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Vignette su Maometto: satira o pericolosa istigazione?

20 Settembre 2012 4 min lettura

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Vignette su Maometto: satira o pericolosa istigazione?

3 min lettura

Da qualche settimana su Twitter - assecondato da qualche amico virtuale - ho dato vita a un'inutile crociata contro le vignette che corredano quotidianamente le testate italiane, sotto l'hashtag #vignetteimbarazzanti. Non tutte, e non tutti gli autori: quelle che non riesco a capire perché vengano pubblicate, ritenendole - almeno a mio avviso - prive di senso, animate da puro spirito propagandistico, anche solo brutte, mal concepite, inutili.

La cosa mi sta portando a riconsiderare il concetto di "vignetta" e "satira" nel giornalismo italiano, e non è detto che un giorno non riesca a scriverne più dettagliatamente, o a ricavarne qualche contenuto - in qualche modo - su questo sito. Il fatto è che l'attualità, poi, porta ad accelerare questo ragionamento, ad associarlo agli avvenimenti - si pensi alla polemica attorno alla striscia di Vauro sulla Fornero "squillo" di cui ci siamo occupati - fino ad investire argomenti di portata più ampia, come il libero esercizio della satira, il buon gusto, i confini morali e le responsabilità su ciò che si firma e si mette in pagina.

Succede quindi che in Francia il settimanale satirico Charlie Hebdo - testata non nuova a iniziative del genere - pubblichi vignette non-saprei-come-definire su Maometto, causando la chiusura di diverse ambasciate per paura di rappresaglie a causa delle recenti tensioni che stanno animando alcuni paesi del cosiddetto 'mondo musulmano'.

ValigiaBlu ha una sorta di redazione in linea, nella quale l'argomento è diventato oggetto di dibattito. Che - a scanso di accuse di moralismo o cattive interpretazioni - abbiamo deciso di riproporre per intero.

  • Mah.
  • Pure io dico mah.
  • È marketing, ovviamente. Ma la questione che ci sta sotto non lo è.
  • No, sono delle teste di cazzo. Newsweek sta trollando a ogni nuova cover story per 'marketing'. Risultato: chiude. [#MuslimRage: How a Cynical Social-Media Play Became an Awesome Meme - The Atlantic]
  • Boh quelli sono cazzi loro. Ma se non si può fare vignette sgradevoli siamo noi a chiudere.
  • Non sono vignette sgradevoli, sono istigazioni.
  • Ma è che alla fine è un problema di intenzione. "Sotto con le vignette su Maometto, in questo periodo".
  • Vi ricordate le vignette danesi e la maglietta di Calderoli?
  • Sì al Papa che si piscia sotto, no a Maometto che chiede se ti piace il suo culo. Esistono CONSEGUENZE quando si fanno cose. Solo i coglioni senza cervello fanno quello che vogliono senza tener conto dei danni che un'operazione 'di marketing' può provocare, in un dato contesto. Allora W Calderoli..
  • Calderoli è un POLITICO, che fa un gesto POLITICO. Qui siamo all'istigazione a mezzo vignetta di un giornale satirico. Siamo su due mondi diversi.
  • Anche indossare un cappuccio bianco e impiccare un negro è un gesto politico. Casomai è una questione di scopo del gesto.
  • Infatti, e lo scopo è l'istigazione. Sai quanto glie frega a loro se è Charlie Hebdo o Calderoli.
  • Meglio che non scrivere per paura che saltino per aria le ambasciate, sì.
  • No, ma è una questione di scopo del gesto. Qual era lo scopo di Calderoli? Lo scopo di Calderoli era 'trollare'. Solo che Calderoli non aveva idea delle conseguenze di quel trolling.
  • Boh comunque è evidente che questo Paese ha bisogno di nuovo di Berlusconi e della sua volontà di vedere la libertà trionfare sull'invidia e sull'odio: si pubblichino quelle cazzo di vignette e BASTA.
  • Ma infatti è un discorso di scopo, per me.
  • Leggete Charlie Beckett: Political Violence: symbolism that only works if you let it. «Queste azioni non sono, in fondo, che modi per distorcere e persino distruggere dialogo e democrazia. Quando le interpretiamo, o riportiamo, abbiamo la responsabilità di contestualizzare piuttosto che eccedere nella drammatizzazione».
  • E allora se si iniziano a considerare gli effetti, si finisce per dare il pretesto per produrli. E quindi per censurare.
    «È il concetto di heckler's veto - l'idea che se ti mostri debole nei confronti della tua devozione alla libertà d'espressione, allora tutto ciò che qualcuno deve fare per farti tacere è minacciare rivolte» [When “don’t be evil” becomes exceptionally difficult - Access].
  • Non ne sono sicuro. Cioè i fattori in campo sono tanti. Ad esempio: fare un vignetta non significa far morire delle persone. Ma fare una vignetta di quel tipo ha come conseguenza anche quella di poter far morire delle persone. Sono questioni scisse, ma consequenziali - in tale contesto. Ora, la libertà di fare una vignetta di quel genere non può essere messa in discussione e io sono d'accordo. Però, la libertà di per sé non ha molto valore se non è ragionata, approfondita, se non viene calata nella complessità della realtà in cui vuole essere espressa.
  • Il punto è che come utilizzi la tua libertà di provocare conseguenze politiche con della satira - anche mal riuscita - non può essere deciso né da un'azienda (es: Google) né da un governo. Perché se ammetti questo passo, tutti gli altri che portano alla censura sono consequenziali.
  • No, ma non parlo di azienda o governo. Ma della tua decisione di come utilizzare la tua libertà. Parlo di scelte individuali. Di qualità della libertà contro la libertà fine a sé stessa.
  • Il punto è che non è fine a se stessa anche quando è fine a se stessa (v. Heckler's veto).

E voi cosa ne pensate?

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