Assoluzione Mori, condanna Del Turco, chi ha incastrato la cronaca giudiziaria?


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The Pirler's List. Titolo dell'editoriale con cui Marco Travaglio commenta la condanna a 9 anni e 6 mesi in primo grado a Ottaviano Del Turco, ex governatore della regione Abruzzo. Il pezzo del vicedirettore del Fatto Quotidiano è  una sequenza di frasi in difesa dell'ex politico del Pd da parte di giornalisti, opinionisti e colleghi uscite in questi anni su svariati giornali - da l'Unità, al Corriere della sera, passando per La Stampa, fino a il Giornale - con la conclusione in antitesi affidata alle sentenza del Tribunale di Pescara.

L'intento è chiaro: mettere alla berlina le argomentazioni di chi durante i 5 anni del dibattimento si è schierato dalla parte di Ottaviano Del Turco parlando di un'«inchiesta che fa acqua», di «un castello di accuse fragile fin dall'inizio», di «un uso leggero e spettacolare delle inchieste giudiziarie» e infine di «Del Turco vittima dei Pm» in un Paese come l'Italia che - come scrisse Pierluigi Battista - «ha smarrito l'abc dello Stato di diritto». Proprio Pierluigi Battista è stato uno dei più strenui sostenitori dell'innocenza di Ottaviano Del Turco.

Travaglio non è d'accordo e il suo messaggio finale è che se condanna c'è stata, significa che anche le prove c'erano. Tralasciando le motivazioni della sentenza che ancora non ci sono e il fatto che sempre di primo grado si tratta e che quindi il verdetto nel processo in appello può anche essere stravolto, ad emergere dal dibattito pubblico è stata, però, più che altro una lotta all'ultima "battuta" tra giornalisti. Un botta e risposta che ha surclassato in linea generale il racconto dei fatti che hanno caratterizzato le tappe del processo alla gestione (politica) della Sanità in Abruzzo.

In questo modo, gli argomenti degli avvocati di difesa sono stati sostituiti dalle opinioni innocentiste di Pierluigi Battista. La credibilità delle prove dell'accusa è stata invece soppiantata dalla penna di Travaglio pronta a smontare i vari pareri sull'ingiustizia che avrebbe subito Del Turco. Uno schema sovrapponibile ad altri processi dove i protagonisti e la vicenda in cui sono coinvolti scuote l'opinione pubblica o gli equilibri dei "Palazzi". L'assoluzione del generale Mario Mori nel processo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano è un altro esempio.

La risposta di Travaglio non si fa attendere e si rivolge a tutti quei giornalisti con cui in questi anni ha imbastito un dibattimento mediatico sulla colpevolezza/innocenza dell'ex comandante dei ROS.  Nel farlo riprende le parole del Tribunale di Palermo, secondo cui  "il fatto" c'è stato ma "non costituisce reato", domandando

Ecco, gentili giureconsulti: siccome il “fatto” accertato è tutto questo, ma chi l’ha commesso non voleva favorire la mafia, vi saremmo molto grati se, con l’ausilio del vostro spirito-guida, ci levaste questa semplice curiosità: perché il Ros non catturò Provenzano?

Ma anche in questo caso le motivazioni della sentenza devono essere ancora scritte e quindi le ragioni dei giudici, di come hanno letto i fatti emersi nel processo, sono ancora tutte da scoprire. Proprio per questo, un tale vespaio di opinioni, di contro-opinioni, di accuse di servilismo e di essere dei "manettari", non rischia di fomentare un processo parallelo in cui i documenti vengono inquinati da considerazioni personali? Il risultato non va a discapito del racconto dei fatti e a favore di un'operazione che non informa, ma che piuttosto forma un giudizio di assoluzione o condanna a prescindere dai fatti e dalle circostanze?

In questo vortice di letture differenti il lettore, appunto, non verrà forse fagocitato da questo opinionismo limitandosi a scegliere da che parte stare senza l'attenzione al merito delle vicende? Quante volte è capitato infatti di trovarsi in discussioni in cui gli argomenti sono le semplici citazioni dell'editoriale di - nome giornalista - o il contro editoriale di - nome giornalista -? Due schieramenti che nella narrativa dei media sono diventati i "garantisti" Vs i "forcaioli". Ma che alla fine ad essere in competizione risultano esserci solo due facce della stessa medaglia. Quella per cui nel racconto del processo i fatti vengono espunti a volte perché semplicemente non si conoscono le carte, altre volte perché non coincidono con l'idea che il tal giornalista ha dell'imputato o dei pubblici ministeri e/o magistrati.

 

 

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