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Le proposte del mondo della scuola per cambiare il modello di istruzione

7 Marzo 2022 9 min lettura

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Le proposte del mondo della scuola per cambiare il modello di istruzione

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di Chiara Adinolfi

“Ora decidiamo noi” hanno scritto gli studenti sul grande telo appeso nel Teatro Italia di Roma, dove dal 18 al 20 febbraio si sono tenuti i lavori degli ‘Stati Generali della Scuola’, che hanno fatto arrivare nella Capitale circa 600 tra docenti, studenti, associazioni del terzo settore. Giovani, soprattutto, venuti da Pordenone, Milano, Napoli, Siracusa, Lecco per esprimere le loro idee sul modello di scuola che vorrebbero realizzare. Libri di testo gratuiti, educazione alla sessualità, un reddito di formazione per i giovani in difficoltà economica, una didattica più inclusiva e meno frontale, scuole a impatto zero emissioni, biblioteche scolastiche, e più partecipazione. Mentre il governo è impegnato a disegnare il percorso di attuazione del PNRR – che destina al comparto istruzione circa 19 miliardi – il mondo della scuola, attraversato negli ultimi mesi da un vigoroso attivismo, vuole sentirsi parte di questo processo decisionale, e chiede di essere ascoltato.

Foto di Luca Fanelli

Nati da un’iniziativa dell’Unione degli Studenti, il sindacato studentesco più grande d'Italia, gli Stati Generali della Scuola fanno parte della campagna ‘Cantiere scuola’, avviata dall’UDS più di un anno fa con il Manifesto nazionale per la Scuola Pubblica che “nasce dall’esigenza di aprire un nuovo dibattito pubblico in merito al sistema educativo del nostro paese e fissare gli obiettivi che devono essere alla base di una riforma radicale della scuola”, si legge sul sito della campagna.

«Vogliamo ripensare un nuovo modello di scuola perché quello attuale ha una serie di criticità che la pandemia ha reso ancora più evidenti: dagli spazi al malessere psicologico, dalle valutazioni al diritto allo studio - dice a Valigia Blu Bianca Chiesa di UDS - vogliamo ripensare una nuova scuola a partire dalla sue problematiche e, attraverso l’istruzione, cambiare in meglio la nostra società». 

Foto di Luca Fanelli

Durante la tre giorni di dibattiti, giovani e docenti si sono confrontati in tavoli tematici in cui si è discusso di partecipazione, antirazzismo, ambientalismo, didattica e disuguaglianze. Dal tavolo sul diritto allo studio è emersa la proposta di una legge nazionale che regolamenti l’accesso all’istruzione per tutti, e un investimento in istruzione che arrivi almeno al 5% del PIL. I giovani chiedono anche libri di testo gratuiti e una legge nazionale sui trasporti che consenta a tutti di raggiungere il proprio luogo di formazione senza costi eccessivi. In termini di didattica, gli studenti vogliono un’istruzione partecipata, non più solo frontale, che utilizzi gli strumenti digitali senza diventarne però schiava e che si specchi in un’edilizia più moderna, con classi circolari che favoriscano il dibattito. Il tavolo sull’antirazzismo ha proposto programmi più inclusivi, storia comparata e filosofia interculturale, ma anche una riforma della cittadinanza per gli studenti stranieri che nascono e crescono in Italia. Quello sul clima, una didattica ecologista, emissioni zero all’interno delle aule, e il rifiuto di progetti di Pcto sulla transizione ecologica svolti con aziende accusate di greenwashing. E poi una valutazione «che non divide e non si limita a premiare chi già eccelle, ma che si basi sul processo di crescita dei singoli studenti, che unisca e non separi gli alunni», spiega Simone Botti, studente di Milano. 

Centrale anche il tema del benessere psicologico. Per Anita Maio, studentessa di Avellino, «il momento è drammatico. È emerso che tutti gli studenti stanno male e ne stanno prendendo consapevolezza. Ma è difficile parlarne perché prevale la paura di essere giudicati. Così ci stiamo allontanando, ci teniamo tutto dentro. E quando proviamo ad aprirci, siamo sentiti, non realmente ascoltati». Per questo i giovani chiedono psicologi all’interno degli istituti, e una formazione pedagogica “che aiuti i docenti ad empatizzare con noi studenti”. 

I ragazzi hanno proposto anche un’estensione dell’obbligo scolastico fino ai 18 anni, e maggiori spazi di partecipazione e aggregazione fuori e dentro le aule. Secondo un’indagine IPSOS, condotta per ActionAid e Unione degli Studenti, nel 2021, solo 1 studente su 5 ha partecipato alle assemblee di classe e di istituto online. Già prima dell’emergenza COVID-19, per un alunno su due le assemblee di istituto si tenevano solo poche volte l’anno o mai, e solo 4 su 10 partecipavano con interesse. 

A rilevare il problema della partecipazione, sono gli stessi studenti: «C’è una forte crisi della rappresentanza, e la soluzione è una riforma nazionale che dia più peso alla voce degli studenti», afferma Arturo Boscarol, di Uds Lombardia «Non ci sono spazi di partecipazione nelle scuole, e nei consigli di classe ci sono solo due rappresentanti degli studenti per circa 10 docenti. Anche nei consiglisti e i destinatari della formazione. È vero che si tratta di persone che si stanno formando, ma non è detto che non abbiamo idee valide o non siano preparati. Le consulte degli studenti, l’unico organo realmente rappresentativo, non hanno nessun potere. La totalità degli studenti non ha alcun tipo di peso né potere decisionale». Nel suo intervento Arturo Boscarol ha fatto riferimento anche al recente incontro tra il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e le consulte, che avevano chiesto un confronto per discutere sulle modalità della maturità. Commentando quell’incontro a Radio24, Bianchi aveva detto poi che “gli studenti hanno esposto il loro punto di vista”, ma che “non siamo giunti alle conclusioni perché le conclusioni spettano al ministro. Non era un negoziato. Era un momento di ascolto".  Tuttavia, qualche giorno dopo, si sono aperti dei tavoli tematici, concordati dal ministro dell'Istruzione, con l'Ufficio di coordinamento nazionale delle Consulte studentesche (UCN).

Foto di Luca Fanelli

«Non vogliamo più che siano gli altri a decidere il nostro futuro, vogliamo avere voce nelle decisioni che ci riguardano», ha detto Luca Redolfi, coordinatore di UDS, durante il momento conclusivo del dibattito. «Basta parlare di ascolto, non vogliamo più solo essere ascoltati, adesso vogliamo anche delle risposte». Il ministro Bianchi era stato invitato a prendere parte alla giornata conclusiva degli Stati Generali, ma non è intervenuto, così come la sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia che aveva annunciato un collegamento video. A poche ore dalla chiusura dei lavori, però, è arrivato un invito a partecipare a una riunione della Commissione VII (Cultura e Istruzione) in Parlamento. «Sto ascoltando i ragazzi, ma i giovani sono tanti e hanno diversi modi di rappresentarsi», ha detto il ministro a SkyTg24. «Sono pronto a ragionare su una riforma più grande della scuola». 

Due giorni dopo, il 22 febbraio, il ministro dell'Istruzione ha incontrato in videoconferenza i rappresentanti del Forum degli studenti. Si è parlato di esami di Stato, Pcto, benessere psicologico degli studenti, edilizia scolastica e PNRR. “Avevamo annunciato un confronto con studentesse e studenti sulle tematiche più rilevanti che riguardano la scuola - ha detto Bianchi in una nota- Stiamo dando seguito a questo impegno, coinvolgendo tutta la struttura del ministero. La prossima settimana torneremo a incontrarci con i rappresentanti del Forum per un approfondimento sui Pcto e sul rapporto tra mondo della scuola e mondo del lavoro”.

Ma per Bianca Chiesa (UDS) l’incontro non è stato affatto soddisfacente: «È vero che finalmente siamo stati ascoltati, ma adesso vogliamo risposte reali. Le nostre proposte sono chiare, sono mesi che le stiamo ripetendo. Il ministero sa qual è la nostra posizione. Saremo soddisfatti solo quando vedremo i fatti».

«Vogliamo far sentire alle istituzioni il nostro grido - spiega a Valigia Blu Martina Giro, rappresentante di istituto del liceo ‘Alfieri’ di Torino - Abbiamo ridiscusso della scuola che vorremmo, e stiamo cercando di farci ascoltare e far sentire la nostra voce. Ci sono state due gocce che hanno fatto traboccare il vaso: la decisione sulla maturità e la repressione che c’è stata dopo le manifestazioni per la morte di Lorenzo Parelli. Abbiamo tante proposte da fare, e vogliamo essere ascoltati». 

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Infatti, a pochi giorni dalla morte di Lorenzo Parelli, il giovane ucciso dalla caduta di una putrella mentre stava svolgendo un apprendistato in un’azienda metalmeccanica, un altro episodio ha scosso nuovamente il mondo studentesco. Giuseppe Lenoci, di appena 16 anni, ha subito un incidente automobilistico mortale; e anche in quel caso, stava svolgendo uno stage previsto dal centro di formazione professionale Artigianelli di Fermo, in cui studiava. Venerdì 18 febbraio, gli studenti e le studentesse sono scesi di nuovo in piazza in 40 città italiane, per rivendicare le loro istanze e ricordare i due giovani.

«Sono morti due ragazzi che non erano operai ma studenti, due di loro», dice Peppino Buondonno, docente e responsabile nazionale scuola e università di Sinistra Italiana. «C’è sicuramente un tema di sicurezza sul lavoro, ma c’è anche un tema di formazione, collegato a quello del lavoro. A quell’età si deve stare in classe o, se si scelgono percorsi professionalizzanti, deve esserci la massima sicurezza. Gli studenti vanno guidati e indirizzati in progetti di formazione nelle scuole, non gettati all’interno di un sistema di produzione forsennata. È assurdo il fatto che un ragazzo di 16 anni non può votare, ma può morire mentre lavora. I giovani dovrebbero essere ascoltati con la stessa serietà che mettono nel fare queste critiche, senza paternalismi insopportabili. Si deve aprire un grande dibattito pubblico». Il 19 febbraio, al termine delle discussioni, con una piccola cerimonia commemorativa i partecipanti agli ‘Stati Generali’ hanno simbolicamente rinominato il Basket Playground di Scalo San Lorenzo ai due giovani studenti. 

Foto di Luca Fanelli

“Parlare di scuola senza avere in mente il sistema economico in cui viviamo è semplicistico. L’educazione è espressione di meccanismi di una classe dominante e del mondo del lavoro”, dice nel corso di un dibattito Manuel Vitaverde, 18 anni, di Sant'Antimo, in provincia di Napoli. “C’è bisogno di un orientamento trasversale, una pedagogia che renda lo studente il protagonista del meccanismo educativo, e quindi di un’educazione che vada contro gli stereotipi che la società impone. È la scuola, che dovrebbe rompere questi meccanismi, è la scuola, che dovrebbe decostruire e ricostruire. Per com’è strutturata, divisa in licei, tecnici e professionali, la scuola rispecchia il nostro sistema capitalistico. Noi vogliamo una formazione che ci educhi, ci accompagni, metta al centro l’individuo, metta al centro noi studenti”. 

Dai lavori conclusivi della tre giorni, che saranno poi sintetizzati in un unico documento, è emersa quindi una nuova idea di scuola ma soprattutto una nuova idea di società, che riparta proprio dalla scuola. “Vogliamo inventare un altro futuro. Ci hanno lasciato una scuola in macerie e noi la vogliamo ricostruire”, ha detto Luca Redolfi, coordinatore di Uds, durante il momento conclusivo del dibattito.“Istruzione e cultura devono tornare ad essere uno strumento di emancipazione. Abbiamo la responsabilità storica di costruire un nuovo modello di società”. Per questo, agli ‘Stati Generali’, hanno partecipato anche ActionAid Italia, Arci, Coordinamento Nazionale Precari Scuola, Federazione Lavoratori della Conoscenza - CGIL, Legambiente, Libera Contro le Mafie, Link - coordinamento universitario, Priorità alla Scuola, Rete della Conoscenza e Sbilanciamoci. E poi i movimenti ‘Non una di meno’, ‘Fridays For Future’ e gli operai della GKN. 

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Per Antonella Di Bartolo, dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo ‘Sperone Pertini’ di Palermo, «siamo tutti dalla stessa parte: vogliamo investire sul capitale umano personale, di comunità e territoriale che viene rappresentato dai ragazzi e dalla comunità. Dobbiamo smettere di considerare i ragazzi futuro, perché i giovani sono presente».

Micol è arrivata da Milano per partecipare agli ‘Stati Generali’, e per lei la cosa più emozionante è stata «vedere che gli stessi problemi accomunano tanti studenti che vengono da territori diversi», e ritrovarsi a dialogare insieme dopo due anni di pandemia, schermi e didattica a distanza. «È importante avere la consapevolezza del potenziale studentesco: abbiamo una grande energia, una grande voglia di cambiare questo sistema».

Immagine in anteprima: foto di Luca Fanelli

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