Facebook Connection: il braccio della CIA e la sorveglianza digitale


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Un archivio da un miliardo di utenti
1 miliardo di utenti, oltre 1 miliardo di pagine visitate al mese, tra 120 e 130 contatti per utente, 90 azioni mensili per amico, per circa 11.000 azioni realizzate nel proprio gruppo di riferimento. Questi sono i numeri che quotidianamente macina EdgeRank, l'algoritmo di Facebook che determina la visibilità di un “post” sul Wall, assegnando un valore ad ogni interazione tra ricevente e mittente del messaggio sulla base di 3 elementi: affinità, rilevanza, tempo. È EdgeRank che decide cosa vediamo su Facebook (perché vedo sempre i post di Tizio e non quelli di Caio?), ma anche come e con chi comunichiamo. Non è altro che un algoritmo di classificazione di contatti sociali!

Facebook è il gestore del più grande archivio del mondo, e comprende circa un settimo della popolazione. Gli utenti forniscono i loro dati spontaneamente, sapendo che è il prezzo da pagare per poter usufruire gratuitamente del social network.
I dati sono raccolti durante la navigazione su Facebook, ma anche su tutti i siti che sfoggiano gli onnipresenti bottoni (like, share), ma anche da affiliati, inserzionisti e clienti di Facebook.
I dati sono utilizzati per confezionare gli avvisi pubblicitari personalizzati che vediamo ai lati della pagina Facebook.

O forse no?

Da Facemash a Facebook
Facebook nasce nel 2003 quando Mark Zuckerberg frequentava Harvard. All'epoca si chiamava Facemash, e comparava due persone alla volta recuperandone foto e dati dal database delle università (vota la ragazza più carina). Zuckerberg fu accusato di violazione della privacy e dei diritti d'autore, e il sito chiuso. Le accuse furono poi ritirate.
Dall'ampliamento di quel progetto nasce poi Facebook, uno strumento sociale esteso prima alle università americane, poi a tutto il mondo.
Nel 2004 la società fissa la sua sede a Palo Alto, in California. Già allora il software riceveva forti critiche: Facebook isola la gente al suo posto di lavoro, Facebook incoraggia ad avere molti “amici” privilegiando la quantità alla qualità, Facebook alimenta il nostro narcisismo... ma soprattutto Facebook è lo strumento dei venture capitalist. Come PayPal, non è altro che un esperimento sociale espressione di un libertarismo neoconservatore: su Facebook puoi essere chi vuoi tu, purché accetti di vendere te stesso alle multinazionali.

Infatti, il primo investitore di Facebook, con mezzo milione di dollari, è il cofondatore di PayPal, Peter Thiel. E chi è Peter Thiel?
Nato a Francoforte, laureato in filosofia a Stanford, membro del consiglio direttivo di Facebook, considerato uno dei gestori di hedge fund più abile al mondo, tramite la sua azienda finanziaria Founders Fund influenza l'intera Silicon Valley. Più di un capitalista intelligente e avido lo si può considerare un attivista neocon. Sostiene che il “multiculturalismo” ha ridotto le libertà degli individui, è fondatore di un giornale di destra, nonché membro di TheVanguard, un gruppo di pressione conservatore che opera sul web in contrapposizione a MoveOn.org, altro gruppo di pressione ma di tendenze liberali. TheVanguard è una comunità online di americani che credono nel libero mercato e lo Stato ridotto ai minimi termini. Il suo scopo è promuovere politiche per rimodellare l'America e il mondo.
L'idea di Thiel è che si possono trovare valori nei contatti sociali, e per questo occorre ampliarli andando oltre i confini nazionali. Quindi fonda PayPal e poi investe in Facebook. La domanda è: si possono creare comunità sociali transnazionali? Per altri, invece: si possono fare soldi con l'amicizia?
Facebook è l'ideale, sostanzialmente non fa nulla ma si limita a mediare i rapporti sociali. La teoria secondo la quale gli esseri umani tendono a muoversi in gruppo, come greggi di pecore, fa il resto.

Internet incarna il sogno di ogni neocon, spezza i confini nazionali consentendo di aggirarne i limiti (e quindi le leggi): paradisi fiscali, globalizzazione, accesso contemporaneamente ai mercati di tutto il mondo, capacità di spostare soldi da una parte all'altra del mondo con un click, impossibilità per i governi di un controllo effettivo sulle aziende transnazionali, e di imporre loro delle restrizioni legali.
Nessuna rivoluzione proletaria, nessun assalto alle banche può avere un qualche risultato se i soldi sono tutti alle Cayman!

Thiel è anche membro del gruppo Bilderberg, dove inoltre troviamo il fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, ed Erich Schmidt, presidente del consiglio di sicurezza di Google, Bill Gates, presidente di Microsoft, e Jeff Bezos, fondatore e Ceo di Amazon, e Chris Hughes, altro fondatore di Facebook.
Nel Bilderberg, una congregazione che annovera rappresentanti del mondo della finanza, della politica e dei media, che si riunisce una volta l'anno per discutere dei problemi del mondo, siede anche Alexander Karp, Ceo di Palantir Technologies, azienda della quale Thiel è il principale investitore nonché direttore.

Il braccio della CIA
Scorrendo l'elenco degli altri investitori di Facebook notiamo la Greylock Partners. Uno dei soci della Greylock è Howard Cox, il quale lavorava nel Ministero della Difesa Usa e per un certo periodo è stato nel Business Board del Pentagono. Inoltre è membro del consiglio della In-Q-Tel.
La In-Q-Tel, un nome decisamente sconosciuto ai più, è il braccio imprenditoriale della CIA. Fondata dall'Agenzia americana nel 1999 per evitare la burocrazia degli appalti pubblici, agisce sotto forma di suo investitore, così i servizi segreti possono gestire l'outsourcing per la ricerca.
La In-Q-Tel consente alla CIA di tenersi al passo con i tempi dal punto di vista tecnologico, senza dover assumere uno stuolo di scienziati. Molti di noi usano tutti i giorni uno dei prodotti nei quali ha investito la In-Q-Tel, cioè il software della Keyhole Inc., e che noi oggi conosciamo come Google Earth. Google acquisì la Keyhole nel 2004, e per un certo periodo la CIA, tramite In-Q-Tel, ha posseduto azioni di Google per un totale di 2,2 miliardi di dollari.
In una brochure della In-Q-Tel leggiamo: “governments are increasingly finding that monitoring social media is an essential component in keeping track of erupting political movements, crises, epidemics, and disasters, not to mention general global trends”. Si tratta di tenere d'occhio le idee che sono più condivise in rete per anticipare il sorgere di movimenti politici. Bisogna trovarsi pronti prima di un altro Occupy!

È l'ennesima teoria della cospirazione mondiale? Nulla di tutto ciò. Non diremo che Facebook fu un'operazione della Cia né che Zuckerberg è un agente dell'agenzia americana. In rete ci sono numerosi articoli che mettono alla berlina questa tesi, ma il punto è che ridendone non si coglie il nucleo del problema. Gli intrecci tra le società che operano in rete e che di fatto la controllano, la gestiscono, la plasmano, sono molto più forti di quanto si creda: sempre le stesse società e gli stessi uomini! E mentre l'Operazione Overlord diventa satira online, viene messa da parte la domanda fondamentale: che fine fanno i dati degli utenti?
I dati sono tutti lì, li immettiamo noi, spesso inconsapevolmente, vengono raccolti e possono essere facilmente girati anche ai governi. In molti casi già avviene. Però sono tanti, troppi, e difficili da coordinare. Ciò che realmente manca è lo strumento con cui relazionare l'enorme quantità di informazioni e trarne qualche utilità, oltre che a fini di pubblicità personalizzata.

O forse no?

Fallen Hero
Febbraio 2011. L'agente speciale dell'ufficio immigrazione (ICE) Jaime Zapata viene ucciso dai membri di un cartello della droga. Nelle ore successive gli alti funzionari dell'amministrazione Usa vanno in fibrillazione. Sono letteralmente incazzati per l'omicidio deliberato di un agente federale; e vogliono vendetta!
I federali avevano già una enorme quantità di informazioni sui cartelli della droga, i loro uomini, i meccanismi di finanziamento e le rotte di contrabbando: dossier, relazioni, video di sorveglianza, intercettazioni, footage da droni. Informazioni non coordinate e quindi scarsamente utili. Qualcuno suggerisce di rivolgersi ad una software house della California. I risultati sono sorprendenti, il software consente di individuare tutte le connessioni possibili tra gli individui e le varie organizzazioni. Un lavoro di indagine minuzioso che avrebbe richiesto mesi, forse anni, se eseguito nella maniera tradizionale.
L'Operazione Fallen Hero porta all'arresto di 676 persone, compreso i sospettati dell'omicidio di Zapata, e al sequestro di 500 chili di cocaina e una notevole quantità di armi.

Nel caso citato e in altri simili il comune denominatore è il software. Il suo utilizzo in genere rimane segreto, ma in qualche raro caso le informazioni si fanno strada verso il pubblico. Così sappiamo che nel 2010 è stato usato in un'operazione di spionaggio in Canada, per coordinare gli aiuti durante l'uragano Sandy, per svelare abusi sui minori, ed anche in casi di rapimento. In Afghanistan gli USA lo utilizzano per le operazioni speciali, e ha contribuito alla cattura di Bin Laden.
Quel software è prodotto da Palantir Technologies.

La pietra veggente
La sede di Palantir Technologies, a 10 minuti da quella di Facebook, si trova a Palo Alto, ed è conosciuta come The Shire (La contea), l'ufficio in Virginia è Rivendell, la casa degli elfi. Il Palantir è la pietra veggente de “Il signore degli anelli”, una sfera dall'apparenza di cristallo che permette a chi la osserva di comunicare a grande distanza. Il suo nome vuol dire: coloro che sorvegliano da lontano. Tutti riferimenti alla mitologia di Tolkien.
Il software Palantir risolve il problema fondamentale dell'intelligence. CIA e FBI possono avere diversi database con peculiarità proprie: dati finanziari, campioni di DNA e di suoni, video, mappe, intercettazioni. Poi ci sono i tantissimi dati che vengono raccolti da internet. Per rendere coerenti questa enorme quantità di informazioni occorrerebbero anni. Il software Palantir, invece, accedendo a tutti i database, riesce in poco tempo ad estrarre tutti i dati che hanno una correlazione tra di loro. La tecnologia Palantir trasforma discariche di dati in miniere d'oro!

Palantir
Palantir in realtà nasce quale strumento antifrode. Poiché PayPal attirava molti criminali che utilizzavano il servizio per riciclaggio di denaro o frodi, Peter Thiel, il cofondatore di PayPal, investì nella realizzazione di un software in grado di verificare le transazioni sospette.
Dopo l'acquisizione di PayPal da parte di Ebay, Thiel si portò dietro quel software, e costituì la società Palantir nel 2004.
Palantir Technologies nasce con l'apporto di importanti esperti di sicurezza nazionale, come John Poindexter, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Ronald Reagan, il quale suggerì un approccio diverso: invece di estrarre dati dai soli database governativi non era meglio attingere anche a quelli privati? Transazioni, carte di credito, mail, tabulati telefonici... una enorme quantità di dati presenti in rete che aspettano solo di essere raccolti!

La mission di Palantir, spiega il Ceo Alexander Karp, è quella di lavorare insieme per creare un mondo migliore: il nostro lavoro salva delle vite, consente la cattura dei criminali, protegge i diritti dei cittadini.

Il diritto alla libertà di parola e il diritto alla privacy sono fondamentali per una democrazia viva. Fin dalla sua nascita, Palantir Technologies ha sostenuto questi ideali e ha dimostrato un impegno per la compilazione del software che protegge la privacy e le libertà civili.

Queste le “belle” parole del Ceo di Palantir, peccato che fossero in calce alle scuse per aver avuto un ruolo nel progetto di attacco a Wikileaks. Un Pdf rubato e reso pubblico da Wikileaks mostra appunto il logo di Palantir su un progetto nato da una proposta di Bank of America, e Palantir più che un difensore dei diritti umani ne esce come una sorta di mercenario digitale.

Come il Palantir di Tolkien può servire sia per il bene che il male, molti dicono lo stesso del software di data mining della società californiana: tutto dipende da chi tiene il Palantir, tutto dipende da chi usa il software di sorveglianza digitale.
Karp sostiene che Palantir ha sviluppato anche un sofisticato sistema di protezione della privacy, per garantire un accesso controllato ai dati. E ha anche creato un Consiglio per la privacy e le libertà civili all'interno dell'azienda. Ma è difficile credere che gli enti governativi, come la NSA, siano soggetti a limitazioni del genere. In realtà il sistema è strettamente legato al nulla osta di sicurezza governativo, solo chi è autorizzato può leggere determinati dati. Ma al vertice c'è sempre chi può leggere tutto.

Il punto è che Palantir nasce con uno scopo preciso, fornire agli Stati Uniti il più sofisticato strumento di controllo per impedire un nuovo 9/11. Ed è quello che sta facendo al meglio, analizzando database governativi e privati. Compreso quelli della multinazionali del web?
Attualmente Palantir ha come clienti: il dipartimento della Difesa Usa, CIA, FBI, esercito, Marines, Aeronautica, dipartimenti di Polizia di New York e Los Angeles, e un numero crescente di istituzioni finanziarie. Dopo Washington e Wall Street, Palantir si sta espandendo nella sanità, nelle assicurazioni e nel biotech. In ogni settore sembra esserci un possibile impiego del software Palantir. E adesso lo si utilizza anche al di fuori degli Usa.

Londra, 2012. Il premier britannico Cameron annuncia i giochi olimpici con queste parole: “the eyes of the world will be on us”, gli occhi del mondo sono su di noi.
Uno di quegli occhi era Palantir!

 

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