Politica e social media: regole di sopravvivenza


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In Italia ci sono 26 milioni di utenti su Facebook: il pubblico potenziale di una campagna pubblicitaria nazionale è superiore al numero di spettatori di una finale dei mondiali di calcio con l'Italia in campo.

Su Twitter ci sono quasi quattro milioni di utenti attivi, ma soprattutto ci sono tutte le principali organizzazioni politiche e mediatiche. C'è la possibilità di ottenere rapidamente l'attenzione, e di perderla altrettanto rapidamente. Basta un tweet sbagliato.

Youtube è più popolare di Facebook tra gli under 30: chi vuole parlare ai nativi digitali non può farne a meno.

L'ecosistema dei media digitali evolve ogni giorno; verità apparentemente incontrovertibili cambiano improvvisamente; personaggi molto popolari possono finire nell'oblio e nuovi opinion leader possono affacciarsi senza alcun preavviso.

Eppure la presenza di pianificazioni strategiche nella comunicazione politica sui social media sono rarissime: si twitta d'istinto, si cancellano post, si fanno gaffes. E soprattutto, non si conversa con i cittadini, che nel frattempo conversano tra loro e possono dunque costruire o distruggere la reputazione digitale di qualsiasi mittente.

La stagione della comodità sui social media è finita da un pezzo: non basta esserci, bisogna esserci scientificamente. E i rischi, al momento, superano le opportunità. Per questo vi proponiamo un piccolo vademecum in cinque punti:

1. Ogni atto di comunicazione sul web è potenzialmente pubblico: un tweet è come un comizio.

2. Parla nel modo più semplice e didascalico possibile: il 47% degli italiani è analfabeta funzionale.

3. Vuoi parlare direttamente agli elettori (disintermediazione)? Usa Facebook. Vuoi parlare attraverso i media (reintermediazione)? Usa Twitter. Vuoi parlare ai nativi digitali? Non dimenticarti di Youtube.

4. Non dare la colpa agli stagisti o agli hacker se fai un errore (e chiedi scusa: tutti sbagliano).

5. Non iniziare a usare i social media a distanza troppo ravvicinata dalle elezioni: le mosse puramente 'elettorali' sono sempre e solo un boomerang.

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