I politici italiani, gli annunci e le scadenze non rispettate

Alfano il 9 giugno su Twitter: entro tre settimane la nuova legge elettorale. Oggi è 30 giugno e non ha rispettato la parola data pubblicamente.


Dino Amenduni @doonie
@valigiablu – riproduzione consigliata

Angelino Alfano, il segretario del primo partito italiano per numero sia di deputati che di senatori, dunque il leader della forza politica che più di ogni altra può favorire e accelerare processi di riforma parlamentare scriveva su Twitter il 9 giugno che “entro tre settimane troveremo l’intesa sulla legge elettorale. Qualunque sistema adotteremo saranno i cittadini a scegliere, direttamente, i parlamentari”.

Le tre settimane sono passate, oggi è 30 giugno, e la riforma non c’è. Non è la prima volta che una cosa del genere accade e questo genere di sparate senza seguito è praticato in egual misura da destra, sinistra, partiti e movimenti. La politica è da sempre fatta di annunci che cadono nel vuoto. Se dovessi definire l’antipolitica, probabilmente non ci sarebbe un esempio migliore di una promessa non mantenuta.

La differenza rispetto al recente passato (all’opinione pubblica prima dei social media, per semplificare: non più di cinque anni fa) è che se in passato gli annunci cadevano più facilmente nell’oblio e nella dimenticanza, oggi le parole hanno un peso diverso.

Da un lato si abusa di frasi, di informazioni, di dichiarazioni. Sono facili da produrre, ancor più facili da condividere: se prima era necessaria l’attenzione dei gruppi editoriali, adesso può bastare una pagina su Facebook. E così crescono i comunicati, i tweet, gli aggiornamenti in un clima ipercompetitivo per la ricerca di un trafiletto sul giornale, un botta e risposta con un opinion leader, qualche ‘mi piace’ in più.

Dall’altro lato, però, le parole sono memorizzabili e riproducibili: è facilissimo salvare un annuncio, la sua data, e verificare la sua effettiva attuazione. Tutti (non solo i giornalisti) possono farlo, possono denunciare una promessa mancata, possono inchiodare un personaggio pubblico alle sue stesse dichiarazioni.

La sensazione è che i politici non si siano ancora resi pienamente conto di questo. Hanno ben compreso i vantaggi immediati in termini di consenso dopo dichiarazioni altisonanti, non hanno però capito che quel consenso si perde ancora più rapidamente, e spesso con gli interessi, quando alla parola data pubblicamente non seguono azioni coerenti per rispettarla.

La crisi della politica è strutturale, la crisi (e la volatilità) del consenso riguarda tutti, indistintamente. Non credo che Internet sia irrilevante in questo diverso modo di definire i processi di formazione dell’opinione pubblica. La Rete è uno strumento di comunicazione potente e complesso e come tutti gli strumenti complessi e potenti richiede studio, cura, attenzione. E anche un po’ di prudenza.

Ecco perché tutti i leader politici, da Alfano all’ultimo dei consiglieri comunali, dovrebbero usare Internet più per raccontare nel dettaglio ciò che è già stato fatto da loro, piuttosto che fare annunci. Solo così si conquistano voti e non si perdono per strada, tra l’altro illudendosi del contrario per un pugno di like.




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