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La crisi del clima e della natura sono profondamente legate: dieci punti chiave dopo la COP 27 in Egitto

1 Dicembre 2022 12 min lettura

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La crisi del clima e della natura sono profondamente legate: dieci punti chiave dopo la COP 27 in Egitto

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Il round-up settimanale sulla crisi climatica e i dati sui livelli di anidride carbonica nell'atmosfera.

La COP 27 si è conclusa da poco più di una settimana lasciando sensazioni stridenti: se da un lato si può celebrare, infatti, un successo nella battaglia trentennale per la finanza climatica, dall’altro va segnalato l’ennesimo fallimento che ci allontana dall’obiettivo dell’Accordo di Parigi per contenere il riscaldamento globale entro 1.5°C. Rinunciare definitivamente all'obiettivo climatico di 1,5°C sarebbe un bel regalo ai sostenitori del carbonio, ha detto il direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) in un'intervista al Guardian. Staremo a vedere quali saranno gli effetti delle decisioni (non) prese negli anni a venire.

I colloqui hanno evidenziato il ruolo centrale delle azioni per la natura nell'affrontare la crisi climatica. In uno speciale il World Economic Forum ha analizzato i passi in avanti registrati dopo la COP in Egitto.

1) Richiesta di una riforma strutturale dei finanziamenti per la natura e il clima

Oltre al finanziamento delle perdite e dei danni, durante la COP 27 è stata prestata molta attenzione alla riforma strutturale del sistema finanziario e alla necessità di creare meccanismi innovativi che supportino la natura e le azioni per il clima a livello locale e globale. Sotto esame anche le banche multilaterali di sviluppo: le obbligazioni sovrane e i prestiti e le obbligazioni legati alla sostenibilità sono stati tra le priorità dell'agenda. Le principali istituzioni finanziarie, dal Giappone alla Norvegia al Brasile, tutte firmatarie dell'Impegno del settore finanziario per l'eliminazione della deforestazione causata dai prodotti di base, stanno partecipando attraverso l'iniziativa Finance Sector Deforestation Action (FSDA). Durante un incontro tra i ministri di 16 paesi in rappresentanza dei cinque continenti si è discusso di un piano in 10 punti per colmare il divario finanziario globale in materia di biodiversità in vista della COP15 sulla biodiversità che si terrà a Montreal in Canada dal 7 al 19 dicembre.

2) La COP15 sulla biodiversità

Il messaggio che la crisi del clima e quella della natura siano profondamente legate è stato espresso in modo forte e chiaro alla Conferenza sul clima in Egitto. Tuttavia, il tentativo di includere la COP sulla biodiversità all’interno del testo finale della COP 27 è andato fallito. Limitarsi ad abbassare le temperature senza arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030 potrebbe essere insufficiente per fermare l’aumento delle temperature globali.

3) Nuove politiche per le foreste

L’annuncio della creazione del Partenariato dei Leader per le Foreste e il Clima (FCLP) è il segnale di una acquisita consapevolezza della necessità di arrestare la perdita di foreste entro il 2030. A partire dal 2023, la FCLP pubblicherà anche un Rapporto annuale sui progressi globali con valutazioni indipendenti. L’obiettivo è mostrare i primi risultati già alla COP 28. Un forte slancio è arrivato dal neopresidente del Brasile, Lula, che oltre a promettere di avere tra le priorità della sua azione politica l'arresto della deforestazione in Amazzonia, si è offerto per ospitare COP30 tra tre anni. Lula ha anche chiesto a Regno Unito, Francia, Stati Uniti e altri paesi di fare delle donazioni a un fondo internazionale per la protezione della foresta amazzonica. Avviato sotto la prima amministrazione Lula, tra il 2003 e il 2010, il Fondo per l'Amazzonia ha finanziato progetti di conservazione, prima di essere congelato sotto la presidenza Bolsonaro. Inoltre, Brasile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo hanno annunciato l’intenzione di lavorare insieme per proteggere le loro vaste aree di foreste tropicali. Motivo per cui sono state chiamate “OPEC delle foreste pluviali”.

4) Lo stato degli impegni assunti sulla deforestazione 

Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, gli impegni per ridurre di un gigatone le emissioni delle foreste entro il 2025 sono solo al 24% dell’obiettivo prefissato. Tuttavia, il monitoraggio degli impegni congiunti, a cura di Nature4Climate, ha rilevato che il 55% degli impegni monitorati sta dimostrando sostanziali segni di progresso. L'Asia tropicale è sulla strada per invertire la perdita di foreste entro il 2030: il tasso di deforestazione dell'Indonesia è sceso del 25% lo scorso anno e anche la Malesia ha registrato un calo del 24% nel ritmo di perdita delle foreste lo scorso anno.

Nel 2021 sono stati stanziati 2,67 miliardi di dollari per programmi legati alle foreste nei paesi in via di sviluppo – il 22% dei 12 miliardi di dollari promessi alla COP26, il che significa che i donatori sono sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi entro il 2025. E si stanno muovendo anche i fondi del settore privato, come ad esempio nel caso dell'IFACC che, a un anno dal lancio, sta mettendo a punto meccanismi finanziari innovativi per aiutare gli agricoltori a non convertire ulteriormente in terreni agricoli gli ecosistemi dell'Amazzonia, del Cerrado e del Chaco. Analogamente, la coalizione pubblico-privata LEAF ha mobilitato altri 500 milioni di dollari in finanziamenti privati, per un totale di 1,5 miliardi di dollari a sostegno della protezione delle foreste tropicali. Questo fa parte dei 3,6 miliardi di dollari di nuovi finanziamenti privati annunciati alla Conferenza sul clima.

Tra le iniziative del settore privato degne di nota c'è il lancio della nuova società Biomas (da parte di Suzano, Santander, Itau, Marfrig, Rabobank e Vale) per ripristinare 4 milioni di ettari in Amazzonia, nella foresta pluviale Mata Atlantica e nel Cerrado. Inoltre, 1t.org ha annunciato l'impegno delle prime quattro aziende indiane (Vedanta, ReNew Power, CSC Group e Mahindra) a unirsi ad altre 75 imprese in tutto il mondo impegnate a piantare e far crescere sette miliardi di alberi in oltre 60 paesi.

5) Le soluzioni basate sulla natura per la prima volta nel testo dei negoziati

Le soluzioni basate sulla natura sono state incluse per la prima volta nel testo della COP 27: una sezione specifica è stata dedicata infatti a foreste, oceani e agricoltura. Tutti gli occhi sono puntati ora sulla COP 28 per capire se questo si tradurrà in azioni per trasformare concretamente i sistemi alimentari.

Le discussioni, molto tecniche, hanno gravitato intorno all’attuazione dell’Articolo 6 sui meccanismi di mercato delle emissioni, il cui quadro di base è stato definito lo scorso anno alla COP 26 di Glasgow. Per quanto riguarda la natura, le emissioni legate all’uso del suolo rientrano in questo articolo. In Egitto si è discusso delle linee guida sulla la riforestazione, il ripristino e il rimboschimento.

6) L’uso della tecnologia per la natura

Come per la finanza, la tecnologia è stata presente ovunque alla COP 27. In Egitto, il ruolo della tecnologia nel migliorare la trasparenza e la responsabilità nel monitoraggio delle catene di approvvigionamento (e nel contrastare la deforestazione) e nel migliorare l'integrità dei mercati del carbonio è stato un ritornello costante.

Tra gli sviluppi degni di nota, scrive il World Economic Forum, la partnership di Verra con Pachama per sperimentare una piattaforma digitale di misurazione, rendicontazione e verifica del carbonio delle foreste. Una nuova partnership sui dati forestali è stata annunciata da WRI, FAO, USAID, Google, NASA, Unilever e il Dipartimento di Stato americano. Nature4Climate ha mostrato una versione beta della sua nuova piattaforma online (naturebase) per aiutare i decisori a implementare soluzioni climatiche naturali. È stato inoltre presentato il nuovo Global Renewable Energy Watch, una partnership tra The Nature Conservancy, Microsoft e Planet. 

7) Finalmente si è parlato di sistemi alimentari

Per la prima volta, l’agricoltura e i sistemi alimentari sono entrati anche nell'agenda principale, con un riconoscimento nel testo finale e almeno cinque spazi dedicati. È stata presentata l'Iniziativa per l'alimentazione e l'agricoltura per la trasformazione sostenibile (FAST), lanciata dalla presidenza egiziana della COP, una partnership tra più parti interessate per accelerare l'accesso ai finanziamenti, costruire capacità e incoraggiare lo sviluppo di politiche per garantire la sicurezza alimentare nei paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Sempre in tema di cibo, 14 tra le più grandi aziende di commercio e trasformazione agricola del mondo hanno condiviso la loro tabella di marcia verso l'1,5℃ - con reazioni contrastanti - con piani dettagliati su come eliminare la deforestazione dalle loro catene di approvvigionamento di prodotti agricoli entro il 2025. Tuttavia, se tutti sembrano concordi che si parli dell’interconnessione tra crisi climatica e crisi alimentare, le divergenze emergono quando si discute delle soluzioni. L’approccio dell’agroecologia contadina, le cui richieste sono vicine ai concetti di giustizia climatica, economica e sociale, e quello “tecno-digitale” sostenuto dall’industria, sono difficilmente conciliabili e troveranno presto nella COP un nuovo spazio in cui collidere. Quale prevarrà?

8) Una COP sempre più blu

C’è stato un maggiore riconoscimento anche del ruolo fondamentale dell'oceano nel sistema climatico. La presidenza egiziana, la Germania e l'IUCN hanno lanciato ENACT (Enhancing Nature-based Solutions for an Accelerated Climate Transformation). È stata lanciata l'iniziativa Mangrove Breakthrough per proteggere 15 milioni di ettari di mangrovie a livello globale entro il 2030. Sono stati inoltre annunciati i principi e le linee guida sul carbonio blu di alta qualità.

9) Indigeni e comunità locali

Il ruolo critico che le popolazioni indigene e le comunità locali (IPLC) svolgono come custodi delle foreste è ormai assodato e fuori discussione. Alla COP 27, gli IPLC hanno espresso la loro frustrazione per il fatto che non sono raggiunti dai fondi per il clima. 

Sebbene la COP 27 sia stata un ottimo spazio per gli attori indigeni e non indigeni per condividere le conoscenze, ascoltarsi reciprocamente e costruire relazioni, è chiaro che non può essere l'unico spazio, scrive il Word Economic Forum

10) Le iniziative guidate dall'Africa al centro della scena

Anche se non è stata la "COP africana" come molti speravano, dall'Egitto sono arrivati diversi annunci, tra cui il lancio dell'iniziativa Africa Carbon Markets, la dichiarazione per l'Africa Sustainable Commodities Initiative, l’istituzione di un fondo di risanamento africano da 2 miliardi di dollari, l'incremento dei finanziamenti per le iniziative del Great Green Wall e la nuova partnership tra l'Alleanza Globale EverGreening e Climate Impact Partners che prevede l'impiego di 330 milioni di dollari in programmi di rimozione guidati dalle comunità in Africa e Asia.

Proseguono le discussioni tra i paesi UE per fissare un tetto al prezzo del petrolio russo. Intanto la Cina cerca di rafforzare le relazioni energetiche con la Russia

Non si sanano le spaccature tra i paesi UE per trovare un accordo sul tetto al prezzo del petrolio russo. Secondo Politico, l’intesa potrebbe essere raggiunta il 5 dicembre quando scatterà il divieto sulle importazioni di greggio russo via mare. La Polonia e gli Stati baltici stanno spingendo per un tetto più basso, mentre la Grecia, Malta e Cipro stanno cercando di ottenere un prezzo più alto per proteggere le loro industrie marittime, stando a quanto affermato da alcuni diplomatici UE. I funzionari statunitensi stanno facendo pressione sulla Polonia e quei paesi che spingono per un tetto più stringente, riporta sempre Politico in un altro articolo.

L’Unione Europea aveva inizialmente proposto di fissare il prezzo del petrolio russo a 65 dollari al barile, aggiunge Bloomberg. Ma dato che la Russia vende già il suo greggio con uno sconto, i livelli di tetto che si stanno discutendo sono tutti più alti degli attuali tassi di mercato di circa 52 dollari. Nel frattempo, riporta il Financial Times, l'Europa continua a importare una quantità record di gas naturale liquefatto russo via mare, a testimonianza di come l’UE non si sia completamente liberata dalla dipendenza dalla Russia, nonostante i flussi attraverso i gasdotti si siano praticamente fermati. Le importazioni di gas naturale liquefatto russo, trasportato su grandi navi cisterna, sono aumentate di oltre il 40% tra gennaio e ottobre di quest'anno, rispetto allo stesso periodo del 2021. “Comprare GNL dalla Russia non è un problema perché stiamo ricevendo dai russi ciò che altrimenti sarebbe stato inviato [altrove]”, ha dichiarato Georg Zachmann, senior fellow di Bruegel. “Ciò di cui l'Europa ha urgentemente bisogno è un meccanismo di protezione contro l'eventualità che la Russia invii selettivamente il gas a singoli acquirenti in Europa al fine di ottenere vantaggi politici", aggiungendo che l'unità dell'Europa è stata messa a dura prova.

Intanto, scrive Reuters, la Cina sta cercando di stringere legami energetici più solidi con la Russia. Il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato che “la Cina è disposta a lavorare con la Russia per creare una partnership energetica più stretta, promuovere lo sviluppo dell'energia pulita e verde e mantenere congiuntamente la sicurezza energetica internazionale e la stabilità delle catene di approvvigionamento dell'industria”. 

Secondo il vice primo ministro russo Alexander Novak, le esportazioni energetiche russe verso la Cina sono “aumentate quest'anno del 64% in valore e del 10% in volume”, ha detto il vice primo ministro russo, Alexander Novak. Mosca è diventata il “quarto centro commerciale mondiale per lo yuan, mentre il Cremlino spinge per maggiori legami con l'Asia in mezzo alle sanzioni occidentali”. Il vice ministro dei trasporti russo, Alexander Poshivai, citato dall'agenzia di stampa statale russa RIA, ha dichiarato che "la Russia ha avanzato la proposta di riconoscere da parte cinese i certificati assicurativi delle compagnie russe che assicurano il trasporto marittimo, nonché i certificati di riassicurazione dei rischi del trasporto marittimo, documenti che garantiscono la copertura finanziaria dei rischi”. Ma, secondo Kommersant, la proposta è stata rifiutata dalle autorità cinesi.

Esperti ONU: La Grande Barriera Corallina australiana dovrebbe essere inserita nell'elenco dei siti del patrimonio mondiale “in pericolo”

Una missione sostenuta dalle Nazioni Unite ha raccomandato di aggiungere la Grande Barriera Corallina all'elenco dei siti del patrimonio mondiale in pericolo. In assenza di un'azione climatica "ambiziosa, rapida e sostenuta”, si legge nel rapporto, la più grande barriera corallina del mondo è in pericolo, minacciata da frequenti eventi di sbiancamento stanno minacciando la barriera corallina (quattro negli ultimi sette anni). Secondo gli esperti dell'Unesco e dell'IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), il lavoro per migliorare la qualità dell'acqua è troppo lento. [Continua a leggere qui]

Gli Stati Uniti pagheranno decine di milioni di dollari per far spostare le comunità di nativi minacciate dal cambiamento climatico

L'amministrazione Biden darà a tre tribù di nativi 25 milioni di dollari ciascuna per allontanarsi dalle zone costiere o dai fiumi. Si tratta di uno dei più grandi sforzi compiuti finora per trasferire le comunità minacciate dagli effetti dei cambiamenti climatici. Il progetto, finanziato dal Dipartimento degli Interni, è un riconoscimento del fatto che un numero crescente di luoghi negli Stati Uniti non può più essere protetto dai cambiamenti causati dal riscaldamento del pianeta. Altri nodi da affrontare saranno decidere quali luoghi aiutare per primi e come organizzare la ricollocazione. Che può essere disastrosa. [Continua a leggere qui]

Negli USA la siccità sta prosciugando fiumi e riserve idriche ma ci sono soluzioni ingegnose per ripensare i corsi d’acqua e continuare a sfruttarli

I cambiamenti climatici e l'aumento della domanda di acqua stanno prosciugando i fiumi americani, scrive Laurence C. Smith, professore di studi ambientali e di scienze della terra, dell'ambiente e del pianeta alla Brown University. Il fiume Mississippi è ai suoi minimi storici, tant'è che quasi 3.000 chiatte - l'equivalente di 210.000 camion container - sono rimaste ferme sulla più importante via d'acqua interna americana. Le condizioni sono ancora peggiori negli Stati Uniti sud-occidentali, dove una siccità di 22 anni ha ridotto i bacini del fiume Colorado, mettendo a dura prova le forniture di acqua per le aziende agricole, le città e l'energia idroelettrica della diga di Hoover. In California quasi il 20% delle agenzie idriche urbane della California ha riferito che nei prossimi mesi potrebbe verificarsi una significativa carenza d'acqua, mentre lo Stato si prepara ad affrontare un possibile quarto anno consecutivo di siccità. La buona notizia è che diversi progetti stanno già ripensando i corsi d'acqua e stanno trovando soluzioni ingegnose per continuare a sfruttare i fiumi. [Continua a leggere qui]

I lavoratori scozzesi del settore petrolifero e del gas che hanno perso il lavoro stanno trovando una nuova occupazione nel settore delle energie rinnovabili

In Scozia, al largo di Wick, Beatrice, un parco eolico sorto nei pressi di un vicino giacimento petrolifero offshore (da cui prende il nome) esaurito e prossimo a essere smantellato, sta dando lavoro ad alcuni ex lavoratori del settore petrolifico e del gas. L'industria dell'eolico marino, pur in rapida crescita, è ancora agli inizi e produce solo una piccola frazione del contenuto energetico del petrolio e del gas estratti dal Mare del Nord britannico, scrive il New York Times. Tuttavia, sta riuscendo a dare lavoro a chi l’aveva perso. [Continua a leggere qui

In futuro vedremo più arcobaleni, ma non è una bella notizia

 

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Un post condiviso da World Economic Forum (@worldeconomicforum)

Gli arcobaleni sono spesso associati a momenti belli e romantici. In futuro ne vedremo ancora di più ma questa non è una bella notizia. Anzi, sarà una delle manifestazioni degli effetti del cambiamento climatico. Come spiega, infatti, la scienziata Kimberly Carlson, docente di scienze ambientali alla New York University, “il cambiamento climatico sta influenzando gli arcobaleni” che iniziano a comparire a latitudini dove erano meno frequenti. Molte parti del mondo, spiega Carlson, “in particolare i luoghi più vicini ai poli, come l'Alaska o la Siberia, riceveranno più pioggia, aggiungendo potenzialmente altre decine di giorni ricchi di arcobaleni entro la fine del secolo”. Un futuro ricco di arcobaleni e meno nuvoloso potrebbe essere un segno di profondi problemi planetari, sottolinea Andrew Gettelman, scienziato del clima presso il Pacific Northwest National Laboratory, perché le nuvole, in particolare quelle a bassa quota, aiutano a raffreddare il pianeta riflettendo la luce solare in entrata. [Continua a leggere qui]

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