Ancor più grave se hanno intervistato Brignano in quanto ha lavorato con Brizzi. Il che farebbe di lui un esperto? Può mettere la mano sul fuoco che il regista non sia in privato, o comunque nei rapporti con le donne, una persona deplorevole? Io adoro Polanski e Woody Allen come registi, non per questo nego o do per scontato che i casi dei quali sono accusati non siano veri.
  • Sara: È vero che i processi si celebrano in aula, però, e non in tv. In questo senso le Iene hanno fatto una operazione tossica.
  • Claudia: Il punto è come ci si pone davanti ai racconti: l’accusato potrà difendersi, alle accusatrici è necessario prestare ascolto in buona fede. Le Iene hanno raccolto delle denunce. Non piace il metodo Iene? È legittimo. Allora chiediamoci perché in Italia nessun giornale/media è interessato indagare sulla questione o su altri casi come negli USA (…) In un paese normale, con uno scandalo mondiale di questo tipo, i mezzi d’informazione, i giornalisti avrebbero iniziato a porsi delle domande, a cercare di capire, ad ascoltare, indagare e verificare. Tutto questo non è successo.
  • Elivet: Hai centrato il punto quando dici che doveva iniziare un qualcosa che non è iniziato. Ma questo già da tempo. Non mi sembra una questione nuova quella di come vengono raccontate certe storie. Eppure pare esserci la costante volontà o di minimizzare i fatti (che sia accaduto o no lo stabiliscono i tribunali, ma vedere i processi alle vittime sui giornali e in Tv non si può leggere) o di darne una spiegazione "di comodo". E la legge non aiuta dato che sembra esserci un vuoto legislativo, passando direttamente fino alla violenza sessuale. Bisognerebbe anche far capire che raccontare certe storie non significa prendere parte o darle per vere necessariamente.
  • Armando: Nelle aziende private cosa succede? Non è diverso. Tutti e tutte vedono, tutti e tutte sanno, ma tutte e tutti tacciono. C’è un'area grigia dove è spesso difficile distinguere chi subisce e chi ne approfitta. Aspetto denunce circostanziate con riferimento ad importanti aziende private. Le denuncianti verrebbero distrutte dalle aziende. Il silenzio continuerà. Perché c’è sempre a chi fa comodo.
  • Michela: C'è ancora bisogno di parlare, e molto. E che gli uomini capiscano che non è contro di loro, la guerra. Una società più equa e sicura è un vantaggio per tutti. Gli unici che hanno motivo di risentirsi sono coloro che, dall'attuale e pregresso stato di cose in materia, traggono o hanno tratto un qualche profitto.
  • Domenica: Ma guarda che gran parte delle resistenze io le ho riscontrate nelle donne!
    Sai quanti "ma di sa che succedono certe cose, basta dire di no" oppure "se ci sei stata evidentemente…" Senza capire che ad essere malato è un sistema fatto di ricatti che NON deve esistere proprio.
  • Michela: Vero, però io mi riferivo di più al discredito gettato sul movimento da parte delle testate giornalistiche citate nell'articolo, dirette da uomini e i cui articoli sono scritti da uomini. Ma è del tutto vero e corretto sottolineare quanto la sorellanza femminile sia utopica, e quanto crudamente questo dato sia emerso, proprio quando si doveva esser unite. Affrancarci dal patriarcato è un lavoro lungo, ma dovrà essere il più possibile inclusivo.

La discussione su Twitter con le giornaliste del Corriere

Su Twitter due giornaliste del Corriere della Sera, Martina Pennisi e Federica Seneghini, si sono confrontate con Giulia Blasi (intervistata nell’articolo di Valigia Blu) e altri utenti sull’opportunità di sentire Enrico Brignano su un tema come quello delle denunce per molestie sessuali.

I nostri articoli a partire dal caso Weinstein:

Hollywood e lo scandalo Weinstein: lo scoop che i media per anni non hanno pubblicato

Molestie sul lavoro: perché in Italia un caso “Weinstein” non c’è e non ci sarà

Violenze e denunce: dopo Hollywood travolto il mondo dei media

Molestie sessuali: è importante continuare a parlarne

Scandalo Weinstein: ex spie e giornalisti pagati dal produttore per fermare le inchieste

Molestie sessuali: i commenti e il dialogo con i nostri lettori su Facebook

Molestie sessuali: un sistema che crolla e le accuse alle vittime

Molestie sessuali: nel silenzio assordante politico-mediatico, noi continuiamo a parlarne

Molestie sessuali e movimento #metoo: dalla copertina del Time all’intervista sconcertante al comico Brignano

Foto in anteprima via blastingnews

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