Sui commenti osceni e l’odio sul web (ancora)


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Anche oggi abbiamo riversato sui social insulti, auguri di morte, aggressività, paura, frustrazione, insicurezze e un senso profondissimo di smarrimento.

Anche oggi abbiamo condiviso, riso, giocato, letto, ascoltato musica, commentato.

Anche oggi abbiamo litigato, fatto pace, conosciuto nuove persone, abbandonato altre...

Anche oggi ci siamo scambiati il bello e il brutto.

Ma guarda un po' la vita digitale è esattamente come la vita carnale.

Anche a questo pensavo mentre leggevo un passo dell'ultimo libro di Pietrangelo Buttafuoco "Il dolore pazzo dell'amore".

 All'opposto dell'amore non c'è l'odio, ovvio. Non compete all'etica esprimersi al riguardo perché l'Inviolato - il Clemente, il Misericordioso - ancor prima che buono è bello.

Il ritorno dell'odio alla ribalta della vita sociale è politicamente utile ma fuorviante. Non resta che accomodare i pezzi rotti del contratto sociale, è vero, solo che tutto quel latrare contro il legno storto è un segnale rivelatore dell'infezione più maligna: quella dell'etica.

Il Diavolo, nell'istante in cui se ne scivolò dalle nuvole più abbaglianti verso gli Inferi, passò dal bello compiuto dell'Eterno (che è "luceferente" di suo) al brutto incompiuto della storia lineare.

L'imbuto dove si agita il Diavolo è quel cantiere dove l'umanità s'industria una palingenesi, la rigenerazione morale. È per palingenesi, infatti, che certi poveri diavoli si fanno crescere il pizzetto. È per palingenesi che il Diavolo, dopo aver fatto le pentole, le coperchia con l'indignazione. Tutta la palingenesi è lastricata di trasparenza. Ed è per pura palingenesi che ci si sdoppia al punto di voler abitare quel simulacro e viverne la virtualità di un esistente aggiustato, fatto con i legni dritti e lisciati della fuorviante tombola del bene e del male. Ecco, all'opposto dell'amore c'è la compassione sociologica, perché l'unica palingenesi a disposizione di Dio è il Dì del Giudizio.

È il Diavolo che vuole le cose giuste. Dio - che ha buon gusto - le vuole belle.

Non si capisce questa pretesa di "bello" per la dimensione digitale. Siamo brutti, bruttissimi, cattivi, meschini, vigliacchi... in Rete c'è l'Umanità, la nostra umanità. Siamo tanti e la nostra bruttezza così messa in scena tutta insieme contemporaneamente spaventa, certamente.

Quello che fa forse più tenerezza è la mancanza di senso estetico. Ecco: l'odio esige un certo stile. Tutto qui.

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