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Polonia, non si ferma l’assalto del governo all’indipendenza dei media

8 Gennaio 2021 6 min lettura

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Polonia, non si ferma l’assalto del governo all’indipendenza dei media

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I media polacchi scioperano contro la proposta di una nuova tassa sulla pubblicità: 'Un attacco alla libertà di stampa'

Aggiornamento 11 febbraio 2021: I media indipendenti polacchi protestano contro una nuova tassa sulla pubblicità che il governo di Mateusz Morawiecki (del partito di destra "Diritto e Giustizia") vuole introdurre punta a minare la libertà di stampa nel paese. Per questo motivo, mercoledì 10 febbraio le principali testate e radio polacche hanno scioperato, sospendendo la copertura delle notizie.

La tassa, di cui si sta discutendo in Parlamento, si concentra sugli introiti della pubblicità aziendale, variando dal 2% al 15% a seconda delle dimensioni dell'azienda, spiega Wojciech Kość su Politico, costringendo le imprese (anche quelle straniere) ad ampliare la pubblicazione di materiale dal contenuto nazionale polacco. Per il governo polacco si tratta di un modo per sostenere le finanze pubbliche colpite dalla pandemia e i soldi saranno destinati all'assistenza sanitaria e alla cultura. I medi e l'opposizione politica ritengono invece che l'obiettivo reale della nuova tassa è di intimorire la stampa indipendente. «Stanno più o meno copiando l'approccio ungherese per ridurre la possibilità di sopravvivenza dei media indipendenti. Dicono che i proventi della tassa servano per affrontare la pandemia, ma i soldi andranno solo alle operazioni di propaganda vicine a Diritto e Giustizia», ha detto un dirigente dei media privati a Politico. "Questa è semplicemente un'estorsione", si legge in una lettera indirizzata al primo ministro polacco e firmata da 43 organizzazioni che includono i più grandi editori di giornali e riviste della Polonia.

Nel suo articolo Kość scrive che anche l'emittente pubblica polacca TVP – divenuta nel tempo strumento di propaganda filo governativa – dovrà pagare la nuova tassa, ma che, avendo ricevuto una sovvenzione di 440 milioni di euro ed essendo supportata da un canone obbligatorio, non andrà incontro a problemi. Inoltre, continua il giornalista, la tassa sarebbe pensata in modo tale che molti editori filo-governativi di destra non saranno coinvolti perché troppo piccoli.

"Non ho dubbi che l'obiettivo sia colpire i media indipendenti", ha scritto su Twitter Adam Bodnar, difensore civico per i diritti umani della Polonia.

Vera Jourova, vice presidente della Commissione europea, ha dichiarato al Parlamento europeo: «Oggi c’è la protesta dei media in Polonia che si è espressa con gli schermi oscurati e questa potrà diventare domani una triste realtà quotidiana. Dobbiamo tutelare la libertà di espressione anche sostenendo i media indipendenti, non eliminandoli con ulteriori oneri finanziari, e questo vale non solo per la Polonia. Dobbiamo garantire che i media possano continuare a fare il loro lavoro perché hanno un ruolo importantissimo nelle nostre società democratiche».

Il giornalista polacco Mariusz Kowalewski ha raccontatoNational Public Radio (Npr) di essersi insospettito quando a TVP – la più grande emittente pubblica (televisiva e radiofonica) in Polonia – gli hanno chiesto di seguire con un drone un critico del partito di destra "Diritto e Giustizia" al governo. «L'idea – ricorda Kowalewski, che dal 2016 al 2019 ha lavorato nella testata prima di essere licenziato – era di mandare questo drone a casa sua in modo che se ne accorgesse e si sentisse minacciato, come se fosse osservato. Un metodo di intimidazione uscito direttamente dal comunismo».

Npr scrive che questo ordine era arrivato direttamente dagli editori di TVP: "Kowalewski dice di aver sabotato il piano dando all'operatore del drone un vecchio indirizzo, ma afferma che l'episodio gli ha insegnato che la televisione pubblica non è più al servizio del pubblico. Al contrario, afferma, sta servendo il partito populista di destra al governo, Diritto e Giustizia. «Invece di informazioni, i telespettatori ora ricevono una propaganda schietta con lo scopo di far passare il messaggio che Legge e Giustizia è il partito migliore per governare questo paese»".

Dal 2015, da quando cioè "Diritto e Giustizia" è al governo, il partito di destra ha preso il controllo di TVP, promettendo anche di "ripolonizzare" i media privati nazionali controllati in diversi casi da proprietari stranieri: «Se come polacco possedessi un giornale in Francia, mi impegnerei per vendere più copie possibile e ampliare il mio business. Ma se emergesse una divergenza tra Polonia e Francia, come patriota polacco mi assicurerei di presentare il punto di vista polacco sulla questione. Perché dovremmo credere che i tedeschi siano patrioti peggiori di noi? Anche loro sono patrioti, ma patrioti tedeschi. E in caso di scontro tra Germania e Polonia, racconteranno la prospettiva tedesca», aveva dichiarato lo scorso anno il vice primo ministro polacco Jaroslaw Gowin. Secondo i critici, però, con questo termine si cerca di mascherare l'intenzione del partito al potere di trasformare i media in propagandisti di governo.

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Lo scorso settembre su Valigia Blu abbiamo raccontato che riguardo le elezioni presidenziali di luglio in Polonia – vinte dal candidato di "Diritto e Giustizia", il nazionalista conservatore Andrzej Duda –, uno studio pubblicato durante la campagna elettorale, che prendeva in esame il periodo tra il 3 e il 16 giugno, aveva mostrato che il 97% delle notizie della televisione pubblica sul presidente in carica erano positive, mentre l’87% di quelle che avevano come protagonista il leader dell'opposizione erano negative. Secondo il Financial Times, la televisione pubblica polacca non era stata solo uno strumento di propaganda, ma un vero e proprio megafono della mentalità paranoica d’estrema destra, che vede come protagonisti gli eroici polacchi come Duda che ingaggiano una battaglia senza fine per opporsi ai piani malefici orchestrati dai poteri forti internazionali delle lobby tedesche-giudaiche-LGBT, che cospirano contro il bene della Polonia nelle loro riunioni segrete in Svizzera.

L’Office for Democratic Institutions and Human Rights (ODIHR), una delle principali istituzioni dell’Organization for Security and Cooperation in Europe (OSCE), che ha monitorato le elezioni polacche, ha riscontrato il fallimento dell'emittente pubblica nel garantire una copertura equilibrata delle elezioni.

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Dopo l'uccisione a gennaio 2019 del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, pugnalato a morte mentre era sul palco di un evento di beneficenza, TVP è stata anche accusata da più parti nel paese di aver alimentato un clima che ha portato all'uccisione del politico. Adamowicz era finito al centro di numerosi servizi su TVP che lo criticavano per vari motivi, tra cui la sua apertura ai migranti e il suo sostegno ai diritti LGBT.

Poco più di un mese fa, poi, la società petrolifera polacca Pkn Orlen, di proprietà statale, ha annunciato l'acquisizione di Polska Press, uno dei più grandi gruppi editoriali della Polonia in precedenza sotto il controllo di un editore tedesco. Si tratta di una mossa, si legge ancora su Npr, "che metterà 20 dei 24 quotidiani regionali polacchi sotto il controllo di Orlen, nonché 120 giornali settimanali e molti siti web che raggiungono, si stima, 17,4 milioni di lettori online in un paese di 38 milioni di persone". La scorsa settimana il sito di notizie online Onet.pl ha annunciato anche che Orlen starebbe pensando di comprare Gremi Media, nel cui portafoglio ci sono due dei quotidiani più importanti in Polonia, Rzeczpospolita e Parkiet.

I giornalisti polacchi si stanno preparando. «Se sento che improvvisamente c'è una pressione politica su di me, sarò costretto a lasciare», ha detto a Npr Marek Twarog, direttore di Dziennik Zachodni, il quotidiano regionale più venduto in Polonia di proprietà della Polska Press: «Quello che è successo a TVP sta facendo preoccupare tutti noi per l'impatto politico sul nostro giornale».

Foto in anteprima via publicmediaalliance.org. Credits: Jaap Arriens/Creative Commons

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