Chi ha paura di papà, mamma e gender?

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Il Comune di Padova ha negato la sala per un incontro organizzato dall'Arcigay, in cui era prevista la partecipazione di Michela Marzano, filosofa, parlamentare Pd e autrice del saggio Papà mamma e gender. La decisione sembrerebbe logica conseguenza della mozione anti-gender approvata dal Comune lo scorso 5 ottobre. Di fatto, a Padova gli spazi pubblici sono un po' meno pubblici per chi vuol parlare di integrazione. Di fatto, a Padova attaccare la libertà di espressione passa per difesa della famiglia, e a quanto pare per difendere la famiglia bisogna essere disposti a tutto, persino a limitare i diritti dei cittadini.
[Aggiornamento mercoledì 11 novembre ore 17.00 > Dopo il no alla concessione di una sala in municipio da parte del sindaco leghista Massimo Bitonci, il rettore Rosario Rizzuto apre l'ateneo: "Scelta non politica ma di libertà".]

Quella di Padova è l'ultima di una serie di crociate contro il cosiddetto pericolo gender. A fine ottobre, Loredana Lipperini nell'articolo Ritorno al passato faceva il punto sulle recenti iniziative politiche di contrasto alla Teoria gender. A Cagliari il 25 settembre è stata presentata una mozione in Consiglio regionale dove si chiede alla Giunta «che non venga in alcun modo introdotta la teoria del gender» nelle scuole. Ad Arezzo il 19 ottobre è passata in Comune l'atto di indirizzo della Lega nord per il contrasto alla teoria gender. A Perugia il 7 ottobre, ancora in Consiglio regionale, è stato presentato una mozione per il ritiro dei «libri che trattano delle questioni di genere o delle diverse tipologia di famiglie».

E prima ancora, la scorsa estate, il sindaco di Venezia Luigi Brugnano è partito all'attacco dei libri che parlano di «gender, o di genitore 1 e genitore 2», mettendoli all'indice, salvo poi fare un mese dopo una parziale marcia indietro. Decisioni politiche che provocarono l'attacco del cantante Elton John (che ha due figli insieme al marito David Furnish): «la meravigliosa Venezia sta indubbiamente affondando, ma non tanto rapidamente quanto il bifolco e bigotto Brugnaro».
Nel mese scorso, sempre a Venezia, altri 13 libri sono stati messi all'indice dalle biblioteche di asili nido e materne, a seguito della decisione della commissione comunale formata dalle coordinatrici e dalle educatrici di nidi e materne.

Perché la «teoria gender» e «pericolo gender» non esistono

Ma cosa sarebbe questa presunta «ideologia gender» (o «teoria gender») che mette in pericolo i bambini? L'associazione Manif Pour Tous Italia lo spiega in «meno di tre minuti», a suggerire che il pericolo sarebbe così evidente da non volerci poi molto a farlo notare.

È questa surreale concatenazione di fobie il modello educativo da cui ci si deve proteggere? È per l'idea che sia anormale per una ragazza voler fare il camionista che si pretende di censurare libri, programmi scolastici, persone? Pare di sì.

Eppure la «Teoria gender», semplicemente, non esiste. Come spiegato da Simona Regina su Wired «nessuno, in ambito accademico, parla di teoria del gender. È infatti un’espressione usata dai cattolici (più conservatori) e dalla destra più reazionaria per gridare “a lupo a lupo”». Chi lo fa, mescola ambiguamente l'esistenza degli studi di genere (gender studies in inglese), una branca disciplinare ampia e composita, con la paura che la famiglia tradizionale sia in pericolo. Nel Vademecum per proteggere i tuoi figli dell'associazione ProVita ad esempio, sono reclutati sotto lo spauracchio della «Teoria gender» Simone De Beauvior, Chaz Bono (artista e attivista, figlio di Sonny Bono e Cher), il giudice della Corte suprema Ruth Bader Ginsburg e la femminista radicale Judith Butler, senza alcuna soluzione di continuità.

Più di una teoria, insomma, si tratterebbe di un complotto ordito per distruggere la famiglia e l'identità sessuale di uomini e donne. Sempre nel Vademecum a supporto dell'esistenza si invita «chi nega l'esistenza della suddetta teoria» a «spiegare perché su Facebook e altrove [dove? ndr] possiamo scegliere tra decine e decine di generi: basta andare a guardare. Si parla di generi e non di sesso (anche perché di sessi ve ne sono soltanto due)». In realtà su Facebook i campi sono tre: uomo, donna e campo personalizzato: la possibilità che una transuessuale indichi di esserlo sul proprio profilo sarebbe una delle prove del baratro dentro cui l'umanità rischia di crollare?

Altra sciocchezza dolosa è che i cromosomi X e Y determinino sesso, orientamento sessuale, identità e comportamenti sessuali di un essere umano: si mescolano i piani per poter imporre cosa sia naturale e cosa no. Su Internazionale Chiara Lalli scrive a riguardo di maschio/femmina in biologia:

In biologia ci sono i due estremi (M e F), ma ci sono anche molte possibilità intermedie. Esistono molti stadi di intersessualità, come l’ermafroditismo, la sindrome di Morris e quella di Swyer, e ci sono casi in cui è controversa la definizione di intersessualità, come la sindrome di Turner o di Klinefelter (si veda il film XXY). Anche alcune di queste condizioni sono definite patologiche (disordini di differenziazione sessuale o di sviluppo sessuale), ma pure definire una “patologia” non è così agevole come potrebbe sembrare. Questo soltanto se parliamo di sesso, ovvero dell’appartenenza a un genere sessuale indicato come XX e XY (sono i cromosomi sessuali a distinguere, a un certo punto dello sviluppo embrionale, gli individui che saranno maschi da quelli che saranno femmine).

Questa visione pseudoscientifica serve ai No gender per veicolare come ammissibile solo l'orientamento eterosessuale, creando la premessa per diffondere politiche omofobe, transfobiche e sessiste: un gay sarebbe meno maschio di un etero, una camionista sarebbe meno femmina di una casalinga? E una casalinga sterile sarebbe meno femmina di una con figli? Come scrive su Primo Vanessa Roghi  L'invenzione dell'«ideologia gender [...] è l'ultima frontiera del tentativo di una parte cattolica non marginale di disciplinare la questione dei rapporti fra uomo e donna».

Mamma papà e gender: il libro di Michela Marzano

Marzano – Papà, mamma e gender

Proprio in questo quadro sarebbe utile la diffusione del libro di Michela Marzano, per provare a dissipare la nebbia che offusca gli anti-gender. L'autrice parte infatti da un percorso di vita e di formazione vicino a chi di solito è più esposto alla retorica del «pericolo gender». Cresciuta in una famiglia cattolica, ha un fratello gay. Ha dunque vissuto a stretto contatto gli effetti repressivi degli stereotipi:

Arturo è gay. E per anni aveva convissuto con la vergogna e i sensi di colpa. [...] Certe cose non le si dovevano nemmeno pensare a casa mia. Una famiglia normale, tradizionale, papà, mamma e figli. Genitori cattolici che avevano mandato i figli in una scuola cattolica. Cattolici e meridionali. Che si portavano dentro un catechismo imparato a memoria e tanti luoghi comuni. L’uomo deve, non deve, fa, non fa. Esattamente come la donna. Questo è normale, questo no. Questo è naturale, questo è contro natura.

Affronta perciò certi schemi mentali, linguaggi e documenti di propaganda con una prospettiva di maggior contatto rispetto a un approccio accademico classico. Ed è un valore aggiunto perché mostra come vivi, e non solo razionali, quegli interrogativi e quegli argomenti che vorremmo scattassero in chi si lascia dominare dalla paura o dall'odio. Sul video dei Manif Puors Italia scrive Marzano:

Quando si parla di identità, per dirla in altri termini, non ci si riferisce mai all’universo valoriale, ma sempre e solo a quello descrittivo. Due oggetti possono quindi essere identici oppure no, senza che questo implichi una superiorità o un’inferiorità di un oggetto rispetto all’altro. Quando si parla di uguaglianza, invece, entrano direttamente in gioco i valori. Ecco perché, quando si dice che una persona è uguale all’altra, non si sta dicendo che sono identiche; si sta solo dicendo che, nonostante le differenze specifiche che le caratterizzano, hanno la stessa dignità e lo stesso valore intrinseco, e quindi devono poter godere degli stessi diritti politici, sociali ed economici.

A commento cita un passo biblico, «È questa l’uguaglianza di cui ci parla già il Nuovo Testamento: “Non c’è più giudeo né greco; non c’é più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù” (Gal. 3, 28). Si è tutti fratelli e sorelle in Cristo, tutte e tutti uguali», e collega quell'uguaglianza al significato che ha nei testi della tradizione del diritto: Dichiarazione di Indipendenza americana, Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo francese e articolo 3 della Costituzione italiana. Cerca dunque una sintesi tra tradizioni, avendo in mente un lettore ideale dei cui stereotipi vuole farsi carico.

C'è poi grande attenzione a quei testi cardine del fronte cattolico No gender, come il documento Famiglia, matrimonio e unioni di fatto, dove già nel 2000 si lanciava l'allarme «non deve essere sottovalutata la diffusione di una certa ideologia di "gender"».

Volendo riassumere, si potrebbe dire che, per il Pontificio Consiglio, l’ideologia gender ridurrebbe il maschile e il femminile a costruzioni culturali; giustificherebbe ogni azione sessuale, compresa l’omosessualità; trasformerebbe ogni unione consensuale in famiglia. Peccato che l’omosessualità non sia un’azione. Peccato che un conto sia la differenza dei sessi, altro conto siano i ruoli di genere. Peccato che le coppie omosessuali, quando rivendicano la possibilità di sposarsi, chiedano solo che anche la loro “donazione reciproca” possa essere giuridicamente riconosciuta.

C'è spazio anche per quelle figure evocate come madri fondatrici di un'ideologia scellerata, Simone De Beauvior e Judith Butler. Della prima, di cui è strumentalizzata la frase «donna non si nasce, lo si diventa», scrive Marzano: «Lo scopo di Simone de Beauvoir era solo quello di spiegare alle donne che avevano il diritto di ripensare il proprio ruolo all’interno della società uscendo da quegli stereotipi che, per secoli, le avevano rese prigioniere della subordinazione all’uomo». Sulla seconda si sofferma a lungo, mostrando come la caricatura che viene fatta delle sue posizioni non corrisponda a un pensiero che, negli anni, si è molto trasformato, e che quindi andrebbe visto nella sua complessità.

Papà mamme e gender è il libro che bisognerebbe provare a far leggere al genitore che in consiglio di classe strepita per paura che il figlio di sette anni torni a casa dicendo che vuol diventare donna perché così gli hanno insegnato a scuola. O, perché, no, andrebbe regalato a sindaci e amministratori locali. Perché un certo cattolicesimo oscurantista, volenti o nolenti, riguarda una cospicua percentuale di popolazione, e se non si riesce a trovare un linguaggio efficace per togliergli terreno (a tal scopo alla fine del saggio è presente un glossario), la battaglia per il superamento degli stereotipi di genere, a qualunque livello o fascia di età, rischia di diventare una contrapposizione tra sordi, dove per il momento i sordi sembrano in vantaggio, se non altro per l'ostinazione.

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