Grillo, i commenti osceni e la narrazione mediatica


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Per fortuna questi giorni ero concentrata su altro. Ho cercato di aggiornarmi sulle ultime vicende politiche e giornalistiche e se ho capito bene è andata più o meno così:

1) Il governo decide di votare sul decreto Imu inserendo anche quello sulle banche. Se non viene approvato in tempo scatta la seconda rata Imu.

2) L'opposizione - soprattutto Movimento 5 Stelle - è contraria, fa ostruzionismo per evitare quello che secondo loro sarebbe stato un "regalo" alle banche; una delle proposte, inascoltata, era di separare decreto Imu dalla questione banche (nel merito della questione banche vi segnalo questo articolo del Post).

3) La Presidente della Camera, Laura Boldrini, decide di applicare la cosiddetta ghigliottina (mai usata in precedenza): chiude il dibattito e si vota.

4) Si scatena il putiferio con urla di «fascista», canti di Bella ciao; volano frasi oscene, gomitate e schiaffoni altrettanto osceni. Nessuno ne esce bene da questa storia, diciamo così. A livelli di responsabilità diversi (gravi e meno gravi), ma sono tutti sconfitti.

Nel frattempo Grillo, che continua in modo irresponsabile ad applicare la satira (o presunta tale) al linguaggio politico, posta un video (che onestamente non mi fa ridere) sulla Presidente Boldrini. Il punto qui sarebbe anche un altro: come viene lanciato questo video.

 

Grillo l'ha già fatto altre volte: vigliaccamente pubblica post apparentemente innocenti, sapendo benissimo cosa scateneranno. Puntualmente arrivano i commenti violenti, osceni, volgari. La scusa dopo l'indignazione generale è: «Ma quei commenti sono stati pubblicati quando la moderazione era sospesa. In ogni caso ognuno è responsabile di quei commenti, se c'è reato potranno essere denunciati».

Sì, Grillo, ognuno è responsabile di quello che dice - lo abbiamo detto e stradetto tantissime volte - online e offline. Se si è commesso reato la legge c'è già. Ma no, mi dispiace, non te la puoi cavare così. Sei il leader di un Movimento importante nel Paese (9 milioni di elettori) non te la puoi affatto cavare così. La moderazione sulla pagina fan di Facebook e sul tuo sito è responsabilità tua. L'oscenità di quei commenti ricade immediatamente non solo sulla tua coscienza, ma sulla tua credibilità di leader e sulla credibilità del Movimento tutto. Tra l'altro tu e Casaleggio fate poco gli ingenuoni: se in un certo orario sospendete la moderazione sul sito fareste meglio a sospendere anche la possibilità di commentare. Non è che davanti avete un popolo di idioti a cui rifilare scuse simili.

Detto questo, ribadendo che quella valanga di commenti schifosi è a mio avviso responsabilità anche di Grillo e non solo di chi commenta, vorrei fare un passo avanti sulla narrazione giornalistica di queste brutte giornate.

Premessa: al centro della mia riflessione c'è la narrazione o meglio le narrazioni. Non è un giudizio di merito. E se questo aspetto mi interessa è perché mi interessa il giornalismo, il ruolo cruciale del giornalismo in una democrazia e il giornalismo inteso come servizio pubblico ai cittadini.

Per la maggior parte i giornali, da destra a sinistra, si sono ritrovati allineati su una espressione in particolare (rivolgendosi ai «grillini»): sono dei fascisti, la saldatura PD-Forza Italia è un vero baluardo democratico contro la deriva fascista di Grillo.

Innanzitutto chiederei cortesemente una moratoria sull'uso del termine «fascista»: è stata una tale tragedia per il nostro Paese che usarlo e abusarne in questo modo mi sembra una mancanza di rispetto per chi quel fascismo l'ha subito, pagando prezzi carissimi fino al costo della vita.

Ritornando all'interpretazione mainstream più o meno unanime a mio modestissimo parere quella visione fa acqua da tutte le parti. Perché? Perché da quello che leggo e sento mi sono fatta l'idea che ci sia una narrazione altrettanto potente nell'opinione pubblica, tra i cittadini (non tutti certo, ma sicuramente sono tanti).

La percezione di molti cittadini (sottolineo più volte il termine "percezione") è che «i fascisti» sono anche altri.

Secondo questa percezione non è affatto democratico, per fare un esempio, il favore (per alcuni addirittura regalo) fatto alle banche, non è affatto democratico l'uso (mai visto fino ad ora) della ghigliottina, non è affatto democratica una legge con la soglia al 37% per accedere al premio di maggioranza, con la soglia dell'8% per i partiti non coalizzati, con le liste bloccate e le candidature multiple. Non è affatto democratico un accordo sulle regole fondamentali del gioco democratico con un condannato in via definitiva.

È possibile che questa irresponsabilità di Grillo la pagherà il Movimento in termini di voti e di consenso (lo vedremo presto alle prossime elezioni europee). Ma se non accadrà a mio sempre modestissimo avviso sarà anche responsabilità di chi non ha saputo registrare a livello giornalistico l'altra narrazione e a livello politico non sarà riuscito a costruire una visione, una offerta politica tale da creare consenso intorno a un altro modo di gestire dissenso e conflitto.

A partire dalla legge elettorale: in un clima di forte disprezzo verso i partiti, in un clima di profonda distanza fra politici e cittadini davvero era il caso di sacrificare la rappresentanza in nome della governabilità? [Ne parlo qui e qui]

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