Forse non lo sapete ma Matteo Renzi è un cyborg

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Foto via Flickr. Se vuoi leggere subito la parte in cui si parla di Ezio Greggio clicca qui.

“Arrivo, arrivo!” è un famigerato tweet di Matteo Renzi, allora premier incaricato a consulto da Napolitano. “#ArrivoArrivo” ("La corsa di @matteorenzi da Twitter a Palazzo Chigi" - Matteo Grandi, Roberto Tallei) #vorrebbe essere il racconto per tweet della scalata politica dell'ex sindaco. Stando agli autori, all’#ascesa di Renzi su Twitter sarebbe corrisposta anche quella politica, una marcia irrefrenabile condizionata dallo stesso social network, come un Napoleone armato di «cinguettii» (i termini che derivano da "cinguettare" compaiono in totale 29 volte) in #una «campagna d'Italia» rivoluzionaria fatta di «slogan e messaggi che piacciono alla gente».

Ma perché “vorrebbe”? È qui che si incontra il primo e principale problema del #libro, che non può essere ignorato. Ed è questo: gran parte dei tweet citati - e scandagliati con la pretesa di farne ‘evidenze scientifiche’ della capacità politica e comunicativa del premier - sono in realtà i feed dei post di Facebook, che vengono pubblicati automaticamente su Twitter #troncando lo status e rimandando alla fonte. Non tweet: proprio messaggi inviati da Facebook che su Twitter spesso non hanno neppure senso compiuto.

 

Spesso erroneamente scambiati per messaggi enigmatici da «approfondire» poi su Facebook, questi tweet tronchi #vengono definiti talvolta furbo espediente («sistematica porta d'accesso»), talvolta inutile «lungaggine» abbandonata col crescere della dimestichezza, quando in realtà non si tratta d’altro che dell’esemplificazione più rudimentale del concetto di RSS [vedi qui per #approfondire anche tu] e della scelta di un social network #sull'altro. Per di più, un'altra buona parte dei tweet presi in esame porta la firma “staff”, e si tratta quindi di citazioni di frasi pronunciate dal premier - e non propriamente “digitate” - in conferenze, presentazioni, #interviste, comizi (senza #dimenticare i semplici lanci spam dei contenuti del sito, i titoli delle newsletter e i libri in #uscita). Né più né meno delle dichiarazioni da lasciare alle agenzie, da pronunciare prima del tg di #Mentana - pubblicate però su Internet (su Facebook #e su Twitter).

#La #domanda: come si può reggere l’intero libro su tweet, e ricavarne delle interpretazioni (sull’uomo e sul politico - i post vengono definiti più di una volta «Manifesto del pensiero renziano»), quando quei tweet non sono #effettivamente dei tweet? La critica non è solo strumentale: il problema è tanto più significativo se si pensa al fatto che la scelta di Twitter come piattaforma #paradigmatica sta decisamente alla base dell’analisi degli autori. Ed è centrale: Twitter viene indicato come strumento di modernità a priori, e il suo utilizzo come veloce, disincantato, arguto, formidabile e umile proposito di chi lo utilizza. In una parola, uno strumento perfettamente applicabile alla figura pubblica e privata di Renzi, restando aderenti al mito che gli si è costruito attorno. Non è solo il #metodo a mostrarsi effettivamente debole: il discorso, #sin dal principio, perde ogni sua logica, inficiando tutto il resto della ‘ricerca’. È come se mi #mettessi ad analizzare i tweet di Ezio Greggio pretendendo di attribuirgli una valenza politica e un #portato rivoluzionario che non hanno - o che quanto meno non posso certificare quantitativamente.

Il libro è ricco di queste interpretazioni, desunte da luoghi comuni sul racconto del presidente del Consiglio, quasi sempre privi del conforto dei dati (ci si imbatte in frasi tipo «secondo recenti ricerche», senza effettivi riferimenti alle ricerche), come quando si spiega che Renzi lancia «tormentoni» (spesso «sferzanti») ripresi a cascata «dalla rete» (chi?), ci si adegua pacificamente agli stereotipi renziani di velocità (quando?), rapidità (esemplare la frase «Renzi dà il meglio di sé quando sfodera brillantezza»), #freschezza («Sindaco popstar»), giovinezza e #connessione col popolo (lo riscopriamo semplice «ragazzo alle prese con Twitter» e «con la passione per Jovanotti e i Negrita»), un uomo nuovo tutto diverso «dai soliti dinosauri». Immancabili i riferimenti al termine «smart» (che compare 16 volte) e ad altre parole pacchianamente giovanilistiche #contenute anche nella prefazione e nella postfazione di #LucaSofri e @Iddio (surf, dj, Fonzie, folletto, juke box).

#Egli è un super-uomo «Apple-addicted» (ma sarà salutare, per un presidente del Consiglio, dirsi addicted di una public company?) che trasla fino alla completa e radicale identificazione "Renzi-Twitter", una specie di #cyborg«tutt’uno con lo smartphone» capace di ergersi a rappresentante di un’intera categoria (a lui, comunque, totalmente estranea): quella dei «giovani “convergenti”» (ossessivamente digitali e multitasking), che nel libro vengono persino definiti «i Renzi italiani» (#renziitaliani). È l'alba di un'umanità nuova, e voi rischiate di #perdervela (correte a riattivare le notifiche di Twitter). In questa specie di effettivo breviaro del renzianesimo, a Renzi tutto #è perdonato, in un condono #tombale che smussa velocemente i tweet ostili (e oggi ambigui) agli accordi con Berlusconi e sulle larghe intese perché Renzi è pronto «a metterci la faccia, sempre» - o quanto meno l'avatar. Segue analisi dell’attività su Twitter del noto comico piemontese Ezio Greggio.

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È lui o non è lui? Ma certo che è lui
(
È lo spread che cala!)

Un’analisi dei tweet della carriera di Ezio Greggio rischia di apparire un po’ prematura e forse lievemente agiografica. D’altro canto, il mezzo sembra aderire perfettamente ai precetti moderni di velocità e lucidità d’analisi, in un mondo nel quale tutti corrono e non c’è più il tempo per un libro o una carezza - sullo sfondo, di certo, la crisi. Diventa quasi automatico fare di Twitter il più grande calderone dell’animo umano, una zuppa pronta in pochi minuti da scandagliare saggiandone una ad una la patata, il fagiolino, il cuore di sedano. Bontà.

Quando Ezio Greggio posò per la prima volta il pollice sul jogweel del suo Blackberry, e da lì il cursore su “tweet it!”, non poteva sapere che il suo primo cinguettino avrebbe cambiato la storia della comicità di questo paese e dato man forte alla nostra economia contro l’inarrestabile ascesa dello spread tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani.

 

Questo tweet, degno di godere di una cornice aurea e di una sua parete in un museo della comunicazione moderna e della cortesia, è il primo cipcip del nostro comico - proprio il numero uno, abbiamo fatto una ricerca. Certo, ancora un po’ impacciato, ingenuo in quel suo richiamo ai sostenitori, ancora non definiti “follower” come da prassi, ma è la rupture: nei giorni a seguire Greggio non lesinerà critiche a sé stesso, invitandosi a partecipare di più alla conversazione.

 

Persino rispondendo a della gente. Gente comune come te.

 

Ezio, in fondo, è un signore non ancora troppo anziano che vuole restare - come sempre è stato - al passo coi tempi, pur parlando come uno di noi: è un amante della buona satira

 

Uno sferzante fustigatore delle ruberie politiche, protettore del bene comune

 

Un uomo di cuore che non scorda gli amici

 

Davvero: uno di noi (e a noi piace per questo): diverte e si diverte

 

Anche a guardare le partite, a tifare la sua Juve, di cui è sfacciatamente tifoso

 

L’ideologia greggiana ha fatto fondo per decenni a un immaginario più analogico che digitale, sfuocato nella trasmissione radiotelevisiva quanto potente nel messaggio: un fulmine di cui larga parte d'Italia è follemente innamorato, secondo alcuni pareri ai quali attribuiamo una certa scientificità per ragioni affettive. La battuta anche fuori dalle righe, il sorriso americano, i vestiti di scena: nulla è lasciato al caso, in un turbine di trovate e ammiccamenti che hanno relegato le spalle comiche che gli si sono succedute accanto negli anni, da Lello Arena a Enzo Iachetti, a poco più di comparse - non a caso di Iachetti non c’è traccia su Twitter (almeno dal 2012, piena crisi economico-istituzionale), come se Il Sor Ezio (lol!) l’avesse spinto fuori dai confini di un palcoscenico tutto nuovo in una digitalissima Notte dei Cristalli.

 

Se la classe comica italiana, però, si era sempre contraddistinta per un certo edonismo di fondo, il disincanto e/o il disinteresse per il bene comune e la politica come cura della cosa pubblica, Greggio invece non ha mai lesinato nel suo impegno civile, giungendo voglioso come una grossa sfera di ferro nella pista lastricata della comicità e sormontata dai birilli del facilone battutismo italico (STRIKE!). Metti il gel sui capelli, metti il suo twittare sempre meno bolso, lo spread Italia-Germania conosce il suo punto più basso tweet dopo tweet, un “Greggio” dopo l’altro, come se il comico avesse voluto accompagnanare la discesa agli inferi dell’indice e lanciare un nuovo rinascimento italiano, come se quel cognome (“Greggio”) fosse davvero benzina per una ripartenza.

 

È il primo dell'anno. Di lì a poco il differenziale tra bund e titoli italiani crollerà sotto i 200, risultato migliore dal 2011. La corrispondenza di amorosi sensi tra il twittare di Ezio Greggio e lo spread al ribasso, dopo poche settimane, appare quasi scontata: Ezio - sempre più disinvolto - ragiona con gli italiani sull’Italia, sulle aziende sane e sui "gioielli di famiglia" del paese, in un impegno civile mai domo, che ne farà la sua cifra distinguibile e leggendaria.

 

In fondo il mito dell'impegno e della trasparenza, fortemente perorato nei suoi j’accuse su Striscia, su Twitter non fa che trovare dei riferimenti espliciti, una continuità naturale, come se i “cinguettii” fossero un po’ il manifesto della sua bonaria comicità

 

Non mancheranno momenti bui, certamente. Greggio è personaggio genuino e talvolta burbero, brusco ma di cuore, capace di incorrere - come tutti - in qualche errore sui quali però non indugeremo perché non è sede - e tanto se lo fa Gasparri che lol.

Ezio Greggio è pronto a metterci la faccia. E se ci stringiamo un po’, anche gli arti superiori - ché poi dopo passa e ci abbraccia tutti.

 

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