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Una legge elettorale scadente tra liste bloccate, larghe intese e a rischio incostituzionalità

7 Giugno 2017 4 min lettura

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Una legge elettorale scadente tra liste bloccate, larghe intese e a rischio incostituzionalità

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di Lorenzo Pregliasco, direttore di YouTrend

Il 5 giugno la Commissione Affari costituzionali della Camera ha licenziato il testo definitivo della legge elettorale “simil-tedesca” di cui già avevamo parlato, il cosiddetto “testo Fiano” dal nome del relatore della legge Emanuele Fiano del Partito democratico.

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Rispetto a quanto avevamo analizzato, sono state inserite alcune modifiche. Pochi giorni fa su YouTrend avevamo anticipato quali potessero essere otto accorgimenti per migliorare il testo-base.

Alcuni degli emendamenti applicati vanno in quella direzione, altri no. Vediamoli comunque insieme.

1) Cambia il numero delle circoscrizioni proporzionali (quelle dei “listini” bloccati), che dalle 27 del Porcellum passano a 28: viene infatti aggiunta la circoscrizione Lombardia 4, che comprende le province di Lodi, Mantova, Cremona e Pavia.

2) Cambia anche il numero dei collegi uninominali: erano 303 alla Camera e 150 al Senato, diventano 225 alla Camera e 112 al Senato. Questa modifica è stata apportata per risolvere il problema dei candidati che pur vincendo il proprio collegio avrebbero rischiato di non risultare eletti, a vantaggio dei capilista bloccati.

3) I collegi uninominali ricalcheranno così quelli previsti dal Mattarellum nel 1993, che si basavano sul Censimento Istat del 1991: sono collegi “vecchi”, con squilibri demografici e divisioni oggi bizzarre come segnala Marco Giannatiempo, tanto da prefigurare secondo alcuni osservatori rischi di costituzionalità. Tuttavia, mantenere i confini del 1993 consente di non ridisegnare i collegi – operazione che avrebbe richiesto qualche tempo e una commissione di esperti – e poter quindi andare a votare già subito dopo l’estate.

4) Sparisce, per l’appunto, la “precedenza” dei capilista bloccati che era prevista in origine nel testo. Attenzione, perché i titoli di molti giornali erano fuorvianti: non vengono affatto superati i capilista bloccati, che rimangono bloccati nel senso che gli interi listini sono bloccati, ma i primi eletti a scattare per ogni lista saranno quelli vincenti nei collegi, poi i candidati del listino bloccato, infine i migliori perdenti nei collegi.

5) E proprio rispetto alle liste, è emerso un altro problema: le liste sono troppo corte, con la conseguenza che un partito con molti voti (scenario oggi non centratissimo, ma tutt'altro che implausibile in futuro) rischierebbe di non avere abbastanza candidati da eleggere.

6) Non è stato inserito, invece, il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato uninominale e una lista proporzionale diversi. La possibilità di voto disgiunto, come già avevamo detto, è una delle caratteristiche essenziali del vero sistema tedesco, che addirittura prevede due “voti” diversi, Erststimme (primo voto) e Zweitstimme (secondo voto). Nella variante all’italiana, invece, si potrà apporre un solo segno sulla scheda, prendendo tutto il pacchetto: sia il candidato uninominale sia il listino proporzionale collegato.

7) E a proposito di scheda elettorale, il testo depositato alla Camera e approvato in commissione include anche il fac-simile delle schede, che prevedono i simboli dei partiti con a sinistra il nome del candidato di collegio e a destra i nomi dei candidati nei “listini” proporzionali bloccati (da 2 a 6 nomi, tranne in Molise, dove il nome sarà solo 1).

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8) Non cambia neanche la soglia di sbarramento, che rimane al 5% nazionale anche al Senato: una previsione che secondo alcuni potrebbe rappresentare un vizio di legittimità costituzionale (l’articolo 57 sentenzia che “il Senato è eletto a base regionale”). Una soluzione sarebbe stata mantenere lo sbarramento al 5%, ma a livello regionale. D'altra parte l'attuale testo prevede che se in una Regione una lista supera il 20% abbia diritto a ottenere seggi in quella Regione. Attenzione, poi, perché lo sbarramento prevale sull'eventuale vittoria nei collegi: se un candidato – per fare un esempio, Alfano in Sicilia – vince il suo collegio ma appartiene a una lista che non raggiunge la soglia del 5% nazionale, non viene eletto.

via Camera dei Deputati.

Il testo così conformato arriva all’esame dell’Aula, dove è possibile che assisteremo a ulteriori limature: a quanto risulta a YouTrend, per esempio, un emendamento del Pd proporrà che si dia precedenza ai candidati di collegio “perdenti” (cioè che non arrivano primi) rispetto ai candidati della lista bloccata; un altro emendamento proveniente da Fratelli d’Italia invece intenderà proprio eliminare le liste bloccate, proponendo l’introduzione delle preferenze, che era stata d’altra parte bocciata in Commissione con voto contrario di Pd, Forza Italia, Lega Nord e Movimento 5 Stelle.

In termini di effetti politici, con le modifiche apportate al testo cambia poco: rimane la soglia al 5% nazionale, che mette a rischio la presenza nel prossimo Parlamento di Alternativa popolare e della galassia a sinistra del Pd (Mdp, Sinistra italiana e Campo progressista); rimane la distribuzione proporzionale e nazionale dei seggi, che garantirà che la prossima maggioranza sarà di larghe intese Pd-Fi o non sarà; rimane la collocazione “sacrificata” dei collegi uninominali, che per evitare il rischio di candidati vincenti non eletti di cui parlavamo sopra vengono addirittura ridotti dal 50% al 40% circa dei seggi totali.

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