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Trump, destra britannica e big tech: l’asse che ha preso d’assalto la BBC

21 Novembre 2025 10 min lettura

Trump, destra britannica e big tech: l’asse che ha preso d’assalto la BBC

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9 min lettura

La BBC promette di difendersi nella causa intentata da Donald Trump


Aggiornamento del 16 dicembre 2025: Il 15 dicembre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha depositato presso la corte distrettuale federale del Sud della Florida una causa civile da 10 miliardi di dollari contro l’emittente, chiedendo 5 miliardi di risarcimento per diffamazione e altri 5 miliardi per presunta violazione del Florida Deceptive and Unfair Trade Practices Act. Nella denuncia Trump accusa la BBC di aver montato il discorso del 6 gennaio “in modo intenzionale, malevolo e ingannevole”, tagliando e ricucendo passaggi pronunciati a quasi un’ora di distanza per far sembrare che incitasse direttamente la folla ad “andare al Campidoglio” e “combattere come all’inferno”.

In una breve nota, la BBC ha ribadito che intende difendersi e che non commenterà oltre una causa in corso. L’emittente ricorda di avere già riconosciuto l’editing del programma Panorama come un “errore di giudizio” e di essersi scusata con Trump, ma insiste sul fatto che non ci sono basi legali per una causa per diffamazione. Questa posizione ha ricevuto il sostegno pubblico del governo britannico: il ministro della Sanità Stephen Kinnock ha definito “giusto” che la BBC tenga il punto e ha sottolineato che l’esecutivo “sarà sempre al fianco” del servizio pubblico. Il leader liberal-democratico Ed Davey ha invitato Keir Starmer a “difendere la BBC contro la minaccia legale oltraggiosa di Trump”, accusando la Casa Bianca di voler interferire nella democrazia britannica indebolendo l’emittente.


Le dimissioni improvvise del direttore generale della BBC Tim Davie e della CEO di BBC News Deborah Turness, annunciate il 9 novembre, hanno aperto una delle più gravi crisi del servizio pubblico britannico. A far scattare le dimissioni è stata la diffusione di un memo di 39 pagine firmato da Michael Prescott, ex consulente interno per gli standard editoriali, pubblicato dal Telegraph 6 giorni prima. Il memo è finito così al centro di un vero e proprio assalto alla BBC e alla sua indipendenza.

Il quotidiano, sia prima che dopo l’uscita del memo si era inoltre segnalato per una serie di articoli che riecheggiavano le accuse di Prescott. L’ex consulente interno ha accusato la BBC di essere stata “istituzionalmente di parte” nel coprire Donald Trump, la guerra tra Israele e Hamas (soprattutto con BBC Arabic Service) e i temi LGBTQIA+, in particolare per le persone trans. 

Nel rassegnare le dimissioni, Davie ha dichiarato: “Sebbene non sia l'unica ragione, l'attuale dibattito sulla BBC News ha comprensibilmente contribuito alla mia decisione. Nel complesso la BBC sta ottenendo buoni risultati, ma sono stati commessi alcuni errori e, in qualità di direttore generale, devo assumermi la responsabilità finale”. Per Turness, “anche se sono stati commessi degli errori”, le accuse secondo cui “BBC News sarebbe istituzionalmente di parte sono false”. 

Il documentario su Trump 

Oltre alle dimissioni eccellenti, tra i primi effetti della pubblicazione del memo c’è stata la minaccia di querela per un miliardo di dollari da parte di Donald Trump. Il Presidente degli Stati Uniti ha inviato tramite i suoi avvocati una richiesta di rettifica e di scuse, accusando la BBC di “dichiarazioni false, diffamatorie, denigratorie e provocatorie” per un servizio che lo riguardava, trasmesso dal programma Panorama. Nella lettera viene richiesto anche un risarcimento. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha invece accusato la BBC di essere una “macchina propagandistica”.

Al centro della richiesta una puntata di Panorama, “Trump: A second chance?”, andata in onda nell’autunno 2024, pochi giorni prima delle elezioni USA. Secondo il memo, il programma avrebbe cucito insieme, frasi pronunciate da Trump in momenti diversi del discorso del 6 gennaio 2021, durante la violenta insurrezione di Capitol Hill. L’editing della BBC faceva sembrare come consecutiva una sequenza di frasi che nella realtà era separata da quasi un’ora. Benché la Commissione del Congresso americano abbia effettivamente riconosciuto le responsabilità di Trump nell’incitare l’insurrezione e ostacola l’insediamento di Biden, il montaggio risultava fuorviante nel restituire l’ordine temporale del discorso. 

Il 13 novembre sono poi arrivate le scuse della BBC, con la dichiarazione che la puntata del programma sotto accusa non sarà più mostrata. Il presidente della BBC Samir Shah ha poi ammesso davanti ai parlamentari un “errore di giudizio”, riconoscendo che il montaggio “dava l’impressione di un appello diretto all’azione violenta”. In una lettera alla Casa Bianca, Shah ha espresso “rammarico sincero” per il modo in cui il discorso è stato editato. Nello stesso tempo, in una nota ufficiale la BBC ha rivendicato di “non avere alcuna intenzione di ingannare il pubblico” e di mantenere “i più alti standard editoriali”. 

In una lettera inviata al Parlamento, Shah ha inoltre spiegato che il documentario di Panorama era stato già affrontato all’interno di una revisione più ampia sulla copertura delle elezioni USA. Non era però stato aperto alcun procedimento formale perché non c’erano stati reclami significativi dal pubblico e la puntata era andata in onda prima del voto. Nel frattempo, dopo la pubblicazione del memo, la BBC ha ricevuto oltre 500 reclami.

A dispetto delle scuse ricevute, Trump ha dichiarato di voler comunque querelare la BBC. Intervistato da GB News, il Presidente americano ha definito “scandaloso” l’accaduto. “Se non querelo, nulla può impedire che accada di nuovo e ad altri”, ha detto Trump.

Se Trump decidesse di querelare la BBC sarebbe la prima SLAPP (querela intimidatoria) di un Presidente americano nei confronti di una testata straniera. Un fatto senza precedenti. In passato Trump ha fatto causa al New York Times per 15 miliardi di dollari, la prima volta lo scorso settembre, e una seconda volta a ottobre dopo che il giudice federale aveva respinto la causa. Trump aveva inoltre ottenuto risarcimento da Paramount e ABC News, che avevano patteggiato dopo le cause intentate dal Presidente degli Stati Uniti Secondo l’ex direttore generale della BBC Tony Hall sarebbe “inappropriato” usare i soldi dei contribuenti per pagare Trump.

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Il memo di Prescott e i dubbi sul suo lavoro

Il memo firmato da Michael Prescott, ex responsabile della redazione politica del Sunday Times e poi consulente esterno del comitato standard editoriali della BBC, non si ferma al caso Panorama. Nel documento, Prescott lamenta anche un tono troppo critico verso Israele nei contenuti di BBC Arabic, una linea “pro-Hamas” in alcuni casi, e l’eccessiva influenza di gruppi di dipendenti LGBTQ+ sulle scelte editoriali in tema di genere.

Prescott ha accusato la BBC di aver amplificato in modo distorto “questioni di razzismo”. Prescott richiama un rapporto del gruppo di storici History Reclaimed, che sul proprio sito si presenta come risposta alle narrazioni mediatiche che dipingono la storia britannica come qualcosa di cui vergognarsi. Nel memo critica la decisione della BBC di non organizzare un incontro tra i responsabili dei programmi e gli autori di quel report, nonostante le sue sollecitazioni. L’emittente, però, aveva bollato quel lavoro “una selezione di errori a sostegno di una tesi presa da migliaia di ore di trasmissioni televisive e radiofoniche”.

Come ricostruito dal giornalista James Ball proprio sul terreno che avrebbe dovuto essere il punto forte del memo,  la denuncia del montaggio fuorviante di Panorama, emerge come lo stesso Prescott abbia manipolato il discorso di Trump. Nel dossier, l’ex consulente BBC presenta una versione “pulita” del passaggio sul corteo verso Capitol Hill, in cui il presidente invita la folla a “marciare pacificamente e patriotticamente” per far sentire la propria voce, tagliando però alcune frasi centrali sulla necessità di “mostrare forza” e “riprendersi il paese”. Ecco la citazione originale del discorso di Trump, con in grassetto le parti usate da Prescott nel memo:

Andremo al Campidoglio, e tiferemo per i nostri coraggiosi senatori e membri del Congresso, uomini e donne, anche se probabilmente non tiferemo così tanto per alcuni di loro. Perché non si può mai riconquistare il nostro paese con la debolezza. Bisogna mostrare forza, bisogna essere forti. Siamo qui per chiedere al Congresso di fare la cosa giusta e di contare solo i grandi elettori che sono stati legalmente nominati, legalmente nominati. So che tutti voi qui presenti marcerete presto verso il Campidoglio per far sentire la vostra voce in modo pacifico e patriottico.

Il montaggio abbreviato omette passaggi che possono essere letti come un incoraggiamento alla pressione sui membri del Congresso, con un tono velatamente minaccioso. Il risultato è che la presunta “versione corretta” usata per accusare Panorama è a sua volta un editing che addolcisce il contenuto del discorso, riducendo la carica minacciosa della retorica trumpiana.

In altre parole, la “pistola fumante” usata per colpire due dei massimi dirigenti della BBC è un documento che utilizza le stesse tecniche di montaggio di cui accusa l’emittente – ma in una direzione opposta, più favorevole al presidente USA.

Per quanto riguarda invece le critiche alla copertura di Israele, Prescott si affida a UK Lawyers for Israel. L’associazione dichiara di essere formata da avvocati “che sostengono Israele usando le proprie competenze legali” e porta avanti campagne molto combattive contro chi considera vicino alla causa palestinese, fino al punto da essere oggetto di verifiche da parte dell’autorità di regolazione degli avvocati britannici. 

Come evidenziato da Byline Times, UK Lawyers for Israel ha per esempio “criticato con veemenza le indagini della Corte penale internazionale sui presunti crimini di guerra a Gaza e opponendosi fermamente al caso di genocidio portato avanti dalla Corte internazionale di giustizia dal Sudafrica contro Israele”. Le autorità di regolamentazione britanniche hanno inoltre un’indagine avviata su UKFI, dopo denunce relative all’uso di tattiche intimidatorie.

Tanto History Reclaimed che UK Lawyers for Israel sono però presentate nel memo di Prescott come “organizzazioni indipendenti di esperti”. 

I legami con i giganti tech pro-Trump

Un’inchiesta di Byline Times aggiunge un tassello decisivo al quadro: Prescott non è un consulente neutrale, ma piuttosto un lobbista. Dal 2017 è direttore della società Hanover Communications, con una lunga storia di rapporti con i Tory, e il suo studio lavora per alcuni dei principali gruppi tecnologici e mediatici statunitensi vicini a Trump, tra cui Oracle, Apple, Meta e Paramount.

Secondo i registri di lobbying europei e britannici analizzati da Nafeez Ahmed, Hanover ha ricevuto almeno mezzo milione di dollari dai quattro colossi Oracle, Apple, Meta e Paramount per attività su temi come cloud, intelligenza artificiale, concorrenza e regolazione dei contenuti online. Il fondatore di Oracle, Larry Ellison, è uno dei più grossi finanziatori del partito repubblicano. Nel 2020 ha partecipato a una call con lo staff di Trump sulle strategie per delegittimare il risultato elettorale, ed è oggi al centro di un progetto di espansione di un impero mediatico conservatore, che comprende la ristrutturazione di Paramount e l’acquisizione di testate come Free Press, che dietro una patina centrista fanno spesso da megafono alla destra americana. 

La grande truffa della cancel culture

 

Questo intreccio fa sì che il principale accusatore della BBC in materia di imparzialità sia, in parallelo, un lobbista pagato da aziende che hanno un interesse economico diretto nella regolazione tecnologica e mediatica britannica e che orbitano politicamente nell’area pro-Trump. Per Byline Times, si tratta di un evidente conflitto d’interessi, che rende ancora più problematico il ruolo di Prescott come “consigliere indipendente” sugli standard editoriali della BBC. 

Robbie Gibb e la rete politico-mediatica che punta alla BBC

Un altro snodo cruciale è il ruolo di Sir Robbie Gibb, ex capo della comunicazione di Theresa May e co-fondatore di GB News, canale televisivo di destra spesso paragonato a una versione britannica di Fox News. Gibb siede oggi nel board della BBC, e secondo il Guardian è l’uomo che ha promosso la nomina di Prescott a consigliere esterno del comitato per standard editoriali, dopo aver già avuto un ruolo nella sua precedente nomina come intervistatore esterno nel processo per scegliere il nuovo presidente di OfCom (l’ente regolatore britannico per l’industria dell’informazione) sotto il governo Johnson. 

Gibb ha a sua volta rapporti con il finanziere Paul Marshall, proprietario di GB News, dello Spectator e di UnHerd, che quest’anno ha definito la BBC un “rospo gigante” da “spezzare o vendere”, proponendo di privatizzare tutti i contenuti non strettamente “di servizio pubblico”. In agosto GB News ha lanciato un canale negli USA su Truth+, la piattaforma legata al social di Trump, con una programmazione fortemente filotrumpiana.

Secondo Byline Times, tre dei quattro membri del panel che hanno intervistato e poi scelto Prescott come advisor BBC avevano legami di lunga data con governi conservatori o con istituzioni guidate da ministri Tory: oltre a Gibb, il presidente del board Nick Serota (nominato alla guida di Arts Council England dal governo) e il chief of staff Paul Oldfield, ex dirigente di alto livello al ministero della Cultura sotto governi conservatori. 

In questo quadro, definire il caso Prescott un semplice “memo interno” appare riduttivo: il suo memo è stato scritto e usato in un ecosistema in cui una parte del board BBC, settori della destra britannica e interessi economici legati a Trump condividono l’obiettivo di ridimensionare o trasformare radicalmente il servizio pubblico.

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Jane Martinson, sul Guardian, parla esplicitamente di “campagna politica contro la BBC” che usa il memo Prescott come grimaldello per confondere e delegittimare il concetto stesso di imparzialità giornalistica, riproponendo una versione “bilancista” dell’equilibrio informativo già criticata ai tempi del climascetticismo. Secondo Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, l’attacco di Trump alla BBC è “l'ultimo esempio della sua campagna intimidatoria nei confronti dei media, con la differenza che questa volta ha scelto un bersaglio internazionale”. Come se non bastasse, “questo attacco fa parte del suo tentativo di riscrivere la storia del 6 gennaio 2021, presentando la rivolta al Congresso degli Stati Uniti quel giorno come una manifestazione legittima contro le elezioni del 2020 che egli sostiene siano state fraudolente, piuttosto che come un tentativo violento di rovesciare la costituzione degli Stati Uniti dopo elezioni libere e regolari”. 

Immagine in anteprima: frame video YouTube via Indiatimes

1 Commenti
  1. Roberto Simone

    Gira gira il punto è sempre lo stesso: l'enorme concentrazione di capitali in mano a pochi rende possibile la demolizione delle strutture democratiche "dell'interno", finanziando e sponsorizzando i propri uomini nei posti chiave. Uno scenario da incubo.

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