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Cile, le elezioni per l’Assemblea Costituente e le speranze della nuova sinistra

22 Maggio 2021 12 min lettura

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Cile, le elezioni per l’Assemblea Costituente e le speranze della nuova sinistra

11 min lettura

di Luciano Benítez Leiva e Elio Antonucci

Perché stavolta non si tratta
di cambiare un presidente
sarà il popolo che costruirà
un Cile ben differente

(Inti Illimani - Canción del Poder Popular)

Le elezioni per la costituente e le sue premesse

Il 15 e il 16 Maggio si sono svolte le votazioni più importanti degli ultimi 33 anni di storia del Cile. Oltre a votare i sindaci e  i consigli municipali, i cittadini cileni hanno potuto votare i governatori regionali, fino ad allora direttamente designati dal presidente e, soprattutto, nominare i membri che comporranno l’ Assemblea Costituente (Convención Constituyente). Le 155 persone elette, che si riuniranno nei prossimi mesi per formare l’Assemblea Costituente, avranno il difficile compito di scrivere la nuova Costituzione politica della Repubblica del Cile, modificando l'attuale Costituzione risalente al 1980.

Il lavoro dell’Assemblea Costituente durerà almeno nove mesi (con la possibilità di estensione di altri tre mesi). Al termine dei lavori di redazione della nuova Costituzione verrà organizzato un referendum nei successivi sessanta giorni per approvare definitivamente la nuova Costituzione.

La creazione della Costituente aggiunge un nuovo importante capitolo al lungo processo di cambiamento sociale che ha avuto inizio nell’ Ottobre 2019, con l’avvio del movimento di protesta noto come l’Estallido Social.   

Il 18 di ottobre del 2019 in pochi avrebbero immaginato che l’aumento di 30 pesos sul prezzo del biglietto della metropolitana di Santiago potesse essere la miccia per innescare  il più grande movimento di protesta della storia recente della capitale del Cile. Il malcontento sociale del resto aveva radici profonde, tanto che le manifestazioni si sono estese in breve tempo in tutto il resto del paese.

Attraverso la formazione di un movimento più unitario e più trasversale che in precedenti occasioni, proteste spontanee e manifestazioni si sono diffuse non solo tra studenti e lavoratori, ma anche tra i pensionati, i popoli indigeni e gli attivisti per i diritti territoriali e per la protezione delle risorse naturali. 

Di fronte al disordine sociale generato dalle proteste della popolazione cilena, il governo di Sebastián Piñera ha risposto, come già era successo in precedenti occasioni, in modo repressivo, dichiarando lo stato di emergenza costituzionale e ricorrendo all’ uso massiccio delle forze di polizia e dell’esercito. La strategia punitiva e l'uso sproporzionato della forza sono stati ampiamente respinti dalla popolazione, che ha manifestato con ancora maggiore vigore mantenendo tuttavia, in generale, un atteggiamento pacifico. 

L’uso violento della polizia e delle forze armate da parte del governo ha generato conseguenze drammatiche che sono state duramente deplorate da diversi esponenti della comunità internazionale come L'Istituto Nazionale per i Diritti Umani, Amnesty International e il Medical College. Più di 400 giovani hanno perso un occhio nei cosiddetti enfrentamientos con le forze armate, molti altri sono stati imprigionati senza processo e 34 persone sono morte in situazioni non ancora chiarite da indagini.

Mentre le proteste continuavano,  il parlamento cileno tentava di avviare un confronto per giungere a un compromesso e ristabilire la pace sociale. È da queste discussioni che è emersa la possibilità di un accordo per giungere alla riscrittura della Costituzione, una mossa che all’inizio molti avevano interpretato come un modo opportunistico per salvare il governo e come l’ennesimo tradimento della protesta sociale.

Il 15 novembre la quasi totalità dei partiti è giunta dunque all’“Accordo per la pace sociale e la nuova Costituzione”, in cui erano fissate le fasi che avrebbero portato alla riscrittura della Costituzione. L’accordo prevedeva un referendum iniziale, per confermare la volontà popolare di modificare la Costituzione, l'elezione dei membri della Costituente incaricati per redigere la nuova Costituzione e un referendum finale per approvarla definitivamente. La prima fase si è conclusa con il referendum del 25 ottobre 2020, in cui la decisione di scrivere una nuova Costituzione è stata approvata con un netto 78,28% di voti favorevoli.

Indipendentemente dai giudizi che si possono avere sulle motivazioni che hanno portato all'"Accordo per la pace sociale e la nuova Costituzione", è un fatto che esso abbia dato voce a un’istanza di cambiamento che è stata rivendicata per anni da politici e gruppi sociali. La scrittura di una nuova Costituzione, infatti, è considerata per molti gruppi sociali cileni il primo passo per superare l'eredità politico-economica della dittatura di Pinochet e dei successivi governi nella fase di ritorno alla democrazia.

I limiti della Costituzione del 1980

L'attuale Costituzione politica della Repubblica del Cile è stata promulgata nel mezzo della dittatura civile-militare di Augusto Pinochet il 21 ottobre 1980. Essa fu approvata mediante un plebiscito tenutosi il mese precedente, in un contesto di censura e persecuzione che ne ha sempre minato la legittimità. In aggiunta a questo, non esistono registri elettorali relativi al plebiscito e, all’epoca, all'opposizione fu impedito di fare campagna elettorale. Se già la genesi della Costituzione presenta dunque degli elementi problematici, nel corso degli anni anche il suo contenuto è stato messo in discussione da più parti. Secondo gran parte della popolazione cilena, infatti, la Costituzione ha avuto un profondo impatto sul paese, stabilendo il quadro giuridico e istituzionale di riferimento fondamentale per la realizzazione delle profonde trasformazioni sociali ed economiche introdotte negli anni seguenti.

Tra le critiche dirette alla Costituzione del 1980 possiamo individuarne due principali, parzialmente connesse tra loro.

La prima è che la Costituzione del 1980 presenti un impianto fondamentalmente neoliberista, sancendo il libero mercato come principio costitutivo e riducendo al minimo la presenza dello stato sociale. Su questo pesa senz’altro l’influenza fondamentale dei cosiddetti Chicago Boys, economisti formatisi nell’ università di Chicago sotto Milton Friedman e Arnold Harberger, che delinearono l’impianto sociale ed economico che è alla base della Costituzione del 1980.

La Costituzione fornirebbe le premesse fondamentali per consentire la privatizzazione di tutte le prestazioni di base (sanità, istruzione, pensioni) e lascerebbe allo stato il ruolo di semplice supervisore, limitandosi ad esercitare una funzione di salvaguardia dell'ordine pubblico, della sicurezza, della difesa e a garantire la giustizia.

Non è un caso che durante i 17 anni di dittatura civile e militare, il governo di Pinochet abbia portato avanti un programma esteso di privatizzazione che ha incluso non solo l’industria agricola e l’impresa industriale ma anche i servizi domestici fondamentali (telefono, elettricità, acqua e gas), sicurezza sociale, sanità e istruzione.

Una seconda importante critica rivolta alla Costituzione del 1980 riguarda l’introduzione di un singolare sistema elettorale di tipo binomiale che per molti anni è stato attaccato come il più grande ostacolo alla democratizzazione del paese, impedendo a molti gruppi sociali e politici popolari di essere rappresentati in parlamento. Il sistema binomiale favorisce infatti la formazione di due blocchi elettorali principali, escludendo di fatto i piccoli schieramenti.

La Costituzione nacque come diretta risposta a un momento di grande agitazione sociale, generata dalla grande mobilitazione della sinistra cilena, innescato dal trionfo dell'Unidad Popular nel 1970. 

In questo senso, il sistema elettorale binomiale sarebbe il tentativo di risolvere le tensioni profonde della realtà sociale cilena di quel tempo, stabilendo un meccanismo per garantire il funzionamento politico ed economico del paese favorendo la maggioranza e limitando al contempo le istanze di trasformazione della società provenienti dai gruppi politici minoritari.

Alcuni vedono anche in questo caso la mano di uno dei principali Chicago Boys, Jaime Guzman, tra i membri della commissione che redasse la Costituzione del 1980, secondo il quale la Costituzione deve prima di tutto garantire la stabilità sociale, anche a costo di negare rappresentanza politica ad alcuni gruppi sociali. 

Questo sistema elettorale è stato sostituito nel 2015 con un sistema di tipo proporzionale (il cosiddetto sistema D’Hondt) che non favorisce però la possibilità che gruppi politici indipendenti siano rappresentati in parlamento, a meno di alleanze politiche. Del resto il sistema D’Hondt è considerato uno dei meno proporzionali tra i metodi di rappresentazione proporzionale, motivo per cui, secondo alcuni analisti, il sistema elettorale cileno mantiene una debolezza di fondo. 

Nonostante gli evidenti limiti, la Costituzione del 1980 è rimasta in vigore fino ad oggi, mantenendo in piedi il modello di società delineata durante la dittatura e portandone avanti la realizzazione dopo il concordato ritorno alla democrazia. È amaro constatare che molte delle riforme che hanno proseguito il programma di riforme neoliberali sono state realizzate dai governi della Concertación, un raggruppamento di partiti politici di sinistra e di centro-sinistra tra cui i democristiani e il Partito Socialista del Cile, di cui Salvador Allende era membro. In quegli anni la convinzione che i cambiamenti sociali, politici ed economici fossero impossibili sembrava inattaccabile e la priorità sembrava essere quella di inseguire gli indici macroeconomici positivi che vedevano il Cile tra i paesi più sviluppati del Sudamerica piuttosto che favorire il cambiamento sociale e politico del paese.

Le debolezze del Cile di oggi

Oggi il Cile è considerato uno dei paesi più ricchi e stabili dell'America Latina. Conta il secondo Prodotto Interno Lordo più alto del Sudamerica, quasi il doppio del PIL dell’ Argentina e più del doppio di quello della Colombia. Allo stesso tempo, il Cile è anche uno dei paesi con le disuguaglianze sociali più aspre. Secondo l’Istituto nazionale di statistica del Cile (Instituto Nacional de Estadísticas) nel 2018 metà dei cileni guadagnava meno di 500 dollari al mese e per il 60% delle famiglie gli stipendi non erano sufficienti per coprire le spese mensili. In più, mentre la gran parte della ricchezza del paese si concentra nelle mani di pochi, il processo di privatizzazione iniziato durante la dittatura è proseguito progressivamente attraverso la concessione di diritti di costruzione di infrastrutture pubbliche e di gestione dei servizi ad aziende private e facilitando l’ingresso delle banche nella sanità e nell’ istruzione.

A fronte di una disparità sociale crescente, specchio di uno sviluppo economico di cui non tutti i cittadini possono beneficiare, i problemi della società cilena non hanno trovato una risposta nella politica. Quello che è avvenuto, anche a causa di leggi elettorali non democratiche, è stata la polarizzazione sempre maggiore verso la creazione di ampie coalizioni attorno a due blocchi principali e contemporaneamente l’appiattimento dell’ offerta politica da parte di entrambi i blocchi politici principali. 

Questo processo emerge con chiarezza osservando il risultato delle ultime quattro elezioni governative che vede l’alternarsi del governo di centro-sinistra di Michelle Bachelet (2006-2010 e 2014-2018)  e quello di destra di Sebastián Piñera (2010-2014 e 2018-oggi). In questo scenario di esaurimento politico, gli studenti delle scuole superiori e delle università hanno realizzato nel 2006 e nel 2011 le più grandi manifestazioni dal 1990. È proprio da queste manifestazioni che sono emersi i leader studenteschi che avrebbero sorpreso l'establishment politico negli anni a venire (alcuni di loro sono stati eletti come deputati e senatori nelle elezioni del 2013 e del 2017).

La distanza tra società e politica risulta evidente in alcune dichiarazioni pubbliche da parte dei rappresentanti politici cileni durante il 2019. Mentre il sottosegretario alle Reti Sanitarie, Luis Castillo, ha minimizzato sul problema delle code negli ospedali, affermando che esse sono dovute al fatto che la gente è solita socializzare in quegli spazi, il ministro delle Finanze Felipe Larraín, notando che l'indice dei prezzi al consumo (ICP) non registrava cambiamenti, ha dichiarato che era tuttavia un buon momento per i romantici giacché il prezzo dei fiori era diminuito. Infine, riguardo all'aumento della tariffa della metropolitana di Santiago, che come detto, ha dato l’ avvio alle proteste in tutto il paese, il ministro dei Trasporti ha affermato semplicemente che chi voleva pagare meno avrebbe dovuto alzarsi prima.

È chiaro dunque che le proteste degli ultimi due anni sono il risultato di un lungo processo di indebolimento della democrazia e il risultato della realizzazione di un programma politico economico neoliberista aggressivo e disuguale portato avanti negli ultimi decenni.

Le elezioni del fine settimana

Il coprifuoco in Cile è iniziato ben prima della pandemia. La proclamazione dello stato di emergenza da parte del governo di Sebastián Piñera in seguito allo scoppio delle proteste di ottobre 2019  è stata accompagnata dall’introduzione di un coprifuoco per controllare le manifestazioni, durato una settimana, fino al 26 Ottobre. 

La gestione dell'emergenza sanitaria è in questo senso coerente con la strategia punitiva con cui il governo ha affrontato le manifestazioni di protesta. In Cile il coprifuoco, introdotto per motivi sanitari il 22 Marzo 2020, non è mai stato interrotto fino ad oggi, facendo dubitare che si trattasse di una misura puramente sanitaria.

Nonostante una campagna vaccinale capillare, il controllo effettivo del virus non è stato raggiunto anche per via della fretta con cui il governo ha proceduto a far ripartire le attività economiche e i consumi a scapito della sicurezza.

Al momento, il presidente ha il più basso indice di gradimento dal suo secondo mandato. È in questo contesto che si sono tenute le elezioni del 15 e 16 maggio per eleggere sindaci, consiglieri comunali, governatori regionali e i 155 membri dell’ Assemblea Costituente. 

Il processo per definire i meccanismi di partecipazione all’Assemblea Costituente è stato lungo e controverso, con alcune decisioni complesse prese sia nella Camera dei Deputati che in quella dei Senatori. 

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La prima difficoltà è stata la proposta da parte di alcuni gruppi del parlamento di utilizzare il sistema D'Hondt come meccanismo per eleggere i membri della costituente. Questo ha generato subito accese proteste dato che avrebbe consentito solo ai candidati già presenti in parlamento di poter essere nominati (alcuni ritenuti come direttamente responsabili della violazione dei diritti umani durante le proteste), oltre a sollevare dubbi sulla reale possibilità di stabilire candidature indipendenti, appartenenti a movimenti sociali e popolari non facenti capo direttamente a partiti politici.

La decisione finale di comporre l’Assemblea con 155 membri esterni al parlamento è stata in questo senso una vera svolta. Questa decisione ha garantito la democraticità del processo di elezione, consentendo anche ai gruppi non attualmente al governo di poter essere nominati dalla popolazione. A questo bisogna aggiungere l’approvazione da parte del Senato di un numero di seggi minimo (17) da assegnare alla rappresentanza dei popoli indigeni. Non meno radicale è stata la decisione di garantire la totale parità di genere tra i membri della Costituente.  Del resto le proteste dell’Estallido sono state caratterizzate dalla grande partecipazione delle donne cilene andando a costituire uno dei fenomeni di mobilitazione più attivi di quel movimento femminista collettivo sudamericano chiamato Ni una menos. Infine, è stata stabilita la regola dei due terzi, che permette l'approvazione dei nuovi articoli della Costituzione solo quando questo quorum è raggiunto. 

Nonostante un’affluenza del solo 43,35% della popolazione, i risultati delle elezioni della Convenzione Costituente hanno sorpreso in molti.

La destra filogovernativa attualmente al governo ha ottenuto il 20.56% dei voti, mancando l’obiettivo di ottenere un terzo di seggi, con cui avrebbe potuto opporre un veto sugli articoli da approvare. Una delusione cocente anche considerata la campagna elettorale milionaria portata avanti nei mesi precedenti e la scelta di presentarsi come coalizione, avvalendosi anche dell’alleanza del Partito Repubblicano di estrema destra.  

Ugualmente deludente è stato il risultato per la coalizione dei partiti parlamentari di centro-sinistra (Lista del apruebo) che ha ottenuto il 14,46 % dei voti. 

A sorprendere sono stati i risultati della coalizione dei gruppi di sinistra radicale (Apruebo Dignidad 18,7%) con i comunisti alleati assieme al Frente Amplio, e di un gruppo eterogeneo di movimenti popolari di sinistra, che unisce le nuove istanze emerse nel corso degli ultimi anni. In questo gruppo vediamo, tra gli altri, la coalizione di sinistra popolare extraparlamentare (Independientes por una nueva constitución 8,84%), la coalizione indipendente dei rappresentanti della protesta (La lista del apruebo 16,27%) e, soprattutto, il movimento della popolazione indigena (11,6%).  Un insieme di movimenti certo frammentario ma unito dal desiderio di cambiare aspetti chiave della Costituzione. 

Nella conferenza stampa che ha seguito l’ufficializzazione dei risultati, il presidente Piñera ha sottolineato, a titolo di mea culpa, che il governo probabilmente non è più in sintonia con le richieste del popolo. Questo riconoscimento arriva con più di un anno di ritardo, dopo un regime di controllo aggressivo e punitivo, centinaia di giovani mutilati dalle forze dell'ordine e migliaia di morti dovuti alla cattiva gestione della pandemia. Intanto, sindaci di Comuni emblematici del paese (Viña del Mar, Ñuñoa, Maipú e Santiago) e governatori (Valparaíso e Aysén) sono passati a rappresentanti del Frente Amplio, del Partito Comunista e da rappresentanti di liste indipendenti. Sembra evidente che il Cile non è più solo il fulcro dello sviluppo capitalista latinoamericano e il laboratorio esemplare del modello neoliberale.

Le sfide da affrontare nella riscrittura della Costituzione saranno tante, dalla fondazione di un vero stato sociale che possa affrontare i problemi della disuguaglianza, soprattutto riguardo l’accesso alla sanità, all’istruzione e al sistema pensionistico, alla creazione di un sistema sociale davvero inclusivo, che possa dare voce alle richieste delle popolazioni indigene, che costituiscono il 12.8% della popolazione, e colmare l’elevato divario di genere all’interno della popolazione. Vista la frammentazione dei movimenti sociali  il compito non sarà facile ma il Cile ha la possibilità di diventare un esempio per la creazione di qualcosa di nuovo: una nuova Costituzione democratica, e la prima Costituzione del Sudamerica con la partecipazione dei popoli nativi e assoluta parità di genere.

Foto anteprima Carlos Figueroa, via Wikimedia Commons sotto licenza CC BY-SA 4.0

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