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“La violenza contro le donne e le ragazze continua a essere la più pervasiva e pressante questione di diritti umani nel mondo di oggi”

25 Novembre 2021 6 min lettura

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“La violenza contro le donne e le ragazze continua a essere la più pervasiva e pressante questione di diritti umani nel mondo di oggi”

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Dal 1981 le attiviste e gli attivisti per i diritti delle donne celebrano il 25 novembre come la giornata contro la violenza di genere. In quell'anno fu organizzato, in Colombia, il primo “Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche”.

La scelta cadde proprio su quella data per ricordare tre delle quattro sorelle Mirabal,  soprannominate Las Mariposas (Le farfalle), Patria, Minerva e María Teresa – attiviste politiche della Repubblica Dominicana e militanti del gruppo Movimento 14 giugno – che furono brutalmente assassinate a Santo Domingo il 25 novembre 1960, su ordine del dittatore Rafael Trujillo, per mano degli agenti della polizia militare.

Per simulare un incidente stradale i loro corpi furono gettati in un precipizio, a bordo della loro auto.

Le tre donne, che stavano andando a far visita ai mariti in prigione, furono fermate dagli agenti del Servizio Militare di Intelligence, condotte in un luogo nascosto, torturate e uccise.

L'impegno rivoluzionario di Patria, Minerva e María Teresa Mirabal contro la dittatura, per i diritti umani e in difesa di quelli delle donne fu di importanza e rilevanza tali che, nel corso di una visita a Salcedo, Trujillo dichiarò: «Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal».

Patria, Minerva e María Teresa Mirabal

Nonostante l'adozione della Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1979, la violenza contro le donne e le ragazze è rimasto un problema diffuso in tutto il mondo.

Per questo motivo il 20 dicembre 1993, con la risoluzione 48/104, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne per aprire la strada allo sradicamento della violenza contro le donne e le ragazze.

Successivamente, il 7 febbraio 2000, con la risoluzione 54/134, l'Assemblea generale ha designato ufficialmente il 25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne invitando governi, organizzazioni internazionali e ONG a unirsi e a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema, ogni anno, in quella data.

La Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne segna anche l'inizio della campagna dei "16 giorni di attivismo contro la violenza di genere" – promossa nel 1991 dal Center for Women's Global Leadership (CWGL) e sostenuta dalle Nazioni Unite – che si conclude con la Giornata internazionale dei diritti umani, il 10 dicembre, per sottolineare come la violenza contro le donne sia essa stessa una violazione dei diritti umani.

In questo periodo ricorrono anche altre date significative tra cui il 29 novembre, la Giornata mondiale delle difensore e dei difensori dei diritti umani delle donne (WHRD), l'1 dicembre, la Giornata mondiale contro l'AIDS, e il 6 dicembre, l'anniversario del massacro del Politecnico di Montréal, quando 14 studentesse di ingegneria furono uccise da un venticinquenne che affermò di voler "combattere il femminismo".

L'arancione è il colore identificativo della campagna – di cui quest'anno ricorre il 30esimo anniversario – per rappresentare un futuro più luminoso e libero dalla violenza contro donne e ragazze.

Il tema del 2021 è "Orange the World: End Violence against Women Now!".

Nel corso dei 16 giorni sono stati organizzati diversi eventi pubblici mentre monumenti ed edifici simbolici in tutto il mondo si coloreranno di arancione per ricordare la necessità di un futuro senza violenza.

Nel messaggio per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne 2021 il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ricordato come “la violenza contro le donne e le ragazze continua a essere la più pervasiva e pressante questione di diritti umani oggi nel mondo. È al tempo stesso un crimine ripugnante e una emergenza di salute pubblica con conseguenze per milioni di donne e ragazze in ogni angolo del globo”.

“Gli ultimi dati di UN Women” – prosegue Guterres – “confermano che durante la pandemia di COVID-19 i livelli di violenza contro donne e ragazze sono aumentati. In 13 paesi, quasi la metà della popolazione femminile ha riferito di aver subito violenze di genere per la prima volta. Quasi una su quattro ha detto che i conflitti familiari sono diventati più frequenti e di sentirsi meno al sicuro a casa”. Solo 1 donna su 10 ha affermato che le vittime sarebbero andate alla polizia per chiedere aiuto, si legge nel rapporto.

Anche in Italia, secondo l'ultima rilevazione diffusa dall'Istat, la pandemia e le misure adottate per il contenimento della sua diffusione (ad esempio il confinamento tra le mura domestiche) sono tra le cause di un rischio maggiore di comportamenti violenti: "dall’aumento delle vittime della violenza (i nuovi casi), alla recrudescenza della violenza preesistente alla pandemia (la maggiore gravità), all’aumento delle sole richieste di aiuto per violenze insorte in precedenza". Nei mesi di lockdown sono aumentati gli interventi in emergenza dei Centri anti violenza. Più di 15 mila donne nel corso del 2020 hanno iniziato un percorso personalizzato di uscita dalla violenza. La storia di violenza vede nove donne su 10 segnalare di aver subito violenza psicologica, il 67% violenza fisica e il 49% minacce, il 38% violenza economica. I racconti descrivono il perpetrarsi di più tipologie di violenze. Nel 59,8% dei casi l’autore della violenza è il partner convivente, nel 23% un ex partner, nel 9,5% un altro familiare o parente; le violenze subite fuori dall’ambito familiare e di coppia costituiscono solamente il restante 7,7%.

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Per il Segretario generale Guterres la violenza ci colpisce tutti lasciando cicatrici sulle prossime generazioni e indebolendo il tessuto sociale. Una linea retta può essere tracciata tra violenza contro le donne, oppressione civile e conflitto violento. Dallo stupro e dalla schiavitù sessuale usati come strumenti di guerra, alla misoginia che si manifesta con l'estremismo violento.

Ma la violenza contro le donne non è inevitabile. Politiche e programmi giusti portano a risultati attraverso strategie articolate e a lungo termine che affrontino le cause profonde della violenza, proteggano i diritti delle donne e delle ragazze e promuovano movimenti per i diritti delle donne forti e autonomi.

Questo è il modello che le Nazioni Unite hanno costruito attraverso una partnership con l'Unione Europea per portare avanti il progetto Spotlight Initiative che propone con una serie di interventi di eliminare ogni forma di violenza contro le donne e le ragazze entro il 2030.

L'anno scorso, nei paesi partner, si è assistito a un aumento del 22% dei procedimenti giudiziari contro i responsabili di violenze. Ottantaquattro leggi e politiche sono state approvate o rafforzate. E oltre 650.000 donne e ragazze hanno potuto accedere ai servizi di violenza di genere, nonostante le restrizioni legate alla pandemia.

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Il cambiamento è possibile.

In caso di emergenza, chiama il 1522, il numero anti violenza e stalking. È un servizio pubblico, gratuito, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, attivo 24 h su 24, con operatrici specializzate che accolgono le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking. In alternativa si può chattare con una operatrice qui

Immagine in anteprima via un.org

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