Caso Diciotti: da 7 giorni 177 persone bloccate sulla nave della Guardia Costiera e private della loro libertà

[Tempo di lettura stimato: 7 minuti]

di Arianna Ciccone e Roberta Aiello

Aggiornamento 23 agosto 2018 >

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Mercoledì scorso, 15 agosto, la nave militare Diciotti ha tratto in salvo 190 persone. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini non ha indicato da subito il “porto sicuro” per lo sbarco, ingaggiando una dura polemica con Malta per il mancato salvataggio e chiedendo all’Europa di farsi carico di una quota dei migranti, minacciando più volte anche il respingimento verso la Libia. Per 5 giorni la nave è rimasta ferma al largo di Lampedusa. Due giorni fa il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli (da cui dipende la Guardia Costiera) ha indicato via Twitter il porto di approdo: Catania. Ma dopo qualche ora il Viminale ha annunciato di non aver autorizzato lo sbarco. Così da 36 ore la nave Diciotti è a Catania, ma di fatto ai migranti salvati è impedito di scendere (13 sono stati trasferiti d’urgenza a Lampedusa e ricoverati, per cui a bordo della nave italiana ci sono attualmente 177 persone).

Cosa è successo: lo scontro con Malta

Mercoledì scorso, l’imbarcazione con 190 persone in fuga dalla Libia si trovava in zona SAR (ricerca e soccorso) maltese. Alle 3:40 due motovedette italiane sono intervenute a 17 miglia nautiche dall’isola di Lampedusa, quando il gommone era in difficoltà e stava imbarcando acqua. Alle 8:20, dopo due richieste di salvataggio, è intervenuta la nave militare Diciotti per il trasbordo.

Da quel momento la nave è rimasta in attesa di un’indicazione di attracco dalle autorità maltesi. Ma Malta ha subito informato che a quel punto toccava all’Italia fornire notizie e che comunque il porto sicuro, più vicino, era Lampedusa. Secondo quanto riferito dalle autorità maltesi quando il gommone si trovava nelle loro acque è stata fornita assistenza, non è stato richiesto il salvataggio, l’imbarcazione non si trovava in pericolo per cui hanno fatto proseguire, non trovando impedimenti. Se da un lato Malta sostiene che l’intervento della Diciotti sia avvenuto in acque maltesi per evitare l’approdo in Italia, dall’altro trattandosi di salvataggio, come affermano le autorità italiane, ritiene che il porto più sicuro sia da scegliere tra quelli italiani. Per Salvini Malta è responsabile di aver fatto proseguire l’imbarcazione verso l’Italia e di non aver prestato soccorso, versione che sarebbe stata confermata dai migranti ricoverati a Lampedusa che avrebbero dichiarato di essere stati avvicinati dai soccorritori maltesi che li avrebbero poi indirizzati verso l’Italia.

Dallo scambio mail fra Malta e Roma appare evidente che le due motonavi sono intervenute senza sapere della presenza dei maltesi e dopo aver ricevuto due richieste di soccorso. Quando le motovedette sono intervenute l'imbarcazione che era in difficoltà era come detto a sole 17 miglia da Lampedusa e si dirigeva appunto verso l'Italia.

https://twitter.com/emmevilla/status/1031659921996242946

Qui il punto dove è avvenuto il salvataggio.

Soltanto qualche giorno prima che scoppiasse questa ultima emergenza, Malta aveva accolto la nave Aquarius e diversi paesi europei avevano dato disponibilità ad accogliere i migranti. Salvini aveva annunciato che l’Italia non avrebbe partecipato, salvo poi essere smentito poco dopo.

Continuando a minacciare un respingimento, che però sarebbe contrario alle leggi e alle convenzioni nazionali e internazionali (“Se l’Europa non interviene riportiamo in Libia queste persone”), Salvini non autorizza lo sbarco della nave militare italiana della Guardia Costiera, tenendo ferma la Diciotti per 5 giorni al largo di Lampedusa, a meno che l’Europa non si impegni ad accogliere alcuni di questi migranti.

Con una nota diramata dalla Farnesina il 19 agosto il lavoro diplomatico portato avanti nei giorni precedenti dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, per trovare una soluzione condivisa con altri paesi europei, è uscito allo scoperto. "La Farnesina ha ufficialmente e formalmente investito della questione" della nave Diciotti con 177 migranti a bordo "la Commissione europea, affinché provveda a individuare una soluzione in linea con i principi di condivisione tra Stati membri dell'Unione Europea". Per Moavero Milanesi: "Il governo ritiene indispensabile che la Commissione assuma direttamente l'iniziativa, vocata a individuare i Paesi Ue disponibili ad accogliere le persone salvate in mare".

In una intervista rilasciata lo stesso giorno al Corriere della Sera, il primo luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato del Consiglio centrale della Rappresentanza Militare (Cocer) della Guardia Costiera, ha criticato lo stallo che costringeva la Diciotti ad essere ferma a largo di Lampedusa:
«È incomprensibile. Anche imbarazzante. La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni! Anche perché c’è un problema».

Il 20 agosto, il ministro Toninelli ha annunciato su Twitter di aver indicato il porto di Catania per l’attracco della Diciotti. Passa qualche ora e il Viminale fa sapere che in ogni caso non autorizzerà lo sbarco fino a quando i paesi europei non si impegneranno ad accogliere una quota di migranti.

Una situazione analoga si era creata nel luglio scorso quando Salvini aveva impedito lo sbarco di 450 migranti, ancora una volta a bordo della Diciotti. In una intervista rilasciata in quei giorni a La7, il vice Presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, dichiarò: «Non è semplicemente immaginabile che noi vietiamo l'ingresso ad una nave italiana». Il caso si risolse solo grazie all’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e una successiva nota del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che autorizzava lo sbarco, grazie anche all’impegno di alcuni paesi europei di accogliere una parte dei migranti. Secondo Salvini ad oggi solo la Francia avrebbe mantenuto l’impegno, mentre altri paesi europei - Germania, Irlanda, Malta, Portogallo e Spagna - avrebbero disatteso la promessa. Sembrerebbe che l’ostacolo maggiore sia rappresentato dalla spesa del viaggio, pari a 500 euro a migrante, che nessun Paese vuole accollarsi, tantomeno l’Italia.

Nelle ultime ore, proprio in risposta a queste dichiarazioni di Salvini sul mancato adempimento di quanto promesso, il governo della Valletta ha emesso una nota diffusa dal ministro dell'Interno Michael Farrugia, in cui si dichiara che “Le autorità maltesi si sono messe in contatto con quelle italiane per onorare quanto prima gli impegni presi. Tuttavia, le autorità italiane non hanno fornito alcuna procedura tangibile da seguire per Malta. Dall'altro lato, sfortunatamente, l'Italia non ha ancora onorato i suoi impegni sul meccanismo di redistribuzione che è stato avviato da Malta in relazione ai migranti sbarcati a Malta a bordo della MV Lifeline il 27 giugno, nonostante gli sforzi delle autorità maltesi per completare questo processo”.

La minaccia di Salvini di riportare i migranti in Libia violerebbe la Convenzione di Ginevra che all’art. 33 proibisce che un richiedente asilo o un rifugiato sia espulso o respinto in alcun modo “ […] verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate [...]” (in questo caso la Libia che non viene considerata un porto sicuro). Lo stesso principio è riaffermato sia direttamente che indirettamente da numerose Convenzioni Internazionali in difesa dei diritti umani, sia a livello universale che a livello regionale.

Nel 2012 l’Italia è stata condannata all’unanimità dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo per aver violato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura (caso Hirsi Jamaa e altri contro Italia), avendo respinto in alto mare verso la Libia, il 6 maggio 2009, un barcone dove si trovavano circa 200 persone, grazie alle politiche di respingimento volute dall’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni. I migranti vennero trasbordati su imbarcazioni italiane e riaccompagnati a Tripoli contro la loro volontà, senza essere prima identificati, ascoltati né preventivamente informati sulla loro effettiva destinazione. Questa procedura ha fatto sì che i migranti non abbiano avuto alcuna possibilità di presentare richiesta di protezione internazionale in Italia.

La situazione attuale

Da 36 ore la nave Diciotti è a Catania, ma i migranti e richiedenti asilo non possono scendere. La procura di Agrigento ha aperto due inchieste: una prima per "conoscere il tentativo di ingresso" di migranti "avvenuto il 16 agosto scorso al largo dell'isola di Lampedusa, tratti in salvo dalla motonave Diciotti e ad oggi ancora ospitati sulla medesima motonave della Guardia Costiera". Come spiegato dal procuratore Luigi Patronaggio, l'indagine «affidata alla Capitaneria di Porto Empedocle e alla Squadra Mobile di Agrigento, oltre ad individuare scafisti e soggetti dediti al favoreggiamento della immigrazione clandestina, tende altresì a conoscere le condizioni dei 177 migranti superstiti a bordo della predetta unità navale militare». Sempre dalla procura di Agrigento è stata avviata un’altra indagine riguardante l’illecito trattenimento a bordo degli immigrati.

Anche la Procura di Catania ha aperto un fascicolo, per ora senza ipotizzare reati, dopo l’approdo al porto etneo della nave Diciotti.

Scrive il Fatto Quotidiano: "Pochi i dubbi sul loro status. "Privati della libertà", senza un provvedimento, una firma di un giudice, un qualsiasi atto legittimo. Non c'è un'accusa nei loro confronti, salvo l'ipotesi - tutta da verificare - di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per gli eventuali scafisti che, come avviene sempre quando c'è uno sbarco è il punto di partenza per le indagini delle Procure siciliane. Ma il caso Diciotti oggi è ben altro".

«Le persone a bordo della nave - ha spiegato ieri il garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale - si trovano in una condizione di privazione della libertà di fatto: senza la possibilità di libero sbarco e senza che tale impossibilità di movimento sia supportata da alcun provvedimento che definisca giuridicamente il loro stato. Ciò potrebbe configurarsi come violazione dell'articolo 13 della Costituzione e dell'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (Cedu)». Una nuova eventuale accusa per lo Stato italiano davanti alla Corte di Strasburgo è dietro l' angolo. Già il 15 dicembre del 2016, nel caso Khlaifia, i magistrati europei avevano censurato il trattenimento di migranti e richiedenti asilo in un centro di prima identificazione, avvenuto senza nessun provvedimento giurisdizionale. Ma prima della Corte europea potrebbe arrivare la giustizia italiana”.

Tra le persone che si trovano a bordo della Diciotti sembrerebbe ci siano molti minori, di cui almeno 30 non accompagnati. In loro tutela l'Associazione dei magistrati per i minorenni e per la famiglia ha lanciato un appello. «Consentite a tutti i minori e ai soggetti vulnerabili di sbarcare immediatamente perché sia possibile l'apertura di procedimenti giudiziali a loro tutela e l'inserimento in strutture di accoglienza adeguate», ricordando inoltre gli obblighi internazionali assunti dall’Italia e il rispetto della normativa nazionale secondo cui i minori già presenti sul territorio nazionale, come in questo caso quelli posti in salvo sulla nave Diciotti, non sono comunque espellibili se non con un provvedimento specifico emesso dall’autorità giudiziaria.

«Stiamo assistendo all'ennesima situazione di stallo, dove a pagare sono sempre i più vulnerabili, soprattutto i minori, una situazione che è contraria a qualsiasi convenzione sui diritti umani», ha dichiarato ieri la portavoce di Save the Children Giovanna Di Benedetto parlando con i giornalisti nel porto di Catania. «Noi siamo molto preoccupati - ha aggiunto - per le condizioni delle persone che sono a bordo della Diciotti ormai da sei giorni, un periodo lunghissimo per chi, come loro, è fortemente provato. A bordo ci sono minori, ci sono donne, ci sono persone che sono state per un periodo molto lungo, anche un anno e mezzo, nei centri di detenzione in Libia, come hanno riferito i migranti già sbarcati a Lampedusa, quindi è inammissibile negare per un periodo così lungo a queste persone e ai minori un approdo ed un porto sicuro dove ricevere finalmente assistenza».

L’Europa attraverso le parole del portavoce della Commissione europea per la Migrazione, Tove Ernst, fa sapere che “continuiamo a lavorare”, “per la Commissione europea” trovare una soluzione “è prima di tutto un imperativo umanitario“.

Il Presidente della Camera, Roberto Fico, è intervenuto su Twitter per ribadire che le trattative con gli altri paesi europei possono proseguire, ma intanto le 177 persone vanno fatte scendere.

Foto anteprima via CataniaToday

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