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I nazisti di Putin: il ‘gruppo Wagner’ e la guerra nascosta dei mercenari russi

27 Marzo 2022 14 min lettura

I nazisti di Putin: il ‘gruppo Wagner’ e la guerra nascosta dei mercenari russi

13 min lettura

In un videomessaggio pubblicato nei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, Volodymyr Zelenskyy aveva annunciato che “il nemico mi ha contrassegnato come obiettivo numero uno”, mentre “la mia famiglia è l’obiettivo numero due”.

Secondo il Times di Londra e le autorità ucraine, nella capitale Kyiv c’erano infatti centinaia di “sabotatori” e mercenari pronti a uccidere il presidente; il piano viene però sventato dai servizi di sicurezza ucraini. In tutto, i tentativi sarebbero stati tre: uno condotto dai cosiddetti “kadyroviti”, ossia i membri dell’élite militare che risponde direttamente al capo della Cecenia Ramzan Kadyrov; e gli altri due dai mercenari del famigerato “gruppo Wagner”.

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Questo nome indica la più nota e controversa compagnia militare privata della Russia, sorta nel 2014 e apparsa per la prima volta durante il conflitto nel Donbass. Da allora, i membri della Wagner hanno preso parte ad altre guerre e operazioni in giro per il mondo, sono stati accusati di violazioni di diritti umani e sono stati sanzionati da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea.

Ora, stando a diversi indizi e dichiarazioni ufficiali, sarebbero tornati dove tutto è iniziato.

Subito prima dell’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, alcuni funzionari dell’intelligence occidentale avevano detto al New York Times che circa 300 membri della compagnia erano entrati nelle sedicenti “repubbliche popolari” di Donetsk e Lugansk – sia per condurre falsi attentati e incolpare gli ucraini, sia per supportare i separatisti (come del resto avevano fatto nel 2014).

Secondo un mercenario intervistato dalla BBC, sempre nel periodo antecedente l’invasione, molti veterani della Wagner erano stati contatti su Telegram e invitati a partecipare metaforicamente a un “picnic in Ucraina” per assaggiare il “Salo” (la pancetta di maiale, un piatto tipico ucraino). Lo stesso aveva poi parlato dell’intensificazione della campagna di reclutamento in vista dell’aggressione dell’Ucraina.

Movimenti di soldati della Wagner si sono registrati anche in Africa. Il sito HumAngle, fondato dai giornalisti nigeriani Obiora Chukwumba e Ahmad Salkida, ha riportato che diversi membri del gruppo hanno lasciato la Repubblica Centrafricana all’inizio di marzo. In un’intervista a The Voice of America, il generale americano Stephen Townsend (comandante dello U. S. Africa Command), ha parlato di “reclutamento” di mercenari russi in Libia.

L’8 marzo è emersa la prima prova della loro presenza sul campo. La pagina Facebook del Direttorato dell’intelligence militare ucraina ha postato la foto di una strana targhetta militare: su un lato si vede un indirizzo mail e un numero siriano; sull’altro c’è la scritta “per piacere aiutateci e contattateci” in inglese, francese e arabo.

Nel testo d’accompagnamento si sostiene che la targhetta in questione appartiene a un mercenario della Wagner, i cui membri – prosegue il post – “stanno morendo” e “combattendo insieme all’esercito dell’aggressore”.  Il 22 marzo, una fonte del Pentagono ha confermato che “il gruppo Wagner è attivo in Ucraina, e pensiamo che stazionino soprattutto nell’area del Donbass”.

Tuttavia, è difficile conoscere appieno il numero reale di mercenari impiegati in Ucraina le loro attività sul campo. Del resto, ha detto la ricercatrice Aanu Adeoye a iNews, le compagnie militari private sono tendenzialmente “organizzazioni molte oscure” che si muovono nella zona d’ombra informativa creata dalla cosiddetta “nebbia di guerra (“fog of war”).

Nel caso specifico c’è un ulteriore elemento di complessità: sulla carta, il gruppo Wagner non esiste nemmeno.

L’ascesa delle compagnie private militari nella Russia di Putin

La prima cosa da capire del gruppo Wagner, ha scritto Amy Mackinnon su Foreign Policy, è che “non c’è nessun gruppo Wagner” – a partire dal punto di vista legale. La legislazione russa proibisce esplicitamente le compagnie militari private e, almeno a parole, non ha alcuna tolleranza verso i mercenari.

Da un punto di vista sostanziale, continua Mackinnon, più che un’entità monolitica è

una rete di affaristi e gruppi di mercenari uniti da interessi economici […] e coinvolti in varie attività, tra cui la soppressione di insurrezioni e proteste pro-democrazia, la diffusione di disinformazione, lo sfruttamento di miniere di oro e diamanti, e naturalmente le operazioni militari.

Ma come si è arrivati a questo punto? E qual è il vero ruolo del “gruppo Wagner” all’interno dell’apparato di potere putiniano? E cosa differenzia questa compagnia militare privata russa da quelle di altri paesi, tipo l’americana Blackwater?

La nascita, come detto, risale al 2014 nell’Ucraina dell’est – ma il modello di riferimento è ancora più risalente, essendo il prodotto dell’inestricabile intreccio tra l’interesse pubblico e gli interessi privati nella Russia post-sovietica.

In particolare, ricostruisce un paper di Candace Rondeaux pubblicato sul sito New America, le basi per l’ascesa delle compagnie private militari russe vengono gettate negli anni Novanta, quando l’allora presidente Boris Yeltsin permise ai colossi energetici e petroliferi (da poco privatizzati) di costruirsi dei veri e propri “eserciti privati”.

In quel periodo molti membri di corpi d’élite dell’esercito passano nel settore della sicurezza aziendale, mantenendo comunque i legami con le forze armate e soprattutto i servizi di sicurezza militari dominati dai siloviki (gli “uomini forti” fedeli a Putin).

Una delle prime compagnie a utilizzare questa formula è Anti-Terror Orel, fondata da veterani dell’intelligence militare e degli spetsnaz (corpi speciali). Negli anni Novanta, membri del gruppo Orel sono ingaggiati in Iraq per sminare i terreni e proteggere infrastrutture energetiche.

Alla fine dello stesso decennio l’ex agente del Kgb Vyacheslav Kalashnikov crea il Moran Security Group. Inizialmente si specializza in operazioni anti-pirateria nel golfo di Aden e nell’Oceano Indiano, e in seguito espande le sue attività e il proprio raggio d’azione in Iraq, Somalia, Afghanistan e altri paesi.

Un mercenario degli Slavonic Corps in Siria.

Nel 2013 alcuni mercenari del Moran Security Group inaugurano a San Pietroburgo una divisione chiamata Slavonic Corps, che ha l’obiettivo specifico di proteggere giacimenti petroliferi e gasdotti nella Siria sconquassata dalla guerra civile. L’unica missione degli Slavonic Corps, però, va malissimo: i mercenari russi, assoldati dal regime di Bashar al-Assad, hanno la peggio in uno scontro con i miliziani dell’Isis vicino a Deir el-Zor e non riescono a riconquistare un importante oleodotto.

Al ritorno in Russia, i sopravvissuti di quella battaglia – nonché alcuni dirigenti del Moran Security Group – sono arrestati dagli agenti dell’Fsb (il servizio segreto interno russo) all’aeroporto di Mosca-Vnukovo con l’accusa di “attività mercenarie”. Come ha commentato la professoressa Kimberly Marten della Columbia University, “noi non sappiamo il vero motivo del loro arresto, ma loro lo sanno benissimo”; l’ipotesi più probabile è che abbiano dato fastidio a qualcuno dentro il Gru (il servizio segreto militare) o l’esercito che non doveva essere infastidito.

Secondo la ricostruzione del giornalista investigativo russo Denis Korotkov, tra le file del gruppo Moran e degli Slavonic Corps figurava anche Dmitry Utkin – veterano delle guerre cecene e colonnello del Gru fino al 2013. Utkin è conosciuto con il nome di battaglia di “Wagner” (un omaggio al compositore preferito di Adolf Hitler) e secondo il sito Meduza ha aperte simpatie naziste.

Nel 2014 lascia il gruppo Moran e si mette in proprio, fondando una compagnia privata militare che porterà il suo nome: il “gruppo Wagner”, per l’appunto.

Hot dog a San Pietroburgo, decapitazioni in Siria e diamanti nella Repubblica Centrafricana

Pur avendo in comune molte cose con gli Slavonic Corps e il Moran Security Group – a partire dal comandante Utkin –il “gruppo Wagner” rappresenta un importante evoluzione nel modello delle compagnie militari private russe.

Per il giornalista Pjotr Sauer (che si occupa del tema dal 2014) i soldati della Wagner “di solito hanno più di 35 anni”, sono veterani “con grande esperienza di combattimento” e “sono pagati molto bene” – tra i duemila e i quattromila euro al mese, molto più di quanto guadagna un militare.

Cifre del genere si possono raggiungere soprattutto grazie a una persona, descritto da varie testate come il principale finanziatore del gruppo: l’oligarca Yevgeny Prigozhin, molto vicino a Putin. Nato nel 1961 a San Pietroburgo, ha passato quasi tutti gli anni Ottanta in carcere per reati legati alla criminalità organizzata.

Una volta uscito, si è messo a vendere hot dog nella sua città natale. Da lì in poi, la sua ascesa è stata irresistibile: insieme ad alcuni soci ha aperto una catena di ristoranti, e negli anni Duemila ha vinto appalti per la fornitura di catering per l’esercito, la polizia, le scuole, gli ospedali e il Cremlino– tant’è che la stampa l’ha ribattezzato il “cuoco di Putin”.

Prigozhin, a destra, insieme a Putin nel 2010. Foto via Wikimedia Commons.

Accanto alla ristorazione, Prigozhin ha interessi decisamente più torbidi. Secondo gli Stati Uniti (che l’hanno sanzionato più volte) l’oligarca è dietro la Internet Research Agency di San Pietroburgo, la “fabbrica di troll” accusata – tra le varie cose – di interferire nelle presidenziali americane del 2016, nelle inchieste sull’abbattimento del volo MH17 e nella campagna per la Brexit.

In altre parole, si legge in un’inchiesta del sito Bellingcat, le “operazioni di disinformazione, interferenza politica e militari” dell’oligarca “sono strettamente legate al ministero della difesa russo e al Gru”. In questa infrastruttura ibrida che mescola affari, politica e mercenari, il “gruppo Wagner” ha un ruolo cruciale.

Dopo la prima apparizione ufficiosa nell’Ucraina dell’est, i mercenari della compagnia militare privata sono volati in Siria per combattere a fianco delle truppe governative di Bashar al-Assad e dell’esercito russo. In base a vari resoconti il “gruppo Wagner” ha contribuito alla riconquista di Palmira, ha preso parte a operazioni contro l’Isis e si è occupato della sicurezza di giacimenti petroliferi e oleodotti – in cambio, ovviamente, di una considerevole quota dei profitti.

Non solo: ha commesso diversi crimini di guerra, compresa la decapitazione del disertore dell’esercito siriano Muhammad “Hamdi Bouta” Taha al-Abdullah (un brutale omicidio ripreso in video, su ordine di Utkin in persona); e nel 2018 si è addirittura scontrato con membri delle forze speciali statunitensi in una battaglia di quattro ore svoltasi intorno alla centrale di gas di Conoco a Deir el-Zor, dove ha subito pesanti perdite (le stime variano dai cento ai duecento morti). Per i servizi resi in Ucraina e Siria, comunque, nel dicembre del 2016 Utkin è stato premiato con una medaglia al valore al Cremlino, alla presenza di Vladimir Putin.

Oltre alla Siria, il “gruppo Wagner” è stato impiegato in vari paesi africani. Tra il 2019 e il 2020 si è unito al Libyan National Army (“Esercito nazionale libico”) del generale Khalifa Haftar, partecipando al fallito assedio di Tripoli e all’offensiva contro il premier Fayez al-Serraj e il Governo di accordo nazionale.

Un’inchiesta della BBC, resa possibile dal ritrovamento di un tablet appartenente a un mercenario di Wagner, ha rivelato che anche in Libia la compagnia privata militare si è resa responsabile di crimini di guerra – tra cui l’uccisione indiscriminata di cittadini e prigionieri, nonché la disseminazione di mine ed esplosivi in aree civili.

Nel settembre del 2019 i mercenari russi sono arrivati in Mozambico per reprimere le milizie jihadiste di Al-Shabaab (legate all’Isis) nella regione di Cabo Delgado, ricca di gas naturale e pietre preziose. Stando al Moscow Times l’incarico è stato affidato dal presidente Filipe Nyusi, che nell’agosto dello stesso anno era stato in visita a Mosca per siglare con Putin diversi accordi di cooperazione su energia e sicurezza.

La sconfitta delle milizie era uno dei punti chiave della campagna elettorale di Nyusi (vinta con ampio margine, in quella che l’opposizione ha definito una “mega truffa”), ma il “gruppo Wagner” si è trovato parecchio in difficoltà sia per le difficili condizioni ambientali, sia per le incomprensioni con l’esercito del Mozambico. Il suo intervento, insomma, non è stato affatto risolutivo; anzi, i mercenari hanno subito pesanti perdite.

È andata decisamente meglio nella Repubblica Centrafricana, dove il “gruppo Wagner” è arrivato nel 2017 e ha salvato il presidente Faustin-Archange Touadéra e il suo governo, contribuendo a fermare un’insurrezione armata dei ribelli in varie parti del paese. Da quel momento, secondo un dettagliato articolo del Financial Times, l’esecutivo di Bangui è “ostaggio” dei mercenari; la scorta di Touadéra è gestita dai russi, e dal 2018 il suo “consulente speciale alla sicurezza nazionale” è Valery Zakharov, un ex agente dei servizi a libro paga di Prigozhin.

I servizi della compagnia militare privata, che comprendono anche l’addestramento dell’esercito locale, sono ripagati con contratti per la “sicurezza” delle miniere di oro e diamanti e soprattutto con le concessioni esplorative nei giacimenti, stipulate con aziende riconducibili all’oligarca russo.

Una statua dedicata ai mercenari russi a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana. Foto via Wikimedia Commons.

Anche in Centrafrica i soldati della Wagner sono stati accusati di violazioni di diritti umani, compresi saccheggi, torture, uccisioni sommarie (anche di tre giornalisti russi) e stupri. Fatima, una donna intervistata dal Financial Times nel 2021, ha raccontato di essere stata violentata da tre mercenari russi in una base militare. “Facevano paura”, dice, “pensavamo che fossero venuti a riportare la pace. Ora vorrei che non fossero mai arrivati”.

Una strategia molto simile a quella della Repubblica Centrafricana è stata successivamente dispiegata in Mali. L’intervento del “gruppo Wagner” è iniziato a gennaio del 2022 su richiesta del governo, contestualmente al ritiro delle truppe francesi (che erano nel paese dal 2013).

Ufficialmente, per quasi undici milioni di dollari al mese, i mercenari russi devono addestrare le forze armate locali e combattere contro le milizie jihadiste di Al-Qaeda e Isis nel Sahel. In realtà, nel pacchetto sono comprese anche campagne di disinformazione (come la diffusione di sondaggi falsi e propaganda pro-governativa) e lo sfruttamento di risorse naturali, che in Mali è decisamente più complicato rispetto alla Repubblica Centrafricana: gran parte delle miniere sono gestite da gruppi armati, contrari all’arrivo dei mercenari russi.

L’esercito privato di Putin e la “denazificazione” omeopatica dell’Ucraina

Osservando questi casi, è evidente che il “gruppo Wagner” persegue obiettivi geopolitici, militari e commerciali che sono perfettamente sovrapponibili a quelli dello stato russo. Non a caso, un’inchiesta della BBC l’ha descritto come “l’esercito privato di Putin”.

I governi che si sono rivolti ai mercenari della Wagner, del resto, l’hanno fatto proprio per le loro connessione politiche e militari di alto livello; gli stessi mercenari, inoltre, sono convinti di agire per conto del governo russo.

Dopotutto si addestrano nella base di “Molkino” a Krasnodar, di fianco alle baracche del Gru; hanno combattuto fianco a fianco con i soldati regolari, si sono spostati con i mezzi dell’esercito e sono stati curati negli ospedali militari; Utkin è stato premiato da Putin in persona; e alcuni dei loro caduti hanno ricevuto gli onori funebri militari.

Nel documentario di France 5 intitolato Wagner, l'armée de l'ombre de Poutine, un soldato della Wagner dice ai giornalisti francesi che “al momento la Federazione russa non è ancora un impero, ma vuole tornare ad esserlo…il gruppo Wagner è uno degli strumenti per farlo”.

Un altro, parlando con il giornale russo Moskovsky Komsomoletsma a proposito del disastro di Deir el-Zor, spiega che i caduti della Wagner “erano andati a difendere la Russia ai confini della nostra sfera d’influenza. Sono morti per la patria, per un’idea”.

Marat Gabidullin– l’unico ex membro di Wagner ad aver pubblicato un libro di memorie sulle sue esperienze in Siria – ha detto a Meduza che nella preparazione delle missioni era chiaro a tutti che “si partecipava a guerre dove il nostro stato ha interessi”.

Per Gabidullin “i sacrifici dei mercenari” nel conflitto siriano sono stati molto più decisivi di quanto non sia mai stato raccontato, e i successi della compagnia sarebbero stati sfruttati dagli ufficiali dell’esercito russo per fare carriera. Quello che manca davvero, a suo avviso, è una forma di riconoscimento da parte dello stato. “Tutto il mondo sa che una compagnia militare privata è coinvolta nei combattimenti“, dice, “solo i nostri non lo ammettono”.

Il Cremlino, dal canto suo, ha sempre negato ogni tipo di legame con il “gruppo Wagner”; eppure, è innegabile che se ne sia servito in vari modi, e per svariate ragioni.

Anzitutto, c’è la convenienza economica: i mercenari si autofinanziano, e non vanno a pesare sul bilancio pubblico. In secondo luogo, l’impiego della Wagner permette di sottostimare le perdite nei vari scenari di guerra. Inoltre, è uno strumento molto utile per sperimentare metodi non convenzionali di influenza politica e al tempo stesso vendere armamenti, senza che ci sia un coinvolgimento diretto da parte dello stato.

Se le cose vanno bene, come nella Repubblica Centroafricana, il guadagno è massimo e la spesa è pressoché inesistente; se vanno male, il governo può sempre distaccarsene ed evitare ripercussioni diplomatiche – com’è effettivamente successo nel disastro di Deir el-Zor. È anche per questo che le compagnie militari private sono fuori legge in Russia: “l’illegalità è una forma di controllo”, argomenta la professoressa Kymberly Marten, “dal momento che lo stato russo può prenderti di mira quando vuole".

Infine, il “gruppo Wagner” si trova in una zona d’ombra anche per motivi di opportunità politica. L’ideologia di riferimento di Utkin è il nazismo, e anche altri soldati – secondo un veterano intervistato da New Lines Magazine – hanno “posizioni estremiste” o esibiscono tatuaggi di rune pagane, prediletti dai suprematisti bianchi.

All’interno della compagnia c’è pure un’unità interamente formata da neonazisti, la cosiddetta “Task Force Rusich”. Apparsa per la prima volta in Donbass nell’estate del 2014, la “Rusich” si è distinta per la brutalità e per aver commesso crimini di guerra. Il comandante dell’unità, Alexey Milchakov (nome di battaglia “Fritz”), è accusato dalla magistratura ucraina di aver tagliato le orecchie ai prigionieri, di aver inciso svastiche sui corpi dei soldati e di essersi fatto dei selfie davanti a pile di cadaveri bruciati. Nel 2015 è stato sanzionato da Regno Unito, Canada e Unione Europea.

In base a una ricerca su Telegram e VKontatke effettuata dall’ong britannica Tech Against Terrorism, i mercenari della Rusich sono tornati in Ucraina per prendere parte all’invasione – insieme ad altri gruppi paramilitari dell’estrema destra russa.

A Donetsk, ad esempio, si è vista sventolare la bandiera del Movimento Imperiale Russo (Rim) – una formazione neonazista stanziata a San Pietroburgo che gli Stati Uniti hanno incluso nella lista delle “organizzazioni terroristiche straniere”. Sempre nell’Ucraina del est sarebbero inoltre presenti i militanti dell’Unità Nazionale Russa, un altro raggruppamento neofascista che aveva già combattuto con i separatisti filorussi.

Il grande paradosso è che la sbandierata “denazificazione” Putin è una specie di rimedio omeopatico: a liberare l’Ucraina dai “nazisti”, infatti, ci sono in prima linea anche i nazisti russi.

Immagine in anteprima: membri della "Task Force Rusich", dal loro account Instagram (poi cancellato).

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