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India, la protesta di migliaia di contadini contro le liberalizzazioni del governo Modi non si ferma: “Pronti allo sciopero nazionale”

7 Dicembre 2020 4 min lettura

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India, la protesta di migliaia di contadini contro le liberalizzazioni del governo Modi non si ferma: “Pronti allo sciopero nazionale”

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La Corte Suprema indiana blocca l'attuazione delle nuove leggi sull'agricoltura

Aggiornamento 12 gennaio 2021: La Corte Suprema indiana ha bloccato l’attuazione delle nuove leggi agricole che hanno scatenato proteste che durano da oltre un mese al confine con la capitale New Delhi. Si tratta, scrive il New York Times, di una "battuta d'arresto per il governo del primo ministro Narendra Modi". I giudici hanno stabilito la sospensione delle norme fino a quando un comitato di esperti - che sarà nominato a breve - non potrà consultarsi con le autorità governative e con gli agricoltori in protesta per trovare una soluzione.

Sebbene non sia ancora stata rilasciata una posizione ufficiale da parte dei sindacati coinvolti nella protesta, poco dopo la decisione della Corte, A.P. Singh, uno degli avvocati che ne rappresenta alcuni ha parlato di «vittoria degli agricoltori».

Già prima della decisione la Corte Suprema indiana aveva criticato l'atteggiamento del governo e suggerito di sospendere l’attuazione delle leggi. Nel corso di un’audizione, riporta Al Jazeera, il presidente della Corte, Sharad Arvind Bobde, ha affermato di essere «estremamente insoddisfatto dal modo in cui il governo sta gestendo la situazione. Non sappiamo quale processo consultivo sia stato seguito prima delle leggi. Molti Stati sono in rivolta».

Gli agricoltori ritengono che le leggi sarebbero a beneficio dei grandi acquirenti privati e danneggerebbero i produttori. Per questo motivo hanno promesso che continueranno a protestare, organizzando una marcia in occasione delle celebrazioni della Festa della Repubblica Indiana il prossimo 26 gennaio. Il governo di Modi, invece, sostiene che le nuove norme servirebbero a modernizzare un sistema agricolo antiquato e ricco di sprechi. L’esecutivo ha inoltre fatto sapere di non contemplare alcun margine sull’abrogazione delle leggi.

Migliaia di contadini indiani da mesi stanno protestando contro le nuove leggi sull'agricoltura volute dal governo Modi a settembre.

Come racconta Matteo Miavaldi su il Manifesto, nelle ultime settimane "decine di migliaia sono accampati al confine della capitale indiana di New Delhi. Provengono dagli Stati limitrofi di Haryana e Punjab, il centro di una mobilitazione nazionale del settore agricolo contro le riforme «liberiste» promosse in fretta e furia a settembre dal parlamento federale. Le parole d’ordine della protesta, che interessa tutti i sindacati del settore tranne l’unica sigla affiliata al Bharatiya Janata Party (Bjp, partito di governo guidato dal premier Narendra Modi), sono «Delhi Chalo»: «Andiamo a Delhi», obiettivo dall’alto valore simbolico per la sterminata forza lavoro agricola indiana protagonista di una contestazione durissima e, al momento, insanabile".

I colloqui con il governo sono falliti in questi giorni, e i contadini sabato scorso, 5 dicembre, hanno annunciato che intensificheranno le loro manifestazioni contro le nuove leggi sull'agricoltura e continueranno a bloccare le principali autostrade alla periferia della capitale. I manifestanti hanno respinto l'offerta del governo di rivedere alcuni aspetti critici delle normative, chiedendone ancora una volta l'abolizione totale e annunciando uno sciopero nazionale per martedì 8 dicembre. Le due parti si incontreranno di nuovo mercoledì.

"Fino a qualche mese fa, - spiega Miavaldi - i contadini potevano vendere solo ai mercati generali territoriali attraverso degli intermediari commerciali che, successivamente, trattavano con le catene di distribuzione statali o private. Il tutto all’interno di un mercato calmierato dal governo, che garantiva ai contadini un prezzo minimo di vendita. Con le liberalizzazioni di settembre, i contadini possono direttamente trattare con compratori statali e privati, senza più vincoli territoriali e senza affidarsi a intermediari".

I contadini hanno così bloccato le autostrade alla periferia di Delhi, temendo che il governo smetterà di comprare il grano a prezzi minimi garantiti e che questo favorirà lo sfruttamento da parte della grande distribuzione, che cercherà di far abbassare i prezzi. Il governo invece è convinto che questa riforma porterà benefici agli agricoltori, permettendogli di commercializzare i loro prodotti e aumentare la produzione attraverso investimenti privati.

Gli agricoltori negli Stati settentrionali del Punjab e dell'Haryana protestano contro le leggi da quasi due mesi. La situazione si è aggravata di recente quando decine di migliaia di persone hanno marciato verso New Delhi e si sono scontrate con la polizia in periferia. Per più di una settimana, hanno marciato verso la capitale sui loro trattori e camion come un esercito, si legge su Al Jazeera, spostando le barricate di cemento della polizia e sfidando gas lacrimogeni, manganelli e cannoni ad acqua.

Queste riforme, spiega sempre Al Jazeera, sono andate ad infiammare una situazione già tesa: gli agricoltori si lamentano da tempo di essere ignorati dal governo rispetto alle loro richieste che vanno dal miglioramento dei prezzi dei raccolti, all'estinzione dei prestiti fino ai sistemi di irrigazione per garantire l'acqua durante i periodi di siccità.

Con quasi il 60% della popolazione indiana che dipende dall'agricoltura per il proprio sostentamento, la crescente rivolta dei contadini ha scosso l'amministrazione e gli alleati di Modi.

Alcuni dei suoi leader di partito hanno definito i contadini “fuorviati” e “anti-patriottici”, un'etichetta spesso data a chi critica Modi o le sue politiche.

Molti leader del partito di opposizione, attivisti e persino alcuni alleati del partito di Modi hanno espresso sostegno a coloro che protestano.

"Nei paesi occidentali l'agricoltura è una fonte di affari, ma in India l'agricoltura è una fonte di sostentamento", ha detto Abhimanyu Kohar, coordinatore della National Farmer’s Alliance, a Vox. "In India, i contadini non possono vivere senza il loro raccolto".

Gli agricoltori, che hanno portato con sé rifornimenti sufficienti per almeno sei mesi, sono determinati a bloccare le strade fino a quando il governo di Modi non abrogherà le nuove leggi e stabilirà, tra le altre richieste, il prezzo minimo di sostegno.

Immagine anteprima via video Al Jazeera

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