cambiamento climatico Fuori da qui Post

Clima, le proteste di Extinction Rebellion si estendono in tutto il mondo. Ma ora la questione è: che fare?

11 Ottobre 2019 16 min lettura

author:

Clima, le proteste di Extinction Rebellion si estendono in tutto il mondo. Ma ora la questione è: che fare?

16 min lettura

"Questa non è una simulazione". 

Con questo slogan migliaia di attivisti di Extinction Rebellion (XR) da 4 giorni stanno mettendo in atto azioni di disobbedienza civile nelle principali città del mondo per portare all’attenzione dell’opinione pubblica del pianeta gli effetti del cambiamento climatico. C’è chi si incatena agli edifici, chi blocca strade e ponti, chi occupa luoghi nevralgici dei centri economici e amministrativi delle città. Una sorta di caos organizzato che si conclude con centinaia di arresti allo scopo di destare l’attenzione di cittadinanza e istituzioni sulle tre grandi istanze di XR: far sì che i parlamenti dichiarino l'esistenza di un'emergenza climatica e si impegnino in un'economia a emissioni zero entro il 2025, istituire "assemblee di cittadini" in cui si incontrano esperti del clima e persone di diverse estrazione sociale, culturale, professionale, in modo tale che i cittadini possano essere informati, prendere posizione in modo consapevole e avere la forza per fare pressione sui governi e negoziare compromessi per arrivare a riforme ambiziose. Già dopo solo i primi due giorni di protesta erano state arrestate 754 persone, aveva fatto sapere XR.

Leggi anche >> Cambiamento climatico: il movimento Extinction Rebellion e la disobbedienza civile come arma di pressione sui governi

Da Londra nel Regno Unito (dove il movimento è nato circa un anno fa) a New York, negli Stati Uniti, da Sydney in Australia ad Amsterdam nei Paesi Bassi fino a Parigi in Francia, Berlino in Germania e Madrid, in Spagna, sono iniziate manifestazioni in serie che si protrarranno per due settimane. Gli attivisti sono scesi in strada anche in Cile, Colombia e Messico.

L’organizzazione delle azioni di disobbedienza civile nelle diverse città è fluida e capillare allo stesso tempo. Gli attivisti si spostano da un paese all'altro nell’ambito di un’operazione chiamata “Ribelli senza frontiere”, condividendo slogan, manifesti, cartelli, forme di protesta e mobilitazione. Centinaia di attivisti della Scandinavia e della Scandinavia – riporta Climate Home News – sono andati a Berlino e a Parigi, mentre a Madrid sono arrivate forze da Barcellona e dal Portogallo e a Londra manifestanti gallesi e scozzesi. 

In Germania, due ponti nel centro di Berlino (Jannowitzebrücke e Marschallbrücke) sono stati occupati per oltre due giorni dagli attivisti che si sono incatenati utilizzando le catene antifurto di biciclette e automobili. Alle manifestazioni di protesta ha partecipato anche Carola Rackete, capitana della nave di soccorso per i migranti Sea Watch. 

A Dublino, in Irlanda, i manifestanti – dispersi dopo due giorni senza il ricorso ad arresti – hanno puntato al Parlamento e ai negozi Penneys e Brown Thomas.

A New York circa 90 attivisti sono stati arrestati dopo aver inscenato una marcia funebre e aver versato sangue finto sulla statua del toro all’esterno della Borsa di Wall Street. 

In Colombia è stato proiettato un film in bianco e nero sulla facciata del ministero dell'Ambiente che contestava le affermazioni del presidente Duque secondo il quale la sua amministrazione non ha alcuna responsabilità per i cambiamenti climatici in atto. Secondo il film proiettato dagli attivisti, le politiche messe in atto da Duque sono state a sostegno dell’agribusiness e del fracking e avrebbero portato alla deforestazione di almeno 900mila ettari.

In Francia, gli attivisti hanno aggiunto un quarto punto alle richieste di XR: “La fine immediata della distruzione degli ecosistemi negli oceani e sulla terra”.

Il movimento francese ha invitato "tutti i parigini a presentarsi a Place du Châtelet per dare gettare le basi di una democrazia diretta e dare vita a un'assemblea dei cittadini". Situata nel cuore di Parigi, l’occupazione della piazza Châtelet implica il blocco di importanti arterie che attraversano la capitale francese. 

Aprendo il vertice C40 a Copenaghen, in Danimarca, dove i sindaci di oltre 70 città del mondo si incontreranno per quattro giorni per impegnarsi in azioni più ambiziose per il clima, il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha manifestato il suo sostegno agli attivisti e alle loro azioni di disobbedienza civile. «Il tempo sta per scadere e abbiamo bisogno di interventi su una scala senza precedenti. Le sollecitazioni che stiamo avendo da Extinction Rebellion e dai giovani che hanno scioperato per il clima in tutto il mondo non dovrebbe sorprenderci», ha aggiunto Hidalgo. «Condividiamo la loro preoccupazione per il futuro dell'umanità e dobbiamo andare avanti con coraggio e ambizione per cambiare lo status quo che ha generato questa crisi». Di diverso avviso l'ex ministro francese dell'Ambiente Ségolène Royal, che ha chiesto la repressione delle proteste: «Esiste una strumentalizzazione dell'ecologia da parte di questi gruppi violenti e dobbiamo reprimerli molto rapidamente perché ... minaccia di screditare tutte le azioni a favore dell'ambiente che potrebbero finire per essere associate a questo tipo di aggressione e violenza». Fino a ieri, tuttavia, la polizia non aveva arrestato ancora nessuno.

In Italia, a Roma, circa 250 persone provenienti da diverse città d'Italia si sono incontrate in piazza Montecitorio, raggiunte da padre Alex Zanotelli. Dall’8 ottobre dieci attivisti hanno iniziato uno sciopero della fame per “chiedere un incontro pubblico tra istituzioni ed Extinction Rebellion, un tavolo con il governo e aprire un dialogo in piazza, dove gli attivisti rimarranno a scioperare a oltranza”.

A Madrid, in Spagna, circa 200 manifestanti hanno occupato il ponte Raimundo Fernández Villaverde, nel centro della città. Molti attivisti hanno protestato vestiti di blu, marrone e rosso, a simboleggiare i colori delle inondazioni, della desertificazione e degli incendi, effetto e allo stesso tempo causa dei cambiamenti climatici. «Vogliamo rappresentare le catastrofi naturali, per mostrare cosa accadrà se i politici non fanno qualcosa adesso», ha spiegato un attivista. La polizia ha identificato 180 persone: 33 attivisti sono stati fermati, 3 sono rimasti in carcere con l’accusa di resistenza ai pubblici ufficiali. 

Più di 100 attivisti sono stati arrestati ad Amsterdam dopo aver messo su un campeggio di tende sulla strada principale vicino al Rijksmuseum, il museo nazionale olandese.

Grandi proteste ci sono state in Nuova Zelanda e Australia. Sin dal primo giorno i manifestanti stanno bloccando le strade e facendo irruzione nelle sedi di banche e società del settore dell’energia. 

In Australia le forze dell’ordine stanno rispondendo in modo autoritario alle proteste. In tutto il paese, le amministrazioni locali stanno approvando provvedimenti che introducono sanzioni più dure nei confronti delle azioni ideate dagli attivisti. Solo il primo giorno, riporta il Guardian, sono state arrestate 30 persone, tra di loro quattro adolescenti. I gruppi per le libertà civili hanno definito assurde le misure adottate.

Il ministro degli Interni Peter Dutton ha definito i manifestanti un flagello e ha suggerito il ricorso a pene detentive. Kerri-Anne Kennerley, una popolare presentatrice televisiva e radiofonica, ha affermato che gli attivisti dovrebbero essere messi in prigione senza dare loro da mangiare, prima di precisare che la sua era una battuta. 

Tutto questo non ha impedito che le azioni di disobbedienza civile andassero avanti. A Sydney, i manifestanti vestiti da api si sono mossi come grandi sciami ad Hyde Park per chiedere "un'azione forte sui cambiamenti climatici in modo da dare un futuro all'agricoltura del paese". A Brisbane, un attivista si è sospeso su un’amaca su Story Bridge per 6 ore. A Melbourne, i manifestanti hanno bloccato il traffico e le linee del tram. 

Le proteste nel Regno Unito

Il cuore delle proteste è il Regno Unito, dove Extinction Rebellion è nato e ha iniziato a protestare circa un anno fa. 

Ieri è iniziata l’azione di disobbedienza civile all’aeroporto di Londra City. Seguendo l’esempio delle proteste a Hong Kong, XR punta a bloccare l’aeroporto per tre giorni per protestare contro il progetto di ampliamento della struttura che, se realizzato, significherebbe più voli e quindi maggiori impatti ambientali, in netto contrasto con l’impegno del parlamento britannico a ridurre le emissioni fino a zero entro il 2050.

Come ha riferito il giornalista Nicholas Watt della BBC, sono state diverse le azioni che hanno tentato di ritardare i voli o complicare le operazioni aeroportuali. Tuttavia, l’aeroporto ha dichiarato che i voli sono partiti quasi tutti puntuali o con lievi ritardi.

L'ex ciclista paralimpico James Brown, ipovedente, è riuscito a salire sulla cima di un aereo della British Airways diretto ad Amsterdam. Si è filmato aggrappato alla fusoliera e ha trasmesso un messaggio in diretta online per Extinction Rebellion.

Watt, invece, ha dichiarato che il suo volo, diretto a Dublino, è stato bloccato quando era ormai pronto per decollare perché un uomo, vestito elegantemente, si è alzato in piedi poco prima della partenza, ha iniziato a camminare lungo il corridoio e ha tenuto una lezione sui cambiamenti climatici. Di fronte al rifiuto di prendere posto su richiesta dell’equipaggio, l’attivista è stato fatto scendere dall’aereo e accompagnato dalla polizia nell’aeroporto. Il volo è partito con due ore di ritardo.

L'ex detective della polizia metropolitana John Curran è stato fermato per essersi steso sul marciapiede all’esterno dell’aeroporto mentre Phil Kingston, 83 anni, è stato arrestato per la terza volta in una settimana per aver bloccato l’ingresso principale dei passeggeri. 

Sono proseguite anche le proteste in città. A Westminster tende e manifestanti sono stati sgomberati dalle strade che portano a Parliament Square. Tuttavia, le strade intorno al Parlamento e Whitehall sono rimaste chiuse al traffico, fatta eccezione per i ciclisti. Venerdì 11 ottobre, gli attivisti si sono accampati davanti all'ingresso principale della BBC per chiedere di "dire tutta la verità" sui cambiamenti climatici. I manifestanti hanno esposto uno striscione che diceva: "BBC, il tuo silenzio è mortale".

Sky News riferisce che oltre 500 ufficiali in più, provenienti da tutte le forze dell’ordine di Inghilterra e Galles, sono stati destinati a sorvegliare Londra. La polizia ha comunicato di essere riuscita a mettere sotto controllo 6 degli 11 siti interessati dalle proteste e di aver arrestato quasi 850 persone in totale dall’inizio delle proteste. Ventinove persone sono state accusate di diversi reati, in sette dovranno comparire di fronte al tribunale di Westminster. Inoltre, la polizia metropolitana ha diffuso un video dei materiali sequestrati ai manifestanti durante le loro azioni. 

Sin dal primo giorno, lunedì scorso, centinaia di attivisti hanno gremito Trafalgar Square e bloccato i ponti di Lambeth e Westminster. Un carro funebre, contenente una bara con la targa “Our Future”, è stato parcheggiato a Trafalgar Square. Il conducente si è incatenato al volante con un lucchetto per biciclette.

Il reverendo John Swales ha creato “un ponte di fede” sul ponte di Lambeth, celebrando momenti liturgici e veglie di preghiera. «Se non cambiamo radicalmente il modo in cui viviamo, ci troveremo di fronte alla catastrofe climatica in tutta la sua forza», ha dichiarato il parroco. 

Alcuni manifestanti, soprannominati “Red ribelli”, si sono presentati vestiti di rosso e con il volto dipinto di bianco.

Due donne sono state fotografate mentre si sposavano sul ponte di Westminster mentre una decina di donne hanno allattato i loro bambini tutte insieme contemporaneamente.

Nel gruppo c’erano anche Esme e Rafi, due bambini di 11 e 9 anni, che hanno deciso di non andare a scuola per partecipare alle proteste. «Siamo qui perché vogliamo che il mondo sia ancora vivo il giorno in cui noi moriremo», ha dichiarato Rafi. «Abbiamo parlato delle proteste a casa e la scuola sa dove sono», ha aggiunto Laurie, la madre dei due bambini.

Attivisti di Animal Rebellion, un movimento alleato di Extinction Rebellion, hanno marciato da Russell Square fino a Smithfield Meat Market per condividere la loro "visione di un sistema alimentare a base vegetale".

Diversi personaggi famosi hanno preso parte alle manifestazioni. Il cantante Declan McKenna si è esibito in un concerto gratuito improvvisato mentre la gente si riuniva sotto la pioggia per ascoltare. Sir Mark Rylance, premio Oscar come attore non protagonista per il film “Il ponte delle spie” di Steven Spielberg, si è unito alle proteste nei pressi di un centro commerciale a St. James Park. Lo scorso giugno Rylance si era dimesso dalla Royal Shakespeare Company (RSC) per la sua collaborazione con British Petroleum. L’attore ha detto ai cittadini presenti che la sua decisione è stata ispirata dall’attivista Greta Thunberg.

Per sostenere le spese delle azioni di disobbedienza civile, XR ha avviato una campagna crowdfunding. In 4 giorni sono stati raccolte 250mila Sterline. Il sito web di Extiction Rebellion UK è rimasto bloccato per tre ore martedì scorso a causa dell’eccesso di visite, ha dichiarato Alice Browne, una dei portavoce del movimento. Nel frattempo sono partite altre due campagne di raccolta donazioni in tutto il mondo anche per sostenere le spese legali e acquistare cibo, coperte, bevande, impermeabili.

Extinction Rebellion, crowdfunding, cambiamento climatico
via Climate Home News

“I manifestanti? Crusties nullafacenti”. Così il primo ministro Boris Johnson ha definito le persone che stanno protestando in questi giorni. L'espressione ha lasciato interdetti molti, tanto che la BBC ha pubblicato un articolo per spiegarne il significato: Il termine era popolare negli anni novanta per riferirsi a un particolare gruppo di persone che si vestivano e si comportavano in un certo modo: giovani senzatetto o vagabondi, che generalmente vivono accattonaggio in città, capelloni, rasta e vestiti in modo trasandato.

Non si sono fatte attendere le repliche tra cui quella di Stanley Johnson, padre del premier Boris. Intervenuto su un palco a Trafalgar Square con il distintivo XR, il padre del primo ministro britannico si è detto orgoglioso di essere definito “un crusty nullafacente”: «È una delle cose più belle che sono state dette su di me da sempre», ha dichiarato Stanley Johnson.

Gli scienziati britannici si uniscono alle proteste contro i cambiamenti climatici di Extinction Rebellion

Per quanto ci sia un fervente dibattito all’interno della comunità scientifica sulla fattibilità delle richieste di XR, alle manifestazioni hanno aderito tanti scienziati.

“Temo che la richiesta di emissioni zero entro il 2025 abbia in qualche modo danneggiato il messaggio di XR”, ha twittato Ken Rice, professore di astrofisica computazionale all’università di Edimburgo e studioso delle tematiche legate al cambiamento climatico, animando una lunga discussione su Twitter. “Tuttavia, questo non cambia lo stato delle cose e cioè che per raggiungere gli obiettivi di Parigi 2015 occorrano interventi sostanziali e in tempi brevi”, ha aggiunto Rice. 

All'Università di Cambridge, un docente di letteratura francese Olivier Tonneau ha invitato i suoi studenti a sostenere XR e a studiare per collocare il movimento nel contesto storico attuale. 

Charlie Gardner, docente all'Università del Kent, ha dichiarato al sito New Scientist di essersi unito a Extinction Rebellion perché sentiva che la sua responsabilità professionale doveva andare oltre il "solo studiare e descrivere" l'impatto dei cambiamenti climatici sulle biodiversità: «Sappiamo cosa fare per salvare le specie, ma il governo del Regno Unito non ci sta dando i finanziamenti per farlo. Ho fatto tutto il possibile a livello professionale e personale, ma nulla di tutto ciò ha funzionato, è stata una goccia nell'oceano. Per me come scienziato, manifestare è necessario e darà i suoi frutti». 

Gardner ha detto di aver incoraggiato anche altri scienziati a scrivere pubblicazioni scientifiche, avviare gruppi locali di attivismo e fare pressione sulle loro istituzioni affinché dichiarino l’esistenza di una “emergenza climatica”.

Anche Jennifer Rudd, docente presso un'Università britannica di cui non ha voluto fare il nome, ha detto di non aver avuto altra scelta se non quella di unirsi a Extinction Rebellion alla luce di «tutto quello che so sui cambiamenti climatici». Da allora ha apportato cambiamenti nella sua carriera per allinearsi ai valori del movimento, incluso smettere di volare per ridurre la sua impronta di carbonio, con ricadute negative sulle sue collaborazioni e la sua reputazione internazionali.

Infine Lee – che non ha voluto indicare il suo nome completo – ha affermato sempre al New Scientist di aver lavorato per un decennio nella scienza del clima e di aver optato per XR perché «stiamo raggiungendo il punto di non ritorno».

Dopo un anno di disobbedienza civile, Extinction Rebellion è di fronte al vero punto di svolta

Dopo le prime proteste di un anno fa e le azioni di disobbedienza civile dello scorso aprile per bloccare i centri economici e politici, XR ha cominciato a diffondere in altri paesi come l’Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Nuova Zelanda, Norvegia, Spagna, Paesi Bassi, Sud Africa, Svizzera e Stati Uniti. Le proteste di questi giorni sono l’esito e la prima messa alla prova del tentativo di creare un movimento internazionale di massa che coniughi  la serietà dei temi per cui si protesta con un'atmosfera da festival musicale. 

Come lo scorso aprile, con i loro striscioni, graffiti, artisti di strada e il sostegno anche di personaggi famosi, i manifestanti stanno marciato, ballando con la polizia, tenendo discorsi e spettacoli di strada, versando sangue finto su simboli del potere, inscenato film catastrofici ambientali. Tutte azioni che, come abbiamo visto, dopo la sorpresa suscitata nei mesi scorsi, sta spingendo i governi nazionali ad adottare misure sempre più restrittive.

Extinction Rebellion ha lanciato l'allarme sul cambiamento climatico in tutto il mondo, ha commentato sul Guardian Nosheen Iqbal. Solo nell'ultima settimana, XR è stato descritto come ecomaniaco (Daily Mail), ecoradicale che ignora il nostro destino economico (Times), pericoloso (Daily Telegraph). Gli attivisti sono stati accusati di "distrarre 83mila ufficiali dalle loro normali funzioni" e di costare oltre 16 milioni di sterline a Scotland Yard. La scorsa settimana a Londra XR ha cosparso di sangue finto il Ministero del Tesoro usando un vecchio camion dei pompieri con un cartello con su scritto: “Smettete di finanziare la morte climatica”.

Extinction Rebellion, cambiamento climatico, Londra, Regno Unito
via Guardian

In meno di un anno Extinction Rebellion è diventata l'organizzazione ambientale in più rapida crescita al mondo. «Abbiamo già visto movimenti di protesta sui cambiamenti climatici prima, ma non hanno attirato ovunque così tante persone o non hanno avuto lo stesso impatto di XR», ha spiegato Clare Saunders, docente di politica ambientale all'Università di Exeter. «Per la prima volta, gente comune si impegna in azioni radicali. È unico. Non riesco a pensare a nessun movimento di protesta su tematiche ambientali nella storia come questo».

Secondo un’indagine giornalistica di The Observer, che ha osservato il movimento dal suo interno, durante incontri in tutto il Regno Unito, Extinction Rebellion si sta diffondendo rapidamente e sta coinvolgendo così tanti attivisti perché “sta dando speranza a persone che erano stanche dell'inazione”. 

«Il movimento innanzitutto si fa carico delle battaglie dei vecchi ambientalisti che hanno protestato per molti anni, degli attivisti ambientali che ogni anno muoiono in tutto il mondo, di quei mezzi di informazione che hanno a cuore e sostengono le tematiche ambientali», spiega in un’intervista a Democracy Now! Gail Bradbrook, attivista della prima ora di XR.

Dietro la nascita di Extinction Rebellion c'è l'incontro di accademici, ricercatori e attivisti che tre anni fa hanno cominciato a interrogarsi su due questioni in particolare: perché nonostante i tanti accordi internazionali sul clima non è mai accaduto nulla e cosa fare per farlo accadere?

«Abbiamo individuato tre strade: una campagna via email simile a quelle di GreenPeace che però risultava efficace solo se rivolta a obiettivi specifici e limitati nel tempo; proteste violente che però, se andava bene, aprivano la strada a una guerra civile e, pertanto, non era una via percorribile; la disobbedienza civile di massa, ovvero riuscire ad attivare migliaia di persone dal background differente (giovani, adulti), culture diverse, che pacificamente violano la legge per una causa comune e per far sì che ci sia un cambiamento nell’immediato. In base alla letteratura studiata, era questa la forma di protesta dalle probabilità di successo maggiori», racconta Roger Hallam, uno dei cofondatori del movimento.

«Invocando nuove forme democratiche, come le assemblee di cittadini, l’azione di Extinction Rebellion riguarda prima di tutto la democrazia. Come movimento non siamo ideologici. Non stiamo prendendo posizione contro un tipo di sistema economico o a favore di un altro. In pratica, stiamo dicendo che il sistema attuale non funziona. E dobbiamo avere una conversazione matura su quale tipo di sistema abbiamo bisogno, sia politicamente che da un punto di vista giuridico, culturale ed economico, in modo tale da fermare i danni che stiamo facendo a noi stessi e al pianeta», ha aggiunto Bradbrook a Democracy Now!.

Tuttavia, scrive Leo Barasi – autore di “The Climate Majority: Apathy and Action in an Age of Nationalism”, pubblicato da New Internationalist – sempre sul Guardian, ora il movimento si trova a un punto di svolta e deve rispondere alla fatidica domande: che fare? Altrimenti si corre il rischio che le proteste col passare del tempo si affievoliscano.

La sfida – spiega Barasi – è costringere i politici "verdi" a presentare soluzioni concrete: “La prossima ondata di proteste di Extinction Rebellion avrà successo se costringerà i politici a mettere sul tavolo le loro proposte. Quando un politico dice che fermerà l'escalation della crisi climatica, la prima domanda che deve essere fatta è: Come?”. È questo il passaggio fondamentale per “vincere la guerra e non solo la battaglia di un giorno”.

Immagine in anteprima via Climate Home News

Iscriviti alla nostra Newsletter

  Consenso all’invio della newsletter: Dai il tuo consenso affinché Valigia Blu possa usare le informazioni che fornisci allo scopo di inviarti la newsletter settimanale e una comunicazione annuale relativa al nostro crowdfunding.
Come revocare il consenso: Puoi revocare il consenso all’invio della newsletter in ogni momento, utilizzando l’apposito link di cancellazione nella email o scrivendo a info@valigiablu.it. Per maggiori informazioni leggi l’informativa privacy su www.valigiablu.it.
Segnala un errore