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Le critiche al DDL Zan smontate pezzo per pezzo

3 Maggio 2021 11 min lettura

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Le critiche al DDL Zan smontate pezzo per pezzo

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di Cristiana Alicata [Ha collaborato Angelo Romano]

Dopo anni di discussione finalmente un disegno di legge contro l’omotransfobia ha la possibilità di essere approvato. 

In questi giorni il DDL Zan è uscito dalla discussione in Commissione giustizia del Senato ed è stato calendarizzato per la discussione parlamentare. Il relatore della legge sarà lo stesso presidente della commissione, Andrea Ostellari (Lega), dichiaratamente contrario alla legge, autonominatosi relatore dopo settimane di ostruzionismo. 

Il disegno di legge mette sullo stesso piano la discriminazione su base razziale a quella in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, intervenendo sul codice penale, e in particolare sugli articoli in materia di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica o religiosa.

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Che la destra e alcune frange cattoliche si sarebbero opposti all’approvazione del DDL non è una novità di rilievo, ma ad opporsi alla sua approvazione ci sono anche un pezzo di progressisti, in particolare gruppi di donne che si propongono in rappresentanza di tutte le femministe e lesbiche, tra loro alcuni nomi importanti che hanno catalizzato il dibattito.

Ovviamente il fatto che ci siano dei “rilievi” anche in campo progressista è stato subito usato da destra per chiedere di riaprire la discussione sulla legge. 

Ecco quali sono le più frequenti motivazioni usate per ostacolare l’iter della legge, smontate pezzo per pezzo:

1) Se passa il DDL Zan succederà come in USA o Canada dove gli uomini detenuti si dichiareranno donne e chiederanno di essere trasferiti nelle carceri femminili dove stupreranno le donne

Partiamo da un primo aspetto, fondamentale: il DDL Zan non regolamenta la transizione di genere, normata dalla legge numero 164 del 1982. Si occupa di altro e cioè di proteggere persone oggetto di comportamenti discriminatori e violenti fondati sull’odio verso la loro condizione personale e mette sullo stesso piano la discriminazione su base razziale e quella in ragione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, intervenendo sul codice penale.

Questa teoria rimanda alla concezione comune che vuole le donne trans come predatrici sessuali o uomini travestiti. A suo supporto vengono diffuse alcune lettere scritte da detenute californiane che si dichiarano spaventate dall’arrivo di queste “finte donne”. Queste lettere sono diffuse solo da siti di estrema destra americana e riportati in Italia da siti ultracattolici e di destra e la donna che le diffonde è una ex detenuta dello stesso carcere che scrive pezzi con Craig DeRoche, il CEO dell’associazione Family Policy Alliance, un’associazione antiabortista, antigay e antitrans. 

La questione è stata sollevata negli Stati Uniti dopo l'approvazione del “Senate Bill 132” che consente alle persone detenute trans, intersessuali e non-binary nel sistema carcerario della California di scegliere se essere ospitate in una prigione "maschile" o "femminile". 

Dall'1 gennaio, 261 detenuti hanno richiesto trasferimenti. Di questi 261, 255 hanno chiesto di essere ospitate in una struttura per donne, 21 richieste sono state finora accettate (nessuna è stata respinta), 4 sono state finora trasferite, riporta il Los Angeles Times.

In Italia come in qualsiasi carcere del mondo il problema degli stupri è enorme. Riguarda soprattutto i giovani maschi che vengono spesso seviziati in carcere dai maschi più anziani. Questo comporta tantissimi episodi di autolesionismo e suicidi. Il numero degli stupri nelle carceri italiane secondo alcune fonti sarebbe intorno alle migliaia, ma è un dato da prendere con le pinze perché come accade anche fuori dal carcere non tutte le vittime denunciano le violenze. Le trans in Italia sono spesso tra le vittime degli stupri che avvengono nelle carceri e per ora una delle soluzioni adottate è l’isolamento delle persone transessuali sia che si trovino in carceri femminili che in quelle maschili con la conseguenza che le persone trans in sostanza, in Italia, vivono un regime da 41bis.

Secondo uno studio del 2007 dell'Università della California a Irvine, il rischio di stupro per le persone trans è 13 volte superiore rispetto a una cisgender. In un’indagine più recente, da parte del Ministero della Giustizia, nel Regno Unito, solo nel 2019 undici detenute trans hanno subito violenze sessuali in carcere. Il numero totale di vittime transgender supera di gran lunga il numero delle persone trans sospettate di aver perpetrato attacchi sessuali verso donne o uomini: nel 2019 è stato segnalato solo un caso di questo tipo. E su 124 violenze sessuali dal 2010 al 2019, sette sono state perpetrate da detenuti trans.

“Nel 2018, ad esempio a Udine - racconta Lucia Urciuoli in un post su Facebook - una donna trans si è impiccata nel bagno del carcere. Era detenuta in un istituto maschile. Come tutte le persone transessuali attualmente censite, tutte collocate in sezioni che non rispettano il genere sentito come proprio. Essere inchiodati al «maschile» in istituzioni «chiuse» come l’ospedale, il carcere, i centri di reclusione è una violenza per le donne trans. Ti chiamano «il trans», si rivolgono a te come se fossi uomo, eppure non lo sei. Il mancato riconoscimento della propria identità può portare a situazioni di vivibilità molto pesanti: violenze, violenze sessuali, autolesionismo, suicidio. Questo nonostante in Italia l'articolo 14 dell'ordinamento penitenziario preveda l'assegnazione a sezioni speciali dei detenuti e delle detenute trans che rischiano di subire violenza”.

Il problema principale è come il sistema carcerario classifica e tratta detenuti e detenute transgender. Le donne transgender che si identificano e si presentano come una donna, sono trattate come uomini dal sistema carcerario, quindi rinchiuse nelle carceri maschili, in genere strutture di massima sicurezza con detenuti molto violenti. Le conseguenze sono tragicamente prevedibili.

Inoltre, il processo di riassegnazione nelle carceri per le persone trans e non binarie è molto complesso e prevede una revisione approfondita della storia personale del detenuto prima e durante, l'analisi della sua storia criminale, la documentazione del processo e della condanna, un'analisi approfondita della salute medica e mentale. A quel punto, in base a uno screening PREA, la persona verrà classificata come: a rischio vittima, a rischio abusatore o non identificata come a rischio.

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A monte c’è l’idea che ottenere il riconoscimento giuridico del cambiamento dell’identità di genere sia così semplice. Ma così non è. Il procedimento per ottenere un documento con la propria identità di genere e un nuovo nome (Legal Gender Recognition, LGR) è molto lungo e richiede procedure burocratiche e/o mediche laboriose, un percorso estremamente difficoltoso da portare a termine.

Nella maggior parte dei paesi, la LGR è esclusa ai minori di 18 anni. "In alcuni Stati, come l’Italia – ricostruiscono Claudia Torrisi e Andrea Zitelli su Valigia Blu – è previsto anche che le persone transgender che vogliono iniziare questa procedura debbano vivere la cosiddetta “esperienza di vita reale” (Real life experience, RLE), cioè un periodo in cui la persona vive a tempo pieno con la propria identità di genere senza documenti che lo attestano, con, in alcuni casi, conseguenti difficoltà nell’affrontare questo periodo senza un’identità ufficiale. Un percorso lungo e costoso, tra perizie, sedute dallo psicologo, spese legali". 

C’è infine l’assenza totale di ragione pratica nell’argomento sugli spazi sicuri, come scrive Matteo Pascoletti in questo articolo su Valigia Blu. Pensiamo a mestieri dove i maschi cisgenere sono a contatto con i bambini, come per esempio il maestro o l'allenatore. La consapevolezza che i comportamenti abusivi verso i minori sono perpetrati staticamente più da maschi cisgenere non si traduce in campagne per vietare loro di esercitare la professione di educatori o di allenatori sportivi. "Nel caso delle donne trans – prosegue Pascoletti – si valuta sì il bene o il male che può derivare dall’ammetterle in spazi esclusivi per donne, ma solo sulla base delle astratte e potenziali conseguenze che avrebbero per quest’ultime. E la possibile conseguenza, la convinzione che condividere questi spazi possa peggiorare la vita delle donne cisgenere, basta per non prendere in considerazione il danno effettivo subito dalle persone trans, o qualunque altro aspetto".

2) Esiste già l’aggravante omofoba: è “reati abietti”

Sarebbe una valida obiezione se non fosse che per neri ed ebrei esiste la legge Mancino e si parla di legge Zan proprio perché non si è voluta estendere la legge Mancino anche alle persone omosessuali. 

3) Se passa la Legge Zan, si arriverà al self-id e succederà come in Canada dove un padre è stato condannato per essersi opposto al cambio di sesso di sua figlia che vuole essere un maschio

Ora so cosa state pensando. Che se vostra figlia una mattina si svegliasse e vi dicesse che vuole cambiare sesso voi andreste fuori di testa. Lo capisco. Ma nel caso delle persone transessuali questo non accadrà mai dalla mattina alla sera. Con molta probabilità voi genitori lo sapete prima di lei.

La storia di Robert Hoogland, il padre di un ragazzo trans di 15 anni (transitato dal genere femminile al genere maschile), in Canada, è ben più complessa di come viene raccontata. Stiamo parlando di un uomo violento, denunciato dal figlio e dalla moglie. L’ordine del Tribunale gli vietava di parlare pubblicamente della transizione di genere del figlio sui media. Hoogland per mesi ha usato una terminologia offensiva nei confronti del figlio, la Corte ha identificato questo come violenza: “I suoi tentativi pubblici di minare la disforia di genere del figlio erano una forma di violenza familiare”. Il figlio si è identificato come maschio dall'età di 11 anni e ha cambiato nome all'età di 12 anni prima di perseguire la terapia ormonale con il supporto di sua madre, uno psicologo e un endocrinologo, presso la Torkin Manes. Il rifiuto del padre dell'identità del figlio ha causato al ragazzo "un dolore significativo" che ha "portato a una rottura di quella che entrambe le parti parlano come una relazione genitore-figlio altrimenti amorevole", hanno riferito i giudici. Diventato simbolo dell’estrema destra, Hoogland ha continuato a intervenire in pubblico e adesso è sotto processo. 

4) In America un ragazzo si è dichiarato donna e ha occupato un seggio nel Partito Democratico destinato a una donna! 

È la storia di Emilia Decaudin, transgender dem, militante di Bernie Sanders da quando aveva 16 anni che NON ha occupato nessun posto, semplicemente negli USA sono così avanzati da avere aggiunto oltre a maschi e femmine anche la quota transgender, il che dimostra in questo caso che nessuno vuole togliere niente a nessuno, ma aggiungere una storia alle altre.

E non c’è solo lei. Alle ultime elezioni presidenziali, Sarah McBride è diventata la prima senatrice transgender negli Stati Uniti dopo aver vinto la sua competizione in Delaware. Taylor Small, 26 anni, del Vermont, è stata eletta alla Camera dei rappresentanti, mentre Stephanie Byers in Kansas è stata a prima persona trans nera a essere mai stata eletta in una legislatura statale.

5) La propaganda LGBTQI sta facendo aumentare le transizioni! È un’epidemia

Ci sarebbe da ridere qui, se non ci fosse da piangere. C’è gente ancora convinta che si possa “propagandare” l’omosessualità o la transessualità. E quindi in un mondo tutto etero noi come siamo venuti fuori? Ma soprattutto, di nuovo, non si sceglie di essere omosessuali o transessuali o bisessuali. Nessuno ti può convincere di esserlo. Ma quello che si fa parlando nelle scuole è dare riferimenti a chi non ne ha. E per fortuna nel 2020 ci sono più riferimenti di 40 anni fa, quindi molti ragazzi oggi possono sapere cosa sono senza passare per anni di dolore e sofferenza e silenzio. Possono “parlare” perché hanno le parole, possono “definirsi” perché hanno un modello. Non un modello da imitare, ma un modello in cui riconoscersi. Come ha detto a Valigia Blu Elena D'Epiro, ragazza trans di 27 anni, «viviamo nel mondo e siamo parte del mondo, non siamo soggetti astratti». Elena è una dei tanti e tante giovani che hanno iniziato a raccontare, raccontarsi e fare informazione su Instagram, decostruendo stereotipi, divulgando notizie utili per chi sta iniziando un percorso e anche per persone cisgender (cioè che si riconoscono nel sesso attribuito alla nascita) che vogliono ascoltare, imparare, riconoscere pregiudizi e transfobia inconsapevole. Qui le storie di sei di loro.

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6) Con questa storia delle trans tantissime parteciperanno alle Olimpiadi e vinceranno contro le donne. Ovviamente avranno cambiato sesso apposta perché sono solo maschi schiappe che non vogliono concorrere contro i maschi

Ora io non ho trovato da nessuna parte questo enorme numero di atlete trans. Ci sono alcuni casi sparuti e in ogni caso il CIO ha fissato delle regole molto precise che riguardano il livello di testosterone che deve essere sotto una certa soglia per partecipare alle gare femminili, quindi non ci si potrà svegliare una mattina e decidere di iscriversi al campionato dell’altro sesso per vincere. Ma poi voi ve lo immaginate Totti che cambia sesso per giocare nella nazionale femminile con la capitana Sara Gama? Poi sai Illary dove lo spedisce quando torna a casa! (p.s.: Sto facendo ironia sul fatto che non vedo questa gara di maschioni che cambiano sesso per partecipare alle Olimpiadi perché non mi pare che nel mondo essere trans sia una cosa così socialmente semplice).

Il caso portato come esempio è quello dell’atleta sudafricana intersex Caster Semenya che ha una produzione sopra la media di testosterone. In diverse occasioni è stata accusata di mascherare il suo “vero” sesso perché considerata troppo mascolina per essere una donna. L’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera (IAAF) le ha imposto nel 2019 una terapia farmacologica per ridurre i livelli di testosterone, il Tribunale arbitrale sportivo di Losanna (TAS) ha respinto un suo ricorso, infine la Corte suprema del Tribunale federale svizzero ha confermato la decisione della IAAF dopo averla momentaneamente sospesa.

L’idea di fondo è che le atlete trans siano biologicamente superiori perché hanno strutture e corpi mascolini. Anche in questo caso non si passa da un momento all’altro da una categoria all’altra. Le donne trans che gareggiano nelle categorie femminili devono essere in terapia ormonale da due anni e gli effetti degli estrogeni riducono la massa muscolare con conseguente diminuzione della forza. Inoltre sono sottoposte a dettagliatissimi e periodici monitoraggi dei dosaggi ormonali.

7) Se esiste un’aggravante perché sei gay, allora se picchiano un interista?

Non so dove vivete voi, ma in nessun libro o nel programma di nessun partito al mondo è prevista la discriminazione degli interisti o la limitazione dei diritti ad accedere all’istituto del matrimonio o all’adozione. 

8) Le femministe e le lesbiche sono contrarie al DDL Zan

Niente di più falso. Una parte di lesbiche e una parte di donne che si definiscono femministe sono contrarie. In rete potrete trovare altrettante voci lesbiche e del femminismo militante nuovo e antico a favore del DDL Zan così com’è. Qui è possibile leggere uno dei molti appelli corredato di firme di lesbiche e femministe a favore della legge. 

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9) Con la legge Zan si discriminano le donne riducendole a minoranza quando invece sono la metà del mondo

È vero che le donne sono la metà del mondo! Ma negare che le donne siano discriminate in tutto il mondo è altrettanto velleitario anche perché chi non vuole definirsi minoranza poi è lo stesso pezzo di mondo femminile che chiede anche con le altre femministe le quote di genere o leggi che puniscano il femminicidio. La legge Zan punisce chi commette il reato, non la vittima. E punisce chi commette un reato contro qualcuno per il proprio orientamento sessuale o per la propria identità di genere.

C’è davvero il rischio che la proposta di legge “cancelli” le donne e la differenza sessuale? No. Si tratta anzi di un arricchimento, e non di una cancellazione. Come già spiegato tra le caratteristiche personali che possono determinare discorsi e crimini d’odio è stato aggiunto, accanto al genere, proprio il sesso.

Per tutti questi motivi, è importante approvare il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia.

Immagine in anteprima: SilarCC BY-SA 4.0, via commons.wikimedia.org

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