Tutto quello che sai sul reddito di cittadinanza è falso


[Tempo di lettura stimato: 9 minuti]

La povertà in Italia continua a crescere. Il dato certificato dell'Istat ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica le proposte di politiche sociali che cercano di arginare, se non bloccare, questa situazione. Beppe Grillo, durante la campagna elettorale, ha attraversato le piazze al grido: «Nessuno deve rimanere indietro!». Un fare comunità in cui lo stesso capo politico del M5s ha posto come valore fondante la solidarietà. Idea politica messa, non a caso, al primo posto del programma del MoVimento con il "reddito di cittadinanza".

L'espressione è passata prepotentemente di bocca in bocca. Sono fioccate discussioni al riguardo. Proposte politiche da vari partiti. Il dibattito però è stato subito caratterizzato da un errore di sostanza, cioè terminologico. Il reddito di cittadinanza, infatti, non ha il significato a cui fanno riferimento Grillo e altri politici. Proprio perché siamo di fronte a politiche complesse che possono modificare il sistema del welfare di un Paese, è fondamentale capire di cosa si sta parlando quando in una discussione con un nostro amico o "nemico" diciamo che «in Italia c'è/non c'è bisogno del reddito di cittadinanza!». Questo per evitare di utilizzare semplici slogan e poter contribuire a un'utile ricerca di soluzioni.


Di cosa stiamo parlando?

Il Reddito di cittadinanza (Rdc) è un reddito di base a carattere universale e illimitato nel tempo che ha come unico requisito la cittadinanza. Quindi nessuna distinzione economica, lavorativa e patrimoniale della persona maggiorenne che ne usufruisce. Su Lavoce.info Tito Boeri e Roberto Perotti hanno calcolato che un Rdc a 500 euro al mese, dato a 50 milioni di persone che abbiano compiuto 18 anni, può avere un costo di 300 miliardi di euro - «quasi il 20 per cento del Pil» -.

Da circa 30 anni convegni europei e mondiali sul tema sono organizzati dalla rete di coordinamento BIEN (Basic Income Eearth Network). Nel 2006 viene pubblicata BIS (Basic Income Studies), rivista scientifica internazionale interamente dedicata alle discussioni sull'applicazione del reddito di base. Rientrando nei confini nazionali, il dibattito sul punto si è sviluppato nel sito BIN Italia. Come scrisse l'economista Andrea Fumagalli, ex vicepresidente del BIN-Italia, l'idea del Rdc «deriva dalla coscienza (…) che nel nuovo millennio il disporre di un lavoro può non essere sufficiente a garantire l'esistenza di una vita dignitosa». Teoria dalla quale lo stesso Fumagalli ha costruito 10 tesi a favore di tale misura che ha come conseguenza un «processo di liberazione non del lavoro ma dal lavoro (nel senso capitalistico del termine)» in cui «viene meno uno degli strumenti disciplinari di controllo sociale in mano agli attuali assetti di potere». Come risultato ci sarebbero «più risorse e più tempo per dedicarsi alla costruzione di "opere" e magari di organizzare in modo più liberatorio la produzione di ciò che è utile all'uomo».

Il Reddito minimo garantito (Rmg) è un reddito limitato nel tempo che si basa su un programma universale ma selettivo. La concessione del sussidio, infatti, dipende da regole uguali per tutti. È garantito in base al reddito e al patrimonio di chi ne fa domanda. Nei parametri può anche rientrare il fatto di aver perso un lavoro o di non riuscirlo a trovare.

Per quanto riguarda la copertura necessaria, gli stessi Boeri e Perotti hanno calcolato che, considerando un Rmg da 500 euro al mese «introdotto a un livello abbastanza basso», si potrebbe arrivare a una cifra tra gli 8 e i 10 miliardi di euro. Un costo decisamente più contenuto rispetto al Rdc, ma che richiede comunque idee precise e concrete per finanziarlo e poterlo attuare. Ad esempio, sempre su LaVoce.info, diversi professori ed economisti hanno proposto un reddito minimo garantito «inteso a contrastare la povertà delle famiglie» e «sottoposto solo alla selettività sulla condizione economica» escludendo altri vincoli come la composizione familiare o la perdita del lavoro. A beneficiarne sarebbero dunque solamente famiglie “povere” e «cioè con una ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente nda) riformata inferiore a 8 mila euro, e un reddito disponibile inferiore alla soglia della povertà assoluta». Risultato: il contributo permetterà ad un milione di famiglie di «integrare il loro reddito fino alla soglia della povertà assoluta». Costo previsto: 5 miliardi di euro. Recuperarli, ragionano gli studiosi, non è per niente facile perché misure drastiche, per di più nell'attuale periodo di crisi, incontrerebbero «resistenze difficilmente superabili». La via, quindi, concludono, è un processo graduale, come «la riduzione delle erogazioni dei quattro decili ISEE superiori con aliquote di taglio differenziate» che potrebbe far «recuperare, già nel primo anno, (...) 2,2 miliardi, coprendo per le famiglie povere (...) il 40 per cento della distanza tra i loro attuali redditi e la soglia della povertà assoluta».

Proposta MoVimento 5 stelle

Beppe Grillo, durante i comizi per le scorse elezioni, parlava di un "reddito di cittadinanza" a 1000 euro al mese, limitato per tre anni, «che deve dare il tempo a un giovane di cercarsi lavoro». La misura dei cinque stelle è però differente rispetto a quanto presentato ai cittadini dal loro leader in campagna elettorale. Solo una cosa è rimasta simile: anche i deputati del M5s parlano, sbagliando, di "reddito di cittadinanza". Entrambe le proposte infatti rientrano nel perimetro del reddito minimo garantito, che ha, come abbiamo visto, costi, contenuti e finalità totalmente differenti.

Scopo
L'articolo 1 specifica che si vuole contrastare «la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione sociale» e favorire quelle condizioni «che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione».

Quanto viene dato?
Il beneficiario riceverà dallo Stato 600 euro. La cifra gli permetterà di raggiungere, «anche tramite integrazione, un reddito annuo pari a 7.200 euro». (Art. 3). Con un nucleo familiare composto da più persone la cifra aumenta fino al raggiungimento della soglia di povertà relativa. Ci sono comunque degli obblighi (art. 9 e art. 11) da rispettare, tipo fornire immediata disponibilità al lavoro nei centri per l'impiego e dare la propria disponibilità per opere di volontariato. Chi rifiuta, ad esempio, durante la disoccupazione più di tre proposte di lavoro ritenute congrue, perde il beneficio. (Art. 12).

Chi ne può usufruire?
Secondo l'art. 4, i maggiorenni residenti in Italia con un reddito annuo inferiore a 7.200 euro che sono compresi in una di queste due categorie:
a) In possesso di cittadinanza italiana.
b) Stranieri che risiedono da almeno due anni in Italia, che dimostrano di avervi lavorato «nell'ultimo biennio per un numero di ore pari o superiore a 1.000 ovvero essere stati titolari di un reddito netto pari o superiore a 6.000 euro complessivi percepiti nei due anni precedenti a quello della fruizione dei benefici» del Rmg.
Inoltre, per le persone dai 18 ai 25 anni «costituisce requisito fondamentale essere in possesso di qualifica o diploma professionale, riconosciuti» o avere «un diploma di istruzione secondaria di secondo grado».

Per quanto tempo?
L'art. 8 chiarisce che la somma viene data fino a quando perdurano le condizioni di povertà relativa definita.

Le coperture
L'articolo 4 precisa che sarà istituito un “Fondo per il reddito di cittadinanza” in cui entreranno soldi «derivanti dalle maggiori entrate e dalle riduzioni di spesa». Nell'articolo 20 queste risorse sono individuate in un quota non inferiore ai 2.700 milioni annui della tassazione sui giochi pubblici. Altri importi arriverebbero dalle dotazioni finanziarie del Ministero della Difesa previste per il triennio 2014-2016, «inclusi i programmi di spesa relativi agli investimenti pluriennali per la difesa nazionale». Dal 2014, per i successivi tre anni, è richiesto alle pensioni un contributo di solidarietà, calcolato tramite aliquote progressive. In questo modo, si vogliono colpire le pensioni d'oro. Inoltre, altri soldi dovrebbero arrivare da un'imposta progressiva sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari, dall'IMU sulla Chiesa e dal finanziamento pubblico ai partiti. Il costo sarebbe, secondo gli stessi Cinque stelle, di 20 miliardi. La proposta deve ora passare attraverso il sistema operativo online del M5s per essere integrata e/o modificata dai 90.000 iscritti al MoVimento. Quindi, successivamente, depositata in Parlamento.

Proposta Partito democratico

Scopo
Presentato il 10 aprile scorso, il disegno di legge parla, anche qui sbagliando, di «reddito minimo di cittadinanza attiva». Obiettivo è l'«inclusione sociale e di lotta alla povertà per i cittadini oggi più esposti agli effetti della crisi economico-finanziaria in corso».

Quanto viene dato?
Il contributo assegnato mensilmente è di 500 euro ed è volto a conseguire un reddito minimo di 6.000 euro l'anno per chi ne beneficia (Art.3). L'importo aumenta di un terzo per ogni componente del nucleo familiare a carico del beneficiario. Anche qui ci sono obblighi che consistono, ad esempio, «nel partecipare agli interventi di inserimento lavorativo» , «se disoccupati, di accettare un'eventuale offerta di lavoro anche a tempo determinato».

Chi ne può usufruire?
L'art. 4 stabilisce che possono fruirne «i cittadini maggiorenni italiani, quelli di Stati appartenenti all'Unione europea, residenti continuativamente in Italia da almeno tre anni, nonché gli stranieri in possesso di valido permesso di soggiorno per motivi di lavoro e regolarmente soggiornanti in Italia da almeno tre anni» se disoccupati, inoccupati o aventi un contratto precario. Da notare che il Pd, al contrario del M5s, pone un massimo di anni per farne richiesta, che corrisponde all'età per il trattamento pensionistico. Alla base di tutto resta comunque l'avere un ISEE non superiore a 6.880 euro. Chi supera questa soglia minima, ad esempio dopo un contratto di lavoro a tempo indeterminato, perde la possibilità di fare domanda.

Per quanto tempo?
Viene concesso per un anno (Art. 5) e, se permangono le situazioni sopra descritte, può essere rinnovabile per un altro anno.

Copertura
Nell'art. 9 si chiarisce che viene istituito un fondo di cofinanziamento che per il 2013 ha dotazione di 500 milioni di euro e di 1 miliardo «per ciascuno degli anni 2014 e 2015». Per il Pd la maggior parte di soldi necessari all'attuazione del Rmg verranno da misure in materia di giochi pubblici online, lotterie istantanee e apparecchi e congegni di gioco.

Proposta Sinistra Ecologia Libertà

Scopo
Presentata il 14 ottobre, il partito di Nichi Vendola rimarca il fatto che si tratta di un lavoro frutto di «decine e decine di assemblee pubbliche», «trovando il consenso di oltre 50.000 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche». Obiettivo:  «contrastare la marginalità, di garantire la dignità della persona e di favorire la cittadinanza». Rispetto al M5s e al Pd, viene utilizzato correttamente il concetto di reddito minimo garantito.

Quanto viene dato?
Nell'art. 3 si parla di 600 euro al mese, che annualmente corrisponderebbero a un beneficio individuale di 7.200 euro l'anno, con un aumento «in ragione del numero dei componenti del nucleo familiare a carico del beneficiario». Le persone selezionate sono obbligate a comunicare ogni variazione della propria situazione reddituale, lavorativa, familiare o patrimoniale (Art. 6) e nel caso, ad esempio, venga rifiutata una proposta lavorativa offerta dal centro per l'impiego decade il diritto al Rmg (Art. 7).

Chi ne può usufruire?
Il maggiorenne che ne fa domanda deve avere un reddito personale non superiore agli 8.000 euro. Inoltre, tra le altre cose, bisogna risiedere in Italia da almeno 2 anni. Nessuna distinzione tra cittadini italiani e stranieri. Ancora, per Sel, come per il Pd, aver maturato i requisiti per la pensione nega la possibilità di godere della misura. (Art. 4).

Per quanto tempo?
Dodici mesi. Terminato il periodo si può fare una nuova domanda al centro d'impiego.

Coperture
Capitolo assente nel testo di legge. Marco Furfaro, responsabile delle politiche giovanili di Sel, sentito da Il Fatto quotidiano, mette in conto 10-12 miliardi, «anche se», spiega, «molto dipenderà da come verranno riformati gli ammortizzatori sociali».

Storia del dibattito in Italia

Prima delle tre proposte di M5s, Pd e Sel, in Italia l'argomento di un reddito minimo garantito per contrastare le situazioni di difficoltà economica di una certa parte delle popolazione era stato affrontato legislativamente nel giugno del 1998 da parte del governo Prodi con l'introduzione del Reddito minino d'inserimento. La misura prevedeva trasferimenti monetari integrativi e programmi di reinserimento personalizzato in via sperimentale in 34 Comuni, poi portati nel 2000 a 267. Lo scopo, come spiegato da Paolo Onofri, professore di politica economica all’Università di Bologna e uno degli ideatori, era quello di«puntare sulla responsabilità individuale nel far progredire le proprie condizioni economiche, con forme di supporto per creare le premesse atte a rendere possibile questo percorso (come formazione, orientamento e così via)». Nel 2002, il governo Berlusconi però ne sancirà la fine al termine del 2004.

I risultati emersi, secondo quanto scritto da Paolo Sestito in un dossier sul Rmg de Lavoce.info, erano che se da una parte i comuni avevano proposto «il più delle volte programmi di inserimento modesti in termini sia quantitativi che qualitativi», dall'altra invece nelle realtà locali «dove i progetti sono stati finanziati adeguatamente ed organizzati efficacemente» si era creata la possibilità di non aver più bisogno del beneficio del Rmi. «Per queste ragioni», conclude Sestito, «appare indispensabile finanziare centralmente uno strumento come l'Rmi». Insomma, la mancanza di una gestione unica non aveva permesso l'accesso in modo omogeneo ai diritti previsti dal Rmi, come ad esempio in quelle zone dell'Italia caratterizzate da alta disoccupazione e maggiori difficoltà economiche.

Nel 2004, il governo di centro-destra, con la Finanziaria, crea il "Reddito di ultima istanza" (Rui) che vuole essere una legge  «generale di contrasto della povertà». Le misure di attuazione rimangono, però, sospese e poco chiare. La Corte costituzionale, poi, sempre nello stesso anno, ci mette la parola fine, decretandone l'illegittimità di alcune disposizioni presenti in essa. Da quel momento, al di là ad esempio dell'esperienza del Lazio nel 2009 e di quella del Trentino, nessun governo nazionale è ritornato concretamente sull'argomento.

La situazione in Europa

Tranne che in Italia e in Grecia, misure di legge di contrasto alla povertà sono presenti in tutta Europa. È del '92 la richiesta del Consiglio delle comunità europee per l'introduzione «in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d'inserimento nella società dei cittadini più poveri». Negli anni,i Paesi europei si sono adeguati e hanno applicato politiche sociali indirizzate a tale scopo. Nel 2008, Gianluca Busilacchi, docente di sociologia dell’organizzazione all’Università di Macerata, ha analizzato in uno studio, comparandole, le misure di Rmg nell'Ue. Da quanto si legge le misure si differenziano per le condizioni di accesso e i requisiti richiesti, ma anche per la variazione della cifra concessa e la durata del beneficio, con l'aggiunta o meno di ulteriori diritti correlati – come ad esempio quello sanitario -. Riprendendo le tabelle presenti nello studio, è utile vedere come il Rmg funziona in quattro grandi Paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito e la Spagna. Riguardo ai dati, Busilacchi ci ha confermato che le misure presenti nei quattro Paesi presi in esame non hanno subito sostanziali cambiamenti. L’unico dato che abbiamo modificato, sotto la sua consulenza, per rapportarlo al 2013 è stato la cifra corrisposta da ogni Stato come beneficio.

Disegno istituzionale e condizioni di accesso alla misura

Concrete caratteristiche della misura: trasferimento monetario e misure di inserimento socio lavorativo connesse

Esempi di importi di RM per richiedenti privi di mezzi (euro al mese)

 

Iscriviti alla nostra Newsletter

Segnala un errore

LINEE GUIDA AI COMMENTI