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Dagli USA all’Europa la condanna unanime per l’arresto di Alexei Navalny, il più grande oppositore del presidente Vladimir Putin

19 Gennaio 2021 11 min lettura

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Dagli USA all’Europa la condanna unanime per l’arresto di Alexei Navalny, il più grande oppositore del presidente Vladimir Putin

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La Fondazione Anticorruzione di Alexei Navalny pubblica un'inchiesta su Putin e il “palazzo più costoso del mondo”

Aggiornamento 20 gennaio 2021: A poche ore dall'arresto di Alexei Navalny, la Fondazione Anticorruzione da lui fondata ha pubblicato l'inchiesta "Palazzo per Putin" accompagnata da un video di due ore con dettagli riguardanti una lussuosa proprietà a Gelendzhik, una località turistica sulla costa meridionale del Mar Nero, in Russia, presumibilmente appartenente al presidente russo Vladimir Putin, sebbene sulla carta sia di proprietà dell'uomo d'affari e miliardario Alexander Ponomarenko.

Nel dossier, lanciato anche da Navalny sul suo blog,  si afferma che “il palazzo più costoso del mondo” di Putin – grande 39 volte il Principato di Monaco – sia costato 100 miliardi di rubli (1,1 miliardi di euro) e sia stato pagato "con la più grande tangente della storia". La proprietà sarebbe stata infatti finanziata attraverso un elaborato schema di corruzione che ha coinvolto la cerchia ristretta di Putin in cambio di favori.

Il complesso, che includerebbe una pista di pattinaggio sul ghiaccio e vigneti, una villa con teatro e un casinò, una chiesa e un anfiteatro, una sala da tè e un eliporto, è immerso in 7.800 ettari di terreno.

"Senza esagerazioni, è la struttura più segreta e sorvegliata in Russia", racconta Navalny nel video.
"Non è una casa di campagna, non è un cottage, non è una residenza - è una città intera, o meglio, un regno. Ha recinzioni inespugnabili, un porto, servizi di sicurezza, una chiesa, un sistema di accesso, una no-fly zone e persino un posto di blocco di confine. È come uno Stato separato all'interno della Russia. E in questo Stato c'è un unico e insostituibile zar: Putin", prosegue.

Non è la prima volta che Navalny denuncia favori e tangenti in cui sono coinvolte le autorità russe. Nel 2017 accusò l'allora primo ministro Dmitry Medvedev di essere a capo di un impero immobiliare di lusso.

Dopo due ore dalla pubblicazione il video – che sarebbe stato realizzato mentre Navalny era ancora in Germania, dove si stava riprendendo dal malore avuto ad agosto a seguito di avvelenamento – ha ottenuto quasi tre milioni di visualizzazioni.

Secondo quanto riportato da Deutsche Welle, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che di tratta di accuse ormai vecchie e che la proprietà, vicino alla località turistica di Gelendzhik, non appartiene a Putin. Già nel 2010 era stata denunciata l'esistenza della proprietà e i suoi legami col presidente russo.

Intanto ieri Alexey Melnikov, segretario esecutivo della Commissione di monitoraggio pubblico della città di Mosca, ha visitato Navalny in carcere. Intervistato dal quotidiano indipendente russo Meduza, l'attivista per i diritti umani ha raccontato che l'uomo sarà in isolamento per 14 gioni a causa della pandemia, che le condizioni carcerarie sono buone, che ha chiesto dei libri e ha ringraziato tutti per il sostegno e che è felice di essere tornato in patria.

Neanche il tempo di rientrare a Mosca che lo hanno arrestato. Alexei Navalny, giornalista, politico e attivista anticorruzione, il più grande oppositore del presidente Vladimir Putin, era appena sbarcato in Russia domenica 17 gennaio, proveniente con un volo da Berlino, quando è stato fermato. Cinque mesi dopo essere stato in pericolo di vita per avvelenamento l'uomo stava tornando nel proprio paese.

Leggi anche >> “Agenti dell’intelligence russa dietro l’avvelenamento del giornalista e oppositore di Putin, Alexei Navalny. L’inchiesta spettacolare di Bellingcat e Insider in collaborazione con Der Spiegel e CNN”

Poco prima dell'arrivo previsto all'aeroporto di Vnukovo, dove si erano radunati migliaia di sostenitori di Navalny l'aereo, su cui viaggiavano anche molti giornalisti, è stato dirottato "per motivi tecnici" allo scalo di Sheremetyevo.

L'annuncio del capitano del volo DP936 non ha sorpreso Navalny che si è scusato con chi si trovava a bordo. Una volta atterrato, quando con la moglie Yulia si è avvicinato al controllo passaporti, l'uomo ha dovuto seguire gli agenti che avevano minacciato di usare “la forza”. Non ha potuto accompagnarlo la sua avvocata Olga Mikhailova che aveva viaggiato con lui e a cui non è stato permesso di raggiungerlo perché aveva già superato i controlli di frontiera.

Navalny è poi stato condotto in una stazione di polizia di Mosca dove ha trascorso la notte.

L'amministrazione penitenziaria russa ha riferito che il leader dell'opposizione "era ricercato dal 29 dicembre 2020 per ripetute violazioni della sospensione condizionale della pena” relative a una condanna per appropriazione indebita del 2014 – ritenuta successivamente "arbitraria e manifestamente irragionevole" dalla Corte europea dei diritti dell'uomo – per la quale potrebbe scontare in carcere una pena di tre anni e mezzo. In particolare Navalny è accusato di aver violato i termini della sospensione condizionale della pena che gli impongono di comparire davanti alle autorità due volte al mese, sebbene queste fossero a conoscenza del suo soggiorno in Germania per curarsi.

Contestualmente è stato avviato un ulteriore procedimento penale a suo carico per il reato di frode inerente a trasferimenti di denaro a vari enti di beneficenza, tra cui la sua Fondazione Anticorruzione.

Per Navalny dietro alle accuse – così come all'avvelenamento – c'è la mano di Vladimir Putin.

Lunedì 18, il giorno successivo al fermo, in un'aula di tribunale improvvisata presso la stazione di polizia in cui si trovava Navalny, si è tenuta un'udienza – a cui hanno potuto assistere solo media filogovernativi – la cui convocazione era stata comunicata a uno degli avvocati dell'oppositore russo, Vadim Kobzev, soltanto qualche minuto prima dell'inizio. In un video diffuso dalla sua portavoce, l'attivista anticorruzione ha definito il procedimento "illegale ai massimi livelli".

Nelle fotografie che ritraggono Navalny all'interno della stazione di polizia si intravede, appeso al muro, il ritratto di Genrikh Yagoda, capo dei servizi segreti NKVD (Commissariato del Popolo per gli Affari Interni) dal 1934 al 1936, che ha supervisionato gli interrogatori nel primo dei processi di Mosca e che ha organizzato la rete dei gulag.

Secondo quanto riportato dal media indipendente russo Meduza funzionari di polizia hanno dichiarato che il procedimento è avvenuto presso la stazione di polizia perché Navalny non aveva documenti che confermassero che fosse negativo al coronavirus, mentre i rappresentanti del tribunale cittadino hanno affermato che quel luogo è stato scelto per lasciare che i giornalisti potessero essere presenti nonostante le restrizioni dovute alla pandemia.

Al termine dell'udienza la giudice ha disposto la custodia cautelare per 30 giorni (fino al 15 febbraio) di Navalny che attualmente si trova nel penitenziario di Matrosskaya Tishina, a Mosca.

Una seconda udienza (prima fissata il 29 gennaio e poi spostata senza che si conoscano le cause) è prevista alle ore 10.00 del prossimo 2 febbraio per stabilire se la condanna a tre anni e mezzo di carcere sospesa debba essere convertita in pena detentiva (che si ridurrebbe a due anni e otto mesi poiché Navalny ne ha già trascorsi dieci agli arresti domiciliari).

Almeno 13 manifestanti sono stati arrestati all'esterno della struttura dove è stato trattenuto Navalny e circa 55 sono i fermati dalla polizia a San Pietroburgo, la seconda città più grande della Russia, secondo quanto riportato dagli attivisti.

Qualche istante dopo la lettura della sentenza Navalny ha chiesto ai suoi sostenitori, in un video, di organizzare manifestazioni di protesta. Uno dei suoi più stretti collaboratori, Leonid Volkov, ha detto che manifestazioni si svolgeranno sabato 23 gennaio in tutta la Russia.

«Non abbiate paura», ha detto Navalny. «Scendete in strada. Non fatelo per me, ma per voi stessi e per il vostro futuro».

Fino a due giorni prima che fosse disposta la custodia cautelare Navalny si trovava in Germania dove era stato ricoverato ad agosto scorso dopo avere avuto un malore su un aereo che lo stava portando da Tomsk, in Siberia, a Mosca. Due giorni dopo essersi sentito male, con l'autorizzazione delle autorità russe, Navalny era stato trasferito a Berlino in coma farmacologico.

Esperti in Germania hanno poi dichiarato che l'uomo era stato avvelenato con il Novichok, un agente nervino sviluppato dagli scienziati sovietici durante la Guerra fredda.

A settembre, dopo 32 giorni di ricovero, Navalny era stato dimesso. L'uomo ha sempre dichiarato di voler rientrare in Russia.

Dopo l'arresto di domenica sera, Stati Uniti e diversi governi europei hanno chiesto il rilascio immediato del leader dell'opposizione.

Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha detto che l'arresto «è del tutto incomprensibile». Maas ha affermato che la Russia è vincolata dagli obblighi in materia di libertà civili e dallo Stato di diritto che dovrebbero essere applicati anche al principale oppositore del governo di Vladimir Putin.

Dominic Raab, ministro degli Esteri britannico, ha definito l'arresto «spaventoso» e ha detto che Navalny è «vittima di un crimine spregevole».

"Piuttosto che perseguitare il signor Navalny, la Russia dovrebbe spiegare come un'arma chimica sia stata usata sul suolo russo", ha scritto Raab su Twitter.

Per il ministro degli Esteri olandese, Stef Blok, l'arresto di Navalny "è molto inquietante" e ha chiesto al governo russo “il rilascio immediato e di assicurare alla giustizia i responsabili di chi ha attentato alla sua vita".

Jake Sullivan, futuro consigliere per la sicurezza nazionale del presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden, ha definito l'arresto del politico russo "non solo una violazione dei diritti umani, ma un affronto al popolo che vuole che la propria voce venga ascoltata". "Il signor Navalny dovrebbe essere immediatamente rilasciato e gli autori dello scandaloso attacco alla sua vita devono essere chiamati a risponderne", ha dichiarato in un tweet.

Anche il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha condannato l'arresto di Navalny con una dichiarazione. "Osserviamo con grave preoccupazione che la sua detenzione è l'ultimo di una serie di tentativi di mettere a tacere Navalny e altre figure dell'opposizione e voci indipendenti critiche nei confronti delle autorità russe", ha detto Pompeo.

Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha definito l'arresto "una questione molto grave". "Chiediamo il suo rilascio immediato. E ci aspettiamo che i suoi diritti vengano rispettati", ha twittato.

Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha esortato l'Unione Europea a rispondere rapidamente all'arresto di Navalny. "La detenzione di Navalny è un altro tentativo di intimidire l'opposizione democratica in Russia. Una risposta rapida e inequivocabile da parte dell'UE è essenziale. Il rispetto dei diritti dei cittadini è la pietra angolare della democrazia", ha scritto Morawieck. "Chiedo alle autorità russe di rilasciare immediatamente il detenuto", ha proseguito.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rilasciato una dichiarazione in cui ha condannato l'arresto di Navalny, di cui ha chiesto il rilascio, sottolineando come "la detenzione di oppositori politici è contro gli impegni internazionali assunti dalla Russia". Von der Leyen ha chiesto che sia svolta un'indagine sul suo avvelenamento e ha promesso che la Commissione "monitorerà la situazione da vicino".

Il ministro degli Esteri lituano, Gabrielius Landsbergis, si è appellato all'UE affinché siano applicate altre sanzioni contro Mosca. "La detenzione del leader dell'opposizione sopravvissuto all'avvelenamento Alexei Navalny è del tutto inaccettabile. L'UE dovrebbe discutere ulteriori sanzioni contro le persone coinvolte", ha detto Landsbergis all'agenzia di stampa AFP.

Anche Estonia, Lituania e Lettonia hanno sollecitato "l'imposizione di misure restrittive" contro la Russia.

Il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ha respinto la condanna unanime dell'arresto di Navalny definendola esagerata e aggiungendo che i politici occidentali strumentalizzano il caso per "distogliere l'attenzione" dai rispettivi problemi interni.

Anche l'ex analista della CIA, Edward Snowden, che vive a Mosca – dove gli è stato concesso un asilo temporaneo – da più di 7 anni, da quando ha lasciato gli USA in seguito alle sue rivelazioni sul sistema illegale di sorveglianza di massa della NSA, l’Agenzia per la sicurezza americana, ha commentato con un tweet la vicenda dell'attivista russo. “L'arresto di Navalny sembra una ripetizione di errori già commessi in epoca sovietica e visti altrove, come nel caso di Assange e nella guerra ai whistleblowers. Gli Stati stanno sviluppando un'allergia all'opposizione, ma i sistemi che non possono accettare il dissenso non sopravviveranno. Liberatelo”, ha twittato.

Amnesty International, che ha definito Navalny un prigioniero di coscienza, ha parlato dell'udienza che si è svolta in tribunale come di una "presa in giro della giustizia" accusando le autorità russe di aver condotto "una campagna implacabile" per zittirlo.

«L'arresto di Navalny è un'ulteriore prova che le autorità russe stanno cercando di metterlo a tacere. La sua detenzione mette in luce la necessità di indagare sulle accuse di avvelenamento da parte di agenti dello Stato che hanno agito in base a un ordine ricevuto dall'alto», ha dichiarato Natalia Zviagina, direttrice dell'ufficio di Mosca di Amnesty International.

Foto anteprima via video SkyNews

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