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In vista delle elezioni, in Polonia il presidente Duda lancia una campagna contro la comunità LGBTI

17 Giugno 2020 5 min lettura

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In vista delle elezioni, in Polonia il presidente Duda lancia una campagna contro la comunità LGBTI

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In vista delle elezioni presidenziali in Polonia il prossimo 28 giugno - in ritardo rispetto dalla data prevista del 10 maggio, saltata a causa della crisi sanitaria di COVID-19 – la comunità LGBTI è ancora sotto attacco. Il presidente in carica Andrezj Duda, in cerca di una riconferma, ha improntato la sua campagna per la rielezione sulla “difesa della famiglia”, portando avanti un’agenda votata all'erosione dei diritti delle persone omosessuali o transessuali.

La settimana scorsa Duda ha firmato la “Carta della famiglia”, un documento che contiene proposte elettorali tra cui l’impegno di impedire alle coppie omosessuali di sposarsi o adottare figli o il divieto dell’insegnamento delle questioni LGBTI – definite “ideologia LGBTI” - nelle scuole.

Robert Biedron, candidato per il partito di sinistra alle presidenziali e primo politico polacco a dichiararsi omosessuale, ha detto che la Carta della famiglia è un documento «che divide la società polacca», e riporta alla mente reminiscenze «di uno dei periodi più brutali della storia della Polonia e dell’Europa».

La Polonia, secondo l’ultima classifica pubblicata dall’ILGA – International Lesbian and Gay Association, è l’ultimo paese nell’Unione Europea per quanto riguarda i diritti delle persone LGBTI. Nel paese, nota il report, persiste una “retorica d’odio da parte del governo e della chiesa” contro le persone LGBTI, nonché il verificarsi di episodi di violenza contro le manifestazioni per i diritti. Nel 2019 la sfilata del Pride a Białystok è stata attaccata da estremisti di destra che hanno tirato bottiglie e oggetti sui manifestanti, mentre a Lublin due persone avevano costruito in casa un esplosivo per protestare contro la marcia.

 

 

In un discorso durante un evento della campagna elettorale a Brzeg, nel sud-est della Polonia, Duda ha definito la promozione dei diritti LGBTI come «un’ideologia più pericolosa del comunismo»: «Stanno provando a convincerci che si tratta di persone, ma è un'ideologia», ha detto arringando la folla. Il presidente ha affermato che la generazione dei suoi genitori aveva combattuto contro il comunismo per 40 anni, e «non perché arrivasse una nuova ideologia ancora più distruttiva». Duda ha aggiunto che non permetterà «che la Polonia ci venga portata via. Non permetteremo a qualsiasi ideologia, che sia comunista, socialista o qualsiasi altra di portarcela via, perché questa è la nostra identità. E nessuno potrà portare i nostri bambini sulla cattiva strada, perché noi non lo permetteremo».

Le parole del presidente sono finite sui media internazionali. Poco dopo, Duda se n’è lamentato su Twitter, taggando diverse testate e dicendo che “ancora una volta, per sporca lotta politica” le sue parole erano state “decontestualizzate”: “Credo fermamente nella diversità e nell’uguaglianza. Ma allo stesso tempo, le credenze di qualsiasi minoranza non possono essere imposte sulla maggioranza sotto la falsa pretesa della tolleranza”. Ha poi precisato: “Credo nella tolleranza di ogni idea, quindi smettetela di mettere in circolo fake news”.

Duda è sostenuto dal partito di governo conservatore nazionalista Diritto e Giustizia (PiS), che alle elezioni dello scorso autunno ha vinto con un'agenda nazionalista-conservatrice forte sui valori cattolici, incluso il sostegno alle famiglie tradizionali e l'opposizione al matrimonio omosessuale. Al tempo, come ricostruiva un articolo su Coda Story, giornali di stampo conservatore e legati a PiS avevano portato avanti un’ingente campagna di disinformazione contro la comunità LGBTI polacca.

Anche nei tempi più recenti esponenti del partito di governo si sono spinti in dichiarazioni fortemente omofobe. La settimana scorsa Joachim Brudzinski, europarlamentare e vicepresidente di PiS, ha twittato che la Polonia è "molto più bella senza LGBT". Un altro membro del partito, Tomasz Rzymkowski, invece ha postato un fumetto in cui si comparavano i matrimoni omosessuali a quelli tra un uomo e una capra.

Ma fino a poco tempo fa, Duda aveva tenuto la sua retorica anti-LGBTI su toni più bassi. Secondo diversi commentatori, il cambio di passo è dovuto al calo dei consensi nei sondaggi, e quindi al tentativo di parlare alla base più conservatrice del partito.

«È nervoso, la sua gente è nervosa. La sua campagna ha rallentato», ha spiegato a Coda Hubert Sobecki, co-presidente dell’organizzazione per i diritti LGBTI Love Does Not Exclude, secondo cui «è facile ed efficace mostrare [agli elettori] una minaccia interna».

Mentre ad aprile l’attuale presidente era dato oltre il 50%, con la prospettiva di una facile vittoria al primo turno, in sondaggi più recenti della fine di maggio la percentuale si aggirava tra il 35 e il 39%. Lo scontro elettorale sarà probabilmente con il sindaco di Varsavia Rafał Trzaskowski, del partito di centro-destra Piattaforma Civica, che dal momento dell’annuncio della discesa in campo si è piazzato al secondo posto tra il gradimento degli elettori, dopo essere riuscito a raccogliere 1,6 milioni di firme in cinque giorni per formalizzare la candidatura. Trzaskowski è stato il primo sindaco ad aver partecipato al Pride di Varsavia, e ha introdotto nelle scuole della città programmi educativi sul rispetto dei diritti LGBTI.

Il partito di governo e i media vicini, scrive il Guardian, dipingono Trzaskowski come un “radicale contro i polacchi”. Il presidente della commissione esecutiva di PiS ha detto recentemente in un’intervista che gli elettori dovranno scegliere «tra una Polonia biancorossa rappresentata dall’attuale presidente e una arcobaleno», con riferimento a Trzaskowski.

La settimana scorsa il settimanale filo governativo Sieci ha pubblicato una copertina con il sindaco di Varsavia, con indosso un bracciale arcobaleno e una felpa nera, dal titolo “il candidato estremista”. Jacek Karnowski, il caporedattore del magazine, ha affermato che la copertina è stata scelta perché il candidato si presentava come moderato quando in realtà, durante il suo mandato come primo cittadino di Varsavia, «ha provato a introdurre l’ideologia LGBTI nelle scuole e nella vita pubblica». Karnowski ha poi spiegato che il partito PiS si stava focalizzando maggiormente sulla questione LGBTI perché colpisce a livello emotivo larga parte della popolazione polacca.

L’omofobia non è per nulla un tema nuovo per la politica polacca. Anche se, come spiegato da Sobecki di Love Does Not Exclude, tende a prendere la scena durante le campagne elettorali, come quella dello scorso autunno: «Questo tipo di narrazione era scomparsa dal discorso pubblico polacco per anni, e poi improvvisamente è riemersa l’anno scorso».

Duda non è neanche il primo ad aver parlato di “ideologia LGBTI” paragonandola al comunismo, al nazismo o alla peste. E questo tipo di messaggi hanno un effetto sulla popolazione. Secondo un sondaggio condotto lo scorso anno, riportato dal Guardian, alla domanda su quale fosse la minaccia più grande per la Polonia, la risposta più popolare tra gli uomini con meno di 40 anni è stata “il movimento LGBT e l’ideologia del gender”.

La settimana scorsa l’organizzazione polacca per i diritti della comunità arcobaleno Campagna contro l’omofobia ha indirizzato un messaggio a Duda, spiegando “forte e chiaro ancora una volta: non esiste nessuna ‘ideologia LGBT’, è solo un costrutto omofobo. Le persone LGBT sono lesbiche, gay, bisessuali, transessuali che sperimentano personalmente le conseguenze dell’odio omofobico e transfobico che lei contribuisce ad alimentare”.

Foto anteprima: Silar / CC BY-SA  – via commons.wikimedia.org

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