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Letta abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Ma non è vero

13 Dicembre 2013 8 min lettura

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Letta abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Ma non è vero

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Questa mattina il Presidente del Consiglio Enrico Letta annuncia su twitter l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti.

Immediatamente ripreso e rilanciato dai giornali che (faccio esempio su tre tra le principali testate) titolano (semplifico) "abolito il finanziamento pubblico ai partiti".

Corriere della Sera
La Repubblica
La Stampa

Però, però, però. Il finanziamento pubblico ai partiti non esiste. È stato abolito nel 1993 dal referendum voluto dai radicali. Quindi semmai stiamo parlando non di una abolizione ma di una 'introduzione' regolamentata del finanziamento dei partiti.

Cosa esiste in realtà? Esistono i rimborsi elettoriali. Introdotti furbescamente dai partiti subito dopo l'abolizione del finanziamento pubblico. Come funzionano questi rimborsi elettorali? Lo spiego qui in modo dettagliato: ma semplificando ancora il partito spende 1 e lo Stato rimborsa 5 (una truffa legalizzata praticamente).

Faccio notare a Enrico Letta la questione (che non è affatto meramente linguistica).

Viene fuori dagli scambi su twitter appunto che: il finanziamento pubblico non esiste e quindi non può essere abolito. Che esistono i rimborsi elettorali. Che non sono stati aboliti del tutto, ma esiste un regime transitorio, per cui i rimborsi vengono tagliati gradualmente. E onestamente non si capisce perché non siano stati aboliti tutti e subito.

Infine per quanto riguarda il decreto oggetto di discussione (e abilmente definito da Letta 'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti') di cosa si tratta esattamente? Come fa notare Andrea Iannuzzi:

Il governo ha anticipato per decreto il testo già in discussione nei due rami del Parlamento (approvato alla Camera, in discussione al Senato), né più né meno.

Cosa comporta quel disegno di legge ora diventato decreto?

Riprendo dal mio post Soldi ai partiti il trucco c'è e si vede (rispetto al ddl del Consiglio dei Ministri ci sono alcuni cambiamenti nel passaggio alla Camera che segnalo come aggiornamento rispetto agli sgravi fiscali e all'inoptato - siccome su inoptato leggevo versioni diverse che giravano online ho chiesto conferma allo staff di Palazzo Chigi, che mi ha risposto direttamente con le parole di Letta - video) >

Cosa prevede il ddl del Consiglio dei Ministri
Premessa: il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei Ministri con la clausola ‘approvato salvo intese’. Il che significa che ci sono ancora possibilità di modifica prima che il disegno venga portato il Parlamento. E comunque bisognerà poi vedere cosa succederà una volta che il provvedimento sarà sottoposto alla discussione parlamentare.

  1. 2×1000. I cittadini possono scegliere di destinare il 2×1000 nella loro dichiarazione di reddito. A partire dal 2014, ma i soldi ai partiti saranno erogati a partire dal 2017. È stato stabilito un tetto complessivo di 61 milioni di euro (anche se un comma dell’articolo 4 del ddl attribuisce al governo – sottolineo al governo –  la possibilità di innalzare il tetto). Il secondo comma dell’articolo 4 dice che: l’importo complessivo di chi non sceglie di destinare il 2×1000 (né al partito né allo Stato) sarà comunque distribuito ai partiti in proporzione ai dati complessivi. Esempio: se il 60% dei cittadini decide per il 2×1000 ai partiti, il 60% del cosiddetto ‘inoptato’ andrà comunque ai partiti :D. Quindi i partiti ricevono soldi che i cittadini non hanno mai espressamente destinato. Insomma invece di abolire o riformare l’anomalia8×1000  alle fedi religiose (perché come giustamente fa notare Curzio Maltese su La Repubblica, di anomalia si tratta, considerando anche che nessuno paese europeo «prevede un sistema fiscale dove le donazioni ‘volontarie’ vengono prelevate dalle tasche dei contribuenti senza un esplicito assenso») ci ritroviamo con l’aggiunta del 2×1000, e sono sempre entrate a cui lo Stato rinuncia.
    Piccola nota storica: ci provarono già nel 1997 con il 4×1000 non funzionò.«All’inizio fu corrisposto ai partiti un anticipo di 160 miliardi di lire – spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera – con l’impegno a conguagliare la cifra, in più o in meno, quando il ministro delle Finanze avesse fatto i calcoli dei denari effettivamente destinati dai contribuenti alla politica. Peccato che il conto non sia mai stato reso noto. Elementare la ragione: i partiti avrebbero dovuto restituire tanti denari che avevano già speso». E così ci si dedicò con ancora maggior impegno a ‘gonfiare’ i rimborsi elettorali.
  2. sgravi fiscali. Qui a quanto pare non è stato stabilito un tetto. Quindi per fare un esempio il cittadino Berlusconi può destinare al suo partito la cifra che gli pare (spero di sbagliarmi). In ogni caso è prevista uno sconto fiscale del 52% fino a 5mila euro e del 26% fino a 20mila euro. Come fa notare Sergio Rizzo sul Corriere della Sera: chi aiuta un partito riceve un trattamento economico 12 volte più favorevole rispetto a chi sostiene un’opera benefica (tipo un ente di ricerca per la lotta a una malattia rara). Esempio: se dono 20mila in beneficenza posso detrarre 542 euro. Se invece faccio una donazione di 20mila euro a un partito posso detrarre 6.500 euro :D. Anche qui in ogni caso sono entrate a cui lo Stato rinuncia.[Aggiornamento 13/12/13 > il ddl approvato alla Camera per quanto riguarda le detrazioni fiscali prevede "che saranno del 37 per cento per importi compresi tra 30 euro e 20 mila euro annui e del 26 per cento per importi compresi tra tra 20.001 e 70.000 euro annui. Detrazioni fiscali del 75%, per importi annui fino a 750 euro, anche per la partecipazione a scuole o corsi di formazione politica promossi e organizzati dai partiti". Per quanto riguarda il tetto: "Il limite sarà a scalare in maniera graduale per i prossimi 3 anni: la percentuale in base alla capacità di raccolta dei bilanci dei partiti sarà nel 2014 del 15%, nel 2015 del 10%, nel 2016 del 5 per cento. Dal 2017 il limite alle donazioni diventa a regime e sarà di 300 mila euro per le persone fisiche e di 200 mila per le persone giuridiche (associazioni, società, fondazioni)". ]
  3. affitti, spazi tv e esenzioni varie. Sono previsti: sedi di partito gratis o con canoni agevolati. Spazi per spot sulla Rai gratuiti (in concomitanza compilazione 730 dei cittadini per destinazione 2×1000), esenzioni su bollette telefoniche, energetiche… Chi paga?
Fino al 2016, in ogni caso, i rimborsi elettorali rimangono anche se ridotti gradualmente del 60% primo anno, 50% il secondo anno, 40% al terzo.

A tutto ciò bisogna aggiungere i contributi ai gruppi parlamentari e ai consigli regionali (stima approssimativa 100 milioni di euro), aboliti nel ’93 e mantenuti secondo la simpatica formula ‘per autonoma iniziativa del Parlamento’. Questi che fine fanno? Faranno una fine?

p.s. ci sarebbe ancora un dubbio sull'inoptato del 2 x mille se sarà ridistribuito ai partiti o andrà comunque allo Stato. Chiederò un chiarimento ancora una volta su twitter. Sono sicura che mi risponderanno.

Hanno risposto: se non si sceglie il 2xmille resta allo Stato

Update 15/12/13 > Aggiungo un paio di precisazioni che ritengo necessarie vista la discussione che in questi giorni ho avuto sui social.

1) A mio avviso la democrazia ha dei costi e il finanziamento pubblico in sé non avrebbe niente di scandaloso. Quello che non si può accettare è la mistificazione o la distorsione della realtà. Mai come ora - in un momento di profonda sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nei rappresentanti politici - abbiamo bisogno della lingua della verità. Da un certo punto di vista 'il potere' fa il suo mestiere e impacchetta la sua azione politica al meglio possibile; chi si occupa di informazione dovrebbe poi fare la sua parte e verificare o meno se quel modo di lanciare la notizia corrisponde alla realtà. Evitando di assecondare la (sacrosanta?) propaganda politica. Il finanziamento pubblico ai partiti non è stato abolito. Come ho sottolineato, semmai è stato introdotto e regolamentato (non entro nel merito della riforma, dico solo che la notizia così come è stata data non corrisponde alla verità). Tra l'altro, come fa giustamente notare Lavoce.info riguardo al 2x1000 sempre di finanziamento pubblico si tratta.

Il governo ha annunciato che il finanziamento ai partiti sarà abolito interamente a partire dal 2017. La realtà è ben diversa: i partiti continueranno a pesare sul contribuente, da 30 milioni a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora. Il motivo è nascosto tra le pieghe della legge approvata dalla Camera il 18 ottobre e riproposta nel decreto legge del governo del 13 dicembre.

Con la legislazione vigente, i partiti avevano diritto a un massimo di 91 milioni di euro all’anno: 63,7 milioni come rimborso spese elettorali, e 27,3 milioni come cofinanziamento per quote associative ed erogazioni liberali ricevute. Inoltre, il 26 percento delle erogazioni liberali ai partiti erano detraibili dall'imposta dovuta.

2) Sono stati aboliti i rimborsi elettorali. Come già detto è vero ma a metà. In realtà sono stati ridotti e rimangono attivi fino al 2017. Questo regime transitorio viene giustificato come necessario per i partiti per non rischiare il periodo dei - cito - "rubinetti asciutti" nel passaggio da un sistema all'altro. Questa argomentazione, per me, non regge affatto. Considerando appunto il funzionamento dei rimborsi (spendo 1 incasso 5). A questo riguardo riprendo un post-infografica de Linkiesta.it su quanto ci sono costati in questi 20 anni i rimborsi elettorali. Da notare la differenza tra spese accertate, rimborsi e la percentuale di rimborsi non spesi e tenuti in cassa.

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Due miliardi e settecento milioni di euro in 20 anni. Tanto hanno incassato i partiti politici dallo Stato. Con un boom negli ultimi anni, quando si sono sommate le rate delle elezioni 2006 con quelle del 2008 (anche se la legislatura termina prima del tempo, infatti, i rimborsi elettorali si pagano per intero). Si chiamano «rimborsi» ma le forze politiche percepiscono molto di più di quanto spendono per le campagne elettorali: alcune risparmiano fino al 90% e accumulano tesoretti.

Segnalo la lettura di questo post (del 2011) per capire come funziona il finanziamento ai partiti in Germania, Spagna, Francia, Regno Unito.

 

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