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La legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni egualitari in Irlanda del Nord: un trionfo di attivismo e mobilitazione dal basso

24 Ottobre 2019 10 min lettura

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La legalizzazione dell’aborto e dei matrimoni egualitari in Irlanda del Nord: un trionfo di attivismo e mobilitazione dal basso

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Quando martedì scorso è scoccata la mezzanotte, per l'Irlanda del Nord è iniziato un nuovo giorno: l'aborto e il matrimonio tra persone dello stesso sesso (ndr, da questo momento in avanti li chiameremo "matrimoni egualitari" seguendo le linee guida proposte da gaynet.itsono diventati legali. Un momento storico per un territorio tradizionalmente conservatore.

«Migliaia di donne dell'Irlanda del Nord abortiscono ogni anno al di fuori della legge nelle loro camere da letto o in Inghilterra. Ora saranno in grado di accedere alle normali cure sanitarie e iniziare un percorso legale, sicuro, gratuito», ha detto Goretti Horgan, portavoce del gruppo che si batte per il diritto all'aborto Alliance for Choice. «È l'inizio di una nuova era per l'Irlanda del Nord, finalmente libera da leggi oppressive che hanno controllato i nostri corpi e negato la nostra libertà di scelta», ha aggiunto Grainne Teggart, responsabile della campagna di Amnesty International per la depenalizzazione dell'aborto in Irlanda del Nord.

Nel corso di una conferenza stampa, Shane Sweeney, di Love Equality, uno dei gruppi che ha condotto la campagna per i matrimoni egualitari, ha dichiarato di non vedere l'ora di sposare il suo partner, Eoin McCabe. «Questo giorno significa molto per me», ha detto Sweeney al Washington Post. «Non abbiamo chiesto più diritti ma di avere gli stessi diritti di tutti gli altri. E lo abbiamo fatto attraverso una mobilitazione dal basso senza sosta».

Fino a due giorni fa le leggi sull'aborto dell'Irlanda del Nord erano tra le più restrittive al mondo. La procedura era vietata in quasi tutti i casi tranne quando la vita di una donna era in pericolo. Le donne potevano finire in carcere non solo perché avevano abortito, ma anche per aver solamente tentato di farlo. Anche gli operatori sanitari che davano consigli su come poter abortire potevano subire un processo penale.

Tutto questo era possibile perché in Irlanda del Nord era ancora in vigore una legge di 158 anni fa, l’Offences Against the Person Act del 1861, che prevedeva il carcere per i medici che praticavano l’aborto e addirittura l'ergastolo come massimo della pena per le donne che abortivano. Il Criminal Justice Act, del 1945, aveva reso possibile l’aborto nel caso in cui la vita della donna fosse a rischio per la sua salute fisica o mentale, mentre restava vietato in caso di stupro, incesto o malformazioni gravi del feto.

A differenza del Regno Unito, dove l’aborto è legale fino alla 24esima settimana dal 1967, quando fu promulgato l’Abortion Act, l’Irlanda del Nord aveva una propria normativa su materie come l'aborto, sulle quali (a differenza che in Galles, Inghilterra e Scozia) all'epoca legiferava un proprio Parlamento, rimasto attivo dal 1921 al 1972. Successivamente, queste materie sono passate sotto il controllo del Regno Unito, che in quegli anni decise di non estendere l’Abortion Act anche all’Irlanda del Nord. E così generazioni di donne erano costrette ad andare altrove per abortire e, più di recente, ad acquistare illegalmente su Internet pillole per interrompere le gravidanze a casa, senza cure mediche.

Il governo conservatore, facendo affidamento sui voti del Partito Unionista Democratico (DUP) a Westminster, aveva rifiutato di intervenire, dicendo che entrambe le questioni riguardavano il Parlamento nord-irlandese al quale il Regno Unito aveva devoluto nel 2010 la legiferazione su determinate materie tra cui il diritto ad abortire e i matrimoni egualitari. Tuttavia, tensioni tra DUP e il partito indipendentista Sinn Féin avevano fatto cadere l’esecutivo nel gennaio 2017 lasciando il paese senza un governo e l’Assemblea dell’Irlanda del Nord non era riuscita a riunirsi per quasi 3 anni. 

Di fronte all’inerzia del governo, lo scorso luglio il Parlamento del Regno Unito ha emendato un disegno di legge (il Northern Ireland (Executive Formation etc) Act 2019") dell'Irlanda del Nord per depenalizzare l'aborto, liberalizzare l'attuale legge e consentire il matrimonio egualitario. Gli emendamenti sarebbero entrati in vigore se il governo locale non fosse stato in grado di legiferare in materia entro la mezzanotte del 21 ottobre 2019. E così è stato.

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Il momento in cui viene annunciata l'approvazione del “Northern Ireland (Executive Formation etc) Act 2019" – via The Conversation

Lunedì scorso il partito conservatorE e anti-abortista del DUP e quello indipendentista del Sinn Féin (la cui leader Mary Lou McDonald alla vigilia dell'incontro si era espressa a favore della «depenalizzazione dell'aborto che entrerà in vigore a partire da mezzanotte») si sono riuniti allo Stormont, dove ha sede l’Assemblea dell’Irlanda del Nord, per tentare di trovare un’intesa. Ma l’estremo tentativo per evitare che gli emendamenti entrassero in vigore è fallito.

All’esterno dello Stormont si sono fronteggiati gruppi di attivisti pro e contro l’aborto. Da un lato, c’era chi si opponeva alla nuova legge, come Martin Power, un attivista di Belfast, che ha dichiarato al New York Times: «Non posso credere che stiano approvando una legge che consentirà alle donne di uccidere indiscriminatamente i figli di nostro Signore. Il popolo dell'Irlanda del Nord è costretto ad accettare una legge per la quale non gli è stato nemmeno permesso di votare. È antidemocratico e vile». Dall’altro lato, i gruppi a sostegno del diritto all’aborto che hanno portato con loro cartelli con su scritto: “We love choice” e “Gratuito, sicuro, legale”. «Per la prima volta le donne dell'Irlanda del Nord saranno libere di scegliere se, quando e quanti bambini hanno e potersi rivolgere all’assistenza sanitaria», ha affermato Dawn Purvis, in passato leader del Progressive Unionist Party.

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Alcuni manifestanti anti-abortisti all'esterno del palazzo dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord – via The New York Times

«Ho avuto un'esperienza orribile con le pillole», racconta al New York Times Kellie Turtle, un'attivista per i diritti delle donne che nel 2016 ha tentato un aborto a casa sua in Irlanda del Nord. «Mi sono sentita da sola, scaricata e costretta ad andare via e ad affrontare tutto in silenzio e nella vergogna». Turtle ha spiegato di aver trascorso tanti giorni a letto con dolori lancinanti e dopo tre somministrazioni si è accorta che le pillole non funzionavano. La soluzione è stata andare in una clinica a Liverpool per abortire: «A Liverpool è stato straordinario perché sono entrata in un posto dove tutti ti trattavano con rispetto e capivano quello che stavi passando. Mi sono sentita al sicuro».

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Kellie Turtle – via BBC

«Nel 2014, quando avevo bisogno di abortire e mi è stato negato, ho giurato che mi sarei battuta per le campagne per il diritto all’aborto. Sapere di esserci riuscita è semplicemente incredibile», ha aggiunto Ashleigh Topley, costretta nel 2014 a portare avanti la gravidanza fino alla fine nonostante già dopo 4 mesi e mezzo le era stato detto che il feto non sarebbe sopravvissuto. «Questa legge non potrà cancellare quello che mi è successo, ma ha dato uno scopo al mio dolore, sono sollevata nel pensare che ora nessuno dovrà passare quello che ho passato io».

A partire da martedì su tutti i procedimenti penali in corso è scattata una moratoria che interrompe le indagini della polizia sui casi di aborto. Tra questi, ha rilevato Amnesty International, c’è la storia di una donna finita in carcere per aver acquistato online le pillole per far abortire la figlia quindicenne.

Secondo l’iter normativo, entro il 13 gennaio 2020 dovrà essere promulgata la legge per i matrimoni egualitari, in modo tale che le coppie omosessuali possano sposarsi dal 14 febbraio in poi, mentre entro il 31 marzo 2020 dovrà essere approntato un nuovo quadro giuridico che regolamenti la legge sull’aborto. A breve si inizierà a discutere per definire la nuova legge che, rispetto al passato, dovrebbe ampliare i casi in cui l’aborto sarà consentito, come ad esempio in caso di stupro, di incesto, in presenza di gravi anomalie del feto o se la salute fisica delle donne è a rischio.

Fino a quando non andrà in vigore la nuova legge sull’aborto, il Regno Unito coprirà le spese di tutte le donne che dovranno lasciare l’Irlanda del Nord per abortire, sarà possibile continuare a comprare pillole per l’aborto su prescrizione medica senza che gli operatori sanitari siano obbligati a denunciarle e verrà fornito un supporto medico a chiunque ne abbia bisogno.

Non è detto, però, che alla fine dell’iter legislativo l’Irlanda del Nord promulghi una legge simile a quella del Regno Unito. Anzi, hanno spiegato alcuni attivisti al New York Times, ora inizia un’altra battaglia per contrastare la propaganda politica dei partiti conservatori e anti-abortisti e fare in modo che l’impianto della futura legge sia lo stesso di quelle del Regno Unito. 

Per quanto la mozione che ha portato alla depenalizzazione dell’aborto e all’istituzione dei matrimonio egualitario sia stata approvata da una maggioranza schiacciante (332 voti a favore contro 99 contrari) alla Camera dei Comuni, l’iter legislativo (e gli emendamenti votati), infatti, è stato guidato dal Parlamento del Regno Unito e non dal governo dell’Irlanda del Nord.

A presentare i due emendamenti sono stati due deputati laburisti, Stella Creasy e Connor McGinn. Anche parlamentari conservatrici hanno avuto un ruolo importante nell’approvazione della legge. Tra loro, Penny Mordaunt, ex ministro alle Pari Opportunità, che alla vigilia del voto ha definito “spaventosa” la condizione delle donne dell’Irlanda del Nord.

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Sarah Ewart subito dopo la decisione dell'Alta Corte di Belfast – via The Guardian

La nuova legge entra in vigore dopo che all'inizio di ottobre una decisione dell’Alta Corte di Belfast aveva stabilito che il divieto di aborto, pressoché totale, nell’Irlanda del Nord violava quanto previsto dal Regno Unito in materia di diritti umani.

In particolare, l’Alta Corte si era pronunciata su una causa presentata da una donna di 29 anni, Sarah Ewart, alla quale nel 2013 era stato negato l’aborto nonostante il feto non sarebbe sopravvissuto alla gravidanza. Dopo essere andata in una clinica di Londra per abortire, Ewart aveva iniziato una battaglia legale per cambiare la legge

La giudice (ed ex avvocato specializzato in Diritto della Famiglia) Siobhan Keegan ha dato ragione a Ewart riconoscendo che la donna “è stata costretta dalla legge a recarsi altrove per abortire in condizioni disperate mettendo a repentaglio la sua salute. E corre il rischio di essere nuovamente costretta a farlo anche in futuro in caso di gravidanza con un bambino affetto da anomalie fetali”.

Nel prendere la sua decisione Keegan ha spiegato di aver seguito una precedente sentenza della Corte suprema del Regno Unito secondo la quale la legge sull’aborto dell’Irlanda del Nord è incompatibile con l’articolo 8 della Convenzione europea sui diritti umani. 

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Un gruppo di attiviste per i diritti sull'aborto all'esterno del palazzo dell'Assemblea dell'Irlanda del Nord

"Dobbiamo questa vittoria ai gruppi di attivisti per i diritti umani, come Alliance for Choice, che hanno resistito a tutto in questi anni in cui l'Irlanda del Nord è stata la prova evidente della criminalizzazione e la persecuzione delle donne che cercavano di acquistare le pillole per abortire in casa", ha commentato sul Guardian Anna Cafolla, giornalista originaria di Belfast esperta di diritti delle donne, culture giovanili e attivismo. "Le incursioni della polizia nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro degli attivisti, una studentessa tradita dai suoi coinquilini che hanno mostrato alle forze dell'ordine le prove del suo aborto nascoste in un cestino in casa, una madre perseguita per aver procurato pillole per la sua figlia adolescente, sopravvissuta a una relazione violenta. Dopo oggi, non sarà più possibile avviare procedimenti penali e, finalmente, possiamo dire che una vera e propria minaccia arcaica è da considerarsi eliminata: le donne non saranno trascinate in tribunale per le loro scelte sulla loro salute fisica o mentale. La depenalizzazione dell'aborto dell'Irlanda del Nord è un trionfo della mobilitazione dal basso".

Aggiornamenti

Aggiornamento 24 ottobre 2019: In una precedente versione dell'articolo avevamo erroneamente definito il partito Sinn Féin conservatore e anti-abortista come il DUP. Abbiamo aggiornato scrivendo che la leader del partito, Mary Lou McDonald, alla vigilia dell'incontro si è espressa a favore della depenalizzazione dell'aborto.

Immagine in anteprima via Guardian

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