Cercasi giovani laureati. Ma nessuno si presenta. Una storia che non convince

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Aggiornamento 20/12/2014: Diego Malerba, capo di Execo, risponde a Valigia Blu in un commento al post sul blog della società. Conferma che la società si aspettava «qualche risposta in più», «date anche le condizioni discrete» dell'offerta «che con buon senso» pensa «si possa ritenere decente». Scrive inoltre che il post non l'ha scritto lui, ma «una persona che collabora con me il cui pensiero, come quello di tutti, deve essere accettato senza violenza».

Quanto ai dettagli dell'offerta e ai numeri della ricerca, non sembrano arrivare chiarimenti rispetto a quanto abbiamo scritto in questo post.  Difficile valutare in modo obiettivo le aspettative, legittime, della società, se non verificando quanto i risultati della loro ricerca, a partire dal numero di risposte iniziali ricevute, si discostino dal numero medio di candidature che arrivano alle offerte pubblicate ogni giorno in Rete. Ma un'aspettativa delusa, comunque, non giustifica il fatto di trasformare una singola vicenda in un "caso" da prendere ad esempio per valutazioni e conclusioni sommarie, del tipo di quelle espresse su blog. Non fosse che per ragioni statistiche.

Non abbiamo mai attribuito le opinioni espresse in quel post, di cui scriviamo in seguito, direttamente a Diego Malerba, che non abbiamo mai scritto essere l'autore di quel post. Si presume, tuttavia, che quelle opinioni esprimano la visione della società su questo tema (e Malerba, del resto, afferma di essere «responsabile di ciò che appare sul mio blog»). E che, come tali, possano essere criticate, anche aspramente. E non riusciamo a rintracciare nessuna «violenza» nelle critiche che abbiamo scritto.

È un'accusa che non entra nel merito delle questioni che abbiamo sollevato.

Aggiornamento 19/12/2014: Gloria Riva, l'autrice dell'articolo dell'Espresso «Lavoro, "cercasi giovani laureati". Ma nessuno si presenta», di cui parliamo nel post che segue, ritorna oggi sulla vicenda, riportando alcuni dei numerosi commenti dei lettori, spesso molto critici, seguiti al suo articolo e citando anche la nostra analisi. «Visto il dibattito suscitato dall'articolo, e i dubbi sollevati da Valigia Blu, abbiamo chiesto a Malerba di descrivere nel dettaglio l’offerta di lavoro», scrive la Riva.

Diego Malerba, capo della società di ricerca del personale Execo, conferma, tra l'altro, che l'ammontare della retribuzione prevista era di 22.000 euro lordi l'anno, cifra che non era comunque specificata negli annunci, come scriviamo nel post che segue. Aggiunge inoltre che era previsto un «totale rimborso spese», dettaglio anche'esso non fornito negli annunci diffusi in Rete, almeno in quelli ancora oggi consultabili, e che il candidato «doveva avere una laurea (non specifica)», benché nell'annuncio fosse richiesta una laurea a «indirizzo commerciale».

«Malerba si aspettava centinaia di curriculum, mentre ne sono arrivati complessivamente quindici», scrive Gloria Riva, ma, come essa stessa ammette più avanti citando il nostro post, di candidature ne sono arrivate in realtà 176, di cui 59 giudicate idonee alla selezione. Comunque, «le quattro persone selezionate, dal prossimo mese, cominceranno il percorso di formazione, retribuiti dall’azienda», annuncia Malerba. Dopotutto, quindi, la società è riuscita a trovare le persone che cercava.  È lecito perciò chiedersi, di nuovo, su quale base la Execo abbia giudicato i risultati della ricerca «sconcertanti» e se i numeri delle candidature arrivate, comprese quelle non in linea col profilo richiesto, siano davvero stati espressione di un mancato interesse da parte di chi ha consultato l'offerta.

In tutto questo, continuano a rimanere assenti le voci e le ragioni di quelli che hanno partecipato alla selezione e che hanno ritenuto di non confermare il loro interesse verso l'offerta della Execo. Ci sarebbe piaciuto che la Execo rispondesse direttamente a Valigia Blu, non all'Espresso, che si limita di nuovo a raccoglierne le dichiarazioni. E non solo sui numeri e i dettagli della vicenda, ma anche su quanto scritto in questo post (e che commentiamo di seguito), dove l'autore, oltre ad affermare a dispetto dei numeri che i ragazzi hanno «ignorato l'annuncio», trasforma questa vicenda in un pretesto per lanciarsi in una serie di considerazioni, parecchio superficiali, sulle cause della disoccupazione in Italia.

Chiediamo loro, dunque: con quale diritto una società di ricerca del personale, sulla base di un singola vicenda, decide di puntare il dito contro milioni di disoccupati e di giovani, cioè contro le stesse persone di cui ricerca i titoli e le competenze? Perché un laureato che non esprime interesse verso una posizione di sales account deve essere accusato di "bulimia" di "ideuzze"? Forse perché i clienti, verso cui dimostrare riguardo e rispetto, sono le aziende e non le persone?

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«Lavoro, "cercasi giovani laureati". Ma nessuno si presenta»

Questo il titolo dell'articolo apparso il 15 dicembre sul sito dell'Espresso, in cui si racconta la storia dell'ennesimo caso di cronaca del genere il lavoro c'è ma nessuno lo vuole. Più volte, infatti, in questi anni di crisi economica e di riprese annunciate e rinviate, abbiamo assistito alle sdegnate lamentele contro l'irreperibilità di panettieri, pizzaioli, infermieri (anche quando si trattava di bufale, in cui sono cascati noti editorialisti), alle denunce contro i mestieri ignorati e disprezzati, a causa (va senza dire) delle pretese dei giovani, o meno giovani, che non vogliono adattarsi a ciò che passa il mercato, dopo anni di studio per conseguire lauree e dottorati di ricerca. Come se per accedere a pressoché ogni lavoro non fosse necessaria una minima esperienza e spesso anche una non banale formazione alla spalle.

L'articolo dell'Espresso racconta del caso della Execo, società di selezione e formazione del personale e di consulenza alle aziende. La Execo, nei mesi scorsi, è stata incaricata da una nota azienda «leader nel settore dei prodotti vernicianti destinati alla vendita al dettaglio», come si legge nell'offerta di lavoro ancora consultabile su LinkedIn, di svolgere una ricerca di personale rivolta a laureati a «indirizzo commerciale» in età di apprendistato, cioè sotto i 30 anni, a scopo assunzione a tempo indeterminato dopo un periodo di 18 mesi. La posizione era quella di sales account, per le regioni Liguria, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata. Tradotto: agente di commercio.

Nell'offerta, almeno in quella ancora pubblicata su LinkedIn, non si specifica la retribuzione prevista, ma si garantiscono ai neoassunti un'autovettura aziendale e i consueti incentivi economici «collegati al raggiungimento di obiettivi», come «parte del pacchetto retributivo». Tuttavia, nei commenti a un post pubblicato sul blog della Execo, in cui la società scrive della vicenda, si parla anche di una retribuzione lorda annua di 20.000 euro, che diventano però 22.000 nell'articolo dell'Espresso. A quanto sembra, l'ammontare della retribuzione non era dichiarata nemmeno su altri siti di ricerca lavoro. Forse era tra le informazioni fornite solo in seguito, durante il contatto telefonico o in sede di colloquio. Anche da questo potrebbe essere dipeso lo scarso successo della ricerca affidata alla Execo, sebbene non sia vero, come recita il titolo dell'Espresso, che «nessuno si presenta». Come scritto sul blog della società, che definisce i risultati della ricerca «sconcertanti», le candidature ricevute «da luglio a oggi» - (ottobre 2014) - sono «176 di cui 59 in linea». Alla chiamata hanno dunque risposto in realtà 176 persone, in tutte le regioni interessate. Dei 59 selezionati:

Basilicata: 6 candidature e nessuno realmente interessato. [...] Emilia Romagna: 17 candidature. Liguria: 8 candidature. Marche, Abruzzo e Molise: 28 candidature

All'Espresso Diego Malerba, responsabile della Execo, conferma che in Basilicata «hanno risposto in 6, ma tutti, dopo essere stati contattati telefonicamente, hanno rifiutato l’offerta» e che «in Liguria hanno risposto in 8, ma solo un paio si sono presentati al colloquio. In Molise solo un giovane ha risposto all’annuncio, ma ha dato forfait al primo appuntamento».

Nessun accenno, nell'articolo dell'Espresso, al destino delle candidature in Emilia, Marche e Abruzzo. Non sappiamo, dunque, quante persone provenienti da queste regioni si siano poi presentate al colloquio o quante siano anche solo state ricontattate. Abbiamo chiesto alla Execo un riscontro su queste cifre, e anche riguardo il fatto se fosse davvero specificata la retribuzione negli annunci diffusi in rete, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Nell'articolo dell'Espresso Malerba aggiunge:

In Liguria e in Molise più di un giovane da noi contattato ci ha risposto di no, perché preferisce aspettare il prossimo bando pubblico per accedere a un posto statale.

Naturalmente non è dato sapere cosa sia stato realmente proposto ai candidati selezionati, né il motivo che ha convinto molti a rinunciare alla brillante posizione presso l'azienda leader nel settore delle vernici. È lecito supporre che ci sia stata una ragione, forse diversa per ognuno dei 59 candidati selezionati, di fronte a qualche dettaglio fornito dalla società e non specificato nell'offerta iniziale.

Ma la linea difensiva adottata dalla Execo non tradisce alcun dubbio. Soprattutto su quale sia la causa della disoccupazione giovanile in Italia. Sul già citato blog della Execo si legge:

È la sazietà a bloccare questa generazione, una sazietà dovuta al rimpinzarsi bulimico di ideuzze che un tempo si chiamavano "posto fisso", " impiego pubblico"...

È difficile comprendere il motivo per cui la legittima aspirazione a un impiego pubblico, attraverso un bando di cui si hanno tutti i titoli per partecipare, nella pubblica amministrazione, nella scuola, nell'università, nella ricerca, nella sanità, debba meritare un giudizio così sprezzante ed essere interpretata come una patologia, una bulimia di «ideuzze» un po' malsane. Un luogo comune che affonda le radici nel contesto culturale e politico maturato in questi anni, in cui l'impiego pubblico e il famigerato “posto fisso” sono stati eletti il primo a simbolo di ogni spreco e fannulloneria del paese, il secondo a inaudita rivendicazione sintomo di mancanza di umiltà. In linea di principio, prima ancora che di fronte a qualsiasi considerazione realistica sullo stato dell'economia, oggi.

Nessuna «tirata moralista», mette però le mani avanti l'autore.

Alla denuncia contro i bulimici che rifiutano i posti da sales account, l'articolo dell'Espresso fa seguire quella contro un'altra piaga sociale dei nostri tempi: il mismatching:

I giovani sono flessibili, ma è sempre più frequente il caso di mismatching, dove le competenze di chi cerca lavoro non corrispondono a quelle ricercate dalle aziende.

A parlare è Federico Vione, amministratore delegato di Adecco, un'altra società di ricerca e selezione del personale. Anche Vione ha le idee piuttosto chiare su dove ricercare le cause della disoccupazione cronica italiana:

Ci si laurea e ci si diploma in discipline non idonee alla richiesta da parte del mondo del lavoro. Ad esempio, ci sono troppi giovani che scelgono carriere umanistiche, mentre sono pochi quelli che intraprendono un percorso tecnico, che al contrario viene richiesto dalle aziende.

Non si salvano nemmeno le lauree scientifiche:

Anche chi intraprende un percorso di studi scientifico e ad alto contenuto tecnico non possiede le competenze pratiche per entrare nel mondo del lavoro.

Sono almeno due i luoghi comuni sposati in queste affermazioni. Il primo è quello per cui in Italia ci sarebbero, appunto, troppi laureati in materie umanistiche. Naturalmente questo mito esprime anche un giudizio di valore sulla Filosofia, la Storia e le Lettere, il bersaglio facile dei teorici dei saperi inutili e poco attraenti per il mercato.  Ma non esiste nessuna invasione di laureati in materie umanistiche, dal momento che questi non sono maggiori, rispetto al totale dei laureati,  che in altri paesi. E, soprattutto, dal momento che in Italia ci sono pochi, troppo pochi, laureati, in assoluto, in tutte le discipline, come emerge dai dati Ocse ed Eurostat che evidenziano il grave ritardo dell'Italia rispetto all'Europa. Pochi, dunque, anche per soddisfare le legittime richieste di molte aziende. Il secondo luogo comune, quello che vede i laureati umanistici come perenni disoccupati rifiutati da ogni datore di lavoro, viene smentito dai dati di AlmaLaurea, che testimoniano, al contrario, come il lavoro ci sia, e si trovi, anche per le persone con questi titoli di studio.

Ma per Vione, e forse per molti altri, anche dei laureati scientifici italiani il mondo del lavoro non saprebbe che farsene. Anche in questo caso siamo di fronte a una svalutazione del sapere in quanto tale e, di nuovo, a una distorsione della realtà. Ai laureati scientifici vengono richieste "competenze pratiche", come se il sapere scientifico, e non, non fosse già una competenza, e la sua trasmissione lo scopo principale dell'istruzione superiore. Il sapere scientifico contiene, certamente, anche nozioni "pratiche" come quelle applicate nei laboratori ma queste nozioni non hanno vita propria, vivono del sapere da cui sono state prodotte e che producono a loro volta.

La colpa del mismatching, dunque, ricadrebbe interamente sulle spalle di università e laureati, senza alcuna responsabilità del mondo del lavoro e del mercato, unico giudice  legittimato a valutare la "utilità" di saperi e competenze e la qualità della formazione. Come se il settore privato fosse l'unico destino possibile e l'unico sbocco naturale dei laureati italiani. Dimenticando completamente, per esempio, la ricerca pubblica, soprattutto quella di base, che dovrebbe essere tra gli sbocchi principali dei laureati scientifici. Trattasi del resto di impiego statale, perciò degno di anatema e infatti oggetto di scarsa considerazione e perenni tagli.

Cosa ha fatto il mercato del lavoro in questi anni per dare un futuro ai laureati scientifici italiani? Poco, come sa bene chi conosce la realtà dei fatti, che vede l'Italia in fondo alle graduatorie dei paesi Ocse e dell'Unione Europea per investimenti in ricerca anche nel settore privato. Certo non gioca a favore il costo del lavoro, che toglie risorse agli investimenti in ricerca. Ma la responsabilità non è dei laureati scientifici e della loro istruzione, la cui qualità è testimoniata dai risultati ottenuti dalla ricerca italiana.

Se la colpa del mismatching è, dunque, sempre dei laureati e il mercato è una sorta di stella fissa nel cielo del mondo del lavoro, è inevitabile che la soluzione sia questa:

Entrare nelle scuole e nelle università per raccontare ai ragazzi cosa cerca il mercato del lavoro. Così i giovani sapranno già quello che li attende una volta terminato il percorso di studi.

È una richiesta che va oltre quella legittima e auspicabile di un maggiore incontro tra impresa e università, che già spesso si realizza attraverso collaborazioni feconde. È la pretesa (questa sì) di determinare il futuro e le scelte di un'intera generazione che, sapendo quello che li attende alla fine degli studi, non avrà alcuna esitazione e saprà orientare le sue scelte responsabilmente. Disertando pressoché ogni corso di studio che non risponda alla «esigenza delle aziende», dato che, come si afferma, la qualità dei corsi è scarsa e la quasi totalità del sapere è inutile.

La società Execo, incaricata della ricerca di sales account, scrive, sempre sul proprio blog:

La tirata sul senso di REALTÀ' [sic, maiuscolo] o sul sano realismo, forse quella si che possiamo permettercela tutta.

L'ultimo rapporto Censis, nel dipingere il quadro desolante di un paese «che ha capitale e non lo sa usare», fa notare anche come l'Italia, pur essendo al primo posto per numero di siti Unesco, occupi nel settore del patrimonio culturale la metà delle persone impiegate in Germania e nel Regno Unito.

Forse quando si fanno tirate sul realismo, per scaricare la colpa della disoccupazione sui disoccupati, sarebbe opportuno osservarla davvero, la realtà.

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