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Candidati alle primarie bocciati in accessibilità

3 Novembre 2012 5 min lettura

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Candidati alle primarie bocciati in accessibilità

4 min lettura

di Tommaso Ederoclite

Accessibilità, una parola che viene messa sul tavolo ogni volta che si discute di Rete. Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento alla accessibilità di un sito? Beh, è una storia lunga quasi quanto il web, e difficile da spiegare in poche righe. Mi limito a sottolineare la definizione data dal W3C (World Wide Web Consortium):

La Web Accessibility
Il web è la tecnologia che si è diffusa più rapidamente di tutte, e sta diventando una risorsa chiave per l’ acquisizione di informazioni, la formazione, il lavoro, la partecipazione civica, modificando profondamente le tradizionali fonti di informazione. L’ impossibilità di accedere al web potrebbe diventare un ulteriore elemento di emarginazione, invece di un’occasione irripetibile per favorire l’ integrazione dei disabili. Il web impatta su disabilità visive, uditive, fisiche, cognitive o neurologiche, e va tenuto presente che talvolta anche l’ avanzamento nell’ età può comportare una combinazione di problemi (diminuzione della vista o dell’ udito, riduzione della destrezza, difficoltà di memoria), che avvicinano la categoria degli anziani ai disabili.
La Web accessibility ha non solo una ovvia valenza sociale, ma anche economica (costituisce un mercato rilevante, dato l’ elevato numero di portatori di handicap e l’ aumento dell’ età media) e tecnologica, dato che la progettazione che tiene conto dei potenziali handicap porta dei benefici a tutti gli utenti, quando si trovano in condizioni ambientali difficili (dispositivi mobili, eccessiva illuminazione, elevato rumore di fondo, banda limitata, mani e occhi impegnati). Quindi l’ accessibilità contribuisce ad una migliore progettazione per tutti gli utenti, coerentemente con uno dei principi fondamentali del Web: l’ Universal Access. Si noti come accesso universale significhi accesso alle informazioni garantito a persone con culture, tradizioni e strumenti diversi, e quindi anche ai disabili.

Qui il pdf integrale delle Linee Guida W3C

Un esempio pratico e banale, che riporto per meglio comprendere di cosa si parla quando facciamo riferimento alla Web accesibility, è il caso di coloro che sono affetti da epilessia fotosensibile o disturbi della concentrazione. Le transizioni flash, le gif animate o il javascript per quei casi dovrebbero essere evitate perché l'epilessia non è un gioco. Le soluzioni sono semplici, come ad esempio fornire una alternativa testuale per ogni oggetto non di testo presente in una pagina e garantire che quando il contenuto non testuale di un oggetto cambia dinamicamente vengano aggiornati anche i relativi contenuti equivalenti predisposti. E questo discorso potremmo farlo con tutti i tipi di disabilità.

Essere accessibili è dunque fondamentale se si vuole prestare un buon servizio online, e non si può lasciare fuori dalle informazioni - soprattutto quelle di pubblica utilità - oltre il 5% della popolazione. Devo però dire che, almeno sotto il profilo normativo e soprattutto grazie al lavoro del W3C, qualche passo avanti è stato fatto, anche se è davvero poco rispetto alla tanta strada che ancora si deve compiere.
In Italia infatti, per quanto riguarda i siti della Pubblica Amministrazione, abbiamo la "Legge Stanca" del 2004 (Legge 9 gennaio 2004, n. 4 - Disposizioni per favorire l'accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici) che detta i requisiti minimi che tutti i siti della PA italiana devono (o dovrebbero) avere affinché l'accesso alle informazioni di quel determinato sito sia permesso a tutti. Circa i siti Web della PA la situazione potrei definirla catastrofica, ed è davvero impossibile stilare una stima ufficiale in termini percentuali circa la loro accessibilità.
Però stamattina, dopo aver preso il caffè, mi sono messo a "giocare" con i siti Web dei candidati alle primarie del centro-sinistra. Ebbene, la situazione è ancora peggio.
A quanto pare il rispetto per le regole minime non esiste tra i candidati alle primarie, nessuno escluso.
Facciamo una prova generica e non esaustiva, solo a titolo esemplificativo e per meglio capirci. Basta andare su uno dei tanti "validatori", io ho scelto Validator W3C, uno strumento messo online dal (World Wide Web Consortium), che in pochi secondi indica dove e perché quel sito non rispetta una sintassi minima di markup, per capire se c'era qualcosa che non andava nei siti dei candidati alle primarie. E posso capire se arriveranno commenti che sosterranno che il Validator W3C non è completo per valutare l'accessibilità, ma è - ripeto - solo un "giochino" a mo' di esempio. Per quelli più interessati all'argomento, esistono anche dei plugin per diversi browser, come ad esempio Web Developer oppure Firefox Table Inspector, capaci di sezionare avidamente l'accessibilità di qualsiasi sito.

Potrei comunque stare ore a scrivere di regole e strumenti utili per sezionare l'accessibilità di siti, ma per ritornare all'"esamino" sui candidati alle primarie mi sono limitato ad usare Validator W3C, che in generale indica quali sono gli errori di sintassi se non si rispettano gli standard da adottare per la costruzione di un sito affinché possa essere visualizzato correttamente e indipendentemente dal sistema operativo o dal browser utilizzato dagli utenti internet.
Questi sono stati i risultati:

Luigi Bersani 

 Matteo Renzi

Nichi Vendola

Laura Puppato

Bruno Tabacci

E se passassimo ad altri strumenti di analisi, validazione e valutazione degli standard posso assicurarvi che la situazione è anche più grave.
Ora, essere interamente accessibili è certo cosa complicata, ma da chi è intenzionato a candidarsi alla premiership mi sarei aspettato uno sforzo in più e una maggiore attenzione in termini di accessibilità online alle proprie proposte. Soprattutto per coloro che parlano di partecipazione e innovazione come punti fondamentali del loro programma. Pare inoltre che la campagna elettorale per le primarie, e non solo, per questa tornata elettorale si giocherà anche sul web, altro motivo che dovrebbe spingere i candidati a fare informazione in maniera accessibile a tutti. Fare comunicazione politica è sempre più complicato, e fare una campagna di comunicazione in Rete non vuol dire solo banner efficaci, slogan virali, o siti scritti in Java che hanno la fascinazione come unico scopo. Fare comunicazione politica in Rete dovrebbe essere innanzitutto accessibilità alle informazioni per tutti.
Per ora, cari aspiranti alla candidatura alla premiership, siete bocciati in accessibilità.

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