I calci in culo e le app dell’iPad

[Tempo di lettura stimato: 6 minuti]
Bisogna studiare materie più attuali preferibilmente con le applicazioni di iPad e smartphone. Gli insegnanti sono troppo vecchi o poco preparati. Gli edifici scolastici sono fatiscenti: "Ci sentiamo in un carcere" (da Repubblica.it)
Caro Studente, 
sì, sto parlando proprio a te, caro studente delle medie/superiori che vagoli per blog e social network e sei stato il campione statistico per un sondaggio /ricerca/nonsicapiscebenecosa di un studio di Comunicazione Perbene (la quale, a dire il vero, non so che tipo di associazione sia, ma, dal nome, presumo che commenti i sondaggi che commissiona con pacati “accidempolina” e “perdinci!”). 
Ecco, tu, dunque, dicevamo, caro studente, hai detto che la scuola è un posto noioso con programmi didattici poco interessanti; un posto in cui ti senti in carcere, che non serve ad un accidente, e ti lamenti di libri troppo pesanti e professori troppo vecchi (e vabbe', capisco, a tredici anni anche uno di venti ti pare Matusalemme, figuriamoci uno di cinquantacinque che non riesce ad andare in pensione), ma soprattutto hai idee folgoranti su come la scuola dovrebbe cambiare per essere al passo con te, e le elenchi: vorresti una scuola dove non si parla di “Ittiti e Fenici”, perché sono roba vecchia, che non serve a nulla, a tuo avviso, mentre tu pretendi di studiare materie più “attuali”, anche se non è ben chiaro quali siano; e vorresti anche studiarle, queste materie più attuali, con applicazioni per iPad e Smartphone, e anzi, con dei veri e propri videogiochi, che andrebbero posizionati in una bella “sala ricreativa”, presumo sfrattando la Sala Professori, che tanto sono vecchi e possono essere parcheggiati su una sedia nello sgabuzzino dei bidelli. 
Ecco, caro studente dalle idee brillanti e innovative, io, che sono una di quei prof, vorrei dirti una cosuccia, ma una sola, e con tutto il cuore e tutto l'affetto possibile, e per dirtela userò, conformandomi alle tue richieste e ai tuoi suggerimenti, un linguaggio molto attuale e per nulla “vecchio”: perché vedi, caro studente, tu, secondo me, andresti preso a calci in culo. 
Sì, lo so che non è colpa tua: è che dalle elementari, anzi dall'asilo, no, veramente dalla culla, te l'han ficcata in testa gli adulti questa bizzarra idea che le cose si possono, anzi si devono, imparare divertendosi, addirittura sganasciandosi proprio.
Genitori e zii e parenti e amici di famiglia ti han tirato su inculcandoti il concetto che l'universo sia il tuo personale Luna Park, aperto 24ore al giorno, senza soste nei festivi. L'Inglese? Te lo insegna Topolino. La storia? C'è il giochino che parla degli antichi romani, il fumetto di Napoleone, il videogioco con gli imperi che si scontrano, gli aerei che bombardano e i carri armati che fan boom boom. Sei pieno di fascicoli, e di compact disc, e di game boy e di Play Station e di trappole varie che sono tutte “educative” e divertenti, e tu saltabecchi dall'una all'altra, con un entusiasmo che in genere dura pochi minuti, ma in quei pochi intensissimi momenti impari tutto, o meglio lo credi, e poi via, a scaricare un nuovo giochino o una nuova app, fra gli sguardi estasiati dei parenti, che godono di avere un figliolo che in un solo pomeriggio ha debellato i Nazisti e fondato tre volte l'impero macedone, con uno score che Alessandro Magno non ha mai avuto in vita sua. 
Ecco, vedi, caro studente, il problema è proprio questo qua: che tu, non per colpa tua, non sei allenato alla fatica, e nemmeno alla noia. E lo so che le due cose ti possono sembrare una gran pizza, ma invece, nella vita sono fondamentali. Perché nella vita vera, quella che è lontana dai banchi di scuola, ma anche, per tua sventura, da quel bozzolo di divertimento protetto che i tuoi ti han costruito attorno, esistono tutte e due, e purtroppo sono anche diffuse. E per riuscire a campare dovrai imparare a conoscerle e a sopravvivere ad entrambe
Tu non hai idea, ma prima o poi ti toccherà averla, di quanto faticoso sia dover imparare le cose che ti servono per il lavoro, perché qualsiasi capo ti ritroverai sarà infinitamente peggio del più pestifero dei tuoi attuali insegnanti; e non hai nemmeno idea quanti compiti noiosi ed anzi spesso inutili e frustranti dovrai portare a termine per guadagnarti quel maledetto stipendio, da adulto. 
E la scuola, con le sue materie che a te sembrano tanto poco “attuali” e la didattica “poco divertente” serve anche a questo: ad insegnarti, per la prima volta in vita tua, che no, la vita non è un ballo di carnevale, e per imparare le cose non sempre c'è Topolino che ti dà una mano, e neppure una applicazione dell'iPad. Che alcune cose bisogna ahimè impararle alla vecchia maniera: studiando, ripetendole, concentrandosi, facendo schemi su schemi, smadonnando e perdendoci i pomeriggi, e spesso le nottate, perché non esistono fatine dei verbi o videogiochi che ti facciano capire appieno chi era Hitler. 
E, veramente, non mi risulta nemmeno ce ne siano che ti insegnano come fare le app per l'iPad, perché vedi, caro studente, tu le vorresti trovare già pronte, da quanto scrivi, e invece il bello sarebbe imparare a fartele da solo: ma per arrivare a questo dovresti perdere ore e ore su libri noiosissimi, e sentendo lezioni ancora più noiose, fatte da barbogi che non raccontano barzellette, non sono divertenti e, a dire il vero, se ne strafregano pure di esserlo. 
Per questo, caro studente che vuoi imparare con i videogiochi e le app, ti darei quel famoso calcio in culo di cui scrivevo sopra: per dirti, una buona volta, quello che nessuno ha il coraggio di dirti da quando sei nato, e cioè: “Piantala di frignare, e inizia a studiare seriamente, alla vecchia maniera! Smettila di pensare che troverai sempre gente pronta a fare le cose al posto tuo, e a rendertele per giunta semplici e divertenti, sennò ti annoi, perché il mondo non è fatto così e soprattutto se ne frega se tu ti diverti: passa avanti, e se ci sei si sei, e sennò vuol dire che resti indietro.” 
E quindi credimi, caro studente, io ti toglierei l'iPad e i videogiochi e ti manderei a studiare i verbi a memoria, e i Fenici, e gli Ittiti, e ti costringerei a ficcarteli bene in testa, come si faceva una volta: A calci in culo, se necessario. Ti sembrerei noiosa, vecchia e crudele. Ma credimi: fra tanti che ti vogliono far divertire, sarei l'unica che si preoccuperebbe di insegnarti qualcosa.
Galatea Vaglio
@valigia blu - riproduzione consigliata
-------------------------------------------------
Pubblichiamo qui la risposta di uno studente universitario, Tommaso Tani:
Cara Prof,
apprezzo il suo tentativo di adeguarsi al linguaggi di noi “ggiovani” - quanto vi piace questa parola - ma non capisco effettivamente perché “prendere a calci nel culo” sia un’espressione rappresentativa di questa gioventù viziata, desiderosa esclusivamente di piaceri e non, per esempio, della nostra classe politica, tutt’altro che giovane direi.
Al di là delle sottigliezze linguistiche - che poi avete tanto insistito per farci imparare l’inglese ed ora che lo usiamo siamo sgrammaticati? - mi sembra a dir poco presuntuosa questa ode alle vecchie maniere che ci ha regalato stamattina dalla sua cattedra. Chiaramente immaginerà come un quotidiano renda pomposo un sondaggio sugli studenti facendo richiedere a loro “videogiochi a scuola”: più realisticamente, posso intuire che quei poveri ragazzi abbiano chiesto una scuola che non chiuda gli occhi davanti al progredire della tecnologia. 

Penso di parlare con cognizione dei fatti: sono uscito dalla scuola superiore non molti anni fa, era già il duemilaequalcosa ed avevo già un account su twitter. Sono quindi uno di quei ragazzi campione che per fortuna vaga per blog e social network e che quindi riesce anche a farsi un’idea dell’attualità, mentre in aula sono ancora alle prese con il progetto “sperimentale” del quotidiano in classe. 
Ho frequentato una delle migliori scuole (pubbliche, certo) della mia città, scegliendo un percorso sperimentale che mi ha tenuto dentro la classe almeno 8 ore in più a settimana dei miei colleghi, solo perché, da definizione, doveva darmi delle basi di informatica. Bene, il mio caro prof di matematica, per quanto di gran lunga il migliore nel farti appassionare agli infiniti ed a Cantor, non è riuscito ad insegnarci nulla di più di un vago concetto di un linguaggio di programmazione dei tardi anni ’60. Immagina da sola quanto sia obsoleto ed inutile: per questi mi piacerebbe che un docente di oggi sia in grado anche di spiegarmi come funziona il sistema operativo in cui girano queste demoniache app che lei addita come il male supremo. 
I verbi poi posso anche impararli a memoria, ma non da professori che sono nella scuola più o meno dalla riforma Gentile, che non vogliono andare in pensione - altro che non possono - e che non hanno affatto una preparazione adeguata. Professori che, tra l’altro, non sono mai valutati per le loro conoscenze. I calci in culo, cara professoressa, li dia a loro, li aiuti a fare spazio ai giovani dottorati disoccupati che sarebbero ben felici di insegnare qualcosa in “chiave contemporanea”. 
Cara prof, insomma, il mondo passa avanti e se ci sono ci sono, è vero. Ma se ci sono con le conoscenze limitate fino al 1970, ci saranno milioni di studenti di altri paesi, di altri mondi (ricordo con quanto fascino il nostro testo “aggiornato” parlava di questo fenomeno futuro della globalizzazione) che per loro fortuna non avranno studiato alla vecchia maniera e che mi passeranno davanti, nonostante i calci in culo che lei ostinatamente mi sta rifilando per farmi andare più veloce.
Segnala un errore
LINEE GUIDA AI COMMENTI
  • Flavio Pintarelli

    Quando leggo geremiadi qualunquiste come quelle scritte qui sopra da persone che predicano la fatica e non fanne neppure lo sforzo di capire come cambia il mondo intorno a loro, ecco è in questi momenti che mi pento di aver manifestato e rischiato la mia incolumità fisica per protestare contro la verie riforme dell’istruzione in questi ultimi 15 anni di vita. Che tristezza

  • angelo

    Mi dispiace ma questa volta non sono per niente d’accordo con Galatea.
    Innanzitutto sarebbe interessante capire se già il questionario porta con sé nella sua costruzione questa grande distinzione (e che palle!!!) tra mondo delle apps e mondo reale. A me sembra che l’articolo di Galatea non metta per niente in discussione questa distinzione che andrebbe superata una volta per tutte e anzi se ne nutre per costruire la sua difesa indiscriminata della scuola contro i bambini viziati. Si possono studiare gli ittiti anche con l’ipad. Non vedo perché l’uno debba escludere gli altri. E arrivo al secondo punto che non mi convince: emerge ancora l’immagine degli studenti viziati, futuri bamboccioni. E vi posso assicurare che ci sono maestri dell’età della pietra. Lo dico da figlio di insegnante.
    Sarebbe, invece, interessante capire come era costruita l’intervista (o il questionario) e come sono state poi analizzate le risposte.
    Secondo me, 1) non dovrebbero essere gli studenti il bersaglio dell’articolo 2) usare le apps non significa semplificare nulla, anzi arrivare a pensare l’utilizzo di una application implica un lavoro dietro di grande fatica. Se poi vogliamo parlare dell’ipad per il suo costo, come un vizio di un futuro bamboccione e come status symbol… bé è un altro paio di maniche e non sono d’accordo.

  • Ludovico

    Sull’edutainment ci sono prestigiosi studi accademici. S’informi, prima che il prof. Antinucci del CNR la prenda “a calci in culo”. :)

  • grazia

    grazie! grazie davvero

  • giacomo

    Se avessi avuto un ipad ai tempi della tesi avrei finito in metà tempo ottenendo lo stesso risultato se non migliore. In alcuni paesi ci sono già alcuni corso universitari che utilizzano app ad hoc per lo studio. A me quest’articolo sembra più che altro un “fallo di frustrazione”.

  • Paola

    Concordo con l arisposta…anche se il problema è molto complesso…Penso che la scuola abbia perso molto della sua incisità formativa accogliendo la domanda di divertimento e intrattenitemento degli allievi… Certo c’è da dire che, d’altro canto, assistere a un mondo in cui si va avanti per lecchinismo al potere non fa venir voglia di investire sulla formazione e la competenza… E un paradosso riscontrato dai giovani è che a fronte della crisi si disinveste sulla formazione giungendo a una profezia che si autoavvera… perchè così il fallimento te lo costruisci…

  • AnnaMaria

    A mio parere le stesse critiche all’eccellente scritto di Galatea sono una dimostrazione di quanto da lei affermato. La mia grande consolazione è che ai ‘giovini’ tanto difesi dai paladini del nuovo qui sopra sarà la Vita stessa, con il suo fango e la sua cruda realtà a dimostrare chi aveva ragione.

  • uqbal

    Pessimo articolo, riassumibile in “I giovani sono tutti debosciati”. Si spera che tra i miei colleghi questa sia una posizione minoritaria.

  • matteo pascoletti

    L’idea che, per esempio, l’opera di un autore fondamentale come Primo Levi possa essere insegnato nell’ottica dell’edutainment più che alla didattica fa pensare a forme di revisionismo travestite dalla pedagogia. Cito questo autore proprio perché è fondamentale per capire che, di fronte a temi centrali per il concetto stesso di ‘umano’, il modo di trasmettere il mnessaggio è parte integrante del messaggio.

  • Pupazza

    Assolutamente d’aacordo. Brava

  • Pupazza

    Sono assolutamente d’accordo con l’articolo. Brava.

  • giovanni

    Quest’autrice mi pare un po’ scarsa in pedagogia. Non si capisce il razionale per cui sarebbe in se’ sbagliato usare l’iPad piuttosto che un altro substrato per imparare ad imparare. Mi pare che lei stia usando il computer per parlare di metodi didattici ma nello stesso tempo sostiene che un determinato computer non e’ un buon sistema per la didattica. Mi auguro di non diventare mai un suo studente, io alla logica ci tengo.

  • david

    Per niente d’accordo, mi spiace. Sarebbe come rinfacciare ai moderni costruttori di grattacieli la fatica che i contadini/schiavi egiziani facevano per costruire Piramidi. E costringerli a trascinare bocchi di granito con le corde, a calci in culo. Suvvia. Un po’ di modestia, in questa sorta di luddismo fuori tempo massimo. E inoltre. Sono sempre più convinto, guardando le scritte ai cessi, i buchi sui muri fatti in anni di lento e sapiente lavorìo, le gallerie sul legno dei banchi a colpi di punta di matita, la pipì fatta sul muro invece che nella tazza, forme addirittura di auto-lesionismo o di violenza verso il prossimo (in genere l’ingombrante compagno di banco), che proprio ad una struttura carceraria somiglia, la scuola. E volerli, ora, riportare all’etica del sacrificio e del sudore, condito dal calcio in culo, è un’istanza in parte rozza, e in parte ingenua.

  • amefad

    Grandissima Galatea!
    In questo anno scolastico in cui anch’io sono tornato in cattedra, il tuo articolo mi da davvero un ottima partenza.
    A mio parere qui non si tratta di contestare l’uso delle tecnologie, o l’edutainment, come alcuni commentatori un po’ superficiali hanno scritto.
    Galatea è una che le tecnologie le sa usare quel tanto che basta e non farà mai nessuna crociata contro l’I-Pad, il nocciolo è un altro: studiare comporta impegno e fatica.
    E io sono d’accordissimo con questa idea, ci si limita ai giovani delle superiori (o medie) che non sono affatto “tutti debosciati” ma si trovano davanti un mondo adulto che gli nasconde questa verità essenziale: il loro futuro dipende da quanto sono disposti a faticare per ottenerlo.
    Gli insegnanti (nemmeno tutti) sono voci nel deserto che passano per arcigne cassandre quando invitano al sacrificio.
    E tutto questo la nostra società gerontocratica lo sta facendo colpevolmente perché stiamo rubando a questi ragazzi uno splendido futuro barattandolo con un presente decisamente mediocre.
    Questo è quel che ho cercato di dire nei primi due giorni nelle classi che ho visto, anch’io ho fantasticato su come usare la tecnologia nella didattica (ma l’edutainment casomai può sostituire il gioco, NON lo studio) ma ieri e oggi mi sono presentato davanti ai ragazzi solo con la forza delle mie idee e di ciò che conosco, un ora di lezione frontale, anzi quasi di monologo perché quando gli chiedi di intervenire rispondono a mezza voce.
    E quando dico qualcosa che loro riconoscono come importante, di colpo viene a tacere il brusio, tutti mi guardano e i loro occhi hanno una luce speciale, forse anche i miei. Ma non c’è altro da dire: ragazzi studiate, non lamentatevi, prendetevi il vostro spazio, la conoscenza è l’arma più potente per concquistare lo stupendo futuro che meritate.

  • Merlino

    Da scolpire nel marmo. Alla faccia di Flavio Pintarelli e i suoi 15 anni mal spesi.

  • uqbal

    Sono sicuro che Galatea sarà contenta dell’approvazione dell’unico che ha sentito la necessità di insultare qualcun altro.

    Cmq: faticoso non è sinonimo di noioso. E’ faticoso anche giocare a pallone, ma uno lo fa volentieri. L’idea che si possa imparare controvoglia è un non-sense.

  • spunkete

    La cosa per cui resto perplesso è che l’articolo inizia ironizzando sul sondaggio e sull’ente che l’ha organizzato (cosa totalmente condivisibile) ma poi utilizza i risultati del sondaggio stesso per imbastire una predica senza nè capo nè coda e ripetendo ciclicamente, senza conoscerne con precisione il significato, termini tecnologici a caso (il 90% dei ragazzi di oggi non l’ha nemmeno mai visto un Game Boy). Condivido la critica alla falsa idea che si possa imparare tutto divertendosi e senza il minimo sforzo, ma non credo che questo articolo la esponga nel modo adeguato.

  • Ida

    Quoto tutto, comprese virgole e punti e corsivi. Brava!

  • Carlotta

    Ehm non è che se dici ai tuoi studenti che non si risolve tutto con l’Ipad sei polverosa. Da che mondo e mondo le cose si imparano con fatica. Giochi e giochini servono a veicolare l’interesse non a sostituire il tuo cervello.

  • gianvito

    “Ecco, caro studente dalle idee brillanti e innovative, io, che sono una di quei prof, vorrei dirti una cosuccia, ma una sola, e con tutto il cuore e tutto l’affetto possibile, e per dirtela userò, conformandomi alle tue richieste e ai tuoi suggerimenti, un linguaggio molto attuale e per nulla “vecchio”: perché vedi, caro studente, tu, secondo me, andresti preso a calci in culo.” Sarà ironico, ma a me questo passaggio proprio non va giù. Ci si pone sul lato della sfida e poi si passa a fare l’insegnante ex catedra.

  • red. cac.

    “… mi piacerebbe che un docente di oggi sia in grado…”: ecco, tanto basta a far sì che la dose di calci in culo da somministrare al sig. Tani venga commutata in una dose di calci nei denti (metaforici, per l’amor di dio), nonostante la nostra disistima per la signorina G.V. come blogger.

  • vLoLLo

    Invito l’autrice dell’articolo ad andare a studiare con la fatica che predica tanta sana pedagogia, perchè se i giovani vengono definiti sfaticati, il 90% degli insegnanti di oggi sono incompetenti: potranno essere laureati nella loro materia d’insegnamento a pieni voti, ma il loro lavoro è INSEGNARE e allora dovrebbero andare a studiare tanta sana PEDAGOGIA prima di aprire bocca a vuoto. http://blog.oltretata.it/la-scuola-che-vorrei