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La Rai assume giornalisti, corsia preferenziale per la Scuola di Perugia. Ma è contro le regole

12 Agosto 2013 8 min lettura

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La Rai assume giornalisti, corsia preferenziale per la Scuola di Perugia. Ma è contro le regole

8 min lettura

Aggioramento 24/10/2013

«È stata un'emergenza». Questa, la risposta che Luigi Gubitosi, direttore generale della Tv di Stato, ha dato ieri a chi in commissione Vigilanza Rai aveva posto la questione delle 35 chiamate dirette dalla scuola di giornalismo di Perugia. Circostanza creata, come ha riferito Gubitosi, per un piano esodi avviato dalla Rai che prevede un'uscita di circa 600 dipendenti. Per questo si era verificato un problema «di recuperare velocemente alcune risorse» da impiegare soprattutto nelle sedi regionali, dove per «motivi anagrafici» molti giornalisti stavano concludendo la loro carriera. «Si poneva il rischio di non andare in onda» ha concluso il dg.

Al senatore del Pdl, Augusto Minzolini, che nell'audizione dell'8 ottobre aveva chiesto «dell'opportunità di assumere giornalisti dalla scuola di Perugia», Gubitosi ha risposto che «in situazioni di urgenza questo tipo di procedure non è inusuale», portando come esempio le 12 assunzioni in Rai effettuate nel 2010 con chiamata diretta «dalla scuola di giornalismo della Luiss per la redazione internet del Tg1» (che all'epoca era diretto dallo stesso Minzolini).

Considerazioni che lasciano però ancora senza soluzione gli oggettivi problemi emersi  in questa vicenda iniziata a luglio scorso, come ad esempio il fatto che l'articolo 2 del "Quadro di indirizzi" (approvato nel 2011) neghi la possibilità ai master in giornalismo di configurarsi come  scuola di tipo aziendale o la mancanza di chiarezza sui criteri di scelta che hanno portato all'assunzione proprio di quei 35 ex alunni di Perugia.

Inoltre, il 26 settembre scorso l'Ordine dei giornalisti ha dato mandato «al comitato tecnico scientifico di verificare l’eventuale presenza di scuole aziendali tra quelle riconosciute dall’Ordine» per «garantire piena trasparenza e parità di condizioni nell’accesso alla professione». Infine, da inizio ottobre la scuola di giornalismo ha un nuovo direttore. Nomina che, per Gubitosi, dimostra che la Rai vuole «rafforzare la formazione della Scuola».

Nino Rizzo Nervo nominato dal cda #Rai presidente della Scuola di giornalismo di Perugia http://t.co/PFiduLVueQ

— Primaonline.it (@Primaonline) October 4, 2013

Per martedì o mercoledì prossimo (sarà deciso questa settimana) è prevista una nuova audizione del direttore generale della tv pubblica in commissione Vigilanza Rai. Nel caso di ulteriori sviluppi, forniremo nuovi aggiornamenti.

Aggiornamento 6/9/2013

La vicenda della 35 assunzioni Rai per chiamata diretta dalla scuola di Perugia entra nel campo della politica. Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei giornalisti, sulla sua pagina facebook, il 2 settembre, ha comunicato di aver spedito otto lettere “a membri del Governo, del Parlamento e di vari organismi interessati” e che le renderà pubbliche di volta in volta che arriveranno ai diretti destinatari.

La prima missiva resa nota è stata quella a Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, azionario di maggioranza della Rai. La richiesta ufficiale da parte di Iacopino è di chiarire i criteri che hanno portato alle 35 assunzioni per chiamata diretta degli ex-studenti di Perugia e all'esclusione degli alunni delle altre scuole di giornalismo. Stessa domanda viene rivolta dal presidente dell'Odg con la lettera a Roberto Fico (del MoVimento 5 stelle), a capo della Commissione Vigilanza Rai. Nella mattinata di oggi Enzo Iacopino ha diffuso anche quella spedita a Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa. In essa si sottolinea come il loro «lavoro sia tutelare tutti i colleghi e non alcuni,  tanto più se scelti in base a criteri non noti». Prerogativa che ha portato l'Ordine a chiedere a tutti i master "di fornire i dati sull'occupazione". Cifre che per Iacopino imporranno una «riflessione» e che faranno emergere che «gli ex allievi della scuola di Perugia senza un rapporto di lavoro stabile erano ben più dei 35 prescelti in base a criteri (...) non noti a tutto oggi».

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 Essere assunti in Rai per chiamata diretta. Requisito dirimente: aver frequentato la scuola di giornalismo di Perugia. Lo scorso 2 luglio la Televisione pubblica italiana e l'Unione Sindacale Giornalisti Rai - Usigrai - hanno raggiunto un accordo "per esodi e assunzioni". Obiettivo è il «rilancio aziendale attraverso una profonda autoriforma». Vengono decise meritevoli azioni tra le quali, appunto, nuove entrate. Ma proprio sulle modalità di quest'ultima idea di "rilancio" è iniziato uno scontro che vede in campo sindacati, ordine dei giornalisti, scuole e semplici giornalisti.

Perugia, il canale preferenziale per la Rai

Vittorio di Trapani, segretario dell’UsigRai, il 3 luglio scorso viene intervistato da Articolo21. Spiegando l'accordo, specifica che una parte dei 75 nuovi ingressi «proverranno dalle scuole di giornalismo». Ma il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, già il 30 giugno, aveva anticipato al Corriere della Sera che grazie ad un'imminente intesa «con il sindacato dei giornalisti Rai» ci sarebbe stato «un concorso nazionale», «uno per i giornalisti che già lavorano in Rai (qui il bando nda), anche quelli con contratti atipici» e che altre assunzioni sarebbero passate direttamente «dalla scuola di Perugia». A firme poste, viene confermato il canale privilegiato tra la Rai e la struttura del capoluogo umbro. Non a caso, l'agenzia di stampa Agi lancia la notizia titolando "Rai assume 40 giornalisti dalla scuola di Perugia".

Il 3 luglio a Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti, viene inviata una lettera di protesta. Mittenti i direttori delle scuole di giornalismo di Milano, Torino e Roma.

(...) Apprendiamo dalle agenzie dell’accordo sottoscritto tra Rai e Usigrai per la mobilità del personale. Apprendiamo anche, con grande stupore, che quell’accordo prevede 75 nuove assunzioni, delle quali 40 riservate a ex allievi della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia.
Nulla da dire abbiamo, ovviamente, sulla stabilizzazione dei precari e sulle altre misure volte a dare certezza di un rapporto contrattuale. Di gran lunga ci sconcerta invece quella riserva di quaranta assunzioni per i giornalisti formati a Perugia.

Scuola di giornalismo o scuola aziendale?

Due sono i punti sui cui si basa l'opposizione. Primo: con questo accordo l'istituto perugino si «configura palesemente  come una scuola aziendale» e questo non è possibile secondo le norme del Quadro d'indirizzi, approvato dal Consiglio Nazionale nel dicembre del 2011. Secondo: «essendo la Rai un'azienda editoriale di servizio pubblico» le procedure di selezione del personale devono essere «pubbliche e universali» per evitare la «preclusione» degli studenti di tutte le altre scuole.

Stando all'articolo 2 del "Quadro d'indirizzi", infatti, «non possono essere riconosciute scuole di tipo aziendale» da parte dell'Ordine dei giornalisti. Questo significa che «in caso di inosservanza anche di una sola delle norme del “Quadro di indirizzi”, il Comitato tecnico scientifico informa il Comitato esecutivo, il quale avvia una procedura di infrazione che può portare alla revoca della convenzione» (art.13). Conseguenza: il biennio non varrebbe più come praticantato e gli iscritti non avrebbero più il diritto di sostenere l'esame da professionista al termine dei corsi.

Che la Rai, d'altronde, peschi a piene mani dalla scuola che dal 1992  - anno di nascita  - finanzia non è un mistero. Luca Garosi, giornalista Rai, ex alunno e ora docente del master, pur specificando che non c'è una «clausola che prevede che chi esce dalla scuola poi venga assunto in un mese, due o tre alla Rai» e che «la crisi del mercato» ha interrotto una certa consuetudine, intervistato da sconfinare.net, afferma che

oltre il 75% degli ex allievi è assunto a tempo indeterminato. (...) in vent’anni si sono formate a Perugia circa 250 persone e fino a poco tempo fa chi usciva trovava lavoro in Rai entro sei mesi.

Numeri che si sposano con l'esperienza di Roberto Vicaretti, ex studente della scuola - biennio 2006/2008 - e ora volto noto di Rainews, che ad una domanda sui probabili sbocchi professionali risponde

Del mio corso, tutti evidentemente precari o in fase di assunzione a tempo indeterminato, eravamo in 25 e ora in 25 lavoriamo in Rai, a Roma o in giro per l’Italia nelle sedi regionali.

Gli stessi dirigenti Rai hanno confermato e puntato su questa prassi. Gubitosi, nel 2012, per il ventennale del master perugino, promise che la scuola di Perugia sarebbe dovuta «tornare centrale per la Rai». Nel maggio scorso, Anna Maria Tarantola, presidente della Rai, in occasione della fine del primo anno accademico, ha tenuto a sottolineare come la sua presenza fosse «un segno di attenzione» dell'azienda che presiede «nei confronti di questa scuola».

Odg Vs Usigrai

Ma è proprio questa "prassi" ad essere messa sotto accusa perché, come visto, vietata. Enzo Iacopino, presidente dell'Ordine dei giornalisti, il 3 agosto, sulla sua pagina Facebook l'ha voluto ribadire con forza

Il 2 luglio, mentre ero all'Assemblea della Casagit, il segretario della Fnsi, Franco Siddi ha raccontato dell'accordo appena raggiunto tra Rai e Usigrai. Parlandone con me mi ha riferito il particolare della chiamata diretta degli ex allievi della scuola di Perugia, aggiungendo - davanti a testimoni, quindi pubblicamente e per questo ne parlo - un eloquente: «L'ho detto a Di Trapani che così l'Ordine chiuderà la scuola di Perugia»

Modalità ritenuta «non conforme» al "Quadro di indirizzi" anche dal consiglio esecutivo dell'Ordine all'unanimità. Il direttore generale della Rai - come racconta il presidente dell'Ordine - messo a conoscenza ai primi di luglio della situazione ha prima manifestato sorpresa perché all'ignaro di «queste regole» e poi ha fissato un incontro con le parti in causa.

Ma ad oggi non c'è stata nessuna riunione. Iacopino ha informato anche la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai che per bocca del suo presidente, Roberto Fico (del MoVimento 5 stelle), si è impegnata a fare luce sui «criteri» di scelta per «i 35 neo assunti».

Per Di Trapani, però, visto che il «tema del rapporto tra la Rai e la Scuola si intrattiene da oltre 20 anni» è opportuno chiarire «cosa si intende per "scuole di tipo aziendale"». Ma la risposta arrivata dall'Ordine dei giornalisti è categorica

Noi abbiamo ben chiaro su cosa si intende in merito alle ‘scuole di tipo aziendale’, Di Trapani evidentemente no. Siccome la convenzione la firmiamo noi, e non Di Trapani, l’interpretazione che vale è la nostra, e non la sua. (...) Tutte le scuole aziendali sono proibite. Tutti i colleghi che fanno selezioni, che seguono gli stessi programmi nelle scuole, devono avere pari opportunità.

E allora?

Sul sito di Articolo21 due interventi, uno di Daniele Cerrato, presidente Casagit - Cassa Autonoma di Assistenza Integrativa dei Giornalisti Italiani - e l'altro di Ida Baldi, giornalista Rai e parte dell'Esecutivo Usigrai, hanno difeso le 40 assunzioni a chiamata diretta. Per Cerrato, infatti, il rapporto che la scuola di Perugia ha con la Rai deve diventare un «modello». Quello che si domanda è perché ad esempio la Repubblica e il Corriere della Sera, non facciano altrettanto: investire in un master «per concorrere a creare un nuovo mercato dell’occupazione giornalistica». Tra i vari quesiti che Ida Baldi, nel suo post, rivolge a Enzo Iacopino - qui le risposte dell'Odg - quella principale è «perché solo ora si pone la questione scuola aziendale?».

Entrambi gli interventi hanno il merito di costruire le fondamenta per un futuro dibattito riguardo la natura delle scuole di giornalismo e il loro compito nell'inserimento nel mondo del lavoro, ma si scontrano con il presente delle regole stabilite nel 2011 con l'approvazione del "Quadro di indirizzi", come sottolineato anche da Come loro, gruppo di giornalisti nato su facebook  che sta raccogliendo firme contro queste chiamate dirette.

Da questo fatto non si sfugge. Che la questione si ponga adesso, non cambia il discorso. Proprio perché «merito e trasparenza devono essere il tratto distintivo del Servizio pubblico» - come proposto dallo stesso Usigrai  - ci deve essere il rispetto delle norme. Anche perché, ponendosi al di fuori di esse, è legittimo chiedersi con quale criterio siano stati scelti proprio quei 35 tra gli ex allievi della scuola.

Il percorso di assunzione per il Servizio pubblico dovrebbe essere uno ed uno soltanto: il merito, senza corsie preferenziali e strane metodologie, anche se siglate da accordi sindacali. Come avviene per qualsiasi altra Tv pubblica in un Paese democratico.

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