Lascia la City di Londra per fare il sindaco e combattere la mafia. Ora Petrosino è fra i Comuni più virtuosi d’Italia


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In Sicilia, in provincia di Trapani, c'è un centro di 8mila abitanti, circondato da uliveti e vigneti, in un'area dominata dal boss mafioso Matteo Messina Denaro. Si chiama Petrosino.

Il Comune è a qualche decina di chilometri da Castelvetrano, città di origine di Messina Denaro, e da Alcamo, dove operava l'imprenditore mafioso Vito Nicastri, chiamato il “re del vento” perché negli anni ‘80 era stato tra i primi in Italia a investire nell’energia eolica e, secondo la Procura di Palermo (che lo ha arrestato lo scorso marzo), aveva utilizzato parte dei suoi guadagni per finanziare proprio la latitanza di Messina Denaro.

Una settimana fa, Petrosino è stato indicato tra i primi tre Comuni più virtuosi d'Italia. Non sarebbe stato possibile senza l'azione incisiva del suo sindaco da oltre 6 anni, Gaspare Giacalone, che nel 2012 ha scelto di lasciare il Regno Unito, dove si era trasferito alla fine degli anni '90, e candidarsi alla guida del suo paese natale. A lui Lorenzo Tondo sul Guardian ha dedicato un ritratto e ripercorso la sua storia, mostrando come l'amore per la propria terra e l'impegno civico possano trasformarsi in battaglia politica.

Il manager che ha lasciato Londra per diventare sindaco di Petrosino

«Non dobbiamo solo combattere la mafia. Dobbiamo distruggere la cultura che porta ai fenomeni mafiosi». È questo senso civico che porta nel 2012 Gaspare Giacalone a lasciare Londra e un ottimo lavoro e a candidarsi come sindaco di Petrosino.

Fino al 2012, Giacalone, figlio di una famiglia contadina, aveva vissuto a Londra, dove era arrivato nel 1996 e aveva lavorato come analista finanziario presso la Deutsche Bank e la Royal Bank of Scotland, prima di diventare nel 2008 manager alla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo nella City di Londra, con uno stipendio annuo di quasi 180mila euro.

Nel 2011, poi, durante una breve vacanza a Petrosino, Giacalone viene a sapere che su una spiaggia del suo paese c’erano delle ruspe ed erano previsti dei lavori, ma nessuno era a conoscenza dei dettagli. Si sapeva solo che la spiaggia era privata, di proprietà di un imprenditore che l’aveva acquistata da un mafioso, racconta Giacalone in un’intervista all’Espresso.

Di qui il passo a impegnarsi in prima linea è brevissimo. In quei giorni di vacanza, il futuro sindaco partecipa alla “Notte Rossa”, una festa organizzata da un gruppo politico giovanile. Durante l’incontro, Giacalone prende in mano il microfono e propone di lanciare una petizione per evitare la privatizzazione della spiaggia. La petizione alla fine si fece e, tra i tanti, fu firmata da Dario Fo e Franca Rame. Ma questo non era solo che l’inizio, spiega ancora Giacalone. Bisognava intervenire nelle istituzioni.

Durante le festività natalizie del 2011, i ragazzi della “Notte Rossa” gli propongono la candidatura a sindaco. E il fatto che fossero proprio dei giovani a contattarlo lo convince ad accettare: «A Petrosino avevo fatto l’assessore a 20 anni, subito dopo le stragi, durante la primavera siciliana. Esperienza esaltante che purtroppo si era chiusa con le dimissioni dovute alle classiche pressioni dei partiti. Petrosino ora è un po’ l’emblema di tutta la Sicilia: splendide risorse naturali totalmente deturpate dalla classe politica che ha amministrato negli ultimi anni. I ragazzi che mi hanno contattato desiderano un cambiamento, non vogliono lasciare la nostra terra e sognano di potere avere un futuro anche qui», diceva in un’intervista a Lettera43 poco prima delle elezioni.

Giacalone chiede (e ottiene) di potersi allontanare dalla Banca Europea per lo Sviluppo e la Ricostruzione e si candida con la lista “Petrosino Cambia”, sostenuto da una coalizione di partiti della cosiddetta sinistra radicale. «C'erano 5 avversari, una battaglia elettorale molto difficile. Ci sottovalutavano, ci quotavano con 200 voti, dicevano che quello che veniva da Londra figurati se avrebbe mai vinto». E invece grazie a una campagna elettorale concentrata intorno a «incontri tematici, assemblee con interventi, visite alle case, parlando di programmi e progetti», nel maggio 2012 Giacalone vince le elezioni e inizia il suo percorso all’interno delle istituzioni per combattere abusi edilizi e una cultura della sopraffazione e della prepotenza, scatenando così una guerra contro la mafia.

La prima battaglia fu fermare la costruzione di un albergo su quella spiaggia privata per la cui protezione era stata lanciata la petizione. Le ruspe e i lavori, di cui tutti parlavano ma dei quali nessuno sapeva, riguardavano la costruzione di un mega-resort: 9mila metri cubi a ridosso dal mare su una spiaggia situata in un’area Sito d’interesse comunitario e Zona di protezione speciale. «Il giorno in cui sono stato eletto ho scoperto che qualcuno stava per firmare la concessione. (...) I funzionari della Regione mi dissero che l'autorizzazione sembrava addirittura permettere l'edificazione sopra i rifiuti tossici. Questo era per me inaccettabile», ricorda Giacalone. E così, mentre iniziano i lavori, il sindaco inizia a studiare le carte e a combattere «gli insulti della gente che credeva che stessi fermando nuovi posti di lavoro», dicendo loro che «se avessimo lasciato rovinare la spiaggia non avremmo avuto un futuro, che i posti di lavoro creati sarebbero stati evanescenti quando si sarebbe scoperto che è tutto era stato costruito sull'abuso e la prepotenza». E i fatti gli danno ragione. Due anni dopo, l'ufficio del procuratore distrettuale di Marsala pone sotto sequestro beni per 127 milioni di euro per evasione fiscale a Michele Licata, l’imprenditore che voleva costruire il resort.

Oltre alla costruzione dell’albergo in un’area protetta Giacalone si è opposto anche alla realizzazione di un parco eolico sempre sulle spiagge di Petrosino. «Avevamo scoperto un progetto da 50 milioni di euro totalmente falsato. Una barriera di pale a 2 chilometri dalla costa, caso senza precedenti sul pianeta, e con un impatto ambientale non indifferente». Altre pale sarebbero state piantate a terra, a pochi chilometri di distanza, nei pressi di alcuni vigneti. «La cosa più sconvolgente che abbiamo denunciato in conferenza di servizi è che il progetto si basa su studi falsati. Praticamente hanno titolato “Parco off-shore a Mazara del Vallo” e condotto gli studi di impatto ambientale su Mazara. In realtà, copre solo ed esclusivamente l’intero tratto di costa di Petrosino, come una barriera», raccontava nel 2015 il sindaco a Carlo Puca e Gianluca Pipitone durante una puntata di Petrolio su Rai1.

E così per fermare la costruzione selvaggia di pale eoliche, la giunta ha provveduto ad approvare un regolamento comunale sulle fonti di energia rinnovabile che incentiva gli usi domestici e aziendali a discapito di quelli speculativi, suscitando la reazione delle imprese legate all’eolico. «I loro ricorsi però sono stati rifiutati, il regolamento è stato approvato anche dall'assessorato al territorio e ambiente della Regione come era necessario che avvenisse, e al momento siamo l'unico comune siciliano ad averlo».

L’evasione fiscale, lo smaltimento dei rifiuti (affidato ad agenzie pubbliche e non più a privati) controllato da organizzazioni criminali e l’individuazione di strumenti di contrasto della povertà, sono state le altre battaglie che il sindaco di Petrosino rivendica e che ne hanno fatto, come scrive Lorenzo Tondo sul Guardian, “una spina nel fianco della mafia”. In particolare, riguardo la lotta alla povertà, sono stati ridotti i contributi diretti (fatta eccezione per casi molto particolari come le malattie terminali documentate) ed è stato introdotto l’assegno civico: «Funziona così: chiediamo la situazione dell'interessato e dei suoi familiari e impostiamo un programma di lavoro per la comunità a cui possono dedicare il tempo in maniera da decidere insieme. Paghiamo loro 350 euro al mese, non è tanto ma speriamo di fare di più in futuro».

Più in generale, prosegue il sindaco, «sento di aver fatto con forza una lotta alla cultura della mafia. Ovvero contro quell'atteggiamento arrendevole di fronte alla prepotenza e all'abuso del territorio. Non importa se gli attori in campo abbiano o no contatti diretti con la mafia o se siano o no mafiosi; è il modo di fare che è simile. La politica non dovrebbe rimanere ferma al distinguo tra mafioso e no».

La reazione dei capi-mafia non si è fatta attendere. Da quando è sindaco, Giacalone ha ricevuto quasi una lettera anonima a settimana. «Ne ho contate oltre 300 in cinque anni. Le lettere contenevano minacce di morte e dicevano che se avessi provato a fermarli, mi avrebbero ucciso», racconta al Guardian.

Oltre alle minacce, ci sono stati altri eventi molto particolari, come il furto della fascia tricolore nel 2013 – «Forse sono stato l'unico in Italia ad aver subito un tale furto. Sono entrati in ufficio rubando solo quella, per farmi capire che secondo loro non contavo nulla» – o gli attentati al palazzo comunale: «Un bel giorno (ndr, il 6 ottobre 2016) con un fucile ad aria compressa hanno sparato alle finestre del mio ufficio. In un paio di occasioni hanno inviato cartucce. L'ultima 4 giorni prima delle elezioni delle 2017. L'autore è reo confesso e ciononostante hanno archiviato il caso, ma ho fatto ricorso, perché secondo il giudice la minaccia era tenue. “La carta con cui hanno inviato il proiettile era troppo stropicciata”, ha scritto», spiega Giacalone all’Espresso. Dopo un’ispezione, i carabinieri hanno consigliato il sindaco di mettere in sicurezza la propria abitazione con l’installazione di una dozzina di telecamere a circuito chiuso.

«Sono cose che non incoraggiavano ad andare avanti», commenta ancora il sindaco, ma che non hanno fermato le sue battaglie. Nel 2017 Giacalone è stato rieletto sindaco con oltre il 60% dei voti e il 17 dicembre Petrosino si è classificato al terzo posto nella speciale classifica dei Comuni più virtuosi d’Italia, iniziativa promossa ogni anno dall’Associazione dei Comuni Virtuosi con il patrocinio di Ministero dell’Ambiente, Ispra, Anci, Borghi Autentici d’Italia e Agenda 21 Italia.

Ma la parte più bella della sua esperienza è stato il coinvolgimento di tanti giovani e di altri Comuni della Sicilia con i quali Giacalone ha condiviso valori, visioni e missioni politiche. «Energia pura che si è attivata per migliorare la nostra regione. In Sicilia ho incontrato tanti ragazzi e ragazze che vogliono uscire dagli schemi e mettersi in gioco per cambiare le loro città. È nato tutto in maniera semplice e naturale: ci hanno contattato da altre città e ora abbiamo una rete, che abbiamo chiamato Network. Facciamo poi iniziative con giovani e sindaci di Montelepre, Lentini, Sciacca, Salemi, Marsala e Trapani».

È stata proprio l’energia sprigionata dai giovani a spingere Giacalone a impegnarsi sin dall’inizio, per difendere la spiaggia di Petrosino, in una battaglia di civiltà che si è poi trasformata in battaglia politica. «Ho imparato dagli inglesi la cosa giusta da fare. Ma dai siciliani ho imparato a lottare per realizzarla», dice Giacalone al Guardian. Nessun investimento miliardario nei suoi anni da manager finanziario può dare la stessa soddisfazione che sconfiggere la cultura mafiosa.

Foto in anteprima via itacanotizie.it

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