Il “Papa rock” che ha ucciso il rock


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Ieri ho scoperto che Leonardo Da Vinci è rock. La prova al carbonio 14 parla chiaro. C'è stato un momento della Storia in cui "rock" ha perso la connotazione originaria finendo per inglombare un'area più vasta e identificare, sotto forma di aggettivo, cose persone e animali estranei al mondo musicale. E così da un termine che doveva simboleggiare una scelta di vita minoritaria, alternativa, fondata su una socialità in aperto contrasto con quella "conformista", è stato ricavato un sinonimo di figo e cool che suonasse meno imbarazzante e non facesse sentire i "nuovi anziani" troppo vecchi. E forse per l'uso smaliziato che i media ne hanno fatto, forse per colpa del dannato Celentano, è finito col descrivere le cose più impensabili. Adesso se lo pronunci sembri scemo o giornalista.

In questi anni sono stati in molti a interrogarsi sulla morte del rock (Castaldo su Repubblica, per esempio), e c'è da credere che la colonizzazione e l'abuso di questo territorio, con un lessico abbracciato da chi era indicato come "nemico" e lo sfruttamento di un brand antisistema per abbellire zaini quaderni e astucci, abbiano accelerato un'agonia che sembrava ancora lenta e in qualche modo fruttifera (un giorno vi spiegherò perché "Grace" mi ricorda un obesone sudaticcio che mangia un tramezzino al tonno). Ora invece Da Vinci è rock, come rock è Bergoglio e lo era Wojtyla, e così centinaia di altri personaggi d'invenzione, canti sacri, ideologie, modelli di tende da sole e affascinanti villaggi sloveni. È occupare una ridotta ribelle e fare scempio e moda di ciò che resta dei cadaveri, come le statue dei nativi nei salotti dell'America ottocentesca. A colpi di "Papa rock", "Minchia rock" e "Quest'altro rock" hanno ammazzato il rock. Che ok, ci stava già lasciando, però mo è cattiveria.

(CIAO A TUTTI è una specie di rubrica talvolta satirica che non ha un blog su Huffington Post Italia).

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