Movimento 5 Stelle primo partito nazionale con i voti PD e sbaragliando l’astensionismo

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Le elezioni del 4 marzo hanno visto il Movimento 5 Stelle stravincere come forza politica e la coalizione di centrodestra, a trazione leghista, imporsi sulle altre. Ma nessuno è riuscito a raggiungere i voti necessari per avere una maggioranza sia alla Camera che al Senato.

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Ci vorrà forse un mese o anche di più per capire se ci sarà un governo in carica e con quali forze politiche. Infatti, entro fine marzo ci sarà la prima seduta delle due Camere e poi saranno eletti i rispettivi presidenti. Per i primi di aprile, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio uscente Paolo Gentiloni, partiranno al Quirinale le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Intanto gli istituti di ricerca hanno iniziato ad analizzare i flussi dei voti per capire cosa è successo alle urne domenica scorsa.

Ipsos Italia

I risultati del voto ci consegnano un Paese profondamente trasformato, scrive Nando Pagnoncelli di Ipos Italia sul Corriere della Sera.

La vittoria è alla fine arrisa al centrodestra, definitivamente a trazione leghista, e al Movimento 5 Stelle. Drammatico invece l'arretramento del Partito democratico, arretramento che, per quanto annunciato, è avvenuto in misura superiore alle previsioni. E in generale si tratta di un arretramento nemmeno parzialmente compensato dai risultati della lista +Europa. Fallito anche il progetto di Leu, formazione fermatasi ad un risultato di poco superiore alla soglia di sbarramento. Complessivamente presa, la sinistra manifesta anche in Italia la crisi che già è emersa in diversi Paesi europei.

Pagnoncelli analizza le ragioni della formazione di questo nuovo quadro politico e lo fa partendo dai flussi di voto dal 2013 a oggi che, specifica, sono “flussi ricostruiti a partire dai sondaggi, su una base di circa 16.000 interviste condotte nel mese precedente il voto e riponderate sui risultati reali”.

  • Primo aspetto da considerare è “la disaffezione di una parte importante dell'elettorato Pd”. Pagnoncelli spiega infatti che oltre un quinto degli elettori della coalizione Bersani 2013 ha deciso di astenersi: “Si tratta di un dato già annunciato dai sondaggi: era evidente che una quota importante di elettori Pd del 2013, fortemente indecisi (basti pensare che rappresentavano il segmento più rilevante tra gli incerti della vigilia), era in attesa di un segnale da parte del segretario del partito. Un ritorno al «noi», uno sguardo rivolto al futuro rispetto alla ripetuta rievocazione delle misure adottate dal suo esecutivo, un'investitura del presidente del consiglio Gentiloni. Tutto questo non è avvenuto o è avvenuto in misura insufficiente rispetto alle attese”. A questo si aggiungono anche i voti “consistenti” che sono passati ai Cinque stelle: “votati dal 14% circa degli elettori di centrosinistra del 2013 e in misura minore verso Leu (7%)”. Per l’analista di Ipsos Italia si tratta di una “una vera fuga, solo in parte compensata dagli ingressi provenienti principalmente da chi nella tornata precedente aveva votato per forze centriste”.

Da evidenziare anche che gli elettori del Partito democratico mantengono solo una presenza importante nelle classi di età più elevate e tra i pensionati, mentre si riduce fortemente il ruolo dei ceti medi e laureati.

  • Secondo punto è la compattezza dell’elettorato di centro-destra: “galvanizzati dal pronostico di una vittoria, quasi tutti tornano al voto e all'incirca il 90% conferma la propria predilezione per la coalizione, accentuando però nettamente le preferenze per la Lega”. Le persone che prima votavano centrodestra e il 4 marzo hanno scelto altre forze politiche non sono state decisive. Tra di esse, quasi esclusivamente i loro voti sono andati al M5S (all’incirca l’8%). All’interno della coalizione Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia, il partito guidato da Matteo Salvini “evidenzia una capacità espansiva importante, recuperando voti da chi nel 2013 si era astenuto, ma anche dagli elettori M5S e centristi”.

Nel centrodestra, inoltre, la Lega rafforza i propri consensi tra i lavoratori autonomi e gli operai, ma ne ottiene anche di rilevanti tra le casalinghe.

  • Stessa solidità anche nell’elettorato del Movimento 5 Stelle: rispetto al 2013, “oltre tre quarti confermano il proprio voto tra una tornata e l'altra, con scarsissime dispersioni, le principali delle quali sono verso l'astensione (circa il 9%) e la Lega (circa il 6%)”. Il partito guidato da Luigi Di Maio presenta anche forti aspetti di attrattività e di trasversalità: il 14% dal centrosinistra, il 13% dai centristi, oltre il 20% da piccole liste.

La trasversalità nell’elettorato del Movimento 5 Stelle si può vedere anche nella tipologia di persone che lo votano: “si possono soprattutto sottolineare i segmenti che lo votano un po' meno (simili a quelli che votano un po' di più Pd: età elevate, laureati, pensionati), ma non ci sono picchi particolari di consenso”.

Pagnoncelli, infine, mostra che tra gli elettori neo diciottenni al primo voto c’è stato un allontanamento dal Partito democratico: “una quota non trascurabile infatti si è astenuta, riducendo il consenso per questa formazione ai livelli della Lega (poco oltre il 10%), mentre si è confermata anche qui la capacità attrattiva del Movimento”.

Istituto Cattaneo e SWG

Secondo l’analisi dei flussi elettorali dell’Istituto Cattaneo di Bologna, queste elezioni danno almeno tre indicazioni: 1) Il Movimento 5 Stelle ha avuto una funzione di traghettatore di voti al nord, acquisendo consensi per lo più dal Pd e perdendone a favore della Lega e di mobilitazione degli elettori al Sud. 2) Il Pd è stato vittima di un “astensionismo asimmetrico”, eroso da chi ha deciso di astenersi, M5S, Lega (nelle aree dove è stata forte) e Liberi e Uguali. 3) M5S e Lega sono riusciti ad arginare l’astensione dal voto, se non a ridurla. Per l’analisi sono stati presi in considerazione i risultati di alcune grandi città, come Brescia, Parma, Firenze nei collegi 1 e 2, Livorno e Napoli nei collegi 5 e 6.

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  • Il Movimento 5 Stelle, sintetizza Eleonora Capelli su Repubblica, è stato una sorta di ‘traghettatore’ di voti tra schieramenti politici opposti al nord, dove “ha preso consensi dal Pd e ne ha persi a favore della Lega”, mentre al Sud è stato un ‘asso pigliatutto’, attraendo consensi da tutte le direzioni. “«Prendendo ad esempio i voti di Brescia ci rendiamo conto che il Movimento 5 Stelle attrae voti dal Pd (in particolare, su 100 elettori di Grillo, 35,9 avevano nel 2013 votato Pd) – spiega sempre a Repubblica Rinaldo Vignati, ricercatore dell'Istituto Cattaneo – ma una quota simile di elettori ha lasciato il Movimento per dirigersi verso la Lega. A Brescia il Carroccio è forte, ma questa tendenza si può riscontrare anche nelle altre città del Nord e del Centro, con percentuali diverse. E può aiutare anche a definire la posizione del Movimento 5 Stelle rispetto a coordinate come la destra e la sinistra»”.

Questo ruolo di ‘traghettatori’ dei cinquestelle non è nuovo e segna una continuità con quanto emerso nelle amministrative degli ultimi anni, quando il M5S era stato capace di acquisire voti da elettori che in precedenza avevano votato Pd e cedere consensi ai candidati del centrodestra, spiega ancora l’Istituto Cattaneo.

In termini assoluti, il movimento guidato da Luigi Di Maio ha guadagnato oltre 1,5 milioni di voti e, soprattutto, al sud, è stato in grado di mobilitare persone che in passato non avevano votato. “Se si guardano i due collegi di Napoli presi in esame, su 100 elettori che domenica hanno votato per i 5 Stelle, ben 35,3 si erano astenuti nel 2013 nel collegio di Napoli 06, e19 nel collegio di Napoli 05”. Un dato che trova riscontro più in generale nell’aumento dell’affluenza in Campania (passata dal 67,9% al 68,2%), Basilicata (dal 69,5% al 71,1%) e Calabria (dal 67,9% al 68,2%).

  • Anche la Lega, nelle aree dove è stata particolarmente forte e attrattiva, ha acquisito consensi praticamente da tutte le forze in campo. “A Parma, ad esempio, dove è al governo il sindaco fuoriuscito dai 5 Stelle Federico Pizzarotti, su 100 elettori che domenica hanno votato Lega, 15 avevano votato Pd, 38,4 invece M5S e 37,8 Forza Italia”. Secondo Swg la Lega ha attratto quasi un terzo degli elettori (il 29,5%) dall’astensionismo e più di un quarto (il 25,5%) da Forza Italia, mentre il partito fondato da Silvio Berlusconi ha perso il 38,1% dei consensi (2,7 milioni di voti) rispetto al 2013, la Lega li ha triplicati, “ribaltando i pesi all’interno dello schieramento, cosa mai avvenuta dal 1994 in poi”.

Messi insieme, osserva l’Istituto Cattaneo, Lega e M5S hanno avuto un effetto di ‘ri-mobilitazione differenziata’ tra Nord e Sud: “i 5 stelle hanno mobilitato l’elettorato meridionale, scontento per l’operato del governo, la Lega ha catalizzato i voti di tanti elettori che nel 2013 avevano abbandonato delusi il centrodestra”.

  • La frana del Partito democratico costituisce il dato più clamoroso, spiega l’istituto di ricerca di Bologna. Andando nel dettaglio, scrive Paolo Baroni su La Stampa, il Pd ha subito un ‘astensionismo asimmetrico’, cedendo consensi all'astensione, al M5S, a Liberi e Uguali e, nel nord Italia, alla Lega. Fenomeno che emerge in modo chiaro analizzando i flussi di voti nei collegi di Firenze 1 e 2 e, più in generale, nelle sue aree storiche di insediamento come l’Emilia Romagna.

Rispetto al 2013, il Pd ha perso 2,6 milioni di voti (il 30,2% del totale), che diventano 5 milioni in meno rispetto alle elezioni europee del 2014, quando il partito guidato da Matteo Renzi arrivò al 40%. Il 15% di chi non ha più votato Pd, spiega Swg, ha optato per l’astensione, un terzo ha scelto altri partiti, preferendo il M5S (il 16,8% di chi in passato aveva votato i democratici), +Europa (3,4% di vecchi elettori Pd), LeU (7%) e partiti del centrodestra (circa l'8%).

Foto in anteprima via Ansa/Alessandro Di Meo

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