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Chi governerà Internet?

1 Dicembre 2012 8 min lettura

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Chi governerà Internet?

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World Conference on International Telecommunications

Dal 3 al 14 dicembre 2012 si terrà a Dubai il WCIT, la Conferenza mondiale indetta dall'ITU, International Telecommunication Union, l'organismo dell’ONU che si occupa della regolamentazione del traffico telefonico attraverso le frontiere, e i cui membri sono ben 193 paesi.
L'obiettivo è di riformare le regole per le telecomunicazioni internazionali attualmente codificate da un trattato del 1988 (International Telecommunication Regulations – ITR).

La rilevanza del vertice è argomento molto dibattuto, molti lo presentano come un tentativo delle Nazioni Unite di appropriarsi della governance di Internet, e in particolare numerose critiche si sono addensate sulla proposta ETNO (European Telecommunications Network Operators Association), l'associazione che rappresenta gli operatori di telecomunicazione di 35 nazioni (principalmente europee), proposta poi fatta propria da ITU.

Ma quali sono davvero gli interessi in gioco?

Considerato il ruolo dominante degli Usa nella gestione di internet e dei suoi protocolli, principalmente attraverso l'ICANN, come abbiamo già raccontato in passato, ci sono stati vari tentativi di sottrarre tale controllo agli americani, e di sostituire all'ICANN altri organismi, come ad esempio il GAC, ottenendo in tal modo una partecipazione maggiore di altri governi alle decisioni inerenti la rete. Ovviamente queste proposte sono avanzate soprattutto dalla Cina e dalla Russia, con Brasile e India alla finestra in attesa degli eventi, cioè da quegli attori che stanno acquistando sempre maggiore importanza sullo scenario mondiale e che conseguentemente pretendono un corrispondente potere di intervento sulla regolamentazione di Internet.

In particolare tali istanze mirano ad ottenere il trasferimento dei poteri dell'ICANN ad organismi transnazionali sotto il controllo dell'ONU, come appunto ITU. Non vi è, quindi, un tentativo improvviso da parte di ITU di assumere il controllo della rete, quanto piuttosto una lunga ed estenuante campagna di bilanciamento degli interessi dei governi, al fine di ottenere maggiori poteri in materia di telecomunicazioni, e ITU potrebbe diventare il coltellino per scardinare l'eccessiva preminenza degli americani in tali processi.

Telecomunicazioni e servizi di informazione

A Dubai si discuterà di telecomunicazioni. La FCC americana decise anni fa che le telecomunicazioni base dovessero essere strettamente regolate, mentre le telecomunicazioni avanzate (o servizi di informazione), cioè la nascente rete Internet, dovessero essere libere e aperte. Così le telecomunicazioni base (poste, telefono, telegrafo) furono soggette a monopoli, mentre i servizi di informazione avanzati non scontavano che poche regole. Questa distinzione tra “telecomunicazioni” e “servizi di informazione” ha consentito il sorgere di una Internet libera sia economicamente che politicamente. Dal 1980 in poi si è avuto un processo di liberalizzazione e privatizzazione anche dei servizi base, consentendo a nuovi concorrenti di entrare nel mercato, e l'innovazione tecnologica (oggi le telefonate passano per lo più sulla rete internet) ha reso sempre più difficile separare i due settori. Numerose aziende oggi forniscono tramite internet gli stessi servizi di telecomunicazione base (pensiamo al voip), entrando in concorrenza con le telecom.

Al WCIT si discuterà soprattutto la ridefinizione del confine tra telecomunicazioni e servizi di informazione, e quali regole applicare ai servizi. Principalmente l'argomento in discussione è l'interconnessione tra servizi. La maggior parte delle richieste che verranno presentate al vertice sono dei gestori di telecomunicazione tradizionali che, uscendo da anni di monopolio e guadagni garantiti, si vedono minacciati dall'incombenza delle nuove aziende dei servizi di informazione che si stanno appropriando anche degli spazi dei servizi di telecomunicazione base. I gestori di telefonia vogliono entrare nel nuovo settore delle telecomunicazioni avanzate a pieno titolo, per poter partecipare al banchetto decisamente più ricco e in espansione. La crescita dei servizi avanzati, infatti, ha superato di gran lunga i ricavi dei servizi base. Vista in questi termini, non si tratta tanto dei gestori di telefonia che vogliono appropriarsi della rete tramite ITU, quanto piuttosto di internet che si espande ad inglobare le telecomunicazioni base, e di chi dovrà controllare il nuovo mercato nascente. Si tratta, quindi, di una lotta tra i gestori delle telecomunicazioni base che cercano di mantenere i loro ricavi e casomai espanderli, minacciati dalle nuove tecnologie che rendono i servizi base ormai obsoleti.

Proposta ETNO

Se guardiamo alle aziende del web che offrono i servizi avanzati (Google, Yahoo, Facebook...), queste sono tutte transnazionali, laddove le aziende di telecomunicazioni sono radicate localmente in singoli Stati. Il problema che si è posto, quindi, è la ripartizione del costo delle interconnessioni. Cioè chi paga per l'invio dei contenuti in internet? Ovviamente la domanda ha già una risposta logica, visto che la connessione è pagata sempre dagli utenti, cioè coloro che richiedono un certo contenuto online. Ma la proposta portata a Dubai da ETNO, nata da un gruppo di aziende di telecomunicazioni europee, comprese quelle italiane, e fatta propria da ITU, è di far pagare l'invio dei contenuti ai produttori di contenuti (sending party pays), e quindi ai cosiddetti Over the top (OTT), cioè le principali aziende che operano in rete, prevedendo un sistema di equo compenso per le telecom, garantendo loro un ritorno economico per i servizi di instradamento. Trattandosi di interconnessioni è come applicare le medesime regole del roaming alla rete. In sintesi è lo scontro tra un regime di accordi transnazionali privati ed un controllo governativo sui fornitori di servizi di telecomunicazioni. Chi desidera che siano le autorità nazionali di regolamentazione ad avere potere sui fornitori di servizi online, spinge a favore di ITU. C'è da dire che un approccio stato-centrico potrebbe essere inutile per la rete. Le interconnessioni telefoniche dovevano essere realizzate accordando standard e norme incompatibili da Stato a Stato, per cui un approccio di tale tipo aveva un senso. La stessa cosa non si può dire per la rete internet che si basa sulla regolamentazione che avviene tra centinaia di privati che discutono in forum tecnici per realizzare standard comuni. In particolare gli standard sono studiati dall'IETF che è figlia dell'Internet Society, un'organizzazione no profit.

La proposta ETNO, quindi, cerca di mandare il mercato in una direzione nella quale il mercato non vuole andare, così imponendo accordi di interconnessione dall'alto. Si tratta di un approccio protezionistico che determinerebbe effetti distorsivi sul mercato, e sulla libera circolazione delle informazioni.
Del resto è abbastanza ovvia l'illogicità di questa proposta se si considera che la fonte del traffico Internet non è il produttore di contenuti (che poi produttore di contenuti sarebbe anche un giornale online, oppure una banca...) bensì l'utente che sceglie di accedervi. Gli utenti vogliono i servizi popolari, e paradossalmente potrebbero essere proprio tali servizi a pretendere un pagamento dalle telecom per l'esclusiva sui propri contenuti. Comprereste un accesso Internet senza Facebook, Twitter e Google? La proposta ETNO è stata portata avanti dalle telecom europee, e in tale prospettiva appare ovvio inquadrarla nel conflitto tra gli Usa, la cui economia è attualmente fortemente caratterizzata dagli Over the top transnazionali, e l'Europa che invece presenta numerosi gestori di telefonia che si trovano ancora in una posizione di semi monopolio in un mercato locale. In questo conflitto si possono inquadrare anche altri provvedimenti dell'Unione europea, come la cosiddetta “no cookie law” che, pur mirando a rafforzare la tutela della privacy dei cittadini europei, di fatto pone un serio problema alle multinazionali Usa che guadagnano anche grazie alla profilazione spinta degli utenti di tutto il mondo.

Altra proposta da discutere è di far adottare agli Stati misure per garantire la stabilità e la sicurezza di Internet e per combattere la criminalità informatica, lo spam e per proteggere la privacy e la libertà di espressione. Tutte istanze meritorie ma decisamente generiche per poter avere un effettivo impatto. Oltre tutto si tratta di questioni che sono già da anni nell'agenda degli Stati e dell'Unione europea. Un'ulteriore proposta che potrebbe avere ricadute negative è quella di imporre la fornitura di servizi con una qualità “sufficiente”. Anche questa potrebbe diventare una misura protezionistica perché molti servizi in rete sono preferiti dagli utenti nonostante la scarsa qualità perché sono gratuiti, pensiamo al voip. Se si dovesse imporre un livello minimo di qualità di un servizio, molti di quelli gratuiti, i più usati dagli utenti in rete, si vedrebbero imposto l'obbligo di un offrire un servizio migliore che, ovviamente, potrebbe dover essere a pagamento.

In conclusione a Dubai si discuteranno molti aspetti che riguardano le telecomunicazioni base, quindi telefonia, ma anche alcuni aspetti che potrebbero influenzare la regolamentazione di Internet, e questo dipenderà molto dal tentativo di estendere alla rete la definizione di “telecomunicazione”, la qual cosa aprirebbe la strada alla regolamentazione imposta dall'alto di un settore che adesso è aperto alla contrattazione privata sulla base delle forze di mercato.

La guerra per il controllo di Internet

Gli Usa dipingono le proposte in campo a Dubai come un complotto per controllare internet e limitare la libera circolazione delle informazioni, ma tale impostazione è politicamente conveniente per gli americani, perché l'attuale regolamentazione della rete è gestita dall'ICANN, ente no profit statunitense. Ha fatto scalpore di recente l'iniziativa di Google di aprire il sito Take Action per indirizzare la protesta contro le proposte portate al WCIT. Di contro le critiche delle economie emergenti, che pretendono un maggior peso nelle decisioni in merito stigmatizzando la preminenza eccessiva degli Usa, sono anch'esse strumentali alle proprie specifiche esigenze, talvolta anche espressamente censorie. Ad esempio la richiesta di essere informati sull'indirizzamento del traffico tra gli Stati interessa agli Arabi perché si preoccupano di un eventuale routing attraverso Israele. La Russia invece ha sostenuto accordi che impediscano l'uso della rete per scopi militari, questo perché gli Usa, con la loro superiorità tecnologica, sono visti da molti governi come una minaccia concreta. E la vicenda del virus Stuxnet non fa che alimentare tali paure.

Il pericolo alla libertà della rete e alla sua integrità, quindi, non viene direttamente da ITU quanto piuttosto dai singoli governi che trincerandosi dietro esigenze di sovranità o di sicurezza nazionale, non si sono mai fatti scrupolo di imporre drastiche limitazioni alla rete, dal monitoraggio al blocco dei contenuti. Nessuno ha potuto impedire alla Cina di bloccare il flusso di informazioni internazionali e monitorare la rete, alla Corea del Sud e del Nord di censurarsi a vicenda, o alla Russia di imporre il filtraggio globale ai provider, oppure agli Usa di perseguire Wikileaks. Il punto è che nessuno può sottrarre ad un governo il potere di gestire come ritiene la propria sicurezza nazionale. Fino ad oggi tali governi sono limitati solo dalla loro giurisdizione nazionale, anche se gli Usa cercano, spesso ottenendolo, di espandere la loro giurisdizione al mondo intero. Basti pensare alla vicenda Megaupload. ITU potrebbe essere usato per estendere all'intera rete quelle limitazioni che i governi nazionali già adesso applicano ad internet a livello locale. E questo è tanto più un problema in quanto ITU agisce con scarsa trasparenza (basta leggere le Faq del vertice per verificare che l'accesso dei cittadini è soggetto ad approvazione dei membri) e quindi le modifiche alle regole della rete potrebbero essere negoziate in assenza di una effettiva partecipazione dei soggetti che poi ne subiranno le conseguenze, cioè i cittadini. Proprio come è già accaduto per ACTA, SOPA ecc....

 

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