Fuori da qui Podcast Post

Usa, i legami del partito repubblicano con le milizie di estrema destra seguaci di teorie del complotto: “Una radicalizzazione contro la democrazia”

8 Febbraio 2021 13 min lettura

author:

Usa, i legami del partito repubblicano con le milizie di estrema destra seguaci di teorie del complotto: “Una radicalizzazione contro la democrazia”

12 min lettura

Alle ultime elezioni statunitensi, Lauren Boebert, proprietaria trentatreenne di un ristorante in Colorado dove le persone dello staff lavorano armate, è stata eletta alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America. Boebert però non sembra essere solo una deputata repubblicana con la passione per le armi. Come ricostruito dal New York Times, la donna insieme ad altri suoi colleghi repubblicani – Taylor Greene, Paul Gosar, Andy Biggs – ha rapporti con milizie e gruppi di estrema di destra. Si tratta di promotori di idee violente e teorie del complotto, fra i quali ci sono anche diversi partecipanti al violento attacco dello scorso 6 gennaio al Campidoglio realizzato da estremisti e sostenitori dell’ex presidente Donald Trump, che ha causato la morte di 5 persone. 

Non è ancora chiaro se “alcuni eletti abbiano svolto un ruolo nel facilitare direttamente l'attacco al Campidoglio, oltre a contribuire a incitare alla violenza con dichiarazioni false sulle elezioni rubate a Trump”, si legge sul New York Times. A partire da rapporti forniti dai Democratici si sta indagando sulla possibilità che alcuni deputati repubblicani, durante le visite al Campidoglio, abbiano accompagnato in “tour di ricognizione”, prima del 6 gennaio, persone che poi avrebbero partecipato all’assalto. Riguardo a questa accusa, a oggi, non sono comunque emerse prove pubbliche. Quello che è sicuro, invece, scrivono i giornalisti Luke Broadwater and Matthew Rosenberg nella loro inchiesta, è che il sostegno di un gruppo di deputati repubblicani abbia fornito legittimità e visibilità a movimenti estremisti.

I rapporti tra questi politici e le milizie o i gruppi di estrema destra si sono solidificati nel tempo. Il 9 dicembre di due anni fa, Lauren Boebert, conosciuta allora come attivista per il diritto alle armi, ha partecipato a una manifestazione in Colorado, insieme a centinaia di altre persone, per opporsi a una nuova legge statale che toglie le armi da fuoco alle persone ritenute una minaccia per se stesse o per gli altri. Quel giorno, tra i manifestanti, c’erano anche i membri della milizia di estrema destra “Threepercenters”. In quell’occasione Boebert si è fatta fotografare insieme a diversi membri della milizia davanti all’ingresso del Colorado State Capitol (la sede governativa dello Stato).

Il Southern Poverty Law Center – organizzazione statunitense senza scopo di lucro che si dedica alla tutela dei diritti delle persone – spiega che il nome della milizia, nata nel 2008, deriva dalla credenza secondo cui solo il 3% dei coloni americani avrebbe combattuto contro gli inglesi durante la guerra d'indipendenza. L’organizzazione definisce inoltre “ThreePercenters” come uno dei numerosi gruppi di milizie estremiste antigovernative attive in Colorado, specificando che generalmente questi gruppi abbracciano diverse teorie complottiste prive di fondamento. Il think tank Center for Strategic & International Studies in un rapporto pubblicato lo scorso giugno e intitolato “The Escalating Terrorism Problem in the United States” ha definito i “ThreePercenters” come "un gruppo paramilitare di estrema destra che difende il diritto alle armi e cerca di limitare le autorità governative degli Stati Uniti". L’Anti-Defamation League (ADL), un'organizzazione non governativa internazionale, specifica inoltre che la storia di questa milizia è caratterizzata da violazioni delle leggi sulle armi, complotti e attacchi terroristici.

Lo scorso giugno, sul suo profilo Twitter, Boebert ha twittato “I am the militia”. Diversi miliziani sono stati inoltre invitati a occuparsi della sicurezza durante gli eventi della sua campagna elettorale.

Tra le persone arrestate per aver partecipato all’assalto al Campidoglio compare anche Robert Gieswein, sospettato di essere affiliato ai “ThreePercenters”. Il 6 gennaio l’uomo indossava un giubbotto in stile militare, un elmetto, occhiali protettivi e in mano teneva una mazza da baseball. In precedenza Gieswein aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook una foto in compagnia di membri di “ThreePercenters” armati davanti al ristorante di Boebert, in Colorado. La deputata ha specificato di non conoscere l’uomo.

Un’altra deputata repubblicana ad apparire insieme ai membri di gruppi miliziani è Marjorie Taylor Greene, eletta alle ultime elezioni per la Georgia. Durante la campagna elettorale, la milizia di estrema destra chiamata “Georgia III% Martyrsha gestito la sicurezza a un evento pubblico a Ringgold, lo scorso settembre. Pochi giorni fa, Justin Thayer, leader di questa organizzazione ha dichiarato di aver formato un'alleanza con altri gruppi di estrema destra per sostenere la secessione della Georgia dagli Stati Uniti. Nel 2018, durante un raduno pro Trump a Washington, Taylor Greene ha elogiato le milizie definendole gruppi in grado di proteggere le persone da "un governo tirannico". Anche in questo caso i miliziani gestivano la sicurezza dell’evento.

Greene è stata inoltre una delle prime sostenitrici della teoria priva di fondamento QAnon, avallata dall’estrema destra statunitense, secondo cui l’ex presidente Trump starebbe lottando segretamente contro un “deep state” formato da esponenti del partito democratico e personaggi famosi pedofili e satanisti. In un video del 2017, parlando di questa teoria, ha detto: «C'è un'opportunità unica di eliminare questa cabala globale di pedofili adoratori di Satana e penso che abbiamo il presidente per farlo». Due anni dopo Yahoo News pubblica un documento riservato dell’ufficio dell’FBI di Phoenix, in cui si menziona QAnon, insieme ad altre “teorie del complotto”, come una minaccia terroristica domestica: “L’FBI stima che queste teorie del complotto molto probabilmente emergeranno, si diffonderanno ed evolveranno nel moderno ecosistema informativo, spingendo gruppi estremisti o individui a commettere reati anche violenti”. Il 6 gennaio 2021 svariati sostenitori di QAnon hanno partecipato attivamente al violento attacco al Campidoglio.

La repubblicana ha anche descritto le elezioni di medio termine del 2018 come «un'invasione islamica del nostro governo», paragonato gli attivisti di Black Lives Matter al Ku Klux Klan e detto che i "suprematisti sionisti" stanno progettando di inondare l'Europa di immigrati per ridurre la popolazione bianca nel continente. La deputata, in passato, ha inoltre definito bufale le sparatorie di massa alla Sandy Hook Elementary School del 2012 nel Connecticut e alla Marjory Stoneman Douglas High School del 2018 in Florida, che hanno causato in totale 45 morti. Nel 2019 Greene, sui suoi profili social, ha messo un like a un commento che diceva: "una pallottola in testa sarebbe più rapida" per rimuovere la presidente della Camera Nancy Pelosi. In altri post, Greene ha apprezzato commenti sull'esecuzione di agenti dell'FBI che, ai suoi occhi, facevano parte del "deep state".

Mother Jones ha mostrato che Greene ha continuato a usare una retorica violenta fino a pochi giorni prima delle elezioni di novembre. In vista del voto, lo scorso 27 ottobre la repubblicana, durante un’intervista su Facebook con l’attivista pro-armi Chris Dorr, ha espresso la sua avversione ai "socialisti", come Joe Biden e Bernie Sanders, sostenendo che gli stessi, in caso di vittoria, avrebbero confiscato le armi degli americani: «Se questa generazione non si alza in piedi e difende la libertà, questa sparirà. E una volta andata, la libertà non torna da sola. L'unico modo per riavere la nostra libertà è guadagnarcela col sangue»

Altro deputato repubblicano – eletto alla Camera dei Rappresentanti per lo Stato dell’Arizona – ad avere rapporti con gruppi estremisti è Paul Gosar. Lo scorso luglio, lo stesso Gosar ha postato sui social una foto che lo ritrae insieme a un membro dei “Proud Boys”, altra organizzazione di estrema destra nata nel 2016 (fondata dal canadese Gavin McInnes) che ha partecipato all’assalto al Campidoglio e classificato, la scorsa settimana, dal Canada come gruppo terroristico. Il fratello, Dave Gosar, un avvocato nel Wyoming, ha affermato che Paul ha avuto rapporti con gruppi anti musulmani e fomentatori di odio. Dave Gosar e gli altri suoi fratelli hanno pubblicamente denunciato Paul come un pericoloso estremista quando si è candidato al Congresso nel 2018 e ora ne chiedono l’espulsione.

Dopo il risultato delle elezioni presidenziali del 3 novembre, Gosar insieme al deputato repubblicano Andy Biggs – eletto dal 2017 alla Camera dei Rappresentanti sempre in Arizona – ha diffuso accuse infondate di brogli che avrebbero permesso la vittoria di Biden. Anche Biggs ha parlato a un raduno politico sostenuto dai Patriot Movement e AZ Patriots, identificati come gruppi di odio dal Southern Poverty Law Center. Uno degli organizzatori del movimento “Stop the Steal” che puntava a ribaltare i risultati elettorali ha dichiarato di aver lavorato a stretto contatto con parlamentari repubblicani e di aver pianificato la manifestazione che ha preceduto la rivolta in collaborazione con Gosar, Biggs e un altro deputato repubblicano Mo Brooks dell'Alabama.

Come per Gosar, anche i fratelli di Biggs lo hanno denunciato pubblicamente, accusandolo di essere in parte responsabile delle violenze del 6 gennaio. Infine, la deputata democratica Athena Salman ha chiesto un’indagine sulle azioni di Gosar e di Biggs prima della rivolta, affermando che "hanno incoraggiato, facilitato, partecipato e forse aiutato a pianificare questa insurrezione".

Dopo l’attacco del 6 gennaio, i quattro deputati repubblicani hanno minimizzato i loro precedenti legami con milizie e gruppi estremisti o dichiarato di non riconoscersi più nelle loro precedenti dichiarazioni e condannato pubblicamente gli atti di violenza contro il Congresso. Lauren Boebert ha parlato di violenza indifendibile e definito chi ha partecipato all’assalto dei “criminali” che “dovrebbero essere perseguiti nella misura massima consentita dalla legge”. Andy Biggs ha negato di essere associato agli organizzatori di ‘Stop the Steal’ e di aver partecipato all'organizzazione della manifestazione. Un portavoce di Marjorie Taylor Greene ha comunicato che ora la deputata definisce la teoria QAnon “disinformazione” e riguardo ai contatti con membri di milizie estremiste ha detto "quelle persone erano presenti a un evento indipendentemente dalla deputata Greene". Il 5 febbraio la Camera dei Rappresentanti ha rimosso (anche con 11 voti di deputati repubblicani) Greene dai suoi incarichi nelle commissioni Bilancio e Istruzione. Prima di questo voto, la deputata si è detta pentita delle sue precedenti affermazioni di sostegno a diverse teorie del complotto e ad atti di violenza.  

Queste prese di distanza arrivano però ormai in ritardo. Per Aitan D.Goelman, ex procuratore federale che ha contribuito a condannare il terrorista dell’attentato a Oklahoma City del 1995, infatti, quando i funzionari eletti – o anche i candidati – appaiono con miliziani o con altri gruppi di estrema destra "forniscono loro un’ulteriore attestazione di legittimità". A fine gennaio il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti d’America ha emesso un bollettino sul terrorismo nazionale in cui si segnala un “persistente potenziale di violenza da parte di persone motivate da sentimenti antigovernativi dopo l'elezione del presidente Joe Biden, suggerendo che la rivolta del 6 gennaio al Campidoglio potrebbe incoraggiare gli estremisti e preparare il terreno a ulteriori attacchi”, scrive l’Associated Press.

Oltre a legami con gruppi e milizie estremiste da parte di diversi deputati repubblicani, a preoccupare è anche come a livello statale lo stesso partito si stia radicalizzando sempre di più, abbracciando le posizioni dell’estrema destra statunitense, dando rifugio al nazionalismo bianco, a QAnon e alla tesi priva di fondamento secondo cui le ultime elezioni presidenziali sarebbero state rubate dai Democratici, racconta David Smith sul Guardian. "La storia centrale della politica americana in questo momento è che uno dei due partiti si sta *radicalizzando contro la democrazia* davanti ai nostri occhi", ha twittato Chris Hayes, conduttore della MSNBC.

Smith scrive che derive populiste di destra da anni stanno caratterizzando il partito repubblicano e che i repubblicani moderati speravano che la sconfitta di Trump alle elezioni potesse generare un’analisi interna nel partito per portare a un cambiamento. Recenti episodi sembrano però suggerire che “il partito repubblicano a livello locale sta sostenendo il ‘trumpismo’ con rinnovato zelo, insieme alle cospirazioni delle frange di estrema destra”. 

Lo scorso 19 gennaio, ad esempio, il partito repubblicano dell’Oregon ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna i suoi 10 membri del Congresso che hanno votato per mettere sotto accusa l’ex presidente Donald Trump dopo l’assalto al Campidoglio, definendola un’operazione progettata per screditare Trump. La stessa dichiarazione è stata poi sconfessata dai repubblicani dell'Oregon eletti alla Camera che hanno specificato come "non ci siano prove credibili a sostegno” di questa affermazione. Alle Hawaii, l'account Twitter ufficiale del partito repubblicano il 23 gennaio ha pubblicato un serie di tweet che dicevano che: “Le persone che hanno sostenuto la finzione QAnon, erano in gran parte motivate da un amore sincero e profondo per l'America. Il patriottismo e l'amore per la contea non dovrebbero mai essere ridicolizzati”. Dopo questo messaggio, Edwin Boyette, vicepresidente per le comunicazioni del partito dello Stato, si è dimesso e i tweet sono stati cancellati. 

“In Michigan, – si legge sempre sul Guardian – Meshawn Maddock, che ha partecipato a un raduno pro-Trump vicino al Campidoglio un giorno prima delle sommosse, è destinato a diventare co-presidente del partito. In Kentucky, i repubblicani della contea di Nelson hanno votato per censurare Mitch McConnell, il leader della minoranza del Senato, per le sue dichiarazioni critiche nei confronti di Trump. In Pennsylvania, i leader repubblicani ‘per Trump più che mai’,  hanno fatto della lealtà all'ex presidente sconfitto l'unico principio organizzativo del partito. Poi c'è l'Arizona, dove lo scorso fine settimana i repubblicani hanno votato per censurare il governatore Doug Ducey, che ha certificato la sconfitta di Trump nello Stato”. Il 23 gennaio, sempre in Arizona, è stata rieletta come presidente del partito repubblicano Kelli Ward, grande sostenitrice di Trump e promotrice delle accuse prive di fondamento secondo cui alle elezioni presidenziali si sono verificate delle frodi. Il presidente del partito repubblicano del Texas, Allen West,– che nel 2014 aveva definito Obama «un islamista» che stava «aiutando intenzionalmente la causa islamista» –, ha proposto la possibilità della secessione quando la Corte Suprema ha respinto i ricorsi del Texas contro il risultato elettorale. 

La radicalizzazione verso posizioni estreme all’interno del partito repubblicano va avanti da anni, anche da prima dell’arrivo di Trump, spiega Jared Holt, giornalista investigativo di Right Wing Watch: «Queste convinzioni di estrema destra si sono incarnate in un candidato come Trump. È stato la personificazione di questa radicalizzazione che stava già avvenendo in vari rami della base elettorale repubblicana». Per Lawrence Rosenthal, presidente del Berkeley Center for Right-Wing Studies, a livello nazionale la leadership dell'ex presidente è stata la scintilla che ha innescato la violenza che da tempo covava in certi ambienti. Il Time scrive che la minaccia rappresentata dalle teorie del complotto e dalla furia antidemocratica alimentate da Trump rimarrà anche dopo la sua sconfitta. «La preoccupazione che abbiamo dal punto di vista della sicurezza interna è che questo problema non scompaia con lui», ha affermato Elizabeth Neumann, ex alta funzionaria del Dipartimento dell'ufficio della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America dimessasi lo scorso aprile.

Proprio riguardo questo aspetto è utile guardare l'analisi di quanto emerso dagli arresti effettuati finora per l'attacco al Campidoglio. A partire dalle persone (finora circa 200) accusate di essere entrate all'interno di Capitol Hill o di aver sfondato le barriere per entrare, Robert A. Pape e Keven Ruby hanno mostrato come, al di là del ruolo di gruppi estremisti organizzati, sembra emergere un ulteriore pericolo: “Un nuovo tipo di movimento di massa violento in cui i sostenitori di Trump più 'normali' – classe media e, in molti casi, persone di mezza età senza evidenti legami con l'estrema destra – si sono uniti agli estremisti nel tentativo di ribaltare un'elezione presidenziale”.

via The Altantic

In media, l’età degli arrestati è risultata essere di 40 anni: “Due terzi hanno 35 anni o più e il 40% sono imprenditori o svolgono lavori da colletti bianchi. A differenza dell'estremista stereotipato, molti dei presunti partecipanti alla rivolta del Campidoglio hanno tanto da perdere. Lavorano come amministratori delegati, proprietari di negozi, medici, avvocati, specialisti informatici e contabili. Sorprendentemente, i documenti del tribunale indicano che solo il 9% è disoccupato”. 

via The Atlantic

Per prevenire ulteriori violenze, affermano i due analisti, sarà necessaria “una comprensione più profonda delle attività e dei partecipanti” di questo movimento. Infatti,  “alcuni dei metodi standard per contrastare l'estremismo violento – come promuovere l'occupazione o aspettare che i partecipanti si avvicinino a posizioni più moderate con l'età – probabilmente non placheranno gli insurrezionalisti di mezza età e della classe media” e non impediranno a persone come quelle hanno partecipato all’attacco del 6 gennaio “di cercare di esercitare il potere con la forza”.

Foto in anteprima di Tyler Merbler/Flickr – CC By 2.0

Iscriviti alla nostra Newsletter

  Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding.
Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore