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QAnon, la nuova ‘religione’ complottista dell’era Trump nata sul web, entrata nella realtà ed esplosa con la pandemia

12 Settembre 2020 30 min lettura

QAnon, la nuova ‘religione’ complottista dell’era Trump nata sul web, entrata nella realtà ed esplosa con la pandemia

29 min lettura

Parte 1

Parte 2 (Dal capitolo "Dove va uno, andiamo tutti”)

Alpalus Slyman, un 29enne di Boston, ne è ormai certo: il governo americano sta per rapire i suoi figli, o è pronto a ucciderli per poi dargli la colpa. E siccome può succedere da un momento all’altro, bisogna agire il prima possibile.

 Il momento della fuga viene fissato per la mattina dell’11 giugno 2020. L’uomo fa salire la moglie e i loro cinque figli (che hanno dai 13 anni agli 8 mesi) sulla Honda Odyssey blu. La famiglia non conosce la destinazione del viaggio, ma ci mette poco ad accorgersi che qualcosa non va per il verso giusto: Slyman è agitato, guida in modo nervoso e parla di un’oscura cricca che li starebbe seguendo.

 All’altezza di Haverhille, una cittadina nel Massachusetts, la moglie si getta dall’auto in corsa. Dei passanti pensano che sia stata buttata fuori e allertano la polizia, che si lancia all’inseguimento. Dentro il veicolo, intanto, Slyman fa partire una diretta Facebook dal cellulare. Dice che «vogliono farci diventare pazzi», che i poliziotti stanno per rubare i figli, e che la moglie e la figlia più grande fanno parte del «piano». 

In sottofondo si sentono delle grida. «Stai guidando come un pazzo!», esclama la figlia tredicenne. L’uomo dice che non è vero, e l’accusa ancora una volta di essere in combutta con degli imprecisati loro. L’auto intanto sconfina nello Stato limitrofo del New Hampshire.

Sempre più disperata, la figlia prova ad afferrare il volante per mandare fuori strada la macchina – senza riuscirci. Nel tentativo di spaventare il padre, arriva persino ad ammettere di essere dentro questa cricca e di avere il “potere” di far arrivare la polizia; anche questo tentativo va a vuoto. L’uomo continua a parlare: Hillary Clinton è un «demone», spiega ai figli, che mangia il cervello dei bambini insieme a Huma Abedin, la vice-presidente della campagna elettorale del 2016.

«Donald Trump», dice Slyman guardando la fotocamera, «mi serve un miracolo o una roba del genere». In lontananza si sentono le sirene. «QAnon, aiutami! QAnon, aiutami!».

 La polizia del New Hampshire riesce a bucare le ruote del veicolo, ma Slyman va avanti ancora per qualche chilometro (in tutto ne farà una quarantina) finché non va a sbattere contro una volante e poi un albero a North Hampton. Fortunatamente, i figli sono illesi. L’uomo viene infine arrestato con varie accuse.

 Stando a un pezzo del The Daily Beast, qualche giorno prima dell’incidente Slyman aveva visto un video sul canale YouTube di un sedicente membro della Task Force Anti-Pedofilia del Pentagono. In realtà, non esiste alcuna task force con questo nome; e l’autore del video era semplicemente un seguace di QAnon – la più assurda, complicata e diffusa teoria del complotto (anche se, come vedremo, il termine è ormai riduttivo) in circolazione negli USA. Come molti altri, Slyman è stato risucchiato in questa fantasia collettiva e, credendo di essere in pericolo, ha deciso di agire.

 Comparsa nel 2017 in rete, la teoria a grandissime linee sostiene che un gruppo di pedofili satanisti occupi tutte le posizioni di potere negli Stati Uniti, e che Donald Trump stia segretamente combattendo contro il deep state (uno “Stato nello Stato” che agisce nell’ombra). Un anonimo funzionario dell’intelligence, conosciuto come “Q” (da cui il nome QAnon), racconta questa grande battaglia attraverso messaggi criptici postati online.

 Col tempo, tuttavia, è diventata una specie di greatest hits delle principali teorie del complotto degli ultimi cinquant’anni – dall’omicidio di John Fitzgerald Kennedy fino al coronavirus creato nel laboratorio di Wuhan, passando per gli Ufo. In questo senso, scrive la giornalista di The Atlantic Adrienne LaFrance, QAnon è “l’emblema di quanto l’America contemporanea sia suscettibile al complottismo, e anche di quanto ne sia appassionata”.

 La drammatica vicenda di Slyman dimostra anche un’altra cosa: non si tratta più di qualche utente sparso e isolato che cerca di unire i puntini su forum e social network. QAnon è una comunità che opera anche nel mondo fisico, riuscendo a trasformare le proprie paranoie “in un'ardente speranza e in un profondo senso di appartenenza”. Non è affatto un caso che l’uomo abbia invocato Trump e QAnon come se fossero due divinità. Secondo LaFrance (e altri), infatti, non siamo di fronte soltanto a una teoria del complotto: stiamo assistendo alla nascita di una “nuova religione”.

 Ed è probabile che ci troviamo all’inizio di questa storia, piuttosto che verso la fine.

Le origini: il "Pizzagate"

“La tempesta”: nascita e diffusione di QAnon, da 4chan ai media mainstream

"Dove va uno, andiamo tutti”: QAnon esce da Internet, entra nella realtà ed esplode con la pandemia di COVID-19

“Nessuno può fermare quello che sta per arrivare”: QAnon diventa un fenomeno globale

“Il grande risveglio”: la battaglia per le presidenziali del 2020 e il futuro di QAnon

Le origini: il "Pizzagate"

La genesi di QAnon – almeno a detta di chi ha studiato il fenomeno – ha preso forma nella casa di un’avvocata sessantenne di Joplin (cittadina di 50mila abitanti in Missouri) negli ultimi giorni dell’ottobre 2016, quando ormai manca pochissimo alle elezioni presidenziali.

Il 28 di quel mese l’allora direttore dell’Fbi James Comey annuncia la riapertura dell’indagine sul server privato di posta elettronica della candidata democratica Hillary Clinton, accusata di aver violato leggi federali e messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Un mese prima alcune mail del server di Clinton erano state trovate nel laptop di Anthony Weiner, ex deputato e marito di Huma Abedin, sotto inchiesta dalla polizia di New York per aver mandato messaggi osceni a una quindicenne.

La decisione di Comey (che Clinton riterrà uno dei motivi principali della sua sconfitta) ha un effetto deflagrante sul finale di una campagna elettorale già parecchio complicata per i democratici. A giugno, infatti, l’hacker “Guccifer 2.0” – alias dietro cui si celano i servizi russi, secondo l’intelligence americana – pubblica oltre 19mila mail di esponenti funzionari democratici trafugate dal network interno della Convenzione Nazionale Democratica (DNC). Per tutta l’estate e l’autunno, poi, altre mail finiranno su WikiLeaks – comprese quelle dell’account Gmail personale di John Podesta, il presidente della campagna per Clinton. 

Partendo da questo insieme di leak, come ha ricostruito una lunga inchiesta della rivista Rolling Stone, su Internet inizia a farsi strada una strana teoria. Sull’imageboard 4chan – sito creato nel 2003 da Christopher Poole e diventato negli anni un massiccio aggregatore di troll, meme e sottoculture digitali – l’utente “FBIAnon” rivela l’esistenza di un’inchiesta segreta su Hillary e Bill Clinton per pedofilia e traffico di minori. Per rendersi credibile l’anonimo si presenta come un “analista di alto livello” dell’agenzia federale, ma ovviamente non è mai stata aperta alcuna indagine per quei reati. La voce continua però a girare e ricompare sul forum TheeRANT, frequentato da poliziotti di New York, la mattina del 29 ottobre.

Qualche ora dopo arriva il turno dell’avvocata di Joplin, che si chiama Cynthia Campbell ma su Facebook si firma Carmen Katz. La donna rielabora la frottola di FBIAnon e aggiunge altri dettagli inventati di sana pianta, prendendo spunto dai post su TheeRANT. Una presunta “fonte della polizia di New York”, scrive, avrebbe trovato nel laptop sequestrato di Weiner prove della “predilezione di Hillary per le minorenni” e di una “tratta internazionale di minori”; nel giro sarebbe coinvolto anche il miliardario Jeffrey Epstein, accusato di abusi sessuali e traffico internazionale di minorenni e suicidatosi in carcere nel 2019

Il post è ripreso su Twitter dall’utente @DavidGoldbergNY (il nome, si scoprirà in seguito, è falso), che lo collega alle mail di John Podesta. Ed è qui che la vicenda si fa, se possibile, ancora più contorta. Su 4chan, 8chan (una imageboard ancora più estrema fondata nel 2013 da Fredrick Brennan, in cui si trovano anche contenuti pedopornografici) e altri siti parte la caccia a queste prove nascoste nella corrispondenza privata di Podesta. 

Una è individuata in un invito a cena dell’artista Marina Abramovich, che trasfigura in un’orgia satanica a base di sperma, latte e sangue mestruale a cui avrebbe partecipato anche Clinton (per la cronaca, questa bufala era stata retwittata dal presidente della Rai Marcello Foa); l’altra in una serie di mail tra Podesta e James Alefantis, il proprietario della pizzeria Comet Ping Pong a Washington D.C. I due stavano parlando di organizzare un evento per raccogliere fondi, ma gli “investigatori” dei chan ci vedono ben altro: parole in codice per “pedopornografia” e “minorenni”, nonché abusi rituali satanici compiuti negli scantinati della pizzeria (che in realtà non esistono) da Hillary Clinton e i suoi sodali del Partito Democratico.

La teoria del complotto prende il nome di “Pizzagate” ed esplode nell’arco di poche settimane, anche sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria di Trump. Secondo l’analisi di un professore della Indiana University, solo su Twitter la parola “Pizzagate” e gli hashtag correlati compaiono 1,4 milioni di volte tra ottobre e dicembre. Un ruolo decisivo nella sua diffusione lo ricoprono il sito cospirazionista InfoWars, account legati alla campagna di Trump (Rolling Stone ne ha contati ben 139) e gli influencer dell’alt-right (abbreviazione di alternative right), un movimento di estrema destra attivo principalmente su Internet.

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Uno di questi, Jack Posobiec, va di persona al Comet per “indagare” sulle accuse di satanismo e pedofilia, trasmettendo la sua sortita su Periscope. Lo imitano altri sedicenti “ricercatori”, o semplici curiosi, che si fingono clienti per infastidire i dipendenti. Di fronte alle continue molestie, Alefantis e lo staff iniziano a temere per la loro incolumità. L’attenzione sul Comet si è fatta troppo morbosa: basta un attimo per far precipitare la situazione.

Nel frattempo, a circa seicento chilometri di distanza, il 28enne Edgar Maddison Welch di Salisbury (North Carolina) rimane sconvolto da vari video su YouTube che parlano del “Pizzagate”. Ne parla con alcuni amici, cercando di reclutarli per “smantellare un giro di pedofili” in una missione potenzialmente suicida (“forse si sacrificheranno poche vite per salvarne tante”). Nessuno gli dà retta, ma Welch non cambia idea.

E così – dopo un viaggio in macchina di cinque ore – il primo dicembre entra al Comet armato di pistola, coltello e fucile semi-automatico. Mentre i camerieri fanno uscire i clienti e allertano la polizia, l’uomo si fionda sul retro alla ricerca della stanza degli orrori. Non riuscendo ad aprire una porta chiusa a chiave, spara sulla serratura: dentro c’è una banalissima dispensa. Welch realizza che non esiste nessuno scantinato satanico, ed esce dalla pizzeria con le mani alzate per consegnarsi alle forze dell’ordine. In seguito dirà che le informazioni in suo possesso “non erano accurate al 100%”: averci creduto gli costerà quattro anni di carcere.

Dopo questo episodio, la teoria del “Pizzagate” affievolisce. Alex Jones, il fondatore di InfoWars, è addirittura costretto a scusarsi di averla promossa per evitare una causa civile di Alefantis. Certo, qualcuno continua a crederci e manifesta con lo slogan “Pizzagate is real; ma ormai è poco spendibile. Anche se la teoria si inabissa, il suo nocciolo narrativo sopravvive: da qualche parte, nascosta nell’ombra, c’è una cricca di potenti pedofili satanisti che la sta facendo franca.

La convinzione che esista un gruppo occulto dedito a riti satanici e sessuali non è di certo nuova; anzi, ha radici storiche e culturali profondissime. Come hanno scritto Whitney Phillips e Ryan Milner nel saggio You Are Here, i precedenti del “Pizzagate” partono dall’“accusa del sangue” (teoria antisemita risalente all’XI secolo, secondo la quale gli ebrei berrebbero il sangue dei bambini cristiani) e arrivano al “panico satanico” degli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso – un’ondata di isteria e panico morale che ha portato all’apertura di decine e decine di processi penali, quasi tutti basati su accuse inesistenti.

La vera novità, sostengono, è la fluidità con cui il “Pizzagate” si è mosso tra varie reti mediatiche e sociali – arricchendosi di volta in volta di nuovi dettagli, combinandosi con altre teorie, e coinvolgendo migliaia di persone in una specie di gioco di ruolo interattivo. In altre parole: invece di rimanere una nota a margine delle elezioni 2016, il “Pizzagate” è stato la prova generale di un qualcosa di enormemente più grosso.

“La tempesta”: nascita e diffusione di QAnon, da 4chan ai media mainstream

La sera del 5 ottobre 2017 Donald Trump, la moglie Melania Trump e una ventina di ufficiali dell’esercito (insieme alle loro consorti) si mettono in posa per le foto di rito nella sala da pranzo della Casa Bianca. Per qualche motivo, il presidente degli Stati Uniti sembra essere particolarmente loquace.

Facendo un gesto circolare con la mano sinistra, Trump si rivolge ai reporter: «Sapete cosa vuol dire tutto questo?». I giornalisti glielo chiedono. «Forse è la quiete prima della tempesta», dice. Da lì parte un dialogo surreale: «Quale tempesta?», insistono i cronisti. «Potrebbe essere la quiete… la quiete prima della tempesta», continua Trump. «In questa stanza ci sono i migliori militari al mondo». Sempre più spaesati, i giornalisti ci provano ancora: «Di quale tempesta sta parlando, signor presidente?» La sua risposta finale è secca: «Lo scoprirete».

Nel tentativo di interpretare le parole di Trump, il New York Times e altri media tirano in ballo possibili scontri militari con la Corea del Nord o l’Iran. Ma le dichiarazioni del presidente sono talmente astruse che nemmeno il suo staff riesce a spiegarne il significato.

Su Reddit, forum e social, l’espressione “la quiete prima della tempesta” eccita gli animi e scatena ogni tipo di ipotesi. Il 28 ottobre, su 4chan, compare un utente che si firma “Q” e sostiene di conoscerne il significato: la “tempesta” è l’arresto di Hillary Clinton, contro la quale è già stato spiccato un mandato di cattura. È questione di qualche ora, e poi finirà a Guantanamo. 

In un secondo post, Q sostiene che Clinton è in “stato di fermo” e che Trump era già stato informato sulla necessità di rimuovere “elementi criminali canaglia” dai gangli delle istituzioni americane. Nello stesso post, l’utente cita Huma Abedin, Anthony Weiner, Barack Obama e George Soros – tutti membri di spicco del deep state – e invoca la benedizione di Dio sui “cari compatrioti”.  

Naturalmente, Hillary Clinton e gli altri “elementi criminali” non saranno arrestati né quel giorno, né i successivi. Ma Q – che si presenta come un membro dell’intelligence militare dotato del massimo livello di autorizzazione all’accesso di fonti riservate (la cosiddetta Q Clearance) – non smette più di postare, spostandosi da 4chan su 8chan, e infine su 8kun (il nome con cui ha riaperto 8chan dopo essere stato oscurato nel 2019).

I suoi messaggi oltremodo criptici – ribattezzati “briciole di pane” dai seguaci, a loro volta chiamati “fornai” – disegnano un gigantesco complotto ordito dal deep state ai danni di Donald Trump e del governo. I quali lo combattono in gran segreto con un’abile “partita a scacchi in quattro dimensioni”, mentre “Q” comunica ai “patrioti” gli sviluppi della guerra. L’eliminazione dei traditori, assicura Q, innescherà “il Grande Risveglio” (The Great Awakening) – ossia l’ingresso trionfale in una nuova “età dell’oro” capeggiata da Trump.

Se la lotta tra il presidente e la “cabala” satanista rimane il nucleo fondante della teoria, l’universo di QAnon è in perenne espansione. Col tempo ha sviluppato un suo linguaggio e un suo canone; ha generato una rete di blog, influencer e siti; ha elaborato acronimi e slogan (uno dei più famosi è Where We Go One, We Go All, abbreviato in WWG1WGA); e sopra ogni cosa, ha dimostrato di avere la capacità di inglobare qualsiasi teoria del complotto.

Non si tratta di un’iperbole: in QAnon è confluito davvero di tutto. Ad esempio, John Fitzgerald Kennedy Junior non è morto in un incidente aereo nel 1999; è ancora vivo da qualche parte, pronto a tornare al momento giusto per supportare Trump. L’élite di Hollywood e del Partito Democratico rapisce bambini e succhia il loro sangue per ottenere l’adrenocromo, un ormone che li manterrebbe giovani. Il dittatore Kim Jong Un è un fantoccio della Cia, che l’ha posto a capo della Corea del Nord. Un’azienda edile messicana, Cemex, ha messo in piedi un giro di prostituzione minorile in un cantiere abbandonato in Arizona. La cantante Beyoncé in realtà si chiama Ann Marie Lastrassi ed è italiana, non afroamericana; e sì, anche lei fa parte della “cabala”. 

Si potrebbe andare avanti all’infinito: riassumere QAnon è ormai un’impresa impossibile. Per accorgersi della sua vastità, basta guardare le Q-Maps realizzate dall’artista grafico Dylan Louis Monroe (a sua volta un seguace di QAnon).

Anche l’identità di Q è stata oggetto di numerose speculazioni. L’utente potrebbe essere un fan di Trump, o addirittura Trump in persona, o il proprietario di 8chan Jim Watkins. Altri parlano di un collettivo di dieci persone, oppure di un’elaborata trollata nei confronti dei repubblicani sfuggita di mano. Di sicuro c’è che la maggiore attrattiva di Q è il suo anonimato: ha credibilità proprio perché non è identificabile. Da solo, però, nessun “profeta” va lontano; qualcuno deve diffondere il suo verbo.

Q non è stato il primo “anon” su 4chan a sostenere di far parte di qualche agenzia federale. Prima di lui ci sono stati il già citato FBIAnon (poco prima del “Pizzagate”), HLIAAnon (acronimo di High Level Insider), CIAAnon e infine WHInsiderAnon (dove “WH” sta per Casa Bianca). Prendendo spunto dalle mail trafugate dalla Convenzione Nazionale Democratica e dall’account Gmail di John Podesta, tutti dicevano più o meno la stessa cosa: il Partito Democratico è guidato da una banda di pedofili.

A fare la differenza, nel caso di QAnon, sono stati due moderatori di 4chan: come ha riportato un’inchiesta di NBC News, l’americano Coleman Rogers e il sudafricano Paul Furber hanno deciso che “il messaggio andava amplificato” e si sono rivolti alla YouTuber di estrema destra Tracy Diaz. La donna li ha aiutati facendo dei video, suggerendo anche di spostarsi su Reddit – una mossa rivelatasi cruciale.

L’apertura del subreddit “CBTS_Stream” (in seguito chiuso dal social) ha intercettato utenti che non frequentavano 4chan o 8chan, e da lì QAnon si è diffuso anche su Facebook incontrando un pubblico meno giovane. Quest’ultimo si è poi riversato sui chan – spazi tendenzialmente ostili ai cosiddetti boomer – per leggere “le briciole di pane” dalla fonte primaria. Com’era scontato, QAnon ha penetrato anche la sfera complottista “mainstream”, InfoWars in testa, finendo pure per essere ripreso da grossi media repubblicani come Fox News.

L’abbattimento delle frontiere tra comunità che raramente si incontrano tra loro – un meccanismo che si era già visto all’opera ai tempi del “Pizzagate” – è stato favorito in primo luogo dalle modalità di diffusione di QAnon: diversi esperti hanno tracciato analogie con giochi di ruolo onlinevideogiochi, evidenziando la natura partecipativa di questa teoria del complotto. I messaggi di Q sono cervellotici ed enigmatici, ma decifrarli è una sfida che stimola la curiosità e invita a collaborare con altri “ricercatori”. Tra i mantra preferiti di Q, infatti, figurano “godetevi lo spettacolo” e “ora siete voi la notizia”.

La dimensione ludica, tuttavia, non spiega fino in fondo la diffusione di QAnon. Ce ne è una marcatamente religiosa, legata al concetto di “Grande Risveglio”. Uno dei maggiori propagandisti di QAnon, David Hayes (conosciuto come PrayingMedic), ha scritto sul suo blog che il “Grande Risveglio” può essere interpretato sia come un “risveglio intellettuale” di un’intera società, che come un “risveglio spirituale” di individui che si accorgono dei loro peccati e vogliono riscattarsi.

Sui social sono diverse le testimonianze di persone folgorate sulla via di Damasco. «Sono stata svegliata e non posso più stare in silenzio», scrive una donna che dice di essere madre di 3 figli e nonna di 8. «Non sono mai stata così vicino a Dio come negli ultimi quattro mesi», racconta un uomo. «[Q] mi ha fatto capire di nuovo che esiste un Padre che ci guarda dall’alto dei cieli». 

Pur non avendo azzeccato mezza previsione, i seguaci si sono comunque convinti che Q abbia indicato una via per la redenzione. A questo punto, bisogna solo avere il coraggio di uscire da 8chan e cercarla anche nel mondo reale.

"Dove va uno, andiamo tutti”: QAnon esce da Internet, entra nella realtà ed esplode con la pandemia di COVID-19

La prima uscita pubblica di QAnon è nell’aprile del 2018. A Washington D.C. si tiene una manifestazione in cui un centinaio di seguaci sfila per le strade della capitale, intona gli slogan di Q e parla – tra le varie cose – di scie chimiche. In pochi però se ne accorgono, e la notizia si perde nel flusso.

Non sarà così qualche mese dopo, quando la campagna per le elezioni di metà mandato entra nel vivo. Per Trump è un appuntamento importante sia per mantenere il controllo di Congresso e Senato, che per saggiare il gradimento elettorale nei suoi confronti. Per questi motivi, il presidente lancia una serie di comizi in vari Stati.

A giugno, a Duluth (Minnesota), le telecamere immortalano una scena particolare: Trump indica un uomo seduto nelle prime file che indossa una maglietta con la lettera Q. Ad agosto, a Tampa (Florida), sono dozzine i manifestanti che sventolano cartelli e segni distintivi di QAnon. In un’intervista con un’emittente locale, un uomo spiega che “stiamo combattendo una battaglia su tutti i fronti. [Loro] sono stati in controllo per 60, 70 e 80 anni, ma ora il controllo ce l’abbiamo noi”. Altri seguaci compaiono nel comizio a Wilkes-Barre, in Pennsylvania, qualche giorno dopo.

Le apparizioni di QAnon non si limitano ai comizi di Trump; riferimenti alla teoria spuntano sui profili social delle celebrità (su tutte l’attrice Roseanne Barr) e arrivano a coinvolgere persino le forze dell’ordine. Nel dicembre dello stesso anno il vicepresidente Mike Pence pubblica una foto che lo ritrae insieme ad alcuni agenti della Swat, al termine di una visita nel sud della Florida: il sergente Matt Patten ha una toppa sulla divisa con la Q. Il poliziotto verrà degradato, ma l’immagine diventa virale. Lo stesso Q scrive entusiasta che “[la teoria] si sta diffondendo”.

Non tutti i sostenitori della teoria del complotto si rivelano innocui. Nel giugno del 2018 un uomo armato di pistola e fucile blocca la diga di Hoover, mettendosi di traverso sulla strada con un furgone blindato: chiedeva la pubblicazione di un “rapporto riservato” (e mai esistito) del Dipartimento di Giustizia sull’esistenza della “cabala”. Un anno dopo il 24enne Anthony Comello uccide Francesco Cali, un boss della famiglia mafiosa dei Gambino, ritenendo che facesse parte del deep state

Da allora, episodi simili si intensificano: una donna di Denver, aiutata da altri complici, tenta di sottrarre la figlia dai servizi sociali; un’altra, in Texas, cerca di investire degli sconosciuti perché pensava che fossero dei pedofili; a Los Angeles un uomo prova a far deragliare un treno per colpire la nave ospedale “Mercy” attraccata al porto; e infine, lo scorso maggio una donna di New York trasmette in diretta Facebook il suo viaggio per “fare fuori” Joe Biden, venendo poi arrestata. 

Le forze dell’ordine non nascondono la loro preoccupazione. Nell’agosto del 2019 Yahoo News pubblica un documento riservato dell’ufficio dell’FBI di Phoenix, in cui per la prima volta figurano le “teorie del complotto” nella lista delle minacce terroristiche domestiche. Il documento menziona esplicitamente QAnon, citando alcuni dei casi elencati sopra. “L’FBI stima che queste teorie del complotto molto probabilmente emergeranno, si diffonderanno ed evolveranno nel moderno ecosistema informativo”, si legge nella nota, “spingendo gruppi estremisti o individui a commettere reati anche violenti”.

Il memo dell’FBI desta scalpore, e coincide con un momentaneo calo della popolarità di QAnon. Alcuni seguaci iniziano a mettere in dubbio le “profezioni”, mentre articoli e subreddit (come QAnonCasualties) raccontano le devastanti conseguenze di QAnon su relazioni, matrimoni e famiglie. Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, il fenomeno sembra destinato a calare d’intensità – o, per lo meno, a rientrare nei meandri più oscuri di Internet.

La pandemia di coronavirus, i lockdown, l’isolamento fisico, l’incertezza e la crisi economica creano però le condizioni ideali per l’esplosione di QAnon e il raggiungimento di una massa critica. I numeri parlano chiaro: secondo una ricerca di Axios, in pochi mesi le ricerche su Google sono aumentate dieci volte tanto; le pagine e i gruppi di QAnon su Facebook sono schizzate a più di mille, con gli iscritti che si contano a milioni; i tweet con hashtag legati a QAnon sono cresciuti del 190 per cento. Questo, ovviamente, prima che Facebook e Twitter rimuovessero migliaia di queste pagine e account con un intervento che, secondo alcuni, è comunque arrivato fuori tempo massimo.

L’estrema versatilità di QAnon l’ha reso una specie di centro di smistamento delle teorie sulla Covid-19, anche quelle in contraddizioni tra loro. Dopotutto, la narrazione di Q (come quella di Trump) è cambiata più volte: prima ha detto che il virus è stato creato dai cinesi e dal deep state per mettere in difficoltà il Presidente; poi ha negato tout court l’esistenza del virus; e infine ha detto che il coronavirus esiste, ma non c’è nulla di cui preoccuparsi – era previsto, fa parte del piano, e aiuterà Donald Trump a combattere meglio i traditori satanisti. “DIO VINCE”, ha scritto il 9 marzo su 8kun. “Nessuno può fermare quello che sta per arrivare”.

Secondo la giornalista di VICE Anna Merlan, esperta di complottismo e autrice di Republic of Lies, la pandemia ha accelerato un processo che era già in corso da tempo: quello della “singolarità complottista”. In sostanza, aderenti a diversi filoni complottisti “si sono incontrati e contaminati a vicenda, dando vita a un melting pot di cospirazioni incredibilmente denso”.

In effetti, negli ultimi mesi si sono forgiate alleanze inaspettate. Ufologi, seguaci di QAnon e naturisti New Age hanno promosso rimedi antiscientifici contro il coronavirus (tra cui l’iniezione di “soluzioni” a base di candeggina). Influencer salutisti su Instagram si sono messi a sponsorizzare pericolose bufale sanitarie sulla pandemia, rilanciando slogan di QAnon. Movimenti antivaccinisti hanno partecipato alle manifestazioni anti-lockdown insieme alle milizie di estrema destra, trovando un terreno comune intorno alle parole d’ordine di QAnon. I “soldati digitali” di Q e i gruppi che chiedevano la “riapertura dell’America” hanno svolto un ruolo fondamentale nel diffondere il documentario ultracomplottista Plandemic. Su TikTok una nuova generazione di adolescenti ha scoperto il “Pizzagate”, che ora non si concentra più su Hillary Clinton ma prende di mira Bill Gates, il cantante Justin Bieber e le presentatrici Ellen DeGeneres e Oprah Winfrey.

QAnon ha avuto un impatto anche sulla politica americana – in particolare dentro il partito repubblicano. Stando al sito Media Matters, i candidati riconducibili a QAnon che corrono – o hanno corso – per un seggio al Congresso sono più di settanta. È una cifra assolutamente non trascurabile, tant’è che gli analisti hanno tracciato analogie con il Tea Party – il movimento apparso nel 2009 che ha radicalizzato le posizioni del partito su molti temi, e di fatto ha spianato la strada a Trump. 

Va sottolineato che il livello di estremismo di QAnon è molto più elevato: il Tea Party non credeva che i democratici bevessero il sangue di bambini innocenti. “Il Partito Repubblicano sta diventando la nuova casa di complottisti, estremisti e nazionalisti bianchi”, ha detto al New York Times Steve Schmidt, repubblicano di lungo corso e oppositore interno di Trump, “e lo sta facendo alla luce del sole, in modo sconvolgente”.

La riprova sta nel fatto che alcuni dei candidati legati a QAnon sono sostenuti da grossi finanziatori repubblicani, e hanno ottime probabilità di essere eletti. Su tutti spiccano Marjorie Taylor Greene della Georgia, e Lauren Boebert del Colorado. La prima ha idee apertamente razziste e antisemite: ha dato del “nazista” a George Soros, sostenuto che i musulmani non dovrebbero far parte del governo americano e detto che QAnon è “un’occasione irripetibile di sbarazzarsi di questa cricca globale di pedofili satanisti”. Il Presidente si è congratulato con lei per la vittoria delle primarie, descrivendola come “una futura stella repubblicana”.

La seconda è la proprietaria di un ristorante (che ha rifiutato di chiudere durante il lockdown) in cui i camerieri lavorano armati, ed è una fanatica delle armi. Boebert non si definisce una seguace di Q in senso stretto, ma si augura che “sia tutto vero perché questo vorrebbe dire che l’America sta diventando più forte, e le persone stanno riscoprendo i valori della tradizione”. Anche lei è stata elogiata da Trump, nonostante abbia sconfitto l’altro candidato repubblicano promosso dal Presidente. Boebert ha incassato i complimenti di un altro politico, questa volta non americano: Matteo Salvini.

“Nessuno può fermare quello che sta per arrivare”: QAnon diventa un fenomeno globale

Un altro effetto della pandemia su QAnon è stata la sua espansione oltre i confini degli Stati Uniti. Come ha annunciato Q, del resto,  “il Grande Risveglio è globale”.

Il primo “raduno internazionale” di seguaci di QAnon si è svolto lo scorso luglio in una località a dir poco inaspettata: Dragsfjärd, una piccola frazione di tremila abitanti a due ore di macchina da Helsinki, in Finlandia.

Nella diretta trasmessa su YouTube dall’organizzatore Jarmo Ekman si vede una cinquantina di persone all’interno di un hotel. Molti indossano segni distintivi – tra cui i cappellini rossi con lo slogan “Make America Great Again” e t-shirt con la scritta “QAnon Army Finland”. In una foto pubblicata sui social, il gruppo è disposto su un prato, davanti a uno striscione che recita: “Finland ❤ QAnon”.

Parlando con VICE, Ekman ha spiegato che è assolutamente normale che ci siano seguaci di Q in un paese come la Finlandia. “I messaggi di Q non si concentrano soltanto sulla politica americana”, dice, “ma affrontano diversi temi. Il grande risveglio spirituale è in corso dappertutto”.

Non ha tutti i torti: uno degli effetti della pandemia è stato indubbiamente quello di internazionalizzare QAnon. Il ricercatore Marc-Andrè Argentino ha notato che il maggior incremento di pagine e gruppi dedicati alla teoria è avvenuto fuori dagli Stati Uniti, in più di 70 paesi – incluso l’Iran, dove è stato promosso da un gruppo di opposizione chiamato “Restart”, e diverse nazioni dell’America Latina. Significativamente, le diverse comunità nazionali interagiscono e cooperano tra loro per disseminare più efficacemente la propaganda: per esempio, i seguaci canadesi di QAnon del Québec forniscono contenuti tradotti ai francesi; quelli tedeschi li passano ad austriaci e danesi. Ciascun gruppo, inoltre, cerca di adattare il materiale originale (e internazionale) al contesto locale.

Lo si può osservare dentro i vari canali dei QAnon italiani su Telegram. In uno chiamato “Potus Italy” (2mila iscritti), ad esempio, ci sono 14 “domande frequenti” per chi è “venuto a conoscenza della realtà QAnon e cerca informazioni riguardanti questo movimento che ha dato il via al ‘Grande Risveglio’”. Un altro, chiamato Qlobal-Change Italia (più di 8mila iscritti) e presente anche su YouTube, fa parte di una rete di canali (Qlobal-Change) diffusa in 11 paesi.

Oltre a Telegram, come ha ricostruito un rapporto di NewsGuard, da febbraio a oggi in Italia sono spuntati siti come Qanon.it, svariati account su Twitter e diverse pagine su Facebook (le più seguite sono QAnon Italia e The Q Italian Patriot). Queste, a loro volta, si sono legate a “fonti alternative” emerse durante la pandemia – è il caso del canale YouTube “Dentro la notizia” e del sito Database Italia – oppure a vecchie conoscenze dell’Internet come Maurizio Blondet, tra i primi a parlare del “cabala” pedofilo-satanista in Italia, o ancora alla deputata complottista ex Movimento 5 Stelle Sara Cunial.

La narrazione centrale della galassia italiana di QAnon è più o meno questa: Giuseppe Conte e l’attuale governo, finanziati da Bill Gates e dai cinesi, hanno instaurato una dittatura sanitaria a colpi di decreti illegittimi e ripetitori di 5G; gli unici che possono tirarci fuori da questo incubo sono Donald Trump e Vladimir Putin. Più in generale c’è da dire che QAnon si è inserito in un ecosistema a lui favorevole, visto che nel 2019 erano esplose le teorie del complotto sull’inchiesta “Angeli e Demoni” e si era diffuso in maniera incontrollata il meme “Parlateci di Bibbiano”.

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A oggi QAnon in Italia rimane un fenomeno concentrato soprattutto su Internet, ma in almeno un’occasione è uscita dagli schermi: alla manifestazione “Salviamo i bambini”, svoltasi a Roma il 5 settembre del 2020, i riferimenti a Q erano tutt’altro che sporadici. In altri paesi, invece, la presenza su strada è consolidata e nettamente superiore. 

Il 22 agosto, a Londra, circa 500 persone hanno marciato dal London Eye fino a Westminster per protestare contro il traffico di minori. Alcuni manifestanti – che esponevano simboli e slogan di Q – hanno deviato verso Buckingham Palace, gridando “PEDOFILI” di fronte ai cancelli della residenza reale. Secondo l’associazione antifascista e antirazzista Hope not Hate, a organizzare la marcia è stata Freedom for the Children UK (FFTCUK, Libertà per i bambini), sigla che nelle ultime settimane ha indetto manifestazioni in almeno undici città nel Regno Unito. FFTCUK è la sezione britannica dell’omologo gruppo statunitense, fondato lo scorso giugno da seguaci di QAnon con un preciso obiettivo: diffondere la teoria con una strategia comunicativa molto subdola.

FFTC non parla di satanismo o colpi di Stato, e non usa un linguaggio da iniziati; dice genericamente di voler difendere i bambini, e usa hashtag molto comuni come #savethechildren. In questo modo riesce ad ottenere una copertura mediatica neutra, se non favorevole, tirando dentro persone che non necessariamente credono in QAnon: in fondo, chi non vorrebbe salvare i bambini dai pedofili?

In realtà, dice Hope not Hate, questo tipo di operazione ostacola il lavoro di chi si occupa veramente di questi problemi e dirotta l’attenzione verso tematiche fuorvianti – si parte dallo sfruttamento dei minori e in men che non si dica si arriva a discutere di 5G e microchip sottocutanei, oppure si finisce a manifestare fuori da un negozio della Disney perché anch’esso fa parte della cospirazione.

Oltre al Regno Unito, il paese europeo in cui QAnon ha attecchito di più è la Germania. Secondo un’inchiesta congiunta di CodaThe Local, gli hashtag legati a Q sono apparsi in un primo momento nel 2018, rimanendo marginali; poi hanno avuto una recrudescenza dopo l’attentato di Hanau, in Germania, nel febbraio del 2020, visto che il terrorista neonazista ha citato alcuni punti chiave della teoria nel suo manifesto.

Da aprile, invece, è diventato una presenza fissa nelle manifestazioni anti-lockdown tenutasi in varie città. Lo scorso 29 agosto, nell’ambito del corteo anti lockdown a Berlino (in cui un gruppo di estremisti di destra ha provato ad assaltare il Reichstag, sede del Parlamento tedesco), cartelli e striscioni con lo slogan “WWG1WGA” e la lettera Q si contavano a decine e decine.

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Per Coda e The Local la ragione di questa fascinazione va ricercata nella relazione particolare tra Stati Uniti e Germania, che per decenni ha rappresentato il “cuore pulsante” dell’ideologia atlantista. L’isolazionismo di Trump, e la sua aperta ostilità nei confronti di Angela Merkel, ha incrinato non poco la storica alleanza; e una simile svolta geopolitica ha ridato linfa all’estrema destra tedesca, da sempre anti-atlantista, nonché galvanizzato movimenti complottisti locali.

Uno è quello dei Reichsbürger (“cittadini del Reich”), che rifiutano la legittimità dello Stato tedesco e credono che la Germania sia segretamente occupata dagli Stati Uniti sin dalla riunificazione. I gruppi dei Reichsbürger hanno trovato un’inaspettata convergenza con QAnon, cambiando radicalmente posizione: ora sono i primi a chiedere a Trump e all’esercito americano di rovesciare il governo di Angela Merkel.

L’altro motivo del successo di QAnon si trova nell’ottima gestione iniziale della pandemia da parte del governo tedesco. Rispetto ad altri grossi paesi dell’Europa, la Germania ha avuto molti meno morti e ha potuto allentare le misure di restrizione con più rapidità. Le manifestazioni anti-lockdown, che continuano anche in assenza di lockdown, sono pertanto la plastica rappresentazione del paradosso della prevenzione: siccome le misure restrittive hanno bloccato la prima ondata, allora si sono rivelate inutili visto che non c’è stata alcuna catastrofe. Adottare la visione del mondo di QAnon permette di fare un salto in più, e dunque di sostenere che le misure sono state un assalto alle libertà personali deciso dal deep state.

L’estensione transnazionale di QAnon, insomma, è un diretto risultato della sua flessibilità. «Il movimento ne racchiude molti altri», ha detto Travis View, uno degli autori del podcast QAnon Anonymous, «e se credi in qualche teoria, prima o poi finirai dentro QAnon».

Ma il principale focus del movimento rimane pur sempre orientato verso gli Stati Uniti, a maggior ragione nell’anno in cui combatte per “l’anima della nazione”: le presidenziali del prossimo novembre.

“Il grande risveglio”: la battaglia per le presidenziali del 2020 e il futuro di QAnon

Donald Trump ha sempre strizzato l’occhio alle teorie del complotto. Per scalare il Partito Repubblicano durante la campagna del 2016, ad esempio, ha adottato uno “stile politico complottista”: invece di concentrarsi su proposte politiche concrete, Trump si è posto come il distruttore di un sistema politico oscuro e corrotto – e dunque come il redentore dell’America (per lo più bianca).

Questa soluzione gli ha permesso di crearsi una base praticamente da zero, coagulando intorno a sé una miriade di gruppi ideologici collocati al di fuori delle tradizionali linee di faglia politiche, che vedeva la sua inesperienza come un marchio di qualità e una garanzia di affidabilità. Nel 2020, sebbene sia al potere da quattro anni, la strategia elettorale non è cambiata più di tanto – la chiave rimane la mobilitazione della base.

A essere cambiato è il contesto. Secondo il professore Peter Knight, autore di Conspiracy Nation: The Politics of Paranoia in Postwar America, una parte non indifferente di quella base è composta da seguaci di QAnon. E siccome la teoria ha una propria infrastruttura mediatica, con ramificazioni in diverse piattaforme e numeri elevati, la campagna di Trump ha cinicamente deciso di sfruttarla a fini propagandistici. Come ricorda il Washington Post, membri di rilievo della campagna del presidente e dell’amministrazione Trump sono stati ospiti di trasmissioni legate a QAnon o hanno postato meme sui loro profili personali.

Lo stesso Trump, stando all’analisi di Media Matters, ha ritwittato o condiviso contenuti postati da seguaci di Q più di 200 volte. Eppure, non aveva mai parlato di QAnon in pubblico; o almeno, non fino al 19 agosto del 2020. Durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, una giornalista ha chiesto al Presidente se fosse a conoscenza dell’esistenza di QAnon: «Non ne so molto del movimento», ha risposto, «ma so che mi adorano, e questo l’apprezzo». La reporter ha anche chiesto se credesse alla teoria che lo vede impegnato in una guerra a una cricca di satanisti pedofili. «Sarebbe forse una brutta cosa?», ha ribattuto. «Se posso aiutare a salvare il mondo, sono disposto a farlo. […] E lo stiamo facendo: stiamo salvando il mondo da un’ideologia di sinistra radicale che vuole distruggere questo paese».

Per i seguaci di QAnon si è trattato del momento che aspettavano da almeno tre anni. Trump non solo non li ha disconosciuti, ma li ha chiamati “persone che amano il loro paese” – cioè “patrioti”, come si definiscono loro stessi. Le reazioni raccolte da giornalisti americani sono andate tutte nella stessa direzione: Trump è uno di noi, è il prescelto, è il nostro messia. E poco importa che il Trump immaginario di Q sia lontano anni luce da quello reale – il politico che è amico di miliardari pedofili come Jeffrey Epstein, separa le famiglie di migrantirinchiude i loro bambini in centri di detenzione, insulta veterani e soldati, e non ha il contrasto al traffico di minori tra le sue priorità. Ma Q lo ripete spesso: “Fidatevi del piano”.

Il giornalista Jeff Sharlet – in un lungo reportage dal titolo “Dentro il culto di Trump, dove i comizi sono la sua chiesa e lui è il Vangelo” – aveva già raccontato in profondità questa svolta religiosa nella base trumpiana, totalmente impermeabile alla realtà. Molti fan del Presidente, scrive Sharlet, “lo descrivono come un novello re Davide, un peccatore unto dal Signore, mentre altri lo paragonano alla regina Ester, destinata a salvare Israele. Altri ancora fanno analogie con Ciro, il re persiano della Bibbia diventato ‘vascello di Dio’”.

Da qualche mese, inoltre, esistono vere e proprie “chiese di QAnon” in cui le teorie di Q sono reinterpretate attraverso la Bibbia – e viceversa. Il ricercatore Marc-André Argentino ha seguito la Omega Kingdom Ministry, una “chiesa domestica” che fa parte del movimento neo-carismatico d’ispirazione evangelica. La messa di Okm, che si svolge su Zoom, funziona così: tre quarti d’ora sono dedicati a decifrare i messaggi di Q, confrontandoli con le Sacre Scritture; il rimanente quarto d’ora serve per pregare.

Secondo Travis View, molte persone che fanno parte della comunità di QAnon ricordano – per l’intensità del loro credo – i milleriti, i seguaci del predicatore statunitense William Miller che nel diciannovesimo secolo attendevano il secondo avvento di Gesù Cristo. Per questo, spiega View, il fenomeno “potrebbe non esaurirsi con la fine della presidenza di Trump”.

In questo senso, QAnon è diverso dalle teorie del complotto che avevamo conosciuto finora. “È sicuramente alimentato da paranoia e populismo”, ha scritto la giornalista Adrianne LaFrance, “ma anche dalla fede religiosa. Il linguaggio evangelico è predominante all’interno del movimento. QAnon combina il fascino per il cospirazionismo con l’aspettativa di un futuro radicalmente diverso e migliore, un futuro preordinato dall’alto”.

La visione del mondo di QAnon, tuttavia, è fondamentalmente apocalittica e violenta. Se i tuoi avversari politici smettono di essere tali, e sono raffigurati come adoratori di Satana che bevono il sangue di bambini innocenti, eliminarli fisicamente diventa una soluzione praticabile. E il “Grande Risveglio”, preso alla lettera, di fatto è un colpo di stato militare in cui politici e oppositori spariscono in campi di concentramento senza alcun processo.

QAnon potrebbe però seguire le orme dei milleriti, ossia finire in una “Grande Delusione”. Miller aveva previsto la seconda venuta di Cristo il 21 marzo 1844, ma quel giorno non è successo nulla – e nemmeno il 18 aprile, o il 23 ottobre dello stesso anno. Molti seguaci si allontanarono dal movimento, mentre quelli rimasti cercarono di razionalizzare il fallimento della previsione.

Q aveva annunciato l’arresto di Hillary Clinton e degli altri complici del deep state tre anni fa, ma da allora quegli arresti non sono mai stati effettuati. Q ha garantito che la “tempesta” è pienamente operativa, ma finora non ha prodotto alcun risultato. Q continua a promettere che il “Grande Risveglio” è vicino. Ma quanto manca ancora? Fino a quando bisogna aspettare? E quanto può reggere la fede?

Nessuno può saperlo, nemmeno Q. Nel frattempo, come scrive lui, “godiamoci lo spettacolo”.

Immagine in anteprima via MSNBC

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