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A Kharkiv la Russia prova ad avanzare senza pietà per i civili

15 Maggio 2024 5 min lettura

A Kharkiv la Russia prova ad avanzare senza pietà per i civili

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Nei giorni scorsi la Russia ha lanciato una nuova offensiva sul fronte di Kharkiv, a nord del Donbas, attaccando la regione da più direzioni. Il capoluogo dell’omonima oblast’ contava circa un milione e quattrocentomila abitanti prima dell’invasione su larga scala – l’area metropolitana è una delle più densamente popolate del paese.

La città dell’Ucraina orientale si trova sotto il fuoco dell’artiglieria e dei droni russi da oltre due anni, ma in seguito alla liberazione dell’esercito ucraino nel settembre 2022 aveva in qualche modo ritrovato una sua normalità, sebbene ben lontana da quella di Kyiv e Leopoli.

Nonostante gli attacchi russi verso obiettivi sia civili che militari non siano mancati anche prima della recente escalation, essi sono imparagonabili alla situazione attuale. Circa 7.500 civili sono già stati evacuati dall’area rurale tra Vovchans’k e Lyptsi, situata nella zona grigia sul confine russo-ucraino, circa 30 chilometri a nord di Kharkiv, e occupata dal Cremlino durante i primi sei mesi di guerra. Nei giorni precedenti gli attacchi russi avevano causato diversi morti fra i civili nelle cittadine ormai semi-disabitate situate fra Kharkiv e Belgorod, oltre a segnare un “successo tattico” dei russi secondo fonti ufficiali delle Forze armate ucraine.

Stando alle stesse fonti dell’esercito, l’attacco sta coinvolgendo circa 30 mila soldati russi dislocati nella regione di Belgorod, mentre secondo un evacuatore locale intervistato dal Washington Post l’impatto sui civili è addirittura più grave rispetto al primo mese dell’invasione su larga scala – durante quest’ultimo si concentrò quasi la metà delle circa 11 mila vittime civili accertate dalle Nazioni Unite, un numero da più parti considerato altamente sottostimato.

L’intento dell’esercito russo sarebbe quello di creare una buffer zone per limitare i contrattacchi ucraini nella regione di Belgorod, e allo stesso tempo avvicinarsi verso Kharkiv, la seconda città ucraina per popolazione e prima capitale della Repubblica Socialista Sovietica di Ucraina dal 1919 al 1934 – una città considerata da Mosca, al fianco di Odessa, come russa alla vigilia dell’invasione del 24 febbraio 2022, e proprio per questo più ferocemente colpita dalle vendette del Cremlino durante questi due anni.

Anche grazie al ruolo delle difese antiaeree occidentali, Kharkiv ha retto all’impatto dei frequenti attacchi russi fino a poche settimane fa, ed è formalmente considerata dalle autorità ucraine come una città sicura. Da qui la ratio per cui i civili residenti nell’area attaccata dai russi lungo il confine sono stati evacuati proprio nel capoluogo, che però negli ultimi giorni ha subito pesanti bombardamenti e perdite civili. Sono ormai all’ordine del giorno gli attacchi russi verso aree residenziali e grattacieli del centro cittadino, rendendo difficile calcolare la sicurezza a Kharkiv come un mese fa.

Allo stesso tempo, rimane un’impresa titanica programmare l’evacuazione di un milione e mezzo di abitanti del capoluogo, quasi il doppio nell’intera regione, nell’eventualità per cui il fronte si avvicini ai confini cittadini. Uno scenario del genere comporterebbe un bacino potenziale di quasi tre milioni di profughi in fuga verso altre zone dell’Ucraina e in Unione Europea, che ha proprio pochi giorni fa esteso la protezione temporanea ai rifugiati ucraini.

Sebbene una caduta di Kharkiv in tempi brevi sembri un’ipotesi implausibile, un tale esodo alla vigilia delle elezioni europee del prossimo giugno segnerebbe la più importante mossa di destabilizzazione del Cremlino nei confronti dell’UE dell’ultimo anno.

Alla quarta visita dal febbraio 2022, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha ribadito la fiducia nella resistenza ucraina anche di fronte ai recenti scenari a Kharkiv, e assicurando un veloce flusso di armi dopo l’approvazione del pacchetto di aiuti da parte del Congresso a fine aprile. Riferendosi proprio alla situazione a Kharkiv, il presidente ucraino Zelensky ha chiesto espressamente “almeno due sistemi di difesa antiaerea Patriot, poiché lì tutti, civili e militari, sono sotto i missili russi”.

"Stiamo conducendo un'operazione difensiva da praticamente sei mesi, in attesa di nuovi rifornimenti", ha aggiunto il governatore della regione Oleh Syniehubov in una recente intervista. "Tuttavia, stiamo rafforzando i nostri sforzi e la situazione è attualmente pienamente sotto controllo".

Le parole di Syniehubov, esponente del partito presidenziale Servitore del Popolo, sono state aspramente criticate da una parte dell’opinione pubblica e degli analisti ucraini. Come spesso negli ultimi mesi, sono state accusate di un eccessivo ottimismo fuori dalla realtà dilagante nell’establishment vicino a Zelensky, al fine di non ammettere gli errori dell’apparato politico-militare di fronte alla popolazione.

Parole, peraltro, in contrasto con la decisione di rimuovere lo scorso lunedì il generale Yuri Halushkin dal ruolo di responsabile del fronte nord-est, cioè quello di Kharkiv, dopo che diversi giornalisti e militari avevano denunciato la mancanza di fortificazioni per prevenire l’attacco russo, considerato probabile dall’intelligence già negli scorsi mesi. Secondo Denis Yaroslavskyi, comandante di un’unità di ricognizione speciale dell’esercito ucraino, le truppe russe “sono entrate e basta. Hanno camminato tranquillamente, senza campi minati, in assenza di una prima linea di difesa".

Accuse simili verso Zelensky e il suo cerchio magico erano state rivolte dall’opposizione più oltranzista già nel 2022. In particolare, quello che è noto in Ucraina come il “caso Chongar” riguarda un presunto dolo dell’establishment politico nella mancata preparazione delle linee di difesa fra Crimea e Ucraina meridionale nelle settimane precedenti all’invasione, che avrebbero determinato la veloce caduta della regione di Kherson – anch’essa parzialmente liberata nel novembre 2022.

Proprio la luna di miele fra il presidente ucraino e l’opinione pubblica durante la prima fase della resistenza, seguita da rapide ed efficaci controffensive, avevano garantito a Zelensky e al suo governo l’immunità da simili critiche, considerate persino dai giornalisti più idealisti come inopportune durante una guerra di resistenza.

Oggi, al contrario, l’opposizione politica è più indispettita che mai, il morale dei civili è basso anche in conseguenza di una legge di mobilitazione confusa e criticata, mentre aumentano le minacce e gli abusi verso i giornalisti che si occupano dei lati oscuri della catena politico-militare ucraina.

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Al contempo, la sofferenza delle persone comuni continua ad aumentare, nonostante l’assuefazione e l’abitudine nei confronti di una guerra che ancora non ha una via d’uscita all’orizzonte. Un’anziana coppia di Vovchans’k racconta come, dopo essere sopravvissuti durante la prima occupazione russa della città, i due sentano di non avere speranze nel farlo una seconda volta, e decidono di abbandonare la loro intera vita per scappare altrove.

In un reportage di Hromadske sulla drammatica e repentina evacuazioni dei civili dal nord di Kharkiv, la giornalista Ksiusha Savoskina ha sottolineato come “l’intensità dei combattimenti e dell’artiglieria russa sono così alte che in alcuni momenti siamo costretti a saltare dalla macchina, stenderci sul terreno e impegnarci attivamente al fine di non rimanere colpiti”.Le divisioni e le stanchezze ucraine hanno favorito l’operatività della nuova fase dell’invasione russa, che sembra essere al suo apice e soprattutto priva delle, pur poche, precauzioni precedenti in termini di rispetto delle convenzioni di guerra. Non è da escludere che la Russia abbia deciso di sfruttare a proprio vantaggio le accuse di ipocrisia dell’opinione pubblica occidentale verso la copertura mediatica della guerra israeliana a Gaza. Seppure non ci sia un fondamento politico nel presunto supporto russo a Gaza, nello scenario attuale la Russia può sfruttare la questione palestinese in ottica anti-occidentale per legittimare la sua guerra a Kyiv e agire con maggiore impunità. In questo senso, di fronte al massacro degli ultimi sei mesi in Medio Oriente, le poche decine di morti civili al giorno in Ucraina vengono indirettamente presentate come un male minore, rispetto alla conduzione bellica israeliana. È questa l’ennesima tragedia di questa guerra.

Immagine in anteprima: frame video Telegraph via YouTube

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