Scuola, dal tirocinio alla cattedra: l’odissea degli aspiranti insegnanti


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Articolo in partnership con i quotidiani del gruppo Espresso.
Di Maria Chiara Furlò e Andrea Zitelli

«Dalla scuola riparte un Paese», diceva Matteo Renzi il 24 febbraio scorso nell’aula del Senato. È degli ultimi giorni la notizia dello sblocco del pensionamento di 4000 insegnanti (update: il provvedimento è poi saltato per mancanza di copertura), ma in fila per diventarlo ce ne sono 620mila. In Italia un professore su cento ha meno di trent’anni. Gli over cinquanta invece sono più della metà. Per l’Ocse, l’Italia vanta il primato del Paese con gli insegnanti più anziani. Quarantanove anni l’età media dei docenti, sei in più rispetto alla media dei 33 Paesi analizzati dal rapporto Talis 2013, l’Indagine Internazionale sull’Insegnamento e Apprendimento. Nelle scuole italiane in media insegnano le stesse persone da vent’anni. Tanta esperienza, ma per le nuove leve è quasi impossibile cominciare a farsela. Graduatorie, supplenze, abilitazioni, “concorsoni” e tanti anni che se ne vanno mentre si rincorre l’agognata cattedra.

In questi giorni migliaia di aspiranti insegnanti sono alle prese con le prove preselettive per poter accedere al Tfa (Tirocinio Formativo Attivo). Sono oltre 147 mila i laureati specialistici che hanno presentato domanda di iscrizione e che entro il 31 luglio sosterranno il primo step, le prove a quiz, di un lungo percorso che dovrebbe infine portarli nelle scuole. Il condizionale è d’obbligo, visto l’odissea che aspetta chi intraprende questa strada.

Come funziona

 > Tirocinio Formativo Attivo

I posti disponibili sono 22450 (più 6600 per gli insegnanti di sostegno). Rispetto alle domande presentate, andrà bene solo a un candidato su cinque. Sempre che non succeda come nel 2012, quando i vincitori del primo ciclo del Tfa furono solo 11 mila su 20 mila posti disponibili. Ma il traguardo non è la cattedra, ancora molto lontana. All’articolo 1 del bando di selezione viene chiarito infatti che il numero corrisponde alle persone che potranno accedere ai corsi di tirocinio formativo attivo, riferiti alle discipline da insegnare, divise per regione.

La Lombardia con oltre 3000 posti disponibili è la regione che offre più possibilità.

I futuri tirocinanti saranno distribuiti equamente tra Nord e Sud.

Fra gli insegnamenti più richiesti, al primo posto c’è l’accorpamento dell’italiano, dell’educazione civica, della storia e della geografia nelle scuole medie con 2828 posti disponibili. Subito seguiti da matematica, chimica, fisica e scienze naturali, sempre alle medie (1814), e dalle materie letterarie nelle superiori (1494). Solo un posto in Campania, invece, è previsto per chi è interessato a insegnare disegno tecnico e un altro in Friuli Venezia Giulia per l’insegnamento dello sloveno. Diciassette i posti per i futuri docenti di “arte del vetro”, ventidue per “l’arte del disegno animato”, 182 per “scienza degli alimenti”.

> Dalle Ssis al Tfa

Il Tfa ha mandato in pensione le Ssis, le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario, di durata biennale, finalizzate alla formazione degli insegnanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Le Ssis costavano intorno ai 1500 euro l’anno, iniziarono la loro attività nell 1999-2000 con l'avvio del I ciclo e furono chiuse definitivamente 9 anni dopo. La norma che ora regola il percorso per la formazione dei nuovi professori è il decreto ministeriale n. 249 del 10 settembre 2010, firmato dall’allora ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini (governo Berlusconi). Il provvedimento ha stabilito che per ottenere l'abilitazione all'insegnamento è necessario frequentare presso le Università uno specifico corso annuale della durata di 1500 ore. Appunto il Tfa, al termine del quale si svolge l'esame di abilitazione all'insegnamento. I corsi sono a numero chiuso e prima del superamento delle prove di valutazione (un quiz, una prova scritta e poi un orale) è necessario possedere dei titoli di accesso all'insegnamento.

> Costi

Iscriversi alla selezione costa tra i 50 e i 150 euro, in base al numero delle discipline di insegnamento scelte. Poi, una volta superate tutte le prove, bisognerà pagare il costo del corso che varia di regione in regione in base alle università che li organizzano. Nel 2012 è stato avviato il primo ciclo di Tfa che ha abilitato 11 mila aspiranti insegnanti. Duemilacinquecento euro il prezzo medio pagato da chi ha passato la selezione per frequentare il corso. I tirocini del 2014 dovrebbero partire entro fine anno e in Valle d’Aosta, per esempio, costeranno 3500 euro.

> Oltre al Tfa ci sono le graduatorie e i Pas, con le loro problematiche

Chi non riesce a superare la selezione del Tfa ha però ancora una speranza, la graduatoria “d’istituto”, che però non è a scorrimento e permette solo l’accesso alle supplenze. Come spiega il Miur, il reclutamento dei docenti avviene tramite tre diversi tipi di graduatoria: ad esaurimento, di merito e d’Istituto. Ogni anno in base ai posti che si rendono disponibili nelle scuole statali, vengono attinti dalle graduatorie ad esaurimento (50%) e da quelle di merito (50%) gli insegnanti per le “immissioni in ruolo”, ovvero attraverso un contratto a tempo indeterminato. Ma il problema principale è quello di smaltire file di centinaia di migliaia di persone in attesa.

> Graduatorie ad esaurimento (GaE)

Sono iscritti i professori provvisti di abilitazione all'insegnamento. Le graduatorie sono su base provinciale e aggiornate ogni tre anni per i titoli e le posizioni degli iscritti, ma sono chiuse all'inserimento di nuovi nominativi, quindi anche a quelli di chi ha passato il Tfa nel 2012 e di chi passerà il prossimo. Dal 2008, infatti, non è più possibile iscriversi a queste graduatorie, che sono destinate a esaurirsi. Ad oggi però contano ancora 154.398 persone. In questo elenco però grazie a ricorsi al giudice amministrativo, si sono ultimamente iscritti gli ”ex-congelati Ssis”, ossia quelli che non erano riusciti a concludere le scuole di specializzazione prima che fossero chiuse, ma hanno potuto frequentare in sovrannumero il primo ciclo di Tfa.

> Graduatorie di merito

Sono presenti gli 11.892 vincitori del concorso pubblico a cattedre del 2013, quello voluto dall’allora ministro dell’Istruzione Francesco Profumo (governo Monti). L’elenco è stato creato per sostituire quello corrispondente all'ultimo concorso del 1999. La graduatoria sarebbe dovuta durare 2 anni, ovvero il tempo necessario all'immissione in ruolo di tutti i vincitori, o almeno così stimava il Miur. Ad oggi, però ancora in 8 mila non sono riusciti a diventare professori a tutti gli effetti.

> Graduatorie di Istituto

Sono utilizzate dai presidi degli istituti scolastici solo per assegnare supplenze, più o meno lunghe, e sono articolate in 3 fasce. La prima è composta dagli iscritti alla Graduatorie ad Esaurimento (oltre 154 mila). La seconda è riservata ai docenti abilitati ma non iscritti nelle GaE (quindi anche primo ciclo Tfa e Pas). L’ultima è per chi non è abilitato, ma possiede un titolo di studio valido per l'accesso all'insegnamento oppure per i Tfa primo ciclo che non sono ancora riusciti a passare in seconda fascia.

> I Pas (Percorsi abilitanti speciali)

Per chi - passando attraverso le terza fascia delle graduatorie d’Istituto - ha collezionato diversi anni di supplenze senza essere riuscito ad abilitarsi all’insegnamento, c’è una possibilità in più, che ha però contribuito ad allungare di molto le code in graduatoria. I Percorsi Abilitativi Speciali (Pas o anche detti “Tfa speciali”) sono dei corsi universitari annuali riservati, infatti, a chi ha lavorato con contratto a tempo determinato nella scuola statale e paritaria per almeno tre anni. Per frequentare i Pas non occorre superare un concorso, come avviene per il Tfa, basta fare domanda al Miur. Il corso ha durata annuale, la frequenza è obbligatoria e si conclude con un esame finale che ha valore abilitante. Dopo aver superato l’esame, quindi, l’insegnante ottiene finalmente l’abilitazione e può concorrere per l’assegnamento di una cattedra, nelle scuole elementari, medie o superiori. I costi sono molto simili a quelli del Tfa: all’Università Federico II di Napoli si spendono 2316 euro , a quella di Parma 2.200.

Quello che non va

 

> Il “concorsone” del 2012 e i numeri di quello del 2015

«Basta graduatorie, concorsi ogni due anni». Così l’ex ministro dell’Istruzione Profumo intervistato da Repubblica nel settembre del 2012, quando annunciò l’allora imminente “concorsone” che poi si svolse nella primavera del 2013 con 11.892 vincitori. Di questi, però come già scritto, otto mila sono ancora in attesa della cattedra. «Abbiamo due necessità - spiegava allora l’ex ministro del governo Monti - svuotare una graduatoria dove sono iscritti in 163 mila e dare continuità ai concorsi, farli tornare un'abitudine di questo Paese». Un programma che sembra essere rispettato solo nella previsione della prossima prova, visto che l’attuale ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha annunciato un concorso nella tarda primavera del 2015 per 17 mila docenti. Gli aspiranti insegnanti però sono molti di più. Facendo un rapido conto degli abilitati, ossia di tutti coloro che hanno maturato un diritto alla cattedra, potenzialmente potranno partecipare al prossimo concorso, sia gli 11 mila “tieffini” del primo ciclo che i 66 mila passati attraverso i Pas. Il ministro Giannini ha precisato che non si verificherà la stessa situazione del 2013, quando i “tieffini” del primo ciclo furono esclusi dal concorso. Questa volta quindi potranno iscriversi anche i 22450 (insieme ai 6600 del sostegno) del secondo ciclo Tfa. In totale, approssimativamente almeno 106.050.  I posti sono 17 mila, solo il 16% riuscirà quindi a vincere il concorso: 1 su 6.

> Che fine hanno fatto i “tieffini” del 2012

Mentre in questi giorni si svolgono le selezioni per il Tfa del secondo ciclo, gli 11 mila abilitati del primo non hanno ancora visto la cattedra che gli spetta. Un percorso che già nelle prime fasi aveva incontrato problemi. Una domanda su cinque dei test per l’ammissione, infatti, era risultata formulata in maniera sbagliata. Molte le proteste dei partecipanti, con l’allora ministro Profumo che, per correre ai ripari, aveva nominato una commissione per controllare i test. Risultato: le domande errate o ambigue erano state considerate corrette, con il conseguente aggiornamento dei risultati. Ma i disagi non finiscono qui.

Prima di tutto, i ”tieffini” del primo ciclo non hanno potuto partecipare al concorso indetto, sempre nel 2012 - il primo dopo ben 13 anni - da Profumo. L’esclusione ha riguardato però anche le graduatorie. Sia quelle a “esaurimento”, che la seconda fascia di quelle “di istituto” perché entrambe già chiuse e aggiornabili ogni tre anni. Nicolò Marchese è uno di loro. Trent’anni, laureato in Filologia Moderna ha frequentato il corso del Tfa del 2012 per le discipline di lettere e latino all’università di Potenza, abilitandosi alla professione nel 2013. «Fare un corso che ti avvicini alla scuola più gradualmente invece di essere buttato in classe senza affiancamento, è sempre utile. Anche se - commenta Nicolò - alcuni docenti non erano professori d’esperienza, ma altri precari che costavano meno a chi programmava il corso».

Ad oggi, Nicolò è ancora iscritto nelle graduatoria di istituto, terza fascia, quella in cui avrebbe potuto iscriversi anche senza sostenere le prove di valutazione prima, e il Tfa dopo. «L’unica cosa che ho potuto fare grazie all’abilitazione - dice Nicolò - è la domanda per entrare in seconda fascia, ma sto ancora aspettando». Gli è stata negata l’iscrizione alle altre graduatorie e al concorsone del 2013, possibilità che invece gli era stata promessa e che avrebbe potuto farlo mettere “in fila” per l’immissione in ruolo. «Manca un progetto globale educativo che sia veramente pensato per le nuove generazioni di insegnanti e non solo per la contingenza degli eventi politici», spiega ancora Nicolò che continua, «Non solo non so quando avrò una cattedra ma neanche quando entrerò in graduatoria per l’immissione in ruolo, momento in cui comunque sarò confuso con chi ha frequentato i Pas, senza essere mai stato valutato, mai sottoposto a test».

> La mancata tutela del numero chiuso e “l’invasione” dei Pas

Quella con i colleghi dei Pas è una polemica antica nel mondo della scuola e ricca di luoghi comuni da sfatare. «Si tende spesso a identificare chi partecipa ai Pas con persone di una certa età e famiglia a carico, quindi con importanti necessità a cui far fronte. Ma i Tfa non sono frequentati solo da ventenni. Seduti ai banchi vicino a me c’erano colleghe incinte e padri di tre figli», conclude Nicolò. L’età media dei partecipanti al Tfa è di 38 anni, come conferma il coordinamento nazionale Tfa ordinario. La portavoce, Arianna Cipriani, sottolinea che chi ha frequentato il primo ciclo del Tfa «non è stato danneggiato solo dalla promessa mancata di partecipazione al concorso 2013, ma anche dall’invasione dei 66 mila abilitati Pas che, facendo saltare ogni logica legata al fabbisogno, hanno annullato la tutela del numero chiuso».

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha poi assegnato un bonus di ventiquattro punti ai “tieffini” per premiare il loro percorso selettivo rispetto ai Pas. I sindacati (FLCGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA) hanno però fatto ricorso al Tar contro questo provvedimento. «Ricorrere contro il bonus significa volere l'annullamento simbolico di una frangia di docenti precati rei di aver passato una selezione», ha commentato Cipriani aggiungendo, «anche se il Tar non ha concesso la sospensiva e rinviato la sentenza ad aprile 2015, siamo ancora preoccupati rispetto all’esito di questa situazione che potrebbe arrivare anche davanti al Consiglio di Stato».

Come si diventa insegnanti in Europa 

> Francia

In Francia c’è il problema opposto a quello italiano: i candidati insegnanti sono troppo pochi. La legge che lo scorso anno ha riformato il sistema scolastico francese ha introdotto le  Scuole superiori per la formazione dei docenti e del personale educativo (ESPE- Ecoles supérieures du professorat et de l’éducation) i corsi durano due anni e sono responsabili della nuova formazione degli insegnanti e dei professionisti dell’istruzione. Queste nuove istituzioni hanno sostituito il vecchio IUFM (Istituto universitario di formazione per gli insegnanti). Per diventare professori resta necessario passare un concorso pubblico. Il requisito minimo è la cioè il Bac+3 (l’equivalente della nostra maturità con in più tre anni di istruzione superiore, ossia la nostra laurea breve). I tipi di concorsi sono due, a seconda del livello scolastico nel quale si vuole lavorare. Per insegnare nelle scuole materne o elementari c’è il CRPE (Concours de recrutement des professeurs des écoles). Un concorso che si svolge nelle 31 Académie sparse sul territorio nazionale e che prevede quattro prove scritte e orali. Per lavorare nelle scuole di secondo livello, collèges e lycées (equivalenti delle nostre medie e superiori) bisogna ottenere un CAPES (Certificat d’aptitudee au professorat de l’enseignement du second degré) per le discipline generali o un CAPET (Certificat d’aptitude au professorat de l’enseignement technique) per le discipline tecniche.

> Germania

Nel report Diventare insegnanti in Europa. Una comparazione tra quattro Paesi (2013) di Gianluca Argentin e Orazio Giancola si spiega che la formazione degli insegnanti tedeschi si compone di due fasi. La prima si svolge dentro le università (che stabiliscono i requisiti d’accesso). Obiettivo è l’apprendimento “delle conoscenze relative alle diverse materie/discipline ‘accademiche’ ed i corrispondenti argomenti didattici”. La durata prevista, che cambia a seconda dei regolamenti dei Land, può durare dai 6 ai 7 semestri per gli insegnanti di scuola primaria e 8 o 9 semestri per quelli della secondaria. Si conclude con un “primo esame di stato” (Erstes Staatsexamen).

Nell’organizzazione della seconda fase, invece, le università non c’entrano, ma la supervisione spetta al ministero dell’Istruzione di ogni Land. La finalità è pratica e ha lo scopo di formare gli insegnanti per i loro incarichi professionali e il lavoro a scuola. Questa seconda fase dura tra 1,5 e 2 anni. Al termine c’è il “secondo esame di Stato” (Zweites Staatsexamen). Entrambe le prove finali sono controllati dal ministero dell’Istruzione di ogni Land. Al termine delle due fasi alla maggior parte dei professori viene “assegnata una posizione vacante dall’amministrazione scolastica competente, principalmente sulla base dei risultati dei due esami”. Ma i docenti, in alternativa, possono anche proporsi per gli incarichi vacanti alle singole scuole. In generale, gli insegnanti tedeschi sono dipendenti pubblici e dopo tre anni di entrata in servizio ottengono un incarico permanente.

> Spagna

Fino al 2008 in Spagna per ottenere l’abilitazione all’insegnamento bastava un anno di corso. In questo modo si conseguiva il CAP: certificato di attitudine pedagogica. Poi, per adeguarsi alla normativa europea di settore, le cose sono cambiate e ora bisogna frequentare un Master Universitario en Profesorado de Enseñanza, comprensivo anche di tirocinio nelle aule e insegnamenti pedagogici e didattici. Come spiega Francesco Rocchi in questo post su NoisefromAmerika.org dedicato all’assunzione degli insegnanti e alla qualità delle scuole europee, “in Spagna l’assuzione degli insegnanti è all’interno del sistema del pubblico impiego, che viene gestito dalle Comunità Autonome (Catalogna, Andalusia, Castiglia e Leon, ecc.)”. Sono le Comunità Autonome locali quindi a gestire il personale educativo nella loro giurisdizione, non un sistema centrale come avviene in Italia. Nel rapporto Eurydice Cifre chiave degli insegnamenti e i capi d’istituto in Europa (2013) emerge che nella scuola pubblica

 l’accesso al posto di insegnante è soggetto al superamento di un concorso che comprende tre fasi: un esame che valuta le specifiche conoscenze relative alla specializzazione scelta, l’attitudine all’insegnamento e la padronanza delle necessarie metodologie di insegnamento; una selezione per meriti che valuta l’idoneità dei candidati (nella fattispecie il background formativo e l’eventuale esperienza di insegnamento pregressa); un periodo di prova durante il quale i candidati prescelti devono dimostrare la loro attitudine all’insegnamento.

> Paesi scandinavi

In Finlandia gli studenti sono quelli che si posizionano meglio nella valutazione internazionale del rapporto OECD-Pisa. Queste performance hanno generato una forte curiosità nei riguardi del sistema scolastico finlandese, dove il possesso all’abilitazione all’insegnamento è obbligatorio e i posti di lavoro vengono banditi sui media. Le modalità di selezione e le assunzioni stesse vengono decise dalle singole scuole e dalle autorità locali che le governano (i comuni), ogni candidato è valutato esclusivamente a livello locale. Nel dossier dell'Osservatorio Internazionale dell’Education del 2014 si specifica che dalla fine degli anni Settanta, la formazione degli insegnanti finlandesi è stata completamente integrata nel sistema universitario, includendo un approccio basato sulla ricerca e una laurea magistrale per quasi tutte le categorie di insegnamento.

In Norvegia invece è previsto che ad assumere gli insegnanti siano i “proprietari” della scuola, come continua il post di Rocchi: “nel caso della scuola secondaria inferiore i comuni, mentre la secondaria superiore è gestita dalle contee”. Le scuole preparano graduatorie, basate su titoli, voti e anni di servizio, in cui vengono inseriti tutti i candidati che si presentano per il posto. Per attrarre insegnanti particolarmente qualificati, le scuole possono stabilire aumenti salariali.

Come in Francia, anche in Svezia è difficile trovare nuovi insegnanti. Come spiega Alex Cornazzoli su Chefuturo!, negli scorsi anni è stata fatta la campagna “Un incentivo per gli insegnanti”, che prevedeva l’aumento del salario e una formazione in itinere con la possibilità, per chi non ha il titolo universitario, di laurearsi mentre lavora. Per diventare insegnante in Svezia ci sono due strade. La prima è iniziare un percorso di studi dedicato proprio all'insegnamento. Questo corso dura 5 anni in cui si studiano le due materie che si vogliono insegnare e allo stesso tempo, la pedagogia, la didattica delle materie e le  istituzioni scolastiche. C'è poi un periodo di praticantato. La seconda è quella scelta da Antonio Saracino, 31 anni, che da Trani si è trasferito in Svezia, dopo una laurea in mediazione linguistica e culturale alla Statale di Milano dove ha studiato svedese e tedesco. «La mia è una specializzazione della durata di un anno e mezzo studiata per chi ha già una laurea (è sufficiente la triennale), ma ci sono anche altre vie - spiega Antonio - ci sono gli annunci online di lavoro nelle scuole, oppure ci si può direttamente proporre se si ha qualche competenza particolare. Ad esempio, - continua - un mio collega  era meccanico di auto e ha fatto il tirocinio in una scuola, prima ancora di prendersi la specializzazione ha avuto talmente tanto successo che gli hanno proposto un contratto fantastico, ha mollato il corso e si è messo a lavorare lì».

> Stipendio insegnanti in Europa 

Simone Cosimi, in un articolo su Wired, basandosi su dati Eurydice, presenta in un grafico il reddito annuo lordo degli insegnanti nelle scuole statali secondarie superiori in Europa

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