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La controffensiva ucraina potrebbe essere un punto di svolta della guerra

13 Settembre 2022 10 min lettura

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La controffensiva ucraina potrebbe essere un punto di svolta della guerra

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9 min lettura

di Flavio Pintarelli

Tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, dopo un lungo periodo di stasi, le forze armate ucraine hanno lanciato due operazioni contro le forze d'invasione russe, riportando il conflitto a una fase dinamica, simile a quella osservata nelle settimane immediatamente successive all’invasione.

La prima delle due operazioni, quella in corso nell'Oblast di Kherson, a sud del paese, era stata annunciata dai comandi ucraini fin dalla fine del mese di giugno, indicando agosto come data per l'inizio delle operazioni. Cosa che è poi puntualmente avvenuta.

Al contrario, la seconda operazione, quella che da Kharkiv si sta sviluppando lungo tutto il Donbas, ha colto di sorpresa, per la rapidità dell'avanzata e l'entità dei risultati raggiunti, anche gli analisti e i giornalisti più vicini al campo di battaglia.

La sera di sabato 10 settembre, le forze armate ucraine hanno così ripreso il controllo dello snodo logistico e ferroviario di Kupiansk; della città di Izyum, sede di una guarnigione e di un centro di comando russo, testa di ponte per la conquista definitiva del Donbas; e della città Lyman. Ma la rapidità dell'avanzata è tale che, di minuto in minuto, voci e ipotesi di nuovi obiettivi raggiunti si susseguono senza sosta apparente.

Più che una ritirata verso una seconda o terza linea di difesa, quella delle forze armate russe sembra aver assunto i caratteri di una rotta disordinata e ancora non è chiaro dove e quando i reparti russi saranno in grado di riorganizzarsi e assestare una nuova linea del fronte lungo cui condurre la prossima fase della guerra.

Se le forze armate ucraine dovessero essere in grado di consolidare lo sfondamento - oltre 90 chilometri dentro le linee nemiche, per circa 3000 chilometri quadrati di territorio liberato - questa operazione diventerebbe uno dei più eclatanti successi della storia militare. Una manovra che non è frutto del caso, ma di una attenta valutazione strategica e di un'accurata progettazione delle operazioni.

Quella che verrà ricostruita nei prossimi paragrafi è la storia di due fronti che apparivano distinti ma che, in realtà, minuto dopo minuto, si sono rivelati essere un fronte unico. Per farlo sarà necessario riavvolgere indietro di qualche mese il nastro del tempo.

La liberazione di Kharkiv

Sono i primi giorni di maggio e le forze armate ucraine hanno lanciato un contrattacco a nord della città di Kharkiv. Il loro obiettivo è allontanare le postazioni di artiglieria russe verso il confine e mettere così fine al costante bombardamento della città, sfruttando l'iniziativa ottenuta nel corso della difesa di Kyiv.

Verso la fine di marzo infatti, incalzate dalla resistenza ucraina che ne aveva costantemente martellato la logistica e le strutture di comando e controllo, le truppe russe si sono ritirate dalla periferia della capitale ucraina, senza essere riuscite a prendere la città, dopo averla stretta d'assedio fin dai primi giorni dell'invasione.

L'onda lunga di quegli eventi permette alle forze armate ucraine di completare la messa in sicurezza di Kharkiv. Da quel momento in poi, tuttavia, la spinta ucraina sembra esaurirsi e l'iniziativa tornare nelle mani delle forze d'invasione, che, ormai riposizionate nel Donbas, rivedono i propri obiettivi, ponendosi come scopo quello di completare l'occupazione della regione contesa fin dal 2014.

Guerra d'attrito in Donbas

Se la prima fase dell'invasione è caratterizzata da un estremo dinamismo, con avanzate fulminee e ingenti porzioni di territorio che cambiano colore con rapidità estrema, la seconda fase, quella che si apre in Donbas dopo la ritirata da Kyiv, assume fin da subito i tratti di una guerra d'attrito.

Quella d'attrito è una strategia militare il cui obiettivo consiste nel minare la capacità in resistenza dell'avversario fino al collasso, infliggendogli di continuo perdite di equipaggiamento e personale.

Forte di una superiorità in termini di bocche da fuoco e munizioni, la forza d'invasione russa bombarda intensamente, e per settimane, le postazioni ucraine nel Donbas, saggiandone poi la resistenza con limitati ma costanti assalti di fanteria. Le forze armate ucraine resistono il più a lungo possibile, per poi ritirarsi, concedendo all'avversario di guadagnare di continuo limitate porzioni del campo di battaglia.

Nel corso della guerra d'attrito cadono in mano russa città come Severodonetsk e Iyzum, che resiste per oltre un mese all'assedio. Tra la fine di maggio e l'inizio del mese di giugno, il numero di vittime da parte ucraina è compreso tra i 100 e i 200 soldati feriti o uccisi al giorno.

In quelle settimane si ha la sensazione che le forze armate ucraine, dopo aver difeso Kyiv con successo, siano sul punto di crollare sotto il martellamento incessante dell'artiglieria russa. È a quel punto che due eventi iniziano a cambiare il corso della guerra.

All'inizio di luglio, dopo alcuni sforzi a Luhansk, il ministro della Difesa russo annuncia la necessità di una pausa nelle operazioni per "ripristinare la capacità di combattimento" della forza d'invasione. Nel giro di qualche settimana, il volume di fuoco dell'artiglieria russa nel Donbas inizia a calare.

Il calo è il segno che la pausa nelle operazioni è una reale necessità per la forza d'invasione e non una diversivo utile a guadagnare un vantaggio sull'avversario. Tuttavia, la medaglia possiede anche un altro lato. In Ucraina sono arrivati e hanno iniziato a operare gli M142 HIMARS, un sistema d'arma che sarà chiave per il disegno strategico di questa fase del conflitto, permettendo alle forze armate ucraine di smarcarsi progressivamente dalla guerra d'attrito in corso.

La battaglia dei ponti

L'M142 HIMARS - acronimo di high mobility artillery rocker system (sistema di artiglieria lanciarazzi ad alta mobilità) - è un sistema di lanciarazzi montato sul telaio di un camion leggero. Consente di portare attacchi di precisione e a lunga distanza (da un minimo di 70km a un massimo di 300km a seconda del tipo di munizione impiegato), garantendo un'elevata mobilità che lo rende difficile da contrastare con il fuoco di controbatteria.

Le forze armate ucraine hanno ricevuto circa una ventina di M142, come parte di un pacchetto di aiuti militari stanziato dal governo degli Stati Uniti alla fine del mese di maggio. All'inizio di luglio, contrariamente alle previsioni di chi pensava che agli ucraini sarebbero occorsi mesi per iniziare a usarli, gli HIMARS sono schierati e impiegati sul campo. Non in Donbas, come ci si aspetterebbe, ma nell'Oblast di Kherson, nel sud del paese.

Situata sul delta del fiume Dnipro, Kherson è stata occupata dalla forza d'invasione russa nei primi giorni della guerra. La presa della città, raccontata in un memoriale pubblicato in rete da un soldato russo che ha preso parte alle operazioni, avviene senza scontri e in circostanze che sollevano più di un dubbio. Kherson infatti sembra venir abbandonata alla mercé del nemico. Una decisione che, durante il mese di luglio, spingerà il presidente Zelensky a rimuovere dai loro incarichi il procuratore generale e il capo dell'intelligence ucraina, i quali vengono accusati di tradimento.

Il valore di Kherson non è però soltanto simbolico, ma anche strategico. La regione, coi suoi porti sul Mar Nero e le centrali elettriche, è un'area di vitale importanza per l'economia ucraina, oltre a essere una "porta" aperta sulla Crimea. È qui che ha dunque inizio la cosiddetta "battaglia dei ponti".

Con questa espressione ci si riferisce a una serie di attacchi di precisione che le forze armate ucraine effettuano nei territori controllati dalla forza d'invasione a ovest del fiume Dnipro, fin dall'inizio del mese di luglio. A venire colpiti per primi sono i depositi di munizioni, limitando così la capacità del nemico di effettuare tiri di artiglieria e controbatteria. Sono poi colpite le infrastrutture di comando e controllo, disarticolando la capacità del nemico di prendere decisioni; quelle logistiche, per ostacolare i rifornimenti; infine i sistemi di difesa aerea, per permettere all'aviazione ucraina di intensificare le missioni nel quadrante, sia con velivoli a guida umana che remota.

È nel corso di questa campagna che, con un'operazione non ancora del tutto chiara nei suoi dettagli esecutivi, il 10 agosto una serie di forti esplosioni distrugge la base aerea di Saki in Crimea, compromettendo seriamente la capacità dell'aviazione russa di condurre missioni nei cieli ucraini. Incalzati dall'offensiva e dai continui annunci di un imminente contrattacco su Kherson, i comandi russi decidono di spostare 4 gruppi di battaglioni tattici dall’Oblast di Donetsk, nel Donbas, all'Oblast di Kherson, per rinforzare le loro posizioni.

In questo lasso di tempo, anche i ponti sul Dnipro iniziano a essere colpiti con sempre maggiore frequenza, rallentando così la logistica, ostacolando le operazioni di riposizionamento, limitando la capacità di manovra del nemico e tagliando le vie di fuga per un eventuale ritirata.

Tra luglio e agosto, il crescente impiego degli HIMARS e il riposizionamento delle truppe russe nel quadrante di Kherson iniziano a dare l'impressione che, sebbene lentamente, l'iniziativa stia tornando nelle mani delle forze armate ucraine.

Il contrattacco

L'impressione viene confermata nel corso dell'ultima settimana di agosto, quando le truppe ucraine rompono per la prima volta le linee nemiche nell'Oblast di Kherson. Da quel momento in poi, dopo mesi di dichiarazioni in merito a un massiccio contrattacco nel quadrante, sull'offensiva di Kherson cala il silenzio e il flusso di informazioni si inaridisce, dal momento che i comandi ucraini negano ai mezzi d'informazione l'accesso all'area.

Pochi giorni dopo, all'inizio della scorsa settimana, le forze armate ucraine sorprendono tanto il nemico quanto gli analisti, lanciando un secondo, poderoso negli effetti, contrattacco nell'Oblast di Kharkiv. Nello stupore generale, il disegno strategico ucraino si rivela in tutta la sua complessità.

L'annunciato contrattacco su Kherson, che aveva indotto molti a domandarsi quale fosse l'utilità strategica di annunciare in pompa magna i propri obiettivi strategici, si è rivelato essere, funzionando in accordo con la battaglia dei ponti, un'esca per attirare le truppe russe lontano dal Donbas.

L'inganno ha permesso alle forze armate ucraine di diluire le difese avversarie, distribuendo le forze russe da nord a sud, lungo la più ampia linea esterna del fronte, che rende così più lenti e difficoltosi i loro movimenti da una parte all'altra.

Di contro, così sagomato, il terreno permette alle forze armate ucraine di sfruttare la più breve linea interna del fronte, aprendo l'opportunità di muovere più rapidamente le loro truppe da nord a sud.

Lo sfondamento sul fronte di Kharkiv è il frutto della capacità strategica e progettuale ucraina, figlia della visione del generale Oleksandr Syrsky. Classe 1965, Syrsky è l’ufficiale che ha organizzato la difesa di Kyiv nelle prime settimane di invasione. Operazione il cui successo gli è valso la medaglia dell’ordine di Bohdan Khmelnytsky. Nel 2013, era stato proprio Syrsky a venire incaricato di modernizzare l’esercito ucraino, adeguandolo agli standard in vigore tra le truppe della NATO. Un compito svolto brillantemente, a giudicare dalla rapidità con cui le forze armate ucraine sono riuscite a integrare e dispiegare con rapidità l’ingente mole di equipaggiamenti arrivati dagli alleati occidentali, i cui risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti.

Uno scenario in evoluzione

Ora il flusso di aggiornamenti dal fronte di Kharkiv sembra aver rallentato. La presa dell'aeroporto di Donetsk, di cui erano circolate voci, sembra essere stata smentita, il fallimento di un attacco a Pisky sembra invece confermato. Al confine con Belgorod, molti abitanti russi del Donbas cercano di riparare in Russia, anche se molti di loro sono bloccati al confine.

Nel frattempo, la rappresaglia russa si è abbattuta in tutto il paese contro le infrastrutture civili ucraine, che sono state bersaglio di un intenso lancio di missili da crociera. Numerosi i disagi causati dal bombardamento - blackout, interruzione dell’erogazione d’acqua e altri problemi legati ai guasti causati dall’attacco - sono stati rapidamente contenuti grazie all’azione delle squadre d’intervento.  

Al momento, la polvere del contrattacco non si è ancora posata e non è chiaro dove finirà per collocarsi la nuova linea del fronte. In questa situazione, fare previsioni o delineare scenari è ancora più azzardato. Tuttavia, se le forze armate ucraine dovessero consolidare lo sfondamento di Kharkiv, l'offensiva russa nel Donbas potrebbe aver subito una decisiva battuta d'arresto, costringendo la leadership russa ad adattare ancora una volta gli obiettivi politici e strategici della sua operazione speciale.

Ad ammettere il fallimento sono stati anche i blogger militari russi, i cui giudizi impietosi e taglienti hanno messo in luce i difetti dell’operazione e le menzogne dell’apparato, rappresentando, per quanto estrema, una voce più sincera rispetto a quella dei propagandisti di Stato. Persino la TV russa, a modo suo, ha dovuto ammettere che l'“operazione speciale” non sta andando come dovrebbe. 

La guerra è però ben lontana da essere conclusa. A sud infatti, lontano dal clamore e tra voci di perdite significative tra gli attaccanti, le forze armate ucraine continuano le operazioni nell'area di Kherson. Qui, strette tra il contrattacco ucraino e le rive del fiume Dnipro, le forze d'invasione russe potrebbero finire in una sacca e corrono il rischio di esser isolate dal resto delle loro forze da un'azione nemica nell'Oblast di Zaporizhzia.

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Quello che è certo è che, in questo momento, il corso della guerra è cambiato: l'iniziativa e il morale sono nettamente a favore delle forze armate ucraine. Le prossime settimana saranno perciò fondamentali per capire meglio quali saranno gli elementi del disegno strategico ucraino e in che modo i vertici russi si adatteranno alle mutate condizioni del campo di battaglia.

Per entrambe le parti in conflitto il tempo è contato. Novembre infatti è alle porte. Gli ucraini potranno contare su un'entusiasmante vittoria per dimostrare agli alleati occidentali che, con il loro supporto, la guerra potrebbe essere vinta. I russi, invece, dovranno rivedere nuovamente i loro obiettivi, adattare la strategia e riorganizzare la logistica prima che l'inverno congeli le operazioni, dando agli avversari il tempo per preparare una nuove operazioni in primavera, ruotando le truppe e continuando ad addestrarsi nell'uso di nuovi sistemi d'arma.

Immagine in anteprima: frame video Al Jazeera via YouTube

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