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Cosa dicono gli ultimi studi sulle mascherine

5 Agosto 2020 8 min lettura

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Cosa dicono gli ultimi studi sulle mascherine

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«La mascherina? Non ce l'ho e non la indosso». Così si era espresso la scorsa settimana il leader della Lega, Matteo Salvini, all’interno della sala della biblioteca del Senato dove si stava tenendo il convegno "COVID-19 in Italia, tra informazione, scienza e diritti" che, secondo il suo organizzatore Vittorio Sgarbi, avrebbe dovuto portare all'elaborazione «di un manifesto della verità. Le istituzioni devono ascoltare anche la voce di chi dice da settimane che in Italia il Covid non c'è più». Al convegno avevano partecipato medici, come Alberto Zangrillo, direttore dell'unità di terapia intensiva del San Raffaele di Milano, che ha ribadito che «dal 31 maggio il virus è clinicamente inesistente», ricercatori, giuristi e il cantante Andrea Bocelli. Salvini si è rifiutato di indossare la mascherina nonostante fosse stato sollecitato da un funzionario del Senato.

Le parole di Salvini avevano suscitato la reazione del ministro della Salute, Roberto Speranza («Indossare la mascherina resta una delle regole essenziali per contrastare la diffusione del coronavirus. Siamo fuori dalla tempesta ma non siamo ancora approdati in un porto sicuro. Non dividiamoci su questo»), dell’infettivologo dell'ospedale Sacco di Milano, professore ordinario di Malattie Infettive all'Università degli Studi di Milano e past president della Società italiana di Malattie Infettive (Simit), Massimo Galli, del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia

Il 3 agosto, il dietrofront. La mascherina «quando è necessario si mette, nei luoghi chiusi, sui treni. Spero di tornare alla normalità il prima possibile ma ai giovani dico usate la testa, rispettate la distanza, fate quello che la scienza chiede di fare», ha dichiarato il leader leghista in un’intervista a SkyTg24.

Nel frattempo, negli USA, anche il presidente Donald Trump ha invitato a usare le mascherine quando non è possibile mantenere il distanziamento fisico, nonostante negli ultimi mesi abbia evitato di indossarle in pubblico. Solo due mesi fa, Trump aveva deriso il suo rivale alle elezioni presidenziali di novembre, il democratico Joe Biden. Questa mossa, commenta CNN, potrebbe essere strettamente legata all’andamento dei sondaggi.

In questi mesi, si è molto discusso sull’efficacia delle mascherine come strumento di contrasto del contagio di COVID-19. Quando, all’inizio del 2020, il nuovo coronavirus ha iniziato a diffondersi, la loro utilità è stata pubblicamente messa in dubbio dalle autorità governative e dagli esperti di salute pubblica. Preoccupati per la scarsa disponibilità di dispositivi di protezione per gli operatori sanitari, medici e rappresentanti delle istituzioni invitavano i cittadini a non fare incetta di mascherine per evitare che in tutto il mondo il personale medico sanitario ne rimanesse sprovvisto.

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Le posizioni sono cominciate a cambiare da aprile. I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (ECDC) hanno iniziato a raccomandare il loro utilizzo in particolar modo nei luoghi dove era difficile mantenere il distanziamento fisico. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – che in un primo momento aveva raccomandato l’utilizzo delle “mascherine mediche per i malati, i familiari che li assistono e il personale ospedaliero” e aveva detto che era impensabile estenderne l’uso a tutta la popolazione mondiale, ad eccezione di “quei paesi in cui la pulizia delle mani o il distanziamento sociale sono più difficili a causa della mancanza d’acqua o di condizioni di vita anguste”, perché “l’uso di massa poteva aggravare la loro carenza e mettere in serio pericolo gli operatori sanitari che ne hanno davvero bisogno” – a giugno aveva diffuso nuove linee guida in cui invitava tutti a indossare le mascherine in pubblico quando non era possibile mantenere il giusto distanziamento fisico.

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Nuovi studi – spiegava l'OMS nel documento – hanno mostrato che le mascherine potrebbero fornire "una barriera per le goccioline potenzialmente infettive". In particolare, si suggeriva di indossare le mascherine in luoghi dove c'è il rischio di trasmissione diffusa (come vagoni di treni, mezzi pubblici di trasporto, pub, locali, negozi e altri ambienti piccoli o affollati). L’OMS continuava, però, a sottolineare che le maschere facciali sono solo uno dei tanti strumenti per ridurre i rischi di contagio, insieme al distanziamento fisico e alle corrette pratiche igieniche, e che possono dare a chi le indossa un falso senso di protezione. 

 

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The scientific case for wearing masks is growing stronger, thanks to several new studies. It’s a significant shift from earlier this year, when the evidence for mask-wearing was so weak that government authorities and public health experts were skeptical that mask usage was worthwhile.⁠ ⁠ But now that scientists have conducted more studies, the research increasingly suggests that:⁠ ⁠ 1. Masks can help stop the spread of the coronavirus. They work in public settings, and appear to work in household settings, too. While surgical masks and respirators are likely the best, cloth masks have been found to be effective for the general public — though more research is needed on this front.⁠ ⁠ 2. Policies requiring masks can significantly slow community transmission. One study found that state mask mandates helped reduce the spread of the coronavirus in certain parts of the US, and in several Asian countries where mask use has long been widespread, like South Korea and Japan, masks seemed to play a role in reducing transmission as well.⁠ ⁠ Masks don't make you invincible. Other precautions, like hand-washing and social distancing, are still crucial in the fight against Covid-19. But so far, research shows that masks can make a difference, not just for your own safety, but for that of those in your community.

Un post condiviso da Vox (@voxdotcom) in data:

Un articolo su Vox fa il punto sulle ultime ricerche al riguardo. Questi studi, come già evidenziato a giugno dall’OMS, suggeriscono sostanzialmente due cose: 1) Le mascherine aiutano a fermare la trasmissione del nuovo coronavirus, impedendo la diffusione di goccioline contenenti il virus quando le persone parlano, ridono, tossiscono, starnutiscono; 2) Indossare le mascherine è d'aiuto ma non sostituisce altre precauzioni, quindi bisogna continuare a lavarsi le mani e a mantenere il distanziamento fisico. 

«Le evidenze sull’utilità delle mascherine stanno aumentando sempre di più, ma nessuna di queste evidenze è ancora a prova di bomba. Non ci sono studi randomizzati», spiega a Vox Ashish Jha, direttore di facoltà dell'Harvard Global Health Institute.

Se c'è l'impressione di una contraddittorietà rispetto a quanto sostenuto da medici, esperti e autorità governative all’inizio della pandemia, è la stretta conseguenza del fatto che ci troviamo di fronte a un virus nuovo, che stiamo conoscendo man mano che si diffonde e viene studiato, commenta Jade Pagkas-Bather, esperta di malattie infettiva e medico all’Università di Chicago: «Oggi disponiamo di conoscenze che non avevamo solo pochi mesi fa. La conoscenza di come si comporta e si combatte il virus muta rapidamente. Ecco perché le cose sono così confuse». Tutto questo vale per l’efficacia delle mascherine, come per il ruolo degli asintomatici, la diffusione del virus tramite gli impianti di aerazione e il funzionamento stesso di SARS-CoV-2 e se i bambini si ammalano e sono contagiosi.

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Intanto, per quanto riguarda l’Italia, entro la fine di questa settimana sarà pronto un nuovo decreto del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che ribadirà l’obbligatorietà dell’uso della mascherina in tutti i luoghi pubblici chiusi e in tutte le situazioni all’aperto in cui non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro da persona a persona, scrivono Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

Cosa dicono le ricerche

Nel complesso, le ricerche mostrano che le mascherine sembrano ridurre la trasmissione del nuovo coronavirus e di altre malattie respiratorie. Sono efficaci sia in contesti di grande aggregazione che in ambito domestico. Tuttavia, molti di questi studi non sono stati sottoposti a peer review, non si sono rivolti a un numero di soggetti statisticamente significativo e, in alcuni casi, hanno fatto riferimento a correlazioni il cui rapporto di causa-effetto è tutto ancora da verificare.  

Gli studi non sono perfetti. Sono all'avanguardia su un problema in rapida evoluzione, e questo li rende potenzialmente più inclini a errori e correzioni nel tempo. Molti non sono sottoposti a revisione paritaria, un processo che potrebbe rilevare problemi. Gli studi possono essere sottodimensionati - nel senso che potrebbero non avere abbastanza soggetti per risultati statisticamente significativi - e spesso non possono isolare completamente l'effetto delle maschere rispetto ad altre azioni ampiamente adottate contro Covid-19. Alcuni semplicemente trovano correlazioni, ma non è chiaro se le associazioni siano veramente causa-effetto.

Una revisione delle ricerche fatte finora, pubblicata su Lancet, è giunta alla conclusione che le mascherine chirurgiche monouso o quelle riutilizzabili in cotone a 12-16 strati sono una forma di protezione utile. L’utilizzo delle mascherine va però accompagnato ad altre precauzioni: la protezione degli occhi, il distanziamento fisico, l’igiene delle mani. Da sole, le mascherine non sopperiscono ai benefici di questi altri comportamenti.

Un’altra revisione uscita sull'International Journal of Nursing Studies ha suggerito che "l'uso della mascherina può essere un beneficio soprattutto nei casi di trasmissione del nuovo coronavirus da parte di contagiati pre-sintomatici”. Non è chiaro, però, se questi benefici derivano dalle mascherine che proteggono chi le indossa o dal fatto che proteggono le persone esposte a chi le sta indossando.

Uno studio su Health Affairs sostiene che le disposizioni governative che hanno invitato a usare le mascherine hanno contribuito a ridurre la diffusione del coronavirus. I ricercatori hanno concluso che “fino al 22 maggio,  grazie a queste misure potrebbero essere stati evitati dai 230.000 ai 450.000 contagi”. Tuttavia, avvertono gli autori dello studio, si tratta di dati approssimativi. 

Un altro studio dell'istituto di ricerca no profit IZA ha scoperto che in Germania da quando le amministrazioni locali e regionali hanno reso obbligatorio l’uso delle mascherine “il numero dei contagi si è ridotto dal 23% al 13% in un arco di dieci giorni”.

Una ricerca su BMJ Global Health su un campione di famiglie di Pechino, in Cina, ha rilevato che l’uso delle mascherine ha ridotto la trasmissione in ambiente domestico del 79%, mentre uno studio dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie negli Stati Uniti sui membri della Marina sull’USS Theodore Roosevelt, dove c’è stato un grosso focolaio di COVID-19, ha mostrato che chi indossava la mascherina ha avuto meno probabilità di contrarre l’infezione.

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Come concordano praticamente gli autori di tutti gli studi presi in considerazione da Vox, non siamo ancora giunti a nulla di definitivo, sono necessarie altre ricerche che facciano ulteriore chiarezza sull'efficacia delle mascherine. Indossare la mascherina serve per lo più a proteggere gli altri, la indossiamo per evitare di infettare le altre persone con cui veniamo in contatto nel caso fossimo positivi senza saperlo, senza avere sintomi debilitanti o significativi. È un atto di cura, attenzione e amore verso il prossimo. Non stiamo proteggendo noi stessi, semmai stiamo proteggendo gli altri da noi. Laddove non è possibile il distanziamento fisico (che resta la precauzione fondamentale da tenere) e nei luoghi chiusi, indossare la mascherina è una forma di protezione reciproca.

In questa infografica, ispirata a un thread su Twitter dell’epidemiologo Craig Spencer, direttore del Global Health in Emergency Medicine presso il Columbia University Medical Center, mostriamo alcune indicazioni da seguire. 👇

Immagine in anteprima via pixabay.com

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