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Boldrini, web, minacce. Tutti odiano e tutti sono odiati

Riprendo un mio articolo pubblicato ieri da Repubblica, come risposta all'intervista della Presidente Boldrini su minacce, sessismo e web. Lo faccio perché sento la necessità di chiarire alcuni aspetti emersi ieri durante la discussione che si è sviluppata tra facebook e twitter.

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Leggo l'intervista alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, che chiede (così si legge nel titolo) una legge contro l'anarchia del web. Ma siccome qualcuno ha sostenuto che quelle parole sono una sintesi del titolista ( a mio avviso sintetizza bene i concetti espressi dalla Presidente, ma vabbe') e non della Boldrini, cito testualmente dall'articolo: "So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela".

Faccio subito una premessa: tutta la mia solidarietà per le minacce subite. Ovviamente le campagne d'odio sono da denunciare, respingere e combattere.

Ma vorrei entrare nel merito della questione posta dalla Presidente sulla necessità del controllo. E proprio perché la Presidente invita alla discussione e al dialogo.
E allora parliamone.

Ecco, mi piacerebbe innanzitutto capire di cosa stiamo parlando. Qual è la proposta nel merito della Presidente Boldrini? Dall'intervista non si capisce.

L'anarchia del web a mio avviso si chiama 'umanità', è dentro e fuori la rete. Non si capisce questa pretesa di 'armonia' e 'mondo perfetto' per il mondo digitale.

Le leggi che valgono nella vita 'fisica' sono le stesse che valgono nella vita 'virtuale'. Il punto è farle applicare, ma anche nella vita reale. Quante donne denunciano i propri stalker e molto spesso chi dovrebbe proteggerle agisce con lentezza e scarsa efficienza, al punto che in tante vengono massacrate nonostante si siano rivolte alla legge?

Se diffamo in rete sono perseguibile esattamente come fuori la rete. Quindi?

Questa mattina nella discussione nata in rete (ah, l'anarchia) in tanti hanno colto diverse note stonate nelle parole della Presidente. ne ho raccolte alcune:

1) Che c'entra il mezzo? E se le minacce avvengono via telefono o a voce? Cosa facciamo limitiamo la libertà di riunione? O facciamo una legge sull'anarchia del telefono?

2) Italia sessista. E che c'entra la legislazione preventiva della Rete. E qui si cita il primo emendamento americano sulla libertà di parola 'Congress shall make no law...'

3) C'è una sconnessione nelle parole di Boldrini: tutte le minacce 'hanno nome e cognome' e si parla di anarchia.

4) La rete è una piazza, e giustamente qualcuno fa notare: se qualcuno urla in piazza, che facciamo chiudiamo la piazza, regolamentiamo l'accesso?

È esattamente qui lo scarto. Negli Stati Uniti, il Congressman repubblicano Ted Poe, lo scorso dicembre, ha chiesto all'FBI di obbligare Twitter a chiudere gli account di Hamas e Hezbollah, in quanto organizzazioni terroristiche, che incitano all'odio e alla violenza. Nel dibattito che si è aperto, esperti e professori, come Jonathan Zittrain, professore alla Harvard Law School e uno dei fondatori del Berkman Center for Internet and Society, hanno fatto notare che un simile intervento sarebbe stato contrario al primo emendamento della Costituzione americana. "L'FBI può sapere molto di più su Hamas e su altre organizzazioni, lasciandole operare in un ambiente aperto, che non chiudendo le loro 'voci', obbligandole a una comunicazione su canali nascosti, cosa che avverrebbe inevitabilmente".

Questo per aggiungere che sicuramente è meglio che voci di dissenso, anche forti, radicali, odiose siano in superficie, a vista, che lasciarle crescere e fomentare in 'mondi sotterranei'.

Aggiungo infine riprendendo ancora una parte delle riflessioni della Presidente: "Non ho paura di andare da casa in ufficio. Può accadere qualsiasi cosa in qualsiasi momento, certo, ma questo vale per chiunque. Piuttosto mi pare molto più grave, molto più pericoloso che si diffonda in rete una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt'al più, come certi hanno scritto, una "burla"." Davvero è peggio 'la cultura delle burle sul web che i pericoli nella vita reale? Non varrebbe la pena di porre la questione diversamente?

Anche perché un'azione "anonima" compiuta in rete lascia molte più tracce dell'autore rispetto alla medesima azione "nella vita reale".

 

In seguito alla discussione, Juan Carlos De Martin ha invitato me e Fabio Chiusi a riflettere sulle esatte parole dette dalla Boldrini.

Qui le questioni poste da Juan Carlos:

Domanda 1: Il virgolettato del titolo contiene effettivamente parole di Laura Boldrini? Me lo chiedo perché la parola "anarchia" non compare in tutto il testo dell'intervista, solo nel titolo.

Domanda 2: Nel sommario si legge: "La presidente della Camera: sulla Rete campagne d'odio, è tempo di fare una legge." Ma il testo dell'intervista non è mai così esplicito. È il/la titolista di Repubblica che ha deciso di rendere più esplicito un messaggio che era più sfumato? Boldrini infatti dice: "Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci." Che potrebbe essere, per quel che ne so, anche una campagna di educazione, o a un rafforzamento della Polizia Postale....

Insomma, siamo all'ennesimo esempio di titolazione Repubblica-style di articoli che hanno a che fare col Web?

Qui la mia risposta:

Caro Juan Carlos io tutta questa premura se l'avesse dette Berlusconi queste cose sono sicura non l'avrei vista. Il senso dell'intervista per me è quello. O io, Fabio ChiusiAlessandro GilioliGuido Scorza e altri come Vittorio Zambardino (che ha scritto per me la migliore risposta), Mario Tedeschini-Lalli, Massimo Russo, Massimo Mantellini abbiamo letto tutti un'altra intervista?

Lei non dice 'anarchia' perché è la sintesi del titolista, ma nel pezzo di quello parla. Mette poi insieme femminicidio, mail bucate, hate speech e infine controllo... Un po' confusa. Sì ci sono ambiguità e sfumature nel testo. Ora però mi chiedo: è da ieri mattina che chiediamo alla Presidente su twitter spiegazioni e delucidazioni - soprattutto in merito alla sua proposta - la Presidente poteva intervenire pubblicamente e chiarire. Perché non l'ha fatto? Il passaggio (per me chiarissimo) dove parla di controllo lo ha detto o non l'ha detto? Bene, se l'ha detto (e ieri a mia domanda esplicita Concita De Gregorio non ha risposto, mentre ad altre domande sì), io prendo posizione e la critico. Ripeto il passaggio sul controllo - come ho scritto nella mia lettera a Repubblica - è chiarissimo. D'altra parte verso la fine si cita il suo Portavoce - mio amico - Roberto Natale che parla di oscuramento di siti e di reazioni 'del popolo del web' che non permettono di mettere mano alla questione come si dovrebbe... Ma di cosa parliamo?

Mi piacerebbe poi capire in sostanza al di là delle belle parole che significa 'Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci.' Cioè chi con chi? Chi sono gli interlocutori, per fare cosa? Ne parla lei con Concita sul giornale e finisce là?

Ripercorro, commentandoli, alcuni passaggi dell'intervista:

1) Ci sono già le leggi > 'La seconda questione è se possibile ancora più delicata, riguarda i reati commessi via web'.

2) Controllo? Parliamone > 'So bene che la questione del controllo del web è delicatissima. Non per questo non dobbiamo porcela'.

3) Addirittura? E tra l'altro chi può pensare che una minaccia sia burla solo perché è stata fatta sul web? Fa più paura la minaccia tollerata come burla che la vita 'reale' - permettimi questa semplificazione - ogni giorno donne uccise e massacrate (vedi ieri) > 'Piuttosto mi pare molto più grave, molto più pericoloso che si diffonda in rete una cultura della minaccia tollerata e giudicata tutt'al più, come certi hanno scritto, una "burla'.

4) Ma che vuol dire? > 'Se vogliamo cominciare a pensare alla rete come ad un luogo reale, dove persone reali spendono parole reali, esattamente come altrove. Cominciare a pensarci, discuterne quanto si deve, poi prendere delle decisioni misurate, sensate, efficaci. Senza avere paura dei tabù che sono tanti, a destra come a sinistra. La paura paralizza. La politica deve essere coraggiosa, deve agire'.

Aggiungo, perché questa cosa mi sta facendo veramente incazzare: la Presidente dice parliamone. Noi ne stiamo parlando, mi pare. La reazione che ho riscontrato: eh ma non ha detto questo, eh ma perché attaccare - sì sì proprio così attaccare - una delle poche persone valide del centro sinistra - non mi è piaciuta, non la condivido. Si può discutere, mettere in discussione o se lo si fa è lesa maestà?

Alla discussione ha preso parte anche Guido Scorza, riporto qui il suo commento, che condivido totalmente:

Io dopo un acceso scambio di tweet con Luca Sofri mi sono messo davvero in discussione ma, francamente, credo che un virgolettato - anche se nel titolo - e non un titolo qualsiasi se falso (perché qui di questo si tratterebbe) si smentisca specie se è idoneo a fare luogo a fraintendimenti tanto seri. Faccio fatica a credere che l'On. Boldrini che ha per capo ufficio stampa l'ex presidente della FNSI e,a quanto mi risulta, una staff di comunicazione (online) rafforzato, non si sia ancora accorta di quanto stia accadendo online. Al netto di questo o Concita De Gregorio ha completamente travisato - virgolettati a parte - il senso dell'intervista (cosa che francamente escluderei) o, frase in più frase in meno, il senso è quello che i più hanno ben compreso: regole e strumenti di enforcement, per il web, non bastano. Spero di sbagliare - come ho scritto nel mio pezzo - ma temo di non sbagliare e mi auguro che il lungo silenzio non sia servito ad andare a caccia di una "toppa", basata sulla bugia...Per il resto, direi, si naviga a vista, sapendo che, forse, la Presidente della Camera dei Deputati ha un'idea del web preoccupante e conosce poco il Paese (e non il web) che rappresenta.

Voglio chiudere questo post con lo 'scambio' tra Loredana Lipperini e Vittorio Zambardino su facebook:

Loredana Lipperini ieri scriveva:

Solo una considerazione, il più possibile pacata. Nella giornata di oggi ho letto, per quanto potevo, gli interventi di molti colleghi e amici (uomini, nella maggior parte dei casi) che difendevano la rete da possibili attacchi. Non ci vuole una legge, e credo di averlo detto subito. Ma mi sarebbe molto, molto piaciuto leggere dagli stessi colleghi una riflessione sul perché tanti uomini usano la rete medesima come mezzo d'attacco e offesa, e a volte minaccia, alle donne. Non ne ho viste, e trovo che non averlo fatto sia un'occasione perduta.

La risposta di Vittorio Zambardino:

Cara Loredana, sai ben che la scrittura gerarchizza e costringe a "togliere". E in molti ieri abbiamo "tolto" (che poi signifcherebbe "preso") le donne dal discorso del presidente della Camera. Ma che Laura Boldrini partisse da un problema reale, e che noi conosciamo da tanto tempo mi sembrava di averlo detto perfino in esordio.

In effetti parlare della suburra verbale (perché mica attaccano solo le donne, come sai, ma certo le donne alla grandissima) sarebbe il secondo atto di quello che ho scritto ieri. Non lo faccio in modo esplicito oggi perché non credo nell'efficacia dei sequel e perché mi pare che contro questa cosa combatto da tempo. Per esempio, ogni tanto qualcuno mi chiede perché faccio fatica ad arrivare a 5 mila "amici". E perché mai, perché faccio fuori in media dieci persone alla settimana. Quasi sempre "Verbal Nazi".

Ma ammetto che fra noi ci sono differenze di visioni. Tu vedi (la scrittura della mente gerarchizza anche lei) il femminicidio e l'odio contro la donna come il dato principale di questa onda nera che prende la società prima che la rete. Io vedo una ferocia astratta e polverizzata: le donne e i gay, gli ebrei e i comunisti, i fascisti e Berlusconi... Tutti odiano, tutti sono odiati. Cioè la vedo peggio di te, perché mi pare che in un'esplosione di odi individuali ognuno scelga il suo perseguitato preferito. E certo, quando si insulta una donna, poi viene a galla una schiuma nera che ha un sapore inconfondibile.
Ma anche quando si insulta un vecchio di 87 anni solo perché fa il presidente della Repubblica.

Alla fine del giorno, l'unico motivo per cui non scrivo questo sequel è che non ho una risposta. Assisto sgomento al peggiorare delle cose, giorno dopo giorno, senza avere una risposta. E i termini "battaglia culturale" mi fanno solo tremare, perché mi sanno di regime. Così come temo i bigotti, sempre, sotto ogni colore e latitudine. Scusami se non saremo d'accordo, ma il mio affetto l'ho messo nel risponderti. Non sia mai che una tua sollecitazione cada nel vuoto. Tu sei importante

P.S. Ma come mai è stata immediatamente aperta un'inchiesta sulle minacce alla Presidente Boldrini e il sito con le mail bucate dei parlamentari 5 Stelle è ancora in chiaro? (almeno così era fino a ieri).

 

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