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Usa, la Corte suprema si prepara a cancellare il diritto all’aborto. Lo scoop di Politico

4 Maggio 2022 6 min lettura

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Usa, la Corte suprema si prepara a cancellare il diritto all’aborto. Lo scoop di Politico

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La sentenza è attesa per giugno, ma le notizie che circolano non sono confortanti: la Corte Suprema degli Stati Uniti avrebbe deciso di ribaltare Roe v. Wade, la storica decisione che nel 1973 ha di fatto reso legale a livello federale l’aborto negli Stati Uniti.

Lunedì il sito di informazione Politico ha diffuso in esclusiva una prima bozza, catalogata come “Opinione della Corte” e scritta dal giudice conservatore Samuel Alito. Il documento di 98 pagine, spiega il giornale, risale allo scorso febbraio, e ripudia in maniera “totale e decisa la sentenza del 1973 che garantiva la protezione costituzionale federale del diritto di aborto e di una successiva del 1992”, nota come Planned Parenthood v. Casey. Alito ha scritto che “Roe è stata vergognosamente sbagliata fin dall’inizio. Il ragionamento è eccezionalmente debole e la decisione ha avuto conseguenze dannose. Piuttosto che portare a una soluzione nazionale della questione dell'aborto, Roe e Casey hanno acceso il dibattito e acuito la divisione”: “È il momento di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti dal popolo”. Secondo Alito, infatti, le due sentenze dovrebbero essere annullate dal momento che la Costituzione “non fa alcun riferimento all’aborto, e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale”.

La notizia ha provocato proteste negli Stati Uniti. Centinaia di persone si sono radunate davanti la Corte Suprema, gridando “l’aborto è assistenza sanitaria” o “il mio corpo, la mia scelta”. Altre manifestazioni sono state previste in diverse città.

L'autenticità della bozza è stata confermata dal presidente della Corte John G. Roberts, che ha annunciato l'apertura di un’indagine sulla sua diffusione. Politico spiega che non si tratta di un documento definitivo, e che talvolta i giudici modificano il loro voto e che le decisioni possono essere soggette a più bozze, anche fino a pochi giorni prima della sentenza. Ciononostante, il documento provvisorio - “un raro caso di violazione della segretezza della Corte Suprema attorno alle sue deliberazioni” - mostra come “la Corte stia cercando di rigettare la logica e le protezioni legali di Roe v. Wade”.

Una fonte ha affermato al sito di informazione che quattro degli altri giudici di nomina repubblicana hanno votato con Alito lo scorso dicembre, mentre tre nominati dai democratici starebbero lavorando su argomenti contrari. Non è chiaro, al momento, come si schiererà il presidente della Corte.

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Il caso della legge del Mississippi e la guerra all’aborto

Il caso su cui i giudici sono chiamati a pronunciarsi - Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization è una contesa che riguarda la legge del Mississippi del 2018 che vieta l'aborto dopo la 15esima settimana di gravidanza, “tranne in caso di emergenza di tipo medico o di gravi anomalie fetali”. La normativa, emanata dal governatore repubblicano dello Stato, non è mai entrata in vigore, respinta e bloccata dai tribunali di livello inferiore. Secondo la legge del Mississippi, a 15 settimane l’aborto sarebbe rischioso per la madre. La Jackson Women’s Health Organization, l’unica clinica a effettuare aborti in Mississippi, ha fatto appello a una corte federale, mostrando che la vitalità fetale è impossibile a 15 settimane. Il giudice ha dato ragione all’organizzazione, affermando come lo Stato non avesse prodotto nessuna evidenza scientifica che provasse il contrario.

Il governo del Mississippi ha deciso di presentare ricorso alla Corte Suprema. Il fascicolo stava nel registro della Corte Suprema dall’autunno del 2020, un mese prima della nomina di Amy Coney Barrett, fervente antiabortista tra le fila dei giudici conservatori – una nomina che dato nuova linfa ai movimenti statunitensi contro l’aborto.

Anche se non chiamata direttamente a discutere la sentenza del 1973, «la Corte non potrà sostenere questa legge senza capovolgere le principali protezioni di Roe v. Wade», ha spiegato Nancy Northup, presidente e Ceo del Center for Reproductive Rights.

A maggio del 2021 la Corte – con una maggioranza conservatrice di 6 giudici contro tre – ha acconsentito a discutere il caso del Mississippi. A quel punto lo Stato ha alzato il tiro: ha chiesto ai giudici non solo di convalidare la sua legge sull'interruzione di gravidanza, ma anche di annullare Roe e la decisione del 1992 Planned Parenthood v. Casey.

Lo scorso dicembre, cinque giudici – Alito, Clarence Thomas, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett – si sono mostrati intenzionati a ribaltare Roe. Meno di due settimane più tardi, in una decisione riguardante la legge del Texas che impedisce l’aborto dopo le sei settimane, ha esplicitamente ammesso per gli Stati la possibilità di emanare legislazioni restrittive dell’interruzione volontaria di gravidanza – salvo consentire il ricorso presso i tribunali federali.

Secondo il gruppo di ricerca per i diritti riproduttivi Guttmacher Institute, se i giudici ribaltassero davvero Roe, l’aborto diventerebbe fuori legge o estremamente restrittivo in circa ventisei Stati. Non solo quelli in cui sono presenti cosiddette “trigger laws”, progettate per entrare in vigore con sforzi minimi (o senza sforzo) nel caso di sentenza della Corte Suprema.

La conseguenza più immediata, comunque, sarebbe la libertà per gli Stati di restringere o vietare l’aborto a loro piacimento. Significa, si legge su Vox, che ogni elezione “potrebbe diventare rapidamente un referendum sull’aborto”.

La questione dell’interruzione volontaria di gravidanza negli Stati Uniti è molto dibattuta e controversa, e il diritto è stato oggetto negli ultimi decenni di attacchi da parte di organizzazioni anti-abortiste e proposte legislative restrittive a livello locale. Solo quest’anno, sono stati introdotti almeno 82 progetti di legge in 30 Stati che vietano almeno alcuni tipi di aborto. Un trend che si è intensificato negli ultimi anni. Secondo Elizabeth Nash, responsabile per le politiche statali del Guttmacher Institute, negli ultimi anni si è assistito sempre di più «a un attacco frontale al diritto di aborto», in particolar modo durante la presidenza di Donald Trump. Oltre a essere stato il primo presidente a partecipare al raduno antiabortista “Marcia per la vita”, nel corso del suo mandato Trump si è speso per far sì che il diritto ad accedere all’aborto legale fosse minacciato a livello globale. Uno dei primi ordini esecutivi firmati dal presidente riguardava il blocco dei finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano o informano sull’interruzione di gravidanza all’estero (un provvedimento chiamato “Mexico City Policy”, originariamente introdotto da Ronald Reagan e poi più volte abolito e ripristinato). Con questa regola -  poi revocata dal presidente Joe Biden - le organizzazioni non potevano più ricevere fondi dall’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale, uno dei più grandi finanziatori delle realtà che lavorano nei paesi in via di sviluppo.

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Nella stessa direzione vanno le nomine di nuovi giudici conservatori alla Corte Suprema. Prima dell'incarico di Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, la Corte non aveva mai acconsentito ad esaminare casi che riguardavano l'aborto fuori dai limiti della sentenza Planned Parenthood v. Casey. Per questa ragione, le varie leggi emanate a livello locale, scriveva Nash nel 2021, hanno avuto proprio la funzione di test per la nuova maggioranza conservatrice in vista dell'obiettivo di indebolire o eliminare del tutto le protezioni federali attorno all’aborto.

«Se le indiscrezioni fossero vere, la Corte Suprema avrebbe raggiunto il suo punto più basso. Se continuano sulla strada del rovesciamento di Roe v. Wade, deruberanno milioni di persone della loro libertà», ha detto il direttore generale di International Planned Parenthood Federation, Alvaro Bermejo, secondo cui «questa decisione incoraggerà anche altri movimenti estremisti conservatori che in tutto il mondo cercano di negare alle donne la loro libertà riproduttiva. Questa sentenza costerà milioni di vite negli anni a venire».

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