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Due anni senza colpevoli per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia

16 Ottobre 2019 4 min lettura

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Due anni senza colpevoli per l’omicidio di Daphne Caruana Galizia

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Malta: arrestato un uomo di affari in relazione all'omicidio della giornalista

Aggiornamento 20 novembre 2019: Le autorità maltesi hanno arrestato Yorgen Fenech, un noto uomo di affari maltese, in relazione all'omicidio di Daphne Caruana Galizia, uccisa a Malta il 16 ottobre di due anni fa. Fenech, a capo di un fondo su cui la giornalista aveva indagato, è stato intercettato dalle forze armate mentre con il suo yacht, partito all'alba, stava lasciando l'isola e costretto a ritornare in porto. La polizia non ha ancora rilasciato dettagli sull'operazione e sulle accuse nei confronti dell'uomo.

Il primo ministro maltese Joseph Muscat ha confermato comunque che Fenech è ritenuto una "persona di interesse" nelle indagini sulla morte della giornalista investigativa. La notizia arriva il giorno dopo quella sulla grazia concessa, in cambio di collaborazione e prove, a un sospettato arrestato nei giorni scorsi che aveva affermato di sapere chi fossero i mandanti dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia.

Fenech è un albergatore, direttore della compagnia elettrica maltese e, come si è scoperto in seguito, titolare del fondo segreto 17 Black, ricostruisce Associated Press: otto mesi prima di morire Caruana Galizia nel suo blog aveva scritto che una società chiamata 17 Black era collegata a politici maltesi, non fornendo però prove specifiche. Dopo il suo omicidio, questa traccia è stata raccolta dal "Daphne Project" (ndr un lavoro di inchiesta portato avanti da 18 testate internazionali). Nell'aprile 2018 è uscita la notizia che a capo della 17 Black c'era Yorgen Fenech. In base a un'inchiesta della Reuters era anche emerso che il capo dello staff del primo ministro, Keith Schembri e il ministro del Turismo, Konrad Mizzi erano stati beneficiari di fondi transitati attraverso la 17 Black per servizi non specificati. I due avevano negato le accuse.

 

Il 16 ottobre di due anni fa, Daphne Caruana Galizia, una delle più note giornaliste investigative maltesi, è stata uccisa a Malta da una bomba posizionata all'interno di una macchina noleggiata che stava guidando.

Circa due mesi dopo l'omicidio della giornalista, tre uomini – i fratelli Alfred e George Degiorgio e Vince Muscat –, già noti alla polizia maltese, sono stati incriminati per l’omicidio della giornalista e sono in attesa di un processo. Non si hanno invece ancora notizie su possibili mandanti. Pieter Omtzigt, nominato dal Consiglio d'Europa per monitorare il caso dell'uccisione di Galizia, ha denunciato presunti fallimenti e mancanze della polizia maltese nell'indagine e ha dichiarato di temere che le autorità non hanno preso in considerazione prove che potrebbero portare a chi ha commissionato l'omicidio .

Anziché accettare alcune delle carenze nel processo di indagine e lavorare per risolverle, il governo maltese, guidato da Joseph Muscat, ha scelto la difesa e ha criticato Omtzigt, scrive Ewelina U. Ochab su Forbes. Anche Corinne Vella, sorella della giornalista uccisa, che insieme ai figli di Daphne Caruana Galizia, Matthew, Andrew e Paul, porta avanti la battaglia per far luce sui mandanti dell'assassinio, in un'intervista al Manifesto, ha sottolineato che «la magistratura e l’esecutivo si sono rivelati inadeguati».

Leggi anche >> Chi era Daphne Caruana Galizia e su cosa stava lavorando la giornalista uccisa a Malta

Galizia aveva 53 anni e, come scrisse all'epoca John Henley, corrispondente a Malta per il Guardian, “si era fatta molti nemici in 30 anni di attività da quando aveva iniziato a scavare sugli alti livelli di corruzione nella politica e tra le élite commerciali e criminali maltesi – che spesso, direbbe lei, coincidono o perlomeno sono strettamente connesse”.

La sua carriera era cominciata agli inizi degli anni ‘90 come giornalista per The Malta Independent e The Malta Independent on Sunday. Circa 10 anni fa, poi, nel 2008, aveva aperto il blog Running Commentary, divenuto nel tempo uno dei più letti e popolari dell’isola. Politico, che l’aveva inserita al 26esimo posto nella classifica delle “28 personalità che stanno agitando l'Europa” nel 2017 definendola “‘una donna Wikileaks’ che conduceva una battaglia alla non trasparenza e alla corruzione nel suo paese. Nel 2016 la giornalista, partendo da quanto emerso dall’inchiesta denominata “Panama Papers” che riguardava società offshore con nomi internazionali di azionisti e manager coinvolti, aveva pubblicato la notizia del coinvolgimento nello scandalo di alcuni politici governativi. Per i suoi post, articoli e per gli argomenti trattati, Caruana Galizia subiva quasi quotidianamente minacce di morte e attacchi.

Il lavoro giornalistico di Daphne è stato poi raccolto e proseguito da 45 giornalisti di 18 testate internazionali e coordinato dalla nonprofit francese Forbidden Stories, racconta l'IRPI (Investigative reporting project Italy): "Un’inchiesta comune che si è data il nome di 'Daphne Project' (#daphneproject), Progetto Daphne, e di cui IRPI fa parte in collaborazione, per l’Italia, con Repubblica". Un progetto a cui hanno partecipato diverse testate, tra cui Süddeutsche Zeitung, Reuters, The Times of Malta, Le Monde, The Guardian, The New York Times Die Zeit.

Foto in anteprima via Radio france

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